The Pains of Being Pure at Heart, Belong
Pubblicato da: Fran il 6 aprile 2011 | Categoria: Shoegaze | 2 Commenti »
I miei 2 cents su questo secondo e tanto atteso disco dei The Pains of Being Pure at Heart sono inversamente proporzionale al numero di ascolti dello stesso, più questi crescono più l’opinione che ho di Belong si abbassa rispetto all’ascolto precedente. Tuttavia, per il paradosso di Zenone (il secondo contro il movimento), potrei non smettere mai di ascoltarlo e il disco potrebbe non arrivare mai a farmi davvero schifo.
Tradotto in altri termini, questa musica nel complesso mi piace, sembra abbastanza puttanella e ruffiana per ingraziarsi l’ascoltatore a dovere, ma alla fine vien da chiedersi se ci sono (shoegazer coi contro coglioni) o se lo fanno e basta, e probabilmente la seconda risposta è quella esatta.
Ecco come è potuto accadere che al primo ascolto io abbia gridato al miracolo: dopo 3 decenni di patimenti i My Bloody Valentine tornavano finalmente dal regno dei morti, nel giorno della pasqua indie. Al secondo ascolto gli Smashing Pumpkins di Billy Corgan sembravano aver già dei credibili eredi. Al terzo tutto mi sembrava una pallida imitazione dei Pastels. L’entusiasmo poi scemava con lo scorrere degli ascolti, fino a chiedermi se non fossero i JJ72 la “main inspiration” più accreditata; puoi capire! nemmeno avessi detto Asobi Seksu.
I The Pains of Being Pure at Heart negli ultimi diciotto mesi hanno pubblicato il loro omonimo album di debutto (febbraio 2009) facendo incetta di lodi (a Spin, NME, Rolling Stone, e Pitchfork Media qualcuno ha sbroccato di brutto per loro). Poi hanno cominciato il 2010 con i vari tour in Giappone, Nuova Zelanda, Australia e hanno chiuso l’anno con un paio di EP all’attivo, fino ad arrivare al 28 marzo 2011, data della pubblicazione di Belong per la Slumberland Records.
Belong è una vertigine di chitarre cariche di feedback, un pop luccicante e melodico costruito su solide basi shoegaze, un apoteosi dream pop con escursioni synth. In Belong tutti i brani si fondono in quella che sembra, per organicità e coesione, un’unica struttura strofa-ritornello-strofa.
Quello che stride è un sound diretto e facilmente assimilabile, come lo zucchero. Stride perché, mantenendo il paragone, da un disco shoegaze mi aspetto un assimilazione lenta, come il fruttosio se mai, piuttosto che una musica a “presa immediata”.
Tutto potrebbe essere spiegato da una produzione in stile “ci piace vincere facile”, affidata niente meno che a Mark Ellis aka Flood (già al lavoro con U2, Smashing Pumpkins/Melon Collie and The Infinite Sadness-era, Ride e My Bloody Valentine) e ad Alan Moulder (anche lui al lavoro con My Bloody Valentine e Smashing Pumpkins/Siamese Dream-era ).
In breve: non ci sono, lo fanno e basta, ma lo fanno bene. Anche se Belong di sicuro non è all’altezza dei grandi dischi a cui hanno lavorato i due super-produttori, del resto voler suonare con gli occhi verso i piedi e arrivare al top di Billboard è un ossimoro non da poco.
The Pains of Being Pure at Heart - Belong


Ash Gray Sunday 

ha commentato alle 16:30 del 6 aprile 2011:
A me mi piacciono, li ascolto per cazzeggiare… :-P
ha commentato alle 16:36 del 6 aprile 2011:
Ciao Davide. Di solito non parlo di dischi che non mi piacciono o che mi stanno indifferenti, perché non sono una magazine o una webzine; sono semplicemente un blogger che ascolta tanta musica e che ogni tanto segnala qualche ascolto.
Ho iniziato questo post una decina di giorni fa, perché mi sembrava proprio un gran bel disco, mi è piaciuto subito. Pensai anche di prenderlo in vinile.
Poi alla lunga ha perso un po’, ora lo trovo troppo ruffiano. Ok, io credo che lo dimenticherò presto, però rimane un piacevole passatempo.