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Erykah Badu, New Amerykah, Part Two: Return of the Ankh

Pubblicato da: Fran il 26 aprile 2010 | Categoria: R&B | 1 Commento »

New Amerykah, Part Two: Return of the Ankh, il nuovo disco di Erykah Badu, mi sarebbe proprio sfuggito se non fosse stato per la segnalazione di Fanny.
Perdermi l’uscita di un disco non mi crea certo grossi scompensi, ho superato da tempo la fase dell’onniscienza ad ogni costo, ma questa volta ci avrei rimesso davvero. Return of the Ankh è uno dei migliori dischi del 2010, frase stra-abusata mi rendo conto, ma chi mastica anche solo un po’ di R & B, difficilmente potrà dissentire.

E pensare che il video di Window Seat, in cui la cantante Texana cammina per le strade di Dallas togliendosi i vestiti, per andare a stendersi nel punto in cui spararono a John F. Kennedy, completamente nuda, ha suscitato un bel po’ di polemiche (e tanto hype).
Leggendo a posteriori, non è difficile capire che ha avuto più risalto l’usicta di Part Two, che i due dischi precedenti messi assieme. Questo è anche in parte spiegabile dal fatto che, probabilmente la sua carriera è sulla punta più alta della “gobba di cammello”: esordiente nel 1997 con il pluri-acclamato Baduizm è ora una delle big di casa Motown Records.

Con gli impegni presi presso la Motown, Erykah si fa carico di un leggendario passato, riuscendo in questo caso a trasformare le aspettative (non di rado viene accostata a Billie Holiday) in un disco attuale e destinato a rimanere (assieme a New Amerykah, Part One: 4th World War). I pezzi si susseguono senza troppi effetti speciali, con un mood sempre in raffinato polleggio, elegante cazzeggio da tematiche esistenziali all’ora del tè.

Entrando nello specifico, in New Amerykah, Part Two: Return of the Ankh convivono perfettamente blues e gospel. E’ più intenso e coinvolgente del disco precedente, forse proprio per le tematiche più personali (amore e vita), rispetto ai temi “impegnati” di 4th World War. Questo seppure la registrazione dei due lavori sia avvenuta quasi in simultanea. Anche alcuni collaboratori restano gli stessi, ad esempio Madlib.

Le parole chiave del disco sono ancora una volta classe ed eleganza, da sempre marchio di fabbrica delle produzioni di Erykah Badu (ad esempio si ascolti Out Of Mind, Just In Time, con i suoi 10 minuti di voce e pianoforte che evolvono lentamente in un pezzo jazzato).
Le canzoni più rappresentative sono proprio Window Seat e Gone Baby, Don’t Be Long, anche se e a mio giudizio Turn Me Away (Get Mummy) rimane il momento più alto del disco.

Lesson learned: il miglior modo per scoprire nuova musica è il passaparola.

Erykah Badu - Gone Baby, Don't Be Long

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1 Commento a “Erykah Badu, New Amerykah, Part Two: Return of the Ankh”

  1. 1 Rox, Memoirs | Indie Riviera
    ha commentato alle 07:11 del 14 giugno 2010:

    [...] della classe ed è una cosa che in una 21enne lascia più che ben sperare. Non certo ai livelli di Erykah Badu, che rimane la figura di riferimento femminile per il 2010 a tutto R&B, ma la ragazza ha stle [...]


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