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Sulla bruttezza dei Pirati, ovvero sul Costruire il Nemico

Pubblicato da: Fran il 28 luglio 2011 | Categoria: Libri | 1 Commento »

Di recente ho letto un saggio breve di Umberto Eco: Costruire il nemico“. Si tratta del primo di una raccolta di articoli allegati in un unico tomo che vedete qui a fianco. Non era assolutamente mia intenzione scriverne qui, poi il post di Manuel mi ha fatto riflettere (come spesso accade).

Un passo indietro. Il saggio breve si apre con una conversazione fra Eco e un tassista conosciuto a New York. Informandosi sulla provenienza di Eco, il tassista chiede: “chi sono i nemici degli italiani?”. Sembrerebbe una domanda poco sensata, lo stesso Eco rimane perplesso, ma da qui nascono tutta una serie di considerazioni ben documentate da tutto un elenco di citazioni, scaturite da un investigazione sistematica: i nemici sono tutti brutti e cattivi. Guarda caso.

La presenza di un nemico, Del Nemico, è propedeutica alla coesione dei “buoni”, fra un esempio e l’altro Eco si chiede se a noi italiani non manchi un nemico Vero, impegnati come siamo a rimarcare fantomatiche differenze fra terroni, polentoni, padani, romani ladroni, magnagatti … etc etc

Poi ho letto quel post di Manuel e ho guardato l’immagine inserita nel post, poi l’ho osservata, poi fissata e alla fine l’ho vista davvero. I pirati sono brutti e cattivi in quel videogioco degli Incubus!
E allora mi chiedo se i pirati non siano davvero qualcosa di necessario, i pirati come entità astratta puramente malvagia. “I pirati mandano in rovina il cinema”, “i pirati tolgono soldi agli artisti”, “i pirati rubano i videogiochi”: uniamoci tutti che i pirati sono brutti (e cattivi)!

E se un giorno ci rendessimo conto che siamo tutti un po’ pirati? Retorica a parte il libro aiuta a guardare le cose da prospettiva diversa, dopo averlo letto sembrerà tutto banale, invece è solo che prima si era solo un po’ più ottusi.


10 buone abitudini per le band su Facebook

Pubblicato da: Fran il 26 luglio 2011 | Categoria: Promuovere una Band | 2 Commenti »

Di spunti per ottenere il meglio da un fan page (sto parlando di Facebook ovviamente) non ce n’è mai abbastanza. Gli utenti di un sito e gli utenti di una fan page, vogliono cose diverse e cercano sul sito alcune cose e su Facebook tutt’altro, sapere cosa di preciso è impossibile se non si fa qualche tentativo.
Ad esempio da qualche settimana posto sulla fan page di Indie Riviera solo free mp3 legali che reputo interessanti, un servizio utile piuttosto che un semplice link all’ultimo post pubblicato sul blog, diciamo che sto facendo una prova, sarete voi a dirmi se sono contenuti utili o meno.

A proposito di questo, ho letto di recente su Mashable un post di Brenna Ehrlich davvero interessante, lo riporto così com’è senza cambiare una virgola, non potrei migliorarlo in alcun modo. Buona lettura.

Hey, gruppi musicali, Facebook non serve solo per ridere dei vostri ex compagni di scuola (“Ah, quello adesso insegna lettere nel nostro vecchio liceo? Triste.”) anche se non sbevazzate più wiskey nel bus della gita. Piuttosto, sta lentamente diventando un mezzo per raggiungere i fan, per fare marketing con la vostra musica e per le collaborazioni.

Mashable ha radunato un gruppo di esperti di industria musicale per mettere insieme la seguente lista dei migliori metodi per utilizzare Facebook nel promuovere la vostra musica. Dopotutto, voi volete che il Prof. di lettere rimanga impressionato dalla vostra fan page – e non che si metta a ridere per i consistenti errori di ortografia che commettete nello scrivere il nome della vostra stessa band.

01 Raggiungete gli altri artisti

E così siete su Facebook e avete un magnifico totale di 50 fan (44 dei quali sono vostri parenti o affini). Bene, avete presente quanti fan potete agganciare aprendo il concerto di un’altra band? Lo stesso vale su Facebook.

“Abbiamo alcune band che hanno pagine Facebook che crescono molto lentamente, così proviamo a raggiungere altri artisti con cui abbiano una relazione, e ciò tende a favorire i like”, dice Allison Schlueter, VP digital marketing in Island Jam Music Group.

Chiedete a una band con cui siete in buoni rapporti di postare il vostro nuovo video/pezzo/album sulla loro bacheca con un link alla vostra pagina, e ricordate di restituire il favore – oppure potete offrire una birra alla suddetta band la prossima volta che suonate insieme-.

Ancora, Schulueter ci ricorda che quegli iniziali 50 fan sono preziosi, perciò non dimenticateli quando la vostra pagina svetterà a 75. “Potete anche avere 37 milioni di fan, ma quanti di loro sono fedeli?” dice Schlueter. “Quelli (gli estimatori iniziali) sono gli ambasciatori dell’artista“.

02 Riservate un backstage per i vostri fan

Per assicurarvi che quegli ambasciatori continuino a diffondere il verbo della vostra musica, assicuratevi di dare loro ciò che desiderano tanto: l’accesso al vostro backstage (specialmente le groupie, dico bene?).

“La prima cosa da fare, per chi apre una propria pagina, è di essere davvero personali”, dice Meredith Chin, manager di comunicazione d”azienda in Facebook. “Una volta dovevate aspettare che il vostro musicista preferito fosse su Leno (per saperne di più di lui), ma ora potete vedere subito dove va in tour, cosa succede nel backstage etc.”

Molti grandi musicisti si affidano alle loro etichette/manager/PR etc. per aggiornare i loro canali sui social network. Se avete raggiunto un certo successo, cercate di evitare post di questa natura, avverte Chins. I fan apprezzano lo sforzo extra.

03 Andate oltre la musica

Sì, siete una band, e la gente probabilmente apprezza la vostra musica, ma a loro forse piacciono anche altre cose di voi, il vostro stile, i vostri gusti, le vostre opinioni o qualsiasi altra cosa.

Fate in modo che i vostri fan siano curiosi di controllare cosa state facendo su Facebook”, dice Myles Grosovsky, di Big Hassle Online Marketing. “Mi piace sempre conoscere le cose in cui le band sono coinvolte che non sono direttamente legate al loro lavoro. Ricordate: i fan ammirano la band. Tendiamo a seguire le band che ci portano a scoprire cose nuove. Sono loro a creare il nostro gusto e le nuove tandenze”.

Anziché postare solo contenuti direttamente legati alla vostra band, condividete video, foto e articoli che trovate interessanti, i quali a turno innescheranno conversazioni con e tra i vostri fan.

04 Chiedete spunti ai fan

Un modo con cui potete davvero connettervi con i vostri follower è di chiedere loro degli imput. Chin ci racconta che Keith Urban ha utilizzato il modello di crowdsourcing, ovvero del contributo dei fan, per la copertina di un album. Ha postato due immagini prima dell’uscita, che hanno raccolto migliaia di commenti e like.

Chin ha anche suggerito di fare uso delle domande di Facebook per raggiungere i fan. “Questo è un metodo molto leggero ed è semplice ottenere un feedback”, spiega. Potete usare lo strumento per porre domande con risposta sì/no (“Dovremmo aggiungere l’Arkansas nella nostro percorso del tour?”) o domande a risposta multipla (“Qual è il titolo più evocativo tra i nostri pezzi?”)

Potete anche coinvolgere i fan postando le immagini degli incontri tra band e fan e dei concerti chiedendo di taggarsi. Questo livello di coinvolgimento raddoppia la vostra promozione, perché le foto taggate appariranno nei feed degli amici dei vostri fan, suggerendo di venirvi a scoprire.

05 Siate visivi

Per quanto i vostri fan possano soffermarsi su ogni singola vostra parola, alcuni di loro sono, di fatto, analfabeti. Scherzo (più o meno). Ma, seriamente, Facebook vi permette di condividere foto e video, perciò assicuratevi di utilizzare questa opportunità.

“Ogni volta che un artista fa un aggiornamento di status, include una foto perché una foto è molto chiara senza bisogno di parole”, dice Doug Barasch, responsabile new media a Verve Music/Universal Music. “O aggiungete un video, se avete una videocamera”.

Foto e video sono più dinamici del solo testo, e i fan sono più invogliati a commentare e mettere un like su contenuti che trovano convincenti. Per una maggiore facilità di utilizzo, suggeriamo di scaricare app come Instagram e PicPlz, che permettono di scattare meravigliose, dinamiche foto e condividerle facilmente su Facebook, oltre che con un network di fan di quei singoli servizi.

06 Trasformate tutto in un Evento

Sembrerà ovvio, ma ogni volta che suonate in uno spettacolo, dovreste creare un evento e invitare i vostri fan. “Ma il posto in cui suoniamo crea già l’evento. Perché dovremmo farlo anche noi?” proverete a piagnucolare. Forse perché tutti i vostri follower potrebbero anche non essere fan del posto in questione! Coprite tutte le vostre basi.

“Gli artisti dovrebbero davvero trarre vantaggio dagli Eventi”, dice Barasch. “Ogni volta che posti un evento, compare nella home dei vostri fan. E se qualcuno fa un RSVP a quell’evento, quell’RSVP apparirà a sua volta nel loro stream”.

Caldo consiglio: sappiamo che sembrate più rock’n'roll se sporcate il suddetto invito con asterischi e gatti che ridono (o perlomeno è ciò che accade alle band che conosco io), ma gli inviti agli eventi di quel tipo sono confusionari ed equivocabili. Assicuratevi di dare tutte le informazioni rilevanti ben distinte prima di aggiungere la vostra creatività, se volete che la gente si presenti, naturalmente.

Barasch raccomanda anche di creare inviti per aventi come apparizioni TV e uscite di album. Ovviamente, i vostri fan non possono partecipare a “I lancio del mio disco il 23 maggio”, ma il loro “Sì” di risposta aumenterà le probabilità che lo comprino.

07 Non chiedete cose

“Facebook può essere uno strumento molto importante per costruire una consapevolezza sulle vendite in ambito musicale, dei biglietti, sul merchandise, etc., ma i fan si allontaneranno se viene loro chiesto continuamente di aprire il portafoglio”, mette in guardia Grosovsky.

Così: andate tranquilli sull’arruolamento. Se postate un link “compra” al vostro nuovo album alle 3 del pomeriggio, rimarrà invariato alle 4. Non c’è alcun bisogno di ripostarlo. Invece, mantenete un dialogo con i fan che ricordi loro quanto amano la vostra musica, è una cosa che li invoglierà a sborsare del cash per uno show o per il merchandising.

Chin cita Javier Dunn (io cito @Dietnam n.d.traduttore) come supremo esempio di buona comunicazione con i fan. “La grande cosa della sua pagina è che risponde a tutti i post della sua bacheca” (Dietnam fa pure i video per Red Ronnie n.d.traduttore), spiega. “Le persone si sentono molto vicine a lui. Un po’ com’era una volta scrivere una lettera a una band e ricevere una risposta”.

08 Non scordate le basi

Anche se il nome della vostra band è  ►◄▲▼, o qualche altra strana combinazione, assicuratevi di introdurre tutte le info – nome della band, bio, contatti, etc. – nel modo più chiaro possibile.

“Una cosa che trovo frustrante e che penso le band possano migliorare è il postare le loro bio e i nomi sulla loro pagina Facebook”, dice Amy Sciarretto, della Roadrunner Records. “È utile per i giornalisti che hanno bisogno di controllare i fatti”.

09 Offrite contenuti esclusivi

È un fatto: alla gente piacciono le cose gratis, e se gliele offrite, vi likeranno di più. Non sto dicendo che dovete postare l’intero album – senza spese di consegna – su Facebook e offrire a ciascun fan biglietti gratis a vita, ma fornire ai vostri follower qualcosa che non troveranno da nessun’altra parte è una garanzia per ottenerne di nuovi (e tenervi stretti quelli che avete).

Barasch raccomanda di usare un cancello like come meccanismo di distribuzione di contenuti come video e download. Se non avete familiarità con i cancelli like, funzionano così: se un fan dice like alla vostra pagina, sblocca un contenuto. Semplice.

E sono altrettanto semplici da applicare, cosa che ci porta al prossimo punto…

10 Cercate dei tool

Sì, Facebook offre alle band molte cose nel profilo – gallerie, una bacheca, etc. – ma sta diventando sempre più importante aggiungere app nel mix. E prima che iniziate quel lungo monologo su come voi non avete tempo di applicare alcunché perché dovete remixare quella canzone/richiamare quel tizio/provare quel melatrone: chill out. Le app non sono così difficili da configurare, e non richiedono molto tempo.

Vi raccomandiamo di cercare su BandPage, ReverbNation e Damntheradio, che contengono elementi come lettori, ascolti di eventi, merchandise, cancelli like, creatori di mailing list, etc. La maggior parte di questi ha un’opzione free, perciò, non vi preoccupate – avrete da fare anche per questo mese.


Sons & Daughters, Mirror Mirror

Pubblicato da: Fran il 25 luglio 2011 | Categoria: Indie Rock | 0 Commenti »

Al quarto album in studio gli scozzesi Sons And Daughters cambiano (quasi) completamente le carte in tavola.
Fieri esponenti di quell’indie-rock secco e spigoloso da pub glasgowiano, la leggenda li vuole appena esordienti nel 2003, con Love The Cup, e pochi mesi dopo già al tavolo con la Domino Records. Nel 2005 è la volta di The Repulsion Box, che gli valse un tour al fianco di Morrissey, fino ad arrivare al terzo album The Gift nel 2008, il disco sicuramente più equilibrato e compiuto.

I cambiamenti portati da Mirror Mirror (giugno 2011, Dominio Record) sono stati anticipati da diverse dichiarazioni ufficiali dei membri della band, secondo Adele Bethel si tratta di 10 pezzi “molto inquietanti e femminili … con un mood quasi malevolo”. Io credo che il punto l’abbia comunque centrato Scott Paterson, dichiarando: “Suoniamo meglio quando siamo minimal. Vogliamo che sul nuovo album ci sia solo il necessario, nessuna “fuffa” aggiuntiva.”

Con queste sensazioni in testa, per la produzione la band si è rivolta all’amico (e fan dichiarato) Keith McIvor, aka JD Twitch, ovvero metà del duo elettronico Optimo. La scelta è maturata proprio per dare risalto alla componente elettronica e per aggiungere un elemento elettro-dance glitterato al sound rock del quartetto. L’umore cupo è stato ulteriormente potenziato dal missaggio di Gareth Jones, già al lavoro con Depeche Mode e These New Puritans.

Dal canto suo la chitarra di Scott Paterson è diventata chirurgica, in grado di colpire con note frastagliate e noise, piuttosto che con bordate di riff. Da un lato gli episodi più rarefatti ricordano gli XX, dall’altro i pezzi più ritmati i Devo.
Questo è per metà il nuovo sound dei Sons & Daughters, per l’altra metà il segnale è quello di una continuità, perpetuata sotto il segno dalla potente voce di Adele. Orion, Rose Red e The Model (che pezzo carico di sensualità!) riprendono il discorso direttamente da The Gift.

Non tutte le band sono capaci di cambiare e convincere subito, bravi!

Sons & Daughters – Silver Spell by DominoRecordCo


Incubus tra promozione e lotta alla pirateria

Pubblicato da: Manuel Da Ros il 20 luglio 2011 | Categoria: Promuovere una Band | 1 Commento »

Cosa ti inventanto gli Incubus per mettere in luce la loro lotta nei confronti della pirateria ma sopratutto per far parlare un pò di se?

Incubattle è un gioco stile 8bit dalla trama è molto semplice: arrestare un gruppo di pirati che vogliono rubare il vostro nuovo album tutto nel buon vecchio stile tira pugni a tutti.
Basta scegliere un avatar membro della band per iniziare la vostra missione, ovviamente in sottofondo ci sono brani dal nuovo album Incubus.

Incubattle

Il gioco è solo un altro pezzo nella strategia di promozione nei social media degli Incubus per il lancio del nuovo album, che comprendeva un live stream, una partnership con la video-sharing applicazione Viddy e la presenza all’interno di Formspring.


Brian Eno, Drums Between The Bells

Pubblicato da: Fran il 19 luglio 2011 | Categoria: Elettronica | 0 Commenti »

Ci sono quelli che comprano tutti i dischi di Brian Eno, probabilmente c’hanno ragione loro.
E mi piacerebbe finire il post così, lasciano sospesa nell’aria la mia sana invidia per quel rilegatore di Rimini che nel retro bottega c’aveva mille dischi, tutti di Brian Eno, e per questo guardava me, imberbe laureando curiosone, dall’alto in basso.

Con l’intera discografia di Brian Eno non sono così a mio agio, anche se ovviamente conosco i suoi classici, le grandi cose che ha fatto con i Roxy Music e gli ultimi due dischi usciti per (l’amata) Warp Records.
Drums Between The Bells è uscito il 4 luglio per la Warp Records, appunto, e da seguito a Small Craft on a Milk Sea, la cui uscita nel 2010 è ricordata più che altro per la clamorosa firma di Eno con la Warp.
Passata la novità era giunto il momento per un progetto rischioso, ecco la genesi di Drums Between The Bells.

I testi di Drums Between The Bells sono cantati in una sorta di spoken-poetry (dicasi letti) da voci maschili e femminili in alternanza, per un totale di nove voci diverse di cui una è quella dell’autore delle liriche: Rick Holland. Delle altre voci, in maggioranza femminili, per quanto reperibile sul web non è dato sapere di chi siano, forse le troverete sul libretto, bisognerebbe chiedere al mio amico rilegatore (leggi sopra).

Drums Between The Bells è un disco ambient prevalentemente, colorito da piano, arpeggi e tanta elettronica, fra cui spiccano infine i 57 secondi di silenzio in Silence.

A proposito dell’autore delle liriche, il poeta scozzese Rick Holland e Brian Eno, si sono incrociati artisticamente già a fine anni 90 in progetti non solo musicali (installazioni etc), ma collaborano di persona solo dal 2003. Da quanto ho capito, la “poesia impressionista” di Holland spazia fra momenti di vita urbana e i pericolosi intrecci fra scienza, filosofia e biologia.

Il disco è disponibile su classico supporto cd e in un cofanetto speciale con due dischi, uno dei quali contiene la versione solo strumentale dei brani e un libro di quarantaquattro pagine con immagini inedite. Le copie in vinile contengono il codice per scaricare le tracce anche in versione mp3.

Ed è già uno dei classici di Brian Eno.

Brian Eno – bless this space (taken from Drums Between The Bells) by Warp Records

Brian Eno – pour it out (taken from Drums Between The Bells) by Warp Records