Thao & Mirah, Eleven (free track)
Pubblicato da: Fran il 27 giugno 2011 | Categoria: Dispenser | 0 Commenti »

Eleven Download ♪ da Thao & Mirah (Kill Rock Stars 2011) by Thao & Mirah.


Eleven Download ♪ da Thao & Mirah (Kill Rock Stars 2011) by Thao & Mirah.

L’angolino dell’outing: sono uno di quei tipi noiosi che tengono la propria collezione di dischi ordinata per casa discografica, suscitando le ire della moglie che “non ci si capisce mai niente”. Ebbene sì!
Sono così fissato con sta cosa che quando prendo in mano un vinile o un cd la prima cosa che faccio è girarlo e controllare label e anno di uscita.
-poichè siamo nell’angolino dell’outing mi aspetto che tu che hai fisse analoghe ti faccia avanti, mio ipocrita lettore, mio simile, mio amico (cit.)-
Ecco perchè ai Thermals, se non fosse stato che da un paio d’anni sono accasati presso la Kill Rock Stars Records (label dalle scelte discutibili, ma sempre coraggiose), non avrei concesso nemmeno il beneficio del dubbio.
E sarebbe stato un peccato, perchè per il premio “sorpresa settembrina” the winner is: The Thermals!
Ecco la motivazione: per aver svoltato in modo credibile dal punk lo-fi al power pop e per essere passati dalle tematiche impegnate a quelle esistenziali (il disco si apre con I Am Gonna Change Your Life e si chiude con You Changed My Life).
Il gruppo di Portland è in circolazione dal 2002 ed è composto da Hutch Harris (voce e chitarra), Kathy Foster (basso) e Westin Glass (batteria). Dopo un periodo sulla cresta dell’onda sotto l’ala della Sub Pop, nel 2009 i Thermals hanno firmato un contratto che li lega alla Kill Rock Stars.
Personal Life è nei negozi dal 7 di settembre e si contraddistingue dalla precedente discografia per un sound parzialmente reinventato. Indie Rock chitarristico per lo più, costruito attorno a power pop e riff energici stile New Pornographers (I Don’t Belive You), con (p)assaggi di pop-folk acustico melodico e veloce che rimandano ai migliori momenti degli Elf Power o ai peggiori dei Replacements. Stupiscono alcuni momenti più riflessivi, da sadcore quasi, vicini agli American Analog Set.
Passatempo disimpegnato.
The Thermals - I'Don't Belive You
L’ho già detto, ma in alcuni casi serve un rafforzativo e questa pare proprio essere una di quelle situazioni. Il mio pensiero è abbastanza lineare, non servono troppi ragionamenti arzigogolati. Di tutti i gruppi che fanno revival del post punk e della new/dark wave inglese, trovo l’approccio di Jamie Stewart il più originale e il meno derivativo. La cosa buffa è che gli Xiu Xiu sono della California, paese di tutt’altra tradizione musicale.
Tutto il progetto, pur avendo lo status di “gruppo” all’anagrafe, ruota attorno a Jamie Stewart. Il ragazzo ha doti da interprete degne di Morrissey, con il quale condivide una carismatica espressività capace di trasmettere pathos anche attraverso testi apparentemente più leggeri (Chocolate Makes You Happy).
Dear God, I Hate Myself, ancora per la Kill Rock Stars Record, è il settimo disco in studio (o giù di lì) in 8 anni. Fabulous Muscles a parte, è difficile dire quale superi gli altri in quanto a bellezza, incluso ovviamente quest’ultimo.
Tanti ci hanno sorpreso scimmiottando Ian Curtis, i Joy Division e i Cure. La sorpresa sta nel fatto che c’è sempre qualcuno che continua a imitarli, quando tutti stiamo lì a ripeterci: “ok, ora la smettono, ora se la finiscono”; e invece, oplà, c’è qualcuno che ci riprova. Dei tanti considero quella degli Xiu Xiu una rivisitazione in chiave Synth Pop Noise, a dir poco credibile e originale.
Da provare.
Ricordate quella volta che, alla festa delle medie, la vostra vicina di banco “acqua e sapone” passò sotto le mani di un’esperta truccatrice e d’un tratto piaceva a tutti e non più solo a voi? Bè, è grosso modo la stessa sensazione di artificiosità che ebbi ascoltando The Crane Wife (2006 Capitol Records) dei Decemberists, d’improvviso non li riconoscevo più.
Ora questo Colin Meloy Sings Live! non è certo Woodstock o The Concert in Central Park di Simon & Garfunkel, anzi tutt’altro. E’ l’istantanea del modesto 2006 solo tour di Colin Meloy, qualche settimana in giro per gli States accompagnato dalla sola chitarra. Chi frequenta bettole indie avrà sicuramente capito che genere di registrazioni contiene il disco. Alla fine Colin Meloy Sings Live!, che, tranquillizzatevi, contiene comunque le canzoni dei Decemberists, è poco più che un regalino per i fans.
Se il tour del 2005 aveva partorito l’EP Colin Meloy Sings Morrissey, il tour del 2006 questo live, l’attuale solo tour iniziato ad aprile, in compagnia della brava Laura Gibson, vede la distribuzione durante la performance dell’ennesimo EP: Colin Meloy Sings Sam Cooke. Chi ne avesse notizia, faccia sapere. Per la cronaca, Sam Cooke è un cantante americano della prima metà del ’900, avvezzo a sonorità gospel, R&B, soul e pop.
Dopo Morrissey e Shirley Collins continua la riscoperta da parte di Meloy delle grandi voci del pop.
La “Piccola Bottega degli Orrori”, ovvero come cantare della miseria umana lasciandosi sopraffare da essa. Ho pensato a lungo circa il titolo che avrebbe dovuto avere questo pezzo, ho riflettuto sul senso della musica e delle parole nelle canzoni di Jamie Stewart e ne ho ricavato chiare e scomode conclusioni.
Ma cominciamo dal principio: di tutta la schiera di artisti intenti a rievocare le tetre atmosfere degli anni ottanta, gli Xiu Xiu sono quelli che meglio reincarnano le onde oscure di Cure e Joy Division. Tuttavia, nel caso dei californiani non è giusto parlare di semplice revivalismo. Infatti la struttura di questi brani è del tutto originale, anzi la de-struttura per meglio dire, visto che non si parla di semplici canzoncine pop, ma di superbe miscele di elettronica, shogaze, emo, e pseudo lo-fi i cui sviluppi trovano sempre soluzioni inaspettate.
La Foret sembra il naturale proseguimento dell’acclamato Fabolous Muscles, ma quest’ultimo, più denso e meno “rumoroso” appare ancora un gradino più in alto. Potrebbe essere tutto ma c’è un però, infatti nonostante io ami le influenze sopraccitate, c’era qualcosa che m’infastidiva nel flusso di coscienza artistica emanata dalla sorprendente vena di Jamie. Proprio dalle riflessioni di cui parlavo in principio, ho con fatica capito che quel dolorino allo stomaco, non era una semplice indisposizione, ma una fitta crescente.
Com’anche la copertina di A Promise (un ragazzo-oggetto vietnamita nudo), i testi degli Xiu Xiu, sono spesso scomodi, forti e destabilizzanti. Ora so che non è la sua sessualità (argomento ridondante nelle strofe) a essere deviata, o la sua visione del mondo a essere pessimistica. La realtà è che le parole cantate da Jamie hanno il dono della veridicità, la scrittura emotiva e profondamente sensibile è il mezzo principe della sua visione così realistica, spiazzante e perciò dolente.
Questa non è la storia comune di un gruppo e del suo cantante, ma l’epopea di un giovane imprigionato nei dolori del mondo.