Cosa resta della musica dopo l'ennesima "fine": riflessioni sul libro di Gino Castaldo, il riassunto degli articoli Letti per te e, soprattutto, i migliori dischi del mese secondo il sottoscritto
Grazie per l'analisi sul libro! Non avendo intenzione di leggerlo, ti va di riassumere in breve quale sarebbe la rivoluzione proposta, dato che l'autore ha abdicato al ruolo di divulgatore e critico?
Barzo una proposta di rivoluzione non c'è (o se c'è non l'ho colta). Mi sono approcciato al libro (scritto bene e godibile) con buone intenzioni, ma ho trovato diverse cose con cui sono in disaccordo (ho descritto le più eclatanti). Il titolo più giusto sarebbe stato "La musica come piace a me è finita", come ho scritto il merito è quello di aver portato attenzione sul tema (qualunque esso sia di preciso).
Sono d'accordo quando dici che tra una major e una big tech non ci sia molta differenza...basta andare a vedere I fondi societari dell'una e dell'altra per vedere che attingono entrambe dallo stesso pozzo. A me Castaldo e il fu Assante non mi sono mai piaciuti, e dopo il libro di Solventi sui Radiohead, mi rifiuto categoricamente di acquistare testi di critici che in realtà critici non sono affatto. In generale penso che tutti i discorsi sulla "morte della musica" sono mal posti, ad essere morta non è la "musica" ma la sua categorizzazione e la sua diffusione verticale (top down), questo sistema è sicuramente morto, come è morta la critica (Castaldo è proprio l'esempio), come è morto ogni forma di gatepeaking, quello che fa scrivere a Castaldo "ah ma la musica di una volta...", si Castaldo, ok i Pink Floyd ma considera che The Dark Side è il quinto album più venduto AL MONDO, erano insomma i Britney Spears degli anni 70. La musica non è mai stata libera come dici, ma sempre imposta dalle major che puntavano all'assuefazione dell'ascoltatore con l'heavy rotation. Dovevi apprezzare per forza quel musicista (Vasco ti sto pensando) perché si, perché la musica era una forma di posizionamento sociale...poi è arrivato prima l'mp3 e poi Napster ed è crollato tutto. Non la musica, ma le modalità con cui viene fruita e diffusa e se ci pensiamo è tornata ad essere quello che era in origine: un'arte completamente immateriale esperita su supporti ibridati, la differenza sta solo nella sua riproducibilità (Walter Benjamin ti sto pensando).
La posizione di Castaldo, che mi pare di capire sia di terrore per un presente che non capisce più, è diametralmente opposta a quella di Scorsese che oggi promuove un progetto di sviluppo per la redazione di sceneggiature (dice) con l'ausilio dell'AI, e lo fa dicendo che il cinema è un'arte giovane, ha poco più di un secolo, e che non ha senso chiudersi alle innovazioni. Ecco Scorsese non la vede come minaccia (ed è un autore!), Castaldo si (dovrebbe essere un critico!).
Tutta questa prosopopea per dire che l'oggetto di discussione non è mai la "musica" (che morirà alla morte dell'umanità) ma tutta la sociologia del suo consumo e selezione.
Rossella grazie per questo preziosissimo commento, potremmo iniziare a parlarne oggi e finire stasera, domani o mai più e non saprei immaginarmi un modo migliore di passare il tempo.
Credo che su Big Tech & Innovazione la nostra posizione sia più o meno simile. Io credo che l'Ai - come tutte le altre innovazioni tecnologiche - sia uno strumento. Io dico sempre che se dai l'Ai a David Byrne lui continuerà a fare capolavori, se la dai a me io continuerò a non saper fare musica. Ad ogni modo lungi da me il voler fare quello che "il progresso è il progresso, baby" a qualunque costo, questo non è un buon atteggiamento, ma non riguarda certo solo la musica e saremmo ipocriti se ci rendessimo conto solo oggi che c'è solo una piccola parte del pianeta che beneficia di alcune "innovazioni".
Quindi il problema, per molti (tra cui Castaldo) è che cambierà la musica come la conosciamo oggi, dove "come la conosciamo oggi è": autore, produttore, discografico, distribuzione, classifica, ascoltatore più o meno consapevole. In due parole in pochi anni salterà il banco dello Star System, perchè magari al posto delle k-band avremo degli avatar etc etc, ma - come ho scritto - si tratta di un fenomeno culturale che non ha manco 100 anni, per quanto a me piaccia il circo delle rock star, me ne farò una ragione.
Del resto vado a concerti in cui ci sono 100 persone oggi, non penso che mi cambierà molto, in sostanza sarà Castaldo a doversi abituare :)
Invece sui critici la penso diversamente. Sono figure che su di me esercitano un fascino (sarà l'età), li leggo con piacere (non tutti, ho i miei gusti) e penso che ci sarà ancora bisogno di chi scrive e racconta la musica. Magari si passerà ancora di più dal critico al divulgatore, una volta il critico era fondamentale perché non potevi comprare tutto e dovevi selezionare e ti aiutavi con le recensioni. Ieri potevi ascoltare tutto e forse non avevi bisogno del critico, ma oggi e domani non hai più tempo di ascoltare tutto e forse il critico servirà ancora.
Comunque leggerò anche il libro di Bertoncelli e non vedo l'ora di poter mettere gli occhi sul documentario "The Last Critic".
Rossella, grazie mille di essere passata e di aver condiviso tanta bellezza 🙏
Grazie per l'analisi sul libro! Non avendo intenzione di leggerlo, ti va di riassumere in breve quale sarebbe la rivoluzione proposta, dato che l'autore ha abdicato al ruolo di divulgatore e critico?
Barzo una proposta di rivoluzione non c'è (o se c'è non l'ho colta). Mi sono approcciato al libro (scritto bene e godibile) con buone intenzioni, ma ho trovato diverse cose con cui sono in disaccordo (ho descritto le più eclatanti). Il titolo più giusto sarebbe stato "La musica come piace a me è finita", come ho scritto il merito è quello di aver portato attenzione sul tema (qualunque esso sia di preciso).
Sono d'accordo quando dici che tra una major e una big tech non ci sia molta differenza...basta andare a vedere I fondi societari dell'una e dell'altra per vedere che attingono entrambe dallo stesso pozzo. A me Castaldo e il fu Assante non mi sono mai piaciuti, e dopo il libro di Solventi sui Radiohead, mi rifiuto categoricamente di acquistare testi di critici che in realtà critici non sono affatto. In generale penso che tutti i discorsi sulla "morte della musica" sono mal posti, ad essere morta non è la "musica" ma la sua categorizzazione e la sua diffusione verticale (top down), questo sistema è sicuramente morto, come è morta la critica (Castaldo è proprio l'esempio), come è morto ogni forma di gatepeaking, quello che fa scrivere a Castaldo "ah ma la musica di una volta...", si Castaldo, ok i Pink Floyd ma considera che The Dark Side è il quinto album più venduto AL MONDO, erano insomma i Britney Spears degli anni 70. La musica non è mai stata libera come dici, ma sempre imposta dalle major che puntavano all'assuefazione dell'ascoltatore con l'heavy rotation. Dovevi apprezzare per forza quel musicista (Vasco ti sto pensando) perché si, perché la musica era una forma di posizionamento sociale...poi è arrivato prima l'mp3 e poi Napster ed è crollato tutto. Non la musica, ma le modalità con cui viene fruita e diffusa e se ci pensiamo è tornata ad essere quello che era in origine: un'arte completamente immateriale esperita su supporti ibridati, la differenza sta solo nella sua riproducibilità (Walter Benjamin ti sto pensando).
La posizione di Castaldo, che mi pare di capire sia di terrore per un presente che non capisce più, è diametralmente opposta a quella di Scorsese che oggi promuove un progetto di sviluppo per la redazione di sceneggiature (dice) con l'ausilio dell'AI, e lo fa dicendo che il cinema è un'arte giovane, ha poco più di un secolo, e che non ha senso chiudersi alle innovazioni. Ecco Scorsese non la vede come minaccia (ed è un autore!), Castaldo si (dovrebbe essere un critico!).
Tutta questa prosopopea per dire che l'oggetto di discussione non è mai la "musica" (che morirà alla morte dell'umanità) ma tutta la sociologia del suo consumo e selezione.
Rossella grazie per questo preziosissimo commento, potremmo iniziare a parlarne oggi e finire stasera, domani o mai più e non saprei immaginarmi un modo migliore di passare il tempo.
Credo che su Big Tech & Innovazione la nostra posizione sia più o meno simile. Io credo che l'Ai - come tutte le altre innovazioni tecnologiche - sia uno strumento. Io dico sempre che se dai l'Ai a David Byrne lui continuerà a fare capolavori, se la dai a me io continuerò a non saper fare musica. Ad ogni modo lungi da me il voler fare quello che "il progresso è il progresso, baby" a qualunque costo, questo non è un buon atteggiamento, ma non riguarda certo solo la musica e saremmo ipocriti se ci rendessimo conto solo oggi che c'è solo una piccola parte del pianeta che beneficia di alcune "innovazioni".
Quindi il problema, per molti (tra cui Castaldo) è che cambierà la musica come la conosciamo oggi, dove "come la conosciamo oggi è": autore, produttore, discografico, distribuzione, classifica, ascoltatore più o meno consapevole. In due parole in pochi anni salterà il banco dello Star System, perchè magari al posto delle k-band avremo degli avatar etc etc, ma - come ho scritto - si tratta di un fenomeno culturale che non ha manco 100 anni, per quanto a me piaccia il circo delle rock star, me ne farò una ragione.
Del resto vado a concerti in cui ci sono 100 persone oggi, non penso che mi cambierà molto, in sostanza sarà Castaldo a doversi abituare :)
Invece sui critici la penso diversamente. Sono figure che su di me esercitano un fascino (sarà l'età), li leggo con piacere (non tutti, ho i miei gusti) e penso che ci sarà ancora bisogno di chi scrive e racconta la musica. Magari si passerà ancora di più dal critico al divulgatore, una volta il critico era fondamentale perché non potevi comprare tutto e dovevi selezionare e ti aiutavi con le recensioni. Ieri potevi ascoltare tutto e forse non avevi bisogno del critico, ma oggi e domani non hai più tempo di ascoltare tutto e forse il critico servirà ancora.
Comunque leggerò anche il libro di Bertoncelli e non vedo l'ora di poter mettere gli occhi sul documentario "The Last Critic".
Rossella, grazie mille di essere passata e di aver condiviso tanta bellezza 🙏