Di presenza femminile nella produzione musicale non si parla mai abbastanza, ed è sempre confortante quando se ne parla in modo limpido e con esempi chiari. Inoltre, Musicarpia era sfuggito al mio radar, quindi ti ringrazio per il consiglio! Se riesco, oggi stesso lo cerco in libreria. Grazie!
Se cerchi nei post di Indie Riviera dovresti trovare anche un’intervista all’autrice. È un piccolo libro, se non ricordo male che parte dalla sua tesi di laurea, ma molto curato e un ottimo punto di partenza. Tra l’altro Federica fa tanta divulgazione anche su Instagram e ha creato una rete di musiciste e autrici che si supportano tra di loro.
Inizialmente citavo anche un corso di produzione musicale per ipovedenti che hai segnalato 10 mesi fa su Dispacci, con una menzione a te, come esempio positivo di inclusività. Alla fine ho dovuto tagliare un po', ma ci penso spesso a quell’associazione.
Un appunto polemico, non ho letto il libro e penso non lo farò perché la divulgazione femminista di natura liberale non rientra tra le mie letture preferite, mi meraviglio però che nel libro non siano state citate Arca (ha prodotto gli ultimi 3 album di Bjork - anche lei produttrice - e Katy Perry e qualche altra) e Sophie (che produrre Rihanna), entrambe sono "donne trans" e cioè uomini, guarda caso. Detto questo lancio un'altra provocazione. Quando frequentavo i forum online musicali a fine anni 90 la presenza femminile tra le appassionate era già minima e non perché ci fosse una fantomatica "barriera all'ingresso", ma semplicemente perché le donne hanno scarso interesse a coltivare questo aspetto, ovvero tra i 15 e i 25 anni sono il perfetto target demografico su cui l'industria musicale punta perché è alto splendente (ecco perché ci ritroviamo tonnellate di pop star femminili con buona pace di Billy Corgan) ma è anche un target che per definizione è superficiale e non ha consistenza (si appassiona e spende nel breve termine). Tutto ciò si riversa dietro le quinte dove la presenza femminile è scarsa nella produzione e nell'esecuzione.
Ciao Rossella, si tratta di temi che meriterebbero più spazio e maggiori competenze delle mie, diciamo che quello che può fare Indie Riviera, tra un disco e l'altro, è il classico "purché se ne parli", quindi sono assolutamente benvenute anche le polemiche.
Se ti riferisci al libro di Federica Pezzoni, io l'ho letto un anno fa e non ricordo se Bjork e le altre artiste che citi fossero menzionate, magari sì. L'ho ripreso in mano di recente, perché ricordavo che aveva citato questo dato sulle producer donne e mi pareva un dato da accostare alla recente premiazione di PinkPantheress ai BRIT Awards. Tra l'altro in una versione più lunga di questo post, che poi ho dovuto tagliare, citavo anche la nostrana Marta Solagni che anno scorso ha prodotto il pluripremiato disco degli English Teacher senza raccogliere premi individuali.
Io non uso Instagram, ma so che Federica Pezzoni lì è molto attiva e sta concretamente creando una rete di artiste che si supportano.
Grazie per essere passata e per aver arricchito la conversazione.
Bellissimo post. Non solo ricco di spunti ma anche una dissertazione onesta sul tema della produzione musicale al femminile :) Grazie!
Grazie a te per essere passata Stefania, ti seguo con piacere.
Di presenza femminile nella produzione musicale non si parla mai abbastanza, ed è sempre confortante quando se ne parla in modo limpido e con esempi chiari. Inoltre, Musicarpia era sfuggito al mio radar, quindi ti ringrazio per il consiglio! Se riesco, oggi stesso lo cerco in libreria. Grazie!
Se cerchi nei post di Indie Riviera dovresti trovare anche un’intervista all’autrice. È un piccolo libro, se non ricordo male che parte dalla sua tesi di laurea, ma molto curato e un ottimo punto di partenza. Tra l’altro Federica fa tanta divulgazione anche su Instagram e ha creato una rete di musiciste e autrici che si supportano tra di loro.
Inizialmente citavo anche un corso di produzione musicale per ipovedenti che hai segnalato 10 mesi fa su Dispacci, con una menzione a te, come esempio positivo di inclusività. Alla fine ho dovuto tagliare un po', ma ci penso spesso a quell’associazione.
Un appunto polemico, non ho letto il libro e penso non lo farò perché la divulgazione femminista di natura liberale non rientra tra le mie letture preferite, mi meraviglio però che nel libro non siano state citate Arca (ha prodotto gli ultimi 3 album di Bjork - anche lei produttrice - e Katy Perry e qualche altra) e Sophie (che produrre Rihanna), entrambe sono "donne trans" e cioè uomini, guarda caso. Detto questo lancio un'altra provocazione. Quando frequentavo i forum online musicali a fine anni 90 la presenza femminile tra le appassionate era già minima e non perché ci fosse una fantomatica "barriera all'ingresso", ma semplicemente perché le donne hanno scarso interesse a coltivare questo aspetto, ovvero tra i 15 e i 25 anni sono il perfetto target demografico su cui l'industria musicale punta perché è alto splendente (ecco perché ci ritroviamo tonnellate di pop star femminili con buona pace di Billy Corgan) ma è anche un target che per definizione è superficiale e non ha consistenza (si appassiona e spende nel breve termine). Tutto ciò si riversa dietro le quinte dove la presenza femminile è scarsa nella produzione e nell'esecuzione.
Ciao Rossella, si tratta di temi che meriterebbero più spazio e maggiori competenze delle mie, diciamo che quello che può fare Indie Riviera, tra un disco e l'altro, è il classico "purché se ne parli", quindi sono assolutamente benvenute anche le polemiche.
Se ti riferisci al libro di Federica Pezzoni, io l'ho letto un anno fa e non ricordo se Bjork e le altre artiste che citi fossero menzionate, magari sì. L'ho ripreso in mano di recente, perché ricordavo che aveva citato questo dato sulle producer donne e mi pareva un dato da accostare alla recente premiazione di PinkPantheress ai BRIT Awards. Tra l'altro in una versione più lunga di questo post, che poi ho dovuto tagliare, citavo anche la nostrana Marta Solagni che anno scorso ha prodotto il pluripremiato disco degli English Teacher senza raccogliere premi individuali.
Io non uso Instagram, ma so che Federica Pezzoni lì è molto attiva e sta concretamente creando una rete di artiste che si supportano.
Grazie per essere passata e per aver arricchito la conversazione.