• Enthusiastic about digital music, sound surfer, loves vinyl.
  • Art, like knowledge, should be free to the world.
  • How music changes through the years.
  • Cause none of them can stop the time.
  • Pop culture addict.
  • Listen, mate, life has surface noise.

Zu, Carboniferous LP version

Pubblicato da: Fran il 23 aprile 2010 | Categoria: Free Jazz | 1 Commento »

Zu è un trio free-jazz-noise italiano, Zu è IL trio free-jazz-noise italiano.

Meraviglia di Roma ammirata al pari del Colosseo, gli Zu sono il gruppo italiano più fotografato dai turisti giapponesi. Tanta notorietà all’estero ha portato a collaborazioni illustri con Mats Gustaffson, Fred Lonberg Holm, Thruston Moore, Jim O’Rourke e Nobukazu Takemura.

Carboniferous è uscito nel 2009 (Ipecac Recordings) e annovera fra i contributors i nomi di Mike Patton e John Zorn. Dopo tante richieste da parte dei fans, il disco è stato ristampato su vinile e sarà presentato proprio oggi (23 Aprile 2010) al Brancaleone (Roma) in concerto con i Kong (NL). Io “purtroppo” non ho resistito e l’ho preso a suo tempo su cd.

Il sax ornettiano di Luca Mai, Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia, rispettivamente al basso e alla batteria, scolpiscono un monolite jazz-core mai così uniforme e scuro nella discografia degli Zu. L’ago della bilancia pende decisamente verso il lato “core” alleggerendo la componente “jazz”.

Le ritmiche math si intravedono già nell’intro di Chthonian (sembrano i Battles), poi il magma sonoro prende densità, travolge e sommerge l’ascoltatore in quello che è anche il disco più ritmato del gruppo romano.
Il contributo di elettronica e chitarra ne fanno per certi versi un disco vicino alle produzioni di Melvins e Boris.

Carboniferous porta in studio il suono energico che già da tempo gli Zu propongono sul palco, laddove le tettoniche a placche del noise cozzano in terrificanti terremoti musicali.
Per “capitani coraggiosi” (molto coraggiosi).

Perchè prendere il vinile? Bè il maestro John Peel, la pensava così:

Somebody was trying to tell me that CDs are better than vinyl because they don’t have any surface noise. I said, “Listen, mate, life has surface noise.”

Zu - Ostia

Zu & Nobukazu Takemura, Identification With The Enemy: "A Key To The Underworld"

Pubblicato da: Fran il 6 aprile 2007 | Categoria: Free Jazz | 0 Commenti »

Mi accosto agli Zu per la prima volta con molta curiosità e un pizzico di vergogna per la tardiva scoperta. Inutile dire che la commozzione è tanta quando mi accorgo che i Nostri (sono Italiani) citano nei ringraziamenti i Boris e i Sunn 0))), rappresentanti di punta di una scena, quella doom-metal-stoner, che mi ha particolarmente preso a cavallo fra 2006 e 2007.

Conoscevo invece Nobukazu Takemura, ma più che per eventuali trascorsi Jazz, per certe incisioni tra bit music e improvvisazione elettronica, in pratica musica “da videogiochi” (se mi passate la licenza). A prescindere dai miei “incontri” con Takemura, l’avanguardista giapponese in realtà non sfigura al fianco di nomi quali John Cage, Brian Eno e il più Popular Robert Wyatt.

Il trio free-jazz-noise italiano dopo Mats Gustaffson, Fred Lonberg Holm, Thruston Moore e Jim O’Rourke sceglie Nobukazu, e mai scelta fu più appropriata. Difficile per chi come me non conosce i “capitoli precedenti”, scorgere discrepanze o sodalizi sonori che non sembrino frutto di un unico ensable più che di una collaborazione, come invece è. I martelli pneumatici sordi e stoner di Takemura fraseggiano con un sax baritonale dislessico, in botta-e-risposta degni della musical-grammar di Ornette Coleman.

Perfetti gli innesti di Massimo Pupillo e Jacopo Battaglia, rispettivamente al basso e alla batteria. In Identification With The Enemy: A Key To The Underworld, le tettoniche a placche del suono cozzano in terrificanti terremoti musicali. E come sempre è, tra un’apocalissi e l’altra, magici tappeti di elettronica esistenziale esplorano l’inconscio del suono. Per “capitani coraggiosi”.