Pubblicato da: Fran il 5 maggio 2010 | Categoria: Indie Rock | Tags: Arts & Crafts, Broken Social Scene | 0 Commenti »

Sono un tipo piuttosto equilibrato, mi piace concedere sempre il beneficio del dubbio, valutare l’altro lato della medaglia, avere un’opinione sì, ma prendere in considerazione anche altri punti di vista. Il fatto che io abbia anche gusti musicali piuttosto variegati, mi porta a prendere in considerazione davvero tanta roba.
Questo non significa che io non sappia schierarmi apertamente o prendere delle posizioni nette, ad esempio: Forgiveness Rock Record dei Broken Social Scene (Arts & Crafts Records) spacca!
E’ il miglior indie rock (e quando dico indie rock intendo indie rock) del 2010.
In principio era il collettivo, e il collettivo era presso Toronto, e il collettivo era guidato da Kevin Drew e Brendan Canning, e Kevin e Brendan erano i Broken Social Scene.
Poi venne il 3° disco nel 2005, il self-titled, la svolta della carriera. Poi ancora tour e la serie Broken Social Scene Presents…, in cui il collettivo si metteva a disposizione delle idee dei singoli, Kevin Drew prima e Brendan Canning poi.
Forgiveness Rock Record è il primo vero disco dei Broken Social Scene dal 2005 ed è cosa buona e giusta.
Questo disco è un concentrato di stili. Qui coesistono cavalcate indie rock degne di You Forgot It In People (Water In Hell e Meet Me In The Basement), passaggi spacy indie pop (Higway Slipper Jam), momenti notturni magari mano nella mano con la magnifica Fiest (All To Love e Sentimantal X’s) ed episodi più sperimentali, senza disdegnare fiati ed elettronica.
Forgiveness Rock Record è un viaggio in aereo sopra paesaggi bellissimi e in antitesi, dal polo ai tropici, dall’oblò entrano a volte il chiarore della luna, a volte il sole acciecante riflesso dall’ala.
Il tutto è co-prodotto da John McEntire, produttore e multi-multistrumentista di Chicago, passato alla storia con i suoi Tortoise e The Sea and Cake.
Perdonate se per una volta metto da parte il mio self control inglese: lasciate perdere tutta quella robetta degna di High School Musical, Forgiveness Rock Record è l’indie rock declinato al 2010.
Broken Social Scene - World SIck
Pubblicato da: Fran il 22 febbraio 2010 | Categoria: Indie Rock | Tags: Arts & Crafts, Broken Social Scene | 0 Commenti »

Non è un mistero che il 4 di Maggio uscirà un nuovo lavoro a nome Broken Social Scene: Forgiveness Rock Record. E’ già da due uscite che il colletivo si mette a disposizione delle intuizioni musicali di un singolo (Kevin Drew prima e Brendan Canning). In realtà non ho ancora capito se la foruma si ripeterà di nuovo, non ho trovato indcazioni in tal senso.
Quello che è certo è che il co-produttore sarà John McEntire dei Tortoise e che sarà rilasciato dalla solita Arts & Crafts Records. Sul sito del gruppo rilasciando una mail è possibile ascoltare World Sick in mp3 un primo estratto di Forgiveness Rock Record, se invece ti accontenti di ascoltarlo in streaming, puoi usare il player qui sotto.
Broken Social Scene - World Sick
Pubblicato da: Fran il 9 gennaio 2008 | Categoria: Indie Pop | Tags: Arts & Crafts | 1 Commento »
Premetto, gli Stars sono vergognosi.
Vergognosi come il pudore per una sconfitta.
Ma, chi ha mai imparato qualcosa dalle vittorie? Il problema con le sconfitte, grosso, è “solo” quello di non prenderci l’abitudine.
In Our Bedroom After The War è un disco per Perdenti, quelli con la “P” maiuscola.
Il disco precedente degli Stars francamente mi aveva deluso inizialmente, inficiando negativamente anche il giudizio complessivo che mi ero fatto della label Arts & Crafts. Poi In Our Bedroom After The War mi ha spinto a riconsiderare Set Yourself In Fire e devo dire che è un gran disco.
Riscoprire gli Stars dopo aver sottovalutato Set Yourself On Fire è come riscoprire gli edifici del centro semplicemente alzando l’angolatura del proprio sguardo.
Proprio quando credevi che il corso fosse solo una bella vetrina commerciale, ti accorgi che a 2 metri da terra, edifici 800eschi accompagnano la fuga dell’occhio, dai negozi verso il cielo. 45 gradi di angolazione per una prospettiva magnificamente inaspettata, è anche il bello della musica.
In Our Bedroom After The War sembra aver acquisito la lezione dei Radio Dept. (perdonate il volo, ma rende l’idea). Il nuovo sound mi pare poggiare maggiormente su tappeti sintetici, wall of sound (poco spesso, ma comunque presente), cavalcate di batteria, piano e parsimoniose chitarre ritmiche stile new wave.
Per gli estimatori del primo Stars-sound, invece, quello che tanti applausi riscosse, c’è ancora la possibilità di ascoltare romantiche ballate in punta di piano ed archi; si ascolti ad esempio la magnifica The Night Starts Here.
Degna di nota è soprattutto Barricade (forse il pezzo migliore dell’album), in cui la forza cantautorale di Springsteen e la solennità vocale di Buckley si fondono in una ballata per piano e voce, che si conclude fra fisarmonica e cori urlati da barricate in sommossa. Bitches in Tokyo è un piacevole divertissment noise, l’eccezione che conferma un mood generalmente improntato sul romanticismo.
Ascolto propedeutico per un pronto avviamento al mondo indie, piacevole distrazione disimpegnata per le orecchie più affinate.
Pubblicato da: Fran il 9 novembre 2007 | Categoria: Indie Rock | Tags: Arts & Crafts, Broken Social Scene | 1 Commento »
Avete presente quando Baggio passò dal Milan al Bologna e poi dall’Inter al Brescia?
Bè, iniziò a metter in fila grandi prestazioni su grandi prestazioni. Questo perchè aveva una squadra che giocava solo (o quasi) per lui. Tutti lo cercavano e lo appoggiavano, a parte Ulivieri al Bologna che lo odiava un po’, ma questa è un’altra storia e questo non è un blog di sport. Insomma, l’estro di Baggio era assecondato da tutti.
Ora, non è che io sia un grande amante di Baggio, anzi ho amato di più altri calciatori (un giorno forse vi parlerò del mio pupillo). Sono però convinto che lasciar libero spazio all’estro di chiunque ce l’abbia, sia sempre una strategia azzeccata. Nel calcio come nel mondo del lavoro e della musica.
Le carte vincenti dei primi Broken Social Scene, erano stati proprio il collettivo, lo scambio creativo e l’osmosi artistica derivata dalla semplice convivenza durante i lunghi tour. Alla medio-lunga distanza, tuttavia, il collante dei ragazzi di Toronto si è sciolto sotto il peso della pressione.
Checchè se ne dica, nessuno riuscirà mai a convincermi del fatto che Broken Social Scene (l’omonimo album del 2005) sia stato un album all’altezza di You Forgot it in People (l’album rivelazione del 2002). Molto meglio quello del 2002!
Al contrario, Spirit If … è uno degli episodi chiave dell’intera discografia, quantomeno al pari del sopracitato You Forgot it in People. E’ sintomatico che quest’album cominci proprio con la catartica Farewell To The Pressure Kids. Quasi a voler aprire totalmente la valvola di sfogo: “Ok, ragazzi, ora diciamo addio alla pressione”.
A prendersi carico di questa responsabilità è proprio Kevin Drew (uno dei due “fondatori” del gruppo), che con quattro fogli, 2 idee e 3 pentagrammi in mano, chiede ai colleghi d’essere assecondato in un’avventura che porta (quasi esclusivamente) il suo nome.
Come al solito i BSS presentano un wall of sound quantomai stratificato, in cui sciogliere la matassa degli intrecci è pressochè impossibile, ma questa è una peculiarità già nota ai fan di vecchio corso. Fra i mood che s’alternano nel volgere del disco il college rock chitarristico, dai ritornelli catchy pop, di Safety Bricks e di Big Love. L’elettronica che gioca con le voci, similmente agli Animal Collective periodo Sung Tung di Broke Me Up. Le chitarre cariche di feedback alla My Bloody Valentine, fortemente accellerate, e stampate su tappeti d’elettronica alla Radio Dept. di Gangbang Suicide. Ma anche molto altro.
Booklet e cover da collezzione, come sempre.
Pubblicato da: Fran il 16 ottobre 2002 | Categoria: Indie Rock | Tags: Arts & Crafts, Broken Social Scene | 1 Commento »
Prima un po’ di storia e poi qualche battuta sul disco.
I canadesi Broken Social Scene fanno la loro comparsa sulla scena indie nel vicino 1999, per iniziativa di Kevin Drew e Brendan Canning. I due erano ispettivamente membri di K.C. Accidental e dei By Divine Right. Le loro performances live e le loro idee musicali rendvano necessario l’apporto di molti amici musicisti. Da qui l’idea di istituzzionalizzare questo collettivo dandogli il nome di “Scena sociale aperta”, o qualcosa del genere.
L’esordio dei Broken Social Scene è Feel Good Lost, datato 2001. L’alto numero di artisti coinvolti e l’alta qualità del prodotto finale, li accomunarono ad altri enasmble connazionali, quali Hidden Cameras, New Pornographers o Godspeed You! Black Emperor. Tuttavia oltre a questi, non ci sono molti altri elementi comuni, i Broken Social Scene si distinsero immediatamente per una maggior asprità ed urgenza del suono.
You Forgot It In People raggiunge vertici elevati e riesce nel difficile compito di mantenere, per tutta la sua durata, un livello complessivo eccellente. Il disco si pone fin dalle prime tracce come un sunto dell’esperienza indie dell’ultimo decennio, non solo canadese. Una rivisitazione dei “classici” con cospiqui apporti personali.
Dopo una breve introduzione elettronica il disco si apre con la post-punk KC Accidental, una veloce cavalcata pompata da una batteria insistente e da una chitarra ululante, inframezzata da melodici vocalizzi. Importanti il garage-rock di Almost Crimes e il low-fi folk di Anthems For A Seventeen Year Old. In quest’ultima la voce di Emily Haines, distorta fin quasi all’androginia, è accompagnata da un elegante connubio tra piano e mandolino. Nel disco, oltre a Emily, canta anche Feist Leslie (più nota col il nome di Feist e basta).
In You Forgot It In People è facilmente avvertibile il riverbero dei primi Sonic Youth e quello degli ultimi Yo La Tengo. La presenza dei primi aleggia in tutto il disco, l’ alone dei secondi, invece, è più che altro palpabile nelle strumentali Pacific Theme e Late Nineties Bedroom Rock For The Missionaries e nell’ ossessività sognante di Shampo Suicide.
Questo è un disco che tratta svariati temi musicali pur non focalizzandosi su nessuno, un magnifico incompiuto che rende unici i Broken Social Scene. In questa loro urgente irrequietezza sta la modernità di un sound atemporale.