📼 La Gen Z è in fuga dall'algoritmo verso ascolti analogici più consapevoli
Chi ama la musica, come la Gen Z, sta cercando disconnessione dall’algoritmo e dalle playlist passive, virando verso ascolti analogici. Ma anche tanta buona musica e un grande esordio.
Di recente, durante un laboratorio di critica musicale tenuto da Ubu Dance Party, ho parlato del mio rapporto con la musica e di come tutto sia cominciato scambiando musicassette con gli amici. È la seconda volta che partecipo, ma quest’anno le persone partecipanti erano il doppio della volta precedente (!!!), la presenza di iscritte è passata dallo 0% dell’anno scorso al 50% di quest’anno e la media dell’età si è avvicinata ai 20 (che è l’età che Indie Riviera compirà l’anno prossimo). Tutti ottimi segnali.
Mentre parlavo di musicassette a questa giovane generazione di creators e tastemaker, mi sono sentito a mio agio come un genitore che deve rispondere alla domanda: “Papà, come nascono i bambini?” Per la prima volta ho capito il significato del titolo Una cosa divertente che non farò mai più (si può citare David Foster Wallace senza essere allievo della Holden? Chiedo per un amico).
Eppure, a dispetto di qualsiasi mio pregiudizio, pare che la Generazione Z, la stessa nata e cresciuta con Spotify in tasca, stia guidando la risalita della musica ascoltata su supporto fisico.
Per decenni l’industria ha inseguito la chimera del suono perfetto ad alta fedeltà: mentre gli ingegneri del suono sfornavano nuovi supporti, ai piani alti si sfregavano le mani all’idea che chi comprava musica dovesse convertire il proprio catalogo.
Invece le tendenze dicono che chi ama la musica sta cercando disconnessione dall’algoritmo e dalle playlist passive, virando verso ascolti analogici, in grado di trasmettere un coinvolgimento più profondo. Nonostante - ma forse anche grazie a - brusii, puntine che saltano, fruscii, nastri logori e tutto il resto.
Somebody was trying to tell me that CDs are better than vinyl because they don’t have any surface noise. I said, “Listen mate, life has surface noise.”
John Peel
In realtà le cassette prosperano già da qualche anno nella scena musicale underground, qui gli artisti e le artiste indipendenti le usano come un formato economico e da collezione, proponendole ai concerti o su Bandcamp. Un recente studio condotto da Startle, su 146 cassette in vendita su eBay, ha rivelato che i prezzi di rivendita stanno aumentando rapidamente, qualcosa che abbiamo già visto accadere con i vinili. Non si tratta più di un fenomeno subculturale, ma è un trend che coinvolge anche gli artisti mainstream contemporanei.
Norman Fucking Rockwell!, l’album di Lana Del Rey del 2019, costa il 1.100% in più rispetto a quando è uscito; DAMN. di Kendrick Lamar del 2017 è aumentato del 600% e persino l’ultimo album di Taylor Swift, The Life of a Showgirl, ha visto un aumento di valore del 269% a pochi mesi dalla sua uscita.
L’articolo di Startle racconta di come sia proprio la Gen Z a capofila di questo movimento, ma non ho trovato statistiche, piuttosto un virgolettato di Alex Tadros. Il proprietario dell’ultimo negozio di cassette nel Regno Unito dichiara: “La maggior parte dei nostri clienti ha meno di trent’anni; acquistano le loro prime piastre da noi e tornano per aggiornare le loro collezioni.”
Gli ultimi dati condivisi dalla Federazione Italiana dell’Industria Musicale (FIMI), relativi al primo semestre del 2025, confermano che anche da noi la musica su supporto fisico ha avuto una crescita del + 13% sull’anno precedente, mentre il digitale è salito “solo” del 9,9%. Che vinili, CD e cassette non siano roba da vecchi lo dimostrano anche i titoli più venduti attraverso questi supporti: Sfera Ebbasta & Shiva, Salmo e Marracash sono tutti sul podio.
In Italia abbiamo diverse realtà che stanno scommettendo sulle cassette. Penso ad esempio alla Tape It Easy di Milano, da 10 anni una delle principali fabbriche europee di audiocassette; o a FERRO/CROMO il nuovo progetto di Emiliano Colasanti, una “bedroom label molto diy” che pubblica solo su audio cassette; o a Dirt Tapes, un progetto formato da un gruppo di amanti dell’analogico, che offre tutti i servizi che ruotano attorno alle musicassette.
Il fatto che quando ho chiesto loro delle dichiarazioni non mi abbiano cagato di striscio, è la conferma di quanto siano effettivamente occupati.
Love is a Mix Tape di Rob Sheffield
Rob Sheffield è un giornalista, critico musicale della prima ora e storico collaboratore di Rolling Stone (molti suoi articoli vengono tradotti anche in Italiano e puoi trovarli qui).
Love Is a Mix Tape, uscito nel 2007 e tradotto in Italia da Nottetempo nel 2024, è il memoir attraverso il quale Rob ha deciso di raccontare il suo matrimonio con Renée. I due si sono conosciuti una sera d’autunno del 1989, quando in un pub universitario furono gli unici a riconoscere i Big Star. L’amore tra i due è fulminante, si frequentano, convivono, si sposano e vivono immersi nella musica: entrambi lavorano nel giornalismo musicale.
Otto anni dopo - l’11 maggio 1997 - Renée muore tra le braccia di Rob per un’embolia polmonare.
Love Is a Mix Tape è la commovente accettazione di Rob, attraverso la sublimazione del dolore che passa per il (ri)ascolto delle musicassette che i due avevano registrato assieme.
Se apprezzi Dave Eggers e Nick Hornby, da oggi hai un mate in più: Rob Sheffield.
Shaking Hand degli Shaking Hand è il disco del mese
La provenienza da Manchester - una città in perenne costruzione - la copertina dell’album tratta da progetti di Ray Kappe per la riqualificazione di Los Angeles negli anni 70, la dichiarazione di Freddie Hunter “le idee migliori della band nascono quando sembra che tutto stia per crollare” … Tutto sommato non è un caso che la bellezza dell’esordio omonimo di questo trio mancuniano, stia in un sound fatto di tensioni e rilasci, pieni e vuoti, costruzioni e decostruzioni.
La band è formata dai fratelli Hunter - George a chitarra e voce, Freddie alla batteria - e da Ellis Hodgkiss al basso e si rifà al post-rock e all’alternative rock statunitense degli anni 90. La loro verve artistica rimanda a gruppi chitarristici come Slint, Sonic Youth, Pavement e Yo La Tengo, il tutto sputato fuori dalle casse dello stereo con un marcato accento british.
Non si tratta esattamente di un disco covidcore, ma alcune idee iniziali sono nate durante il lockdown di George. Le sette tracce dell’album, pubblicato da Melodic Records, sono state registrate ai Nave Studios di Leeds - un’ex chiesa sconsacrata dagli spazi enormi - con il produttore David Pye (Wild Beasts, Teenage Fanclub). Un luogo perfetto per registrare in presa diretta.
La risultante è un sound ipnotico, contraddistinto da motivi di chitarra che si stagliano su paesaggi sonori elaborati a colpi di math-rock, post-rock, slowcore e qualche acuto new wave.
Una cosa è certa: il debutto degli Shaking Hand è costruito per durare.
Low Clouds Hang, This Land Is On Fire di Tashi Dorji
L’ultimo disco di Tashi Dorji è musica gettata a secchiate su tela bianca: una vera e propria opera astratta e contemporanea. È un’immagine che mi arriva anche dai titoli delle canzoni, impostati esattamente come dovrebbero esserlo le opere d’arte visiva: il titolo è il grilletto che innesca l’azione e non il colpo.
Così, brano dopo brano, titoli come we overflow the streets and squares like the sea in a spring tide... and that very instant the tyrants of the Earth shall bite the dust o But go not “back to the sediment” in the slime of the moaning sea, For a better world belongs to you, and a better friend to me introducono composizioni strumentali eseguite da Dorji con la sua chitarra elettrica.
Tashi, chitarrista con un background fatto di pane e classic rock, è nato e cresciuto in Bhutan, ma già da adolescente si trasferisce in Carolina del Nord per motivi di studio. Qui, nel 2009, inizia a pubblicare cassette di improvvisazioni acustiche con la chitarra, per poi passare al vinile e infine alla chitarra elettrica. Dal 2020 è pubblicato da Drag City, e Low Clouds Hang, This Land Is On Fire è la sua terza uscita per l’etichetta.
Si tratta di un disco malinconico, strumentale e sperimentale, registrato con la chitarra elettrica in presa diretta: un paio di amplificatori sistemati in una stanza della casa di famiglia, con alti soffitti e marcato riverbero.
Esperienziale a tratti lynchiano.
Yeah, mostly di Will Epstein
Will Epstein, compositore e cantautore newyorkese originario di Woodstock (quando hai la musica nel sangue…), era già noto per il lavoro con lo pseudonimo High Water, per le collaborazioni con Nicolás Jaar e Dave Harrington (Darkside) e per aver firmato alcune colonne sonore.
Nel 2023, con l’album Wendy, ha calato la maschera e ha iniziato a pubblicare materiale firmato e interpretato da sé. A inizio gennaio se n’è uscito con Yeah, mostly, l’album più personale della sua carriera: 11 canzoni soft rock toccanti e coinvolgenti, che riportano alla mente Elliott Smith e Tobias Tello Jr. Ancora una volta per Fat Possum Records.
Yeah, mostly è stato registrato tra luglio 2024 e gennaio 2025 nello studio casalingo di Epstein, su un registratore a otto piste, con voci eseguite dal vivo, senza editing e con sovrapposizioni ridotte al minimo che conferiscono un’intimità palpabile. La produzione è condivisa con Michael Coleman (già al lavoro con Cassandra Jenkins), che ha anche suonato chitarra, sintetizzatori, basso e aggiunto alcuni cori.
Un album che sembra arrivare dal termine della notte buia.
Ferrum Sidereum degli ZU
Il coach bro che mi dà lezioni di greatness e self awareness su Instagram mi ha spiegato che a volte dovrei essere più autoreferenziale. Quindi è nettamente su di lui che scarico qualsiasi responsabilità quando decido di rilanciare alcuni virgolettati dedicati agli ZU pubblicati su Indie Riviera secoli fa.
Carboniferous porta in studio il suono energico che già da tempo gli Zu propongono sul palco, laddove le tettoniche a placche del loro free-jazz-noise cozzano in terrificanti terremoti musicali.
Indie Riviera - 23 aprile 2010
In Identification With The Enemy: A Key To The Underworld, tra un’apocalisse e l’altra, i magici tappeti di elettronica esistenziale esplorano l’inconscio del rumore più oscuro.
Indie Riviera - 6 aprile 2007
Ferrum Sidereum, ancora una volta per House of Mythology, esce quasi 9 anni dopo il precedente lavoro in studio targato Zu e, ogni singola nota sputata fuori dagli strumenti incazzosi, rimarca in maniera convinta lo status di band di riferimento italiana per gli ambiti free-jazz, math-rock, progressive e noise.
E se hai dei dubbi su questo, prego rivolgersi a Mats Gustafsson, Mike Patton, Thurston Moore, Jim O’Rourke o Nobukazu Takemura, solo per citarne alcuni nomi illustri con i quali Luca Mai, Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia (rispettivamente sax, basso e batteria) hanno collaborato negli ultimi 25 anni.
Negli oltre 80 minuti di musica strumentale di Ferrum Sidereum, per la prima volta accompagnati da un produttore esterno (Marc Urselli, tre volte vincitore ai Grammy), ancora una volta le ritmiche math e il densissimo magma sonoro aggrediscono l’ascoltatore in quello che probabilmente è il disco più maturo della band romana.
Secret Love dei Dry Cleaning
Torna la band post-punk del sud di Londra con il primato di alcune delle copertine più brutte e disturbanti degli ultimi anni, tra cui proprio quella di Secret Love.
Nel corso della carriera i Dry Cleaning hanno abbracciato influenze dream pop e indie rock anni 90, ma è sempre lo spoken word di Florence Shaw a rendere tutto immediatamente riconoscibile. Dal 2020 sono con la 4AD, etichetta con cui hanno pubblicato New Long Leg nell’aprile 2021, disco che ha raggiunto il quarto posto nella classifica degli album del Regno Unito e raccolto ampi consensi dalla critica.
Secret Love è il terzo album in studio, presenta un post-punk più energico dei precedenti lavori, con bassi e percussioni che scandiscono un ritmo a cui è difficile resistere, con saltuarie chitarre no wave e il fingerpicking pastorale che tenta di arginare le chitarre paranoiche.
Alla produzione, Cate Le Bon prende il posto di John Parish e porta con sé rinnovata freschezza. Il disco è stato registrato tra Inghilterra e Irlanda, con un passaggio ai Loft Studio di Jeff Tweedy a Chicago.
Se come me hai amato l’ultimo album degli English Teacher (This Could Be Texas) e Waterslide, Diving Board, Ladder to the Sky dei Porridge Radio, non puoi perderti Secret Love.
Per approfondire
🚫 Bandcamp ha annunciato tramite Reddit che vieterà la vendita di musica generata interamente dall’intelligenza artificiale, riaffermando il supporto agli artisti umani e la centralità della creatività autentica sulla propria piattaforma.
💾 Il 23 dicembre Anna’s Archive (un motore di ricerca online open source di biblioteche ombra) ha scaricato il 99,6% delle canzoni presenti su Spotify: circa 86 milioni di tracce. L’hanno definito il loro “umile tentativo di dare il via a un archivio che preservi la musica”.
🎼 Il musicista e YouTuber David Bennett, autore della serie UnBeatled, ha analizzato in profondità singole canzoni dei Beatles partendo da demo, take inediti e versioni preliminari, mostrando come l’innovazione tecnologica, il lavoro in studio e il continuo rimaneggiamento delle idee siano stati centrali nel metodo compositivo del gruppo.
My job here is done
Alla prossima!
(Hai notato che non scrivo mai “A presto”?)






Questa volta mi appunto il libro. Riassunto e accostamento a Nick Horby mi hanno molto incuriosito.
Bello! Shaking Hand interessante!