The Coral, Butterfly House
Pubblicato da: Fran il 3 agosto 2010 | Categoria: Indie Rock | 0 Commenti »
Quando mi è giunta all’orecchio l’affermazione di Gary “Mani” Mounfield (ex Stone Roses ora nei Primal Scream) a proposito del nuovo disco dei Coral, ovvero: “È il miglior album dai tempi degli Stone Roses”; la prima cosa che ho pensato è stata: “O era strafatto, o non ha mai ascoltato The Coral, ma forse nemmeno Magic And Medicine!”
Però, a mente fredda, credo che tutto si riduca ad una sola parola: pubblicità.
Butterfly House (pubblicato da Deltasonic Records) è il 6° disco in studio (senza contare l’insensato greatest hits del 2008) per la band Inglese formatasi a fine anni 90 a Hoylake, nei pressi di Liverpool. Acclamati fin da subito dal New Musical Express, pochi anni dopo sono arrivati anche i primi riconoscimenti ufficiali, sempre dalla sopracitata rivista britannica: nomination per il Mercury Music Prize del 2002 e 4° miglior album di quell’anno.
Io e il NME non eravamo così in sintonia dai tempi di Morrissey.
In fase di realizzazione Butterfly House ha visto in cabina di regia John Leckie, produttore inglese già al lavoro con Simple Minds, Radiohead, Verve, Stone Roses, My Morning Jackt, Muse, New Order e tanti altri gruppi importanti bla bla bla.
Il disco è disponibile dal 12 luglio ed è stato anticipato dall’uscita del singolo 1000 Years.
Butterfly House è un ritorno più che dignitoso, intendiamoci, ma Dreaming Of You, Skeleton key, Shadows Fall e Simon Dimond (tutti da The Coral) sono tutt’altra cosa. A poco vale come motivazione l’abbandono del chitarrista Bill Ryder-Jones nel 2008, troppo misero il suo apporto in fase compositiva, per motivare un’involuzione a mio avviso evidente da Nightfreak and the Sons of Becker in avanti.
Stiamo parlando di un gruppo che riusciva miracolosamente a tenere insieme, in modo coerente, la psichedelia barrettiana, il folk dei magici sixties, il pop dei Beach Boys e la solennità un po’ western morriconiana.
Questi Coral hanno il grande merito di tenere alta l’asticella della qualità per ben 18 tracce (!), ma quella che mi rimane nelle orecchie alla fine è una pallida copia di Crosby,Still & Nash, con poche incursioni nei psichedelici anni 60 (Butterfly House).
Fra tantissimi pezzi buoni ma senza picchi, mi piace sottolineare, oltre alle già citate 1000 Years e Butterfly House, anche More Than A Lover (non so perchè ma mi ricorda la band di Richard Ashcroft), Two Faces e Green Is The Colour.
Butterfly House è un bel dischetto davvero, qualcuno direbbe maturo, ma se volete sentire cose entusiasmanti a proposito dei Coral o ve ne andate altrove o, fermi tutti, mettiamo su l’esordio del 2002.
The Coral - Butterfly House

Che i Coral avessero addosso l’argento vivo era chiaro dalla rapida sequenzialità dei loro primi due album. Due dischi in due anni è un ritmo da infarto per i dinosauri del rock, se poi ci aggiungiamo questo Nightfreak And The Son Of Becker, datato 2004, la media diventa quella dei fenomeni veri.

Ash Gray Sunday 
