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Perché gli Arcade Fire hanno meritato il premio Album Of The Year

Pubblicato da: Fran il 9 marzo 2011 | Categoria: Music Business | 3 Commenti »

Qualche mese fa molti hanno speso 140 caratteri per chiedersi su twitter “chi cazzo fossero ‘sti Arcade Fire”, qualcun’altro evidentemente più abbiente economicamente, ha preferito comprare un’intera pagina del Sunday New York Times e dilungarsi maggiormente sulla questione.
In risposta a quel pezzo apparso sul Sunday New York Times, Musformation ha pubblicato questo post, sul perché gli Arcade Fire hanno meritato il premio Album Of The Year, vi riporto una traduzione integrale di quel post. Buona lettura.

Come forse avete già sentito, il responsabile marketing un’importante etichetta degna di lode, che risponde al nome di Steve Stoute, è uscito con un’intera pagina pubblicitaria sul Sunday New York Times (al prezzo di circa 40.000 $), in cui sferra un’invettiva sul fatto che gli Arcade Fire hanno vinto l’Album of the Year superando artisti mainstream come Eminem e Katy Perry. Steve Stoute si è lamentato perché l’industria musicale non ha funzionato nel solito metodo “a colpi di mazzette” e non ha premiato gli artisti utilizzano i loro molti soldi per incrementare la propria popolarità.
Stoute sostiene che, “Usare i nomi di Eminem, Kanye West o Justin Bieber nel cartellone per assicurare la visibilità e per ottenere gli ascolti fin troppo importanti per i pubblicitari”, potrebbe anche significare che loro ricevono una ricompensa per questa situazione. Un concetto sconcertante per la maggior parte di noi egualitari, che ci entusiasmiamo all’idea che il business della musica si stia movendo in una direzione in cui il denaro non compra il merito e i premi. La lettera rinforza poi l’idea dei dirigenti delle etichette come dei nababbi che si indispettiscono quando il denaro non fa ottenere i risultati che vorrebbero, cioè trofei sui loro scaffali.

Ecco la tesi principale di Stout: “Sono giunto alla conclusione che i Grammy Awards hanno chiaramente perso contatto con la cultura popolare contemporanea”.

Un’idea che ha fatto morir dal ridere la maggioranza di noi, dal momento che abbiamo pensato la stessa cosa fino all’ultima premiazione dei Grammy Awards. Per un po’di tempo, la maggior parte di noi aveva lamentato il bizzarro modo in cui i Grammy decidevano a chi assegnare i loro premi. Invece di focalizzarsi su quali artisti avessero contribuito in modo rilevante alla comunità musicale, hanno piuttosto ricompensato nomi della propria “famiglia” e artisti antiquati.

Quest’anno abbiamo però visto emergere un nuovo modello. I Grammy hanno scelto di onorare un album che avrà un impatto culturale negli anni a venire. Quando hanno vinto gli Arcade Fire, finalmente abbiamo sentito che i Grammy hanno fatto la cosa giusta per la prima volta dopo anni. Anche se io non apprezzo personalmente l’ultimo album degli Arcade Fire (mentre a mia madre sessantenne piace!), non si può discutere sul fatto che non abbiano creato un disco che delineerà la cultura degli anni futuri, molto più di Eminem, Katy Perry o Lady Anteguerra (non voglio arrivare a screditale Lady GaGa, dal momento che non c’è dubbio che lei è riuscita comunque a fare qualcosa di creativo e ha modellato la musica a suo modo, ma è pur stata pesantemente ricompensata per la versione originale del suo disco ai Grammy del 2010).

Per capire perché la decisione dei Grammy è stata così intelligente dovete capire cosa hanno fatto di diverso gli Arcade Fire con The Suburbs. In questo video potete vedere l’uso delle tecnologia Podcast multi-media incorporata nel popolare formato album di Apple iTunes, che ha cambiato l’esperienza dell’album digitale in un modo in cui nessuno aveva fatto in tanto tempo. Nel collegare i link di Wikipedia e i testi al disco in un un’unica e nuova esperienza per i fan, il gruppo ha dato agli ascoltatori un nuovo modo di capire il messaggio dietro al disco. Il gruppo ha anche impiegato un interessante metodo di masterizzazione comprimendo il disco in 12” individuali per catturare il carattere del vinile e facendolo uscire come versione digitale, così tutti i loro fan avrebbero potuto fare esperienza di cosa il suono del formato LP avrebbe portato al disco stesso. Per non parlare dell’impiego di video interattivi che spostano i limiti come nessuno degli altri artisti per questa nomination ha fatto (GaGa a parte). Nel contempo, facendo tutto questo con un budget da etichetta indie e usando innumerevoli tecniche di marketing non convenzionale per farsi notare e debuttare al #1 delle classifiche.

I veri fan della musica amano pensare che gli artisti che si accingono a prendere questi premi siano artisti che verranno ricordati negli anni a venire. I Grammy hanno fatto un atto di fede nell’ipotizzare che Justin Bieber avrebbe percorso probabilmente la strada di Tiffany, Hanson o dei Backstreet Boys, ovvero gruppi che non esistono più. La Storia comunque sarà il giudice di tutto questo, ma ciò che possiamo dire è che nessuno aveva mai creato un’esperienza di album più innovativa e memorabile e stimolante nel mainstream, quest’anno, più di The Suburbs. I Grammy hanno ricompensato loro piuttosto che un altro artista che sarebbe scomparso nell’oscurità televisiva o diventato un bluff della serie “Che fine hanno fatto?”.


Arcade Fire, The Suburbs

Pubblicato da: Fran il 12 agosto 2010 | Categoria: Indie Rock | 1 Commento »

A giudicare da quanto frigge la blogosfera e tutta la sociosfera, si direbbe che gli Arcade Fire siano diventati un argomento nazional popolare. Niente di meglio per noi popolo di politicanti da circolo sportivo, allenatori da bar, critici musicali da bocciofilo, autori di argute battute (ma solo su Facebook eh!), insomma, gli Arcade Fire sono pane per i nostri denti.

Ci provo anch’io a dire la mia e cercherò di farlo senza citare, mai, quel disco lì (dai che lo sai di cosa sto parlando).

The Suburbs è il terzo disco (più un ep d’esordio) della band di Montreal, è disponibile dal 2 agosto (da subito in testa alle classifiche Uk e USA), con 8 differenti copertine, tutte realizzate dalla designer Caroline Robert, è licenziato dalla Merge in America e dalla Mercury in Europa.

Per spiegare The Suburbs, bisognerebbe prendere in considerazione alcune dinamiche socio/economiche della musica negli anni 2000. A certi livelli la differenza non la fanno i picchi, i pezzoni, i singoli ammazza classifica, ma gli altri brani, quelli che non finiranno mai sul lato A di qualche singolo.
Pensaci, è una riflessione che hai sicuramente già fatto tante altre volte, devi solo applicarla alla tua libreria di mp3. I dischi che hai amato in passato, i “classici” per così dire, quanti pezzi brutti contenevano? Quasi sempre nessun pezzo davvero brutto. Di solito ti piacevano anche i pezzi meno pubblicizzati. Questa è la differenza fra un classico e un disco che starà sulla home di iTunes per poche settimane, grazie al “tiro” di una manciata di singoli.

Un disco mediocre ha 3 o 4 singoli, il resto è prescindibile. Un classico ha pezzi pregni di significati, che continueranno a darti emozioni anche a mesi di distanza.
Quando The Suburbs non mantiene la solennità della tripletta iniziale di quel disco là (cosa che sarebbe impossibile), sfodera pezzi meno carichi ma ugualmente interessanti. Modern Man non è certo una killer-track, ma ha idee melodiche che certa gente ci costruirebbe un intero disco.

Bello anche il concept del disco, legato alle periferie ed ispirato, pare, ai quartieri di Houston in cui Butler è cresciuto. Sobborghi, auto abbandonate, capannoni in disuso facili bersagli di sassaiole, cieli plumbei, guardia e ladri; scene da b-movie rubate alla nostra infanzia che gridano alla rivalsa sociale, incarnata dalle note del disco.

Gli Arcade Fire sono ad una svolta. Hanno le carte in regola per passare dall’ indie all’ hype, senza corrompere il loro stile, senza perdere l’attitudine da beautiful loser e senza perdere fans, anzi, acquisendone di nuovi.
Come qualcuno ha già detto, questo è il loro Ok Computer, grandi ambizioni supportate da tanta qualità, pur rimanendo accessibili anche per la “grande platea” (grande, molto grande platea).

Tutti lo stanno ascoltando e raccontare di come l’apertura mi ricordi Badly Drawn Boy in modo spiazzante, o citando Bowie, i Television, i Cure o Echo & The Bunnimen, o parlando di altre cose legate alla mia percezione e al mio background musicale, mi pare superfluo.
The Suburbs è un magnifico 3° album, che chiude una triologia di rara qualità, chi si ricorda 3 dischi consecutivi su questi livelli, senza scomodare Radiohead o mostri del genere?
Certo manca un po’ della maestosità che da sempre li accompagna, ma Rococo, City With No Children ed Empty Room (una cavalcata sospinta dalla bellissima voce di Régine Chassagne) sono pezzi carichi e solenni che rimandano direttamente a quel disco che ormai avrai capito quale.

Non è il loro migliore e nemmeno il top assoluto del 2010, ma è il disco della svolta (il loro Authomatic For The People) e il prossimo tour degli Arcade Fire lo apriranno gli U2 (vabbè dai, non fino a questo punto).

Arcade Fire - Empty Room

Arcade Fire, Arcade Fire

Pubblicato da: Fran il 13 gennaio 2005 | Categoria: Indie Rock | 1 Commento »

Gli Arcade Fire sono i più eclatanti beneficiari dello smisurato interesse che si è riversato, nell’ultimo decennio, nei confronti dell’indie canadese. Non solo, sono anche un esempio vivente del cosiddetto buzz marketing a opera di indie bloggers: vocifera vocifera, i bloggers hanno portato i ragazzi di Montréal dall’anonimato alla fama mondiale, in pochi mesi.

Scrissi questa recensione nel 2005, a proposito della ristampa dell’ep Arcade Fire da parte della Rough Trade, la scrissi per la rivista Losing Today, in un contesto in cui davvero pochi conoscevano il gruppo.

Chi ha detto che le indie labels non fanno marketing? Insomma, va bene praticare una politica a vantaggio della qualità, ma in qualche modo si deve campare. Così a 4 mesi dalla pubblicazione in Europa di Funeral, l’album d’esordio del gruppo canadese più cool di quest’inizio 2005, ecco nei negozi l’ep che fece conoscere al mondo il talento degli Arcade Fire.

Il mini album omonimo, nel 2003, scoprì in tavola tutte le carte di un gruppo destinato, di li a poco, alla celebrità. Il disco, seppur acerbo, dimostrava già da allora buoni mezzi e grandi potenzialità. Meno coeso e omogeneo del suo successore, lasciava aperte molte strade a eventuali sviluppi futuri.

Già apprezzabili le cavalcate new-wave pompose, alla Echo And The Bunnymen, che hanno fatto di Funeral un classico, si ascoltino ad esempio Old Flame e Vampire Forest Flame. Intriganti inoltre I’m Sleeping In A Submarine, dove Regine, sembra resuscitare i Sugarcube e The Woodlands National Anthem. Avete presente Bjork che interpreta i Beach Boys? Ecco, appunto.
Only For Fans.