Pubblicato da: Fran il 20 febbraio 2010 | Categoria: Post Rock | 0 Commenti »

Kollaps Tradixionales è l’ennesimo tassello di qualità nella grandiosa carriera dei Thee Silver Mit Zion (già A SIlver Mit Zion, già Tra-la-la- Band, già …). Registrato nell’estate del 2009 per la (non ci sono aggettivi per renderne la grandezza) Constellation Records.
A 10 anni di distanza dall’esordio e con 5 album + un eEp sul groppone, resta ancora difficile spiegare il genere di appartenenza di questo talentuoso ensable canadese, mai uguale nella denominzione e nella line up, sempre affidabile sul risultato del proprio lavoro.
C’è chi parla di Post-Rock, chi di Punk, io lo definirei un Punk-Jazz d’avanguardia, quasi da performance teatrale.
Tutto quello che cerco in una chitarra elettrica è qui, da provare.
Pubblicato da: Fran il 21 settembre 2007 | Categoria: Folk | 3 Commenti »
Le tristi canzoni di Vic Chesnutt hanno un valore propedeutico per le persone depresse: “se lui sta così, io posso ancora farcela!”. Vic, nato in Florida nel ’65, attualmente vive ad Athens, in Georgia. La città vi sarà sicuramente nota perché è la stessa in cui risiedono i R.E.M.
Proprio Stipe ha prodotto 2 dei primi dischi di Chesnutt, e, a metà dei ’90, raccolse una manciata di Star (tra gli altri Madonna, Smashing Pumpkins e Garbage) per un album di cover delle canzoni di dell’amico, dal titolo Sweet Relief II. La causale: raccogliere fondi per gli artisti malati. Ah, per chi non lo spaesse, Chesnutt è paralitico dall’età di 18 anni, a causa di un incidente in macchina. I sogni di gloria di Vic s’infrangono definitivamente con Silver Lake, nel 2003, in quell’anno il nostro abbandona la New West Records per accasarsi alla canadese Constellation Records (esatto proprio la label famosa per realizzare a mano i package dei propri dischi).
Un disco della Constelletion è un buon motivo per passare una serata nel sottotetto, con birra in mano e lucernaio aperto a gustare l’ultima brezza settembrina. Un disco della Constelletion firmato Vic Chusnatt sono due buoni motivi affinché quella serata cominci il prima possibile e termini solo al calar delle palpebre. Sul suono di Chesnutt non c’è molto da dire, o meglio ci sarebbe così tanto che qualsiasi cosa detta risulta insufficiente.
Lo spessore del personaggio è paragonabile, un po’ per ragioni stilistiche, un po’ per motivi intrinsechi, a quello di Will Oldman, di Warren Zevon e soprattutto Elliott Smith. Il disco comincia riflessivo, e forse sono troppo eufemistico, ma già Everything I Say pone un feedback impenetrabile di chitarre e organo, fra il “qui e ora” e quello che fino ad allora mi era sembrato “solo” un disco folk.
Chesnutt spiazza e toglie i punti di riferimento e You Are Never Alone, bellissima e commovente, è una canzone baciata dall’alito di Elliott Smith e unta da Brian Wilson. Particolare non da poco, alla realizzazione del disco hanno contribuito anche Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, Guy Picciotto (dei Fugazi), Bruce Cawdron (dei Godspeed! You Black Emperor) e altri.
Vic Chesnutt è disco del mese per Blow Up, per una volta siamo daccordo.