Pubblicato da: Fran il 26 agosto 2011 | Categoria: Music Business | 1 Commento »

Google Music è il servizio gratuito di Cloud Music che Google mette a disposizione degli utenti. Accedendo a Google Music è possibile scaricare il Music Manager che farà una copia della propria libreria di file musicali sui server di Google. Fatto ciò, scaricando l’App Music dall’Android Store, troveremo tutti i file anche nella libreria dello smartphone Android. In pratica Google Music ti permette di accedere (e di ascoltare) tutti i tuoi Mp3 da qualsiasi device in grado di collegarsi ad internet, una bella comodità, tanto che anche iTunes offrirà un servizio analogo questo autunno: iCloud.
Attivo solo negli USA, ma…
Per ora Google Music è attivo solo negli States, ma la provenienza degli IP che richiedono l’invito al servizio è controllata solo la prima volta. Questo significa che se utilizzate un proxy server gratuito, che vi “presta” momentaneamente un IP americano potete richiedere e ottenere l’invito senza poi dovervi più preoccupare della nazione in cui risiedete. Inutile dire che probabilmente questo è un bug “voluto”, per dare garanzie di sicurezza e prendere comunque più iscrizioni possibili.
Ecco come ottenere un invito da qualsiasi nazione
Premetto che diversi blog hanno riportato la notizia nei mesi scorsi, me ne accorgo solo ora. A me il possibile hack è venuto in mente l’altro giorno, ecco come fare. Prima di tutto bisognerebbe procurarsi un IP statunitense, per fare questo basta andare su NewIpNow.com digitare nel campo dell’indirizzo http://music.google.com, in questo modo vi troverete davanti la maschera di login di Google Music, la pagina che normalmente vi verrebbe interdetta. Una volta fatta la richiesta, l’invito dovrebbe arrivare dopo poche ore.
Pubblicato da: Fran il 23 agosto 2011 | Categoria: Music Business | 1 Commento »

Interrompo la mia protesta silenziosa contro il caldo inebetente per postare quest’immagine che vale più di mille parole (come solo a volte accade). Non c’è molto altro da aggiungere, l’effetto PAC-MAN dell’ingresso sul mercato delle cassette prima e del CD successivamente, è già abbastanza sorprendente. Non è da escludere che Mobile e Download (singolo & full album) conoscano un’andamento analogo nei prossimi anni.
[Via Audioporn Central]
Pubblicato da: Fran il 11 agosto 2011 | Categoria: Libri | 2 Commenti »
Ecco un breve elenco di inutili aneddoti da elencare durante quelle hypsteriche conversazioni pre-concerto, rigorosamente birra alla mano e solo nel caso in cui, esaurito ogni argomento su David Foster Wallace, il concerto tardi ancora a cominciare. L’effettiva lettura dei libri dell’autore rimane propedeutica, ma non è indi(e)spensabile.
Di sicuro nell’elenco non riporterò il fatto che Jonathan Coe è uno scrittore inglese o qualsiasi altra cosa tu possa leggere su wikipedia, smartphone alla mano chiunque più sobrio di te potrebbe batterti in quanto a saccenza, inoltre sarebbe fin troppo facile per me compilare un elenco di quel tipo.
La difficoltà invece sta nel fatto che a differenza Nick Hornby, Coe è un tipo piuttosto riservato, nonostante abbia un sito, un blog e un forum. Non a caso il titolo originale del suo ultimo romanzo è The Terrible Privacy of Maxwell Sim, poi tradotto ne I Terribili segreti di Maxwell Sim.
Molte altre cose dividono Nick Hornby e Jonathan Coe, alcune invece li accomunano, come il fatto di essere due dei miei scrittori preferiti.
1. In occasione dell’imperdibile retrospettiva sugli High Llamas del 2003 (Retrospective, Rarities and Instrumentals), Coe scrisse il saggio breve Reflections on The High Llamas, poi incluso nel booklet. Praticamente una dichiarazione d’amore per uno dei suoi gruppi preferiti.
2. Probabilmente a seguito di questo nacque una collaborazione fra lo scrittore e gli High Llamas, Coe scrisse qualche pezzo per una loro performance teatrale e Sean O’Hagan lo invitò a suonare la marimba durante la performance: “It was only three notes, repeated, right at the end.”
3. Fra l’altro Coe ha suonato per diversi anni e si è pure proposto a diverse label, prima di diventare uno scrittore “pubblicato”.
4. Nel 2001 finalmente il suo nome è comparso sul titolo di un disco, si tratta di 9th & 13th (Tricatel, 2001) in cui ha letto alcuni dei suoi scritti, accompagnato da Danny Manners (piano e basso) e dalla “indie poppers” francese Louis Philippe.
5. Nonostante la rispettabile età (classe 1961) Coe ha le idee molto chiare circa il futuro dell’editoria ed è aperto ai formati digitali, ebook in primis. Sta maturando l’idea di ripubblicare le sue prime opere in formato digitale e di embeddare la colonna sonora originale, per completare l’esperienza del lettore.
6. Coe è anche un fan degli Smiths, ogni capitolo di Questa notte mi ha aperto gli occhi si apre con una citazione dalle canzoni di Morrissey (la maggior parte epoca Smiths), da qui l’insana idea di mutare il titolo dall’originale The dwarves of death in Questa notte mi ha aperto gli occhi in riferimento alla canzone degli Smiths This Night Has Opened My Eyes.
7. Anche Coe, come Hornby, è un appassionato tifoso di calcio e a proposito della sua nazionale ha le idee ben chiare: “il gioco orribile di una squadra senza speranza come l’Inghilterra [...] La colpa non è di Capello, piuttosto dei giocatori, che prendono stipendi enormi, che fanno bisboccia, ma che non hanno il carattere per giocare a livello internazionale.”
8. A fine 2010 (il 12 dicembre) Coe ha scelto la programmazione musicale di un’ora di trasmissione delle BBC Radio, fra gli altri Coe ha “passato”: Pernice Brothers, Sufjan Stevens e Sean O’Hagan.
9. E’ ossessionato da un film intercettato a tarda notte sulla BBC 1: The Private Life of Sherlock Holmes. Riguardandolo svariate volte ha capito che la musica era la chiave della magia che il film suscitava in lui, in particolare un adattamento del concerto per violino solo di Miklós Rózsa. Successivamente nel 1979 durante il suo viaggio negli States ha passato un’intera giornata in un “gigantic record shop in Washington” senza riuscire a trovare quel disco e “the frustration was unbearable. And this is the only thing I can remember, now, about my American trip.”
10. Non tutti sanno che Jonathan Coe ha partecipato alla collana di libri per ragazzi Save The Story, (ri)raccontando La storia di Gulliver con un testo adatto a bambini di 8 anni. Save the story è il frutto di una collaborazione tra Scuola Holden e Gruppo Editoriale L’Espresso e anche un ciclo di reading affidati a grandi scrittori presentato all’Auditorium Parco della Musica e coprodotto con la Fondazione Musica per Roma.
Pubblicato da: Fran il 2 agosto 2011 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »
È domenica e quindi mi sveglio con calma, penso al da farsi. Subito ingoio una paio di zerinol che, dicano quel che dicano, è la vera colazione dei campioni. Il dente del Jujitzu oggi non dà tregua e sto nella penombra, persiane abbassate. Una giornata da cominciare lentamente. I 16 Lovers Lane hanno quel che mi serve, la musica adatta. Questo fantastico trio di Verona è composto da Michele Segàla, Giorgia Quaggiotto e Federico Di Fonte e il dodici giugno scorso è stato pubblicato su Clinical Archives (attivissima netlabel di musica ambient, sperimentale e quan’altro) il loro primo Ep, Don’t Try To Push Me. Quattro canzoni toccanti, piene. Malinconiche ma rigeneranti come la brezza del lungofiume o la frescura della pioggia d’estate. Resterete fulminati dalle due voci che si intrecciano prima del temporale, sul finire di Inside Outside, ne sono certo.
16 Lovers Lane - Inside Outside
Esterina è il secondo gruppo della giornata viene da Massarosa, in provincia di Lucca. È un quintetto di tutto rispetto composto dalla ruvida voce di Fabio Angeli, da fisarmonica e piano di Massimiliano Grasso, dalla batteria di Giovanni Bianchini, da fiati e glockenspiel Michele Vannucchi e dal basso di Lorenzo Del Grande. All’attivo hanno già due ottimi dischi e Come satura è il loro ultimo lavoro uscito il mese scorso. Dieci tracce, dieci storie che incendiano come paglia. Protagonisti sono una campagna amara e terrosa, il mare all’orizzonte e il costante strizzar di cuori in amori estivi. Neppure vengono scordate le ferite della storia e di quella terra. La bellissima 12 Agosto, va ricordare la follia e la crudeltà insensata della strage nazista di Sant’Anna di Stazzema. “Dicono che ormai il paese in piazza brucia il sangue crepa sulla soglia di ogni giorno anche quel giorno venne notte.”
Esterina - Oceano
Il culminare dei consigli di oggi è questo grande ritorno dei Diane and the Shell, progetto che sembrava defunto dopo l’ultimo disco del duemilasei e che in vece è vivo e vegeto e più intrigante che mai. La forumla del gruppo catanese composto da Alex Munzone, Giuseppe Schillaci, Luca Siracusa ed Emanuele Venezia è un math-rock labirintico ed ipnotico. Il quartetto è capace però di sperimentare e sfociare in sonorità differenti, vedi il pezzo a cappella Last-call, in una sorta di crescendo disomogeneo non diverso dal trip da paracetamolo che sto avendo in questo momento. Il culmine è la fantastica title-track, Barabolero, che è posta a chiudere il disco e ricorda (Ma anche Tendo-nin non scherza) la colonna sonora in midi di un qualche RPG ben incastonato nella mia come nella vostra memoria. Posto che siate dei nerd stagionati anche voi.
Diane and the Shell - Dancefloor on a Loveboat
Inaspettati e freschissimi come un acquazzone estivo tornano gli Aldrin con un nuovo lavoro uscito il venti luglio. Hendrick, Marco, Massimiliano e Roberto sono quattro giovanotti romani matti da legare che fanno post-rock da dio. Dopo avermi fatto innamorare con i primi due dischi, The outstanding tale of Buzz Aldrin e La Roque, arriva il colpo di grazia con Bene. Quattro tracce potenti e succose. Monologhi e altri inspiegabili campionamenti fanno da cornice. Un fantastica mezz’ora di viaggi sonori interstellari, pestaggio di batterie e riffoni. Neppure i cori mancano. E il cuore si lacera davanti a cotanta grazia. Summa di tutto il disco è la traccia finale che vi si ripropone qui sotto, La drogue.
Aldrin - La Drogue
Infine ci tengo a lasciarvi con l’anticipazione di un disco in uscita a settembre. Tornerete dalle vacanze e ad aspettarvi ci sarà il primo full-lenght dei Big Charlie. Too Little Too Late in uscita per la Snowy Peach Records, giovane netlabel che con questo disco metterà a segno un colpo memorabile. Il singolo che anticipa questo fantastico album è Here Comes The Mobster accompagnato da un video avvincente con una criptica storyline.
Pubblicato da: Fran il 28 luglio 2011 | Categoria: Libri | 1 Commento »
Di recente ho letto un saggio breve di Umberto Eco: Costruire il nemico“. Si tratta del primo di una raccolta di articoli allegati in un unico tomo che vedete qui a fianco. Non era assolutamente mia intenzione scriverne qui, poi il post di Manuel mi ha fatto riflettere (come spesso accade).
Un passo indietro. Il saggio breve si apre con una conversazione fra Eco e un tassista conosciuto a New York. Informandosi sulla provenienza di Eco, il tassista chiede: “chi sono i nemici degli italiani?”. Sembrerebbe una domanda poco sensata, lo stesso Eco rimane perplesso, ma da qui nascono tutta una serie di considerazioni ben documentate da tutto un elenco di citazioni, scaturite da un investigazione sistematica: i nemici sono tutti brutti e cattivi. Guarda caso.
La presenza di un nemico, Del Nemico, è propedeutica alla coesione dei “buoni”, fra un esempio e l’altro Eco si chiede se a noi italiani non manchi un nemico Vero, impegnati come siamo a rimarcare fantomatiche differenze fra terroni, polentoni, padani, romani ladroni, magnagatti … etc etc
Poi ho letto quel post di Manuel e ho guardato l’immagine inserita nel post, poi l’ho osservata, poi fissata e alla fine l’ho vista davvero. I pirati sono brutti e cattivi in quel videogioco degli Incubus!
E allora mi chiedo se i pirati non siano davvero qualcosa di necessario, i pirati come entità astratta puramente malvagia. “I pirati mandano in rovina il cinema”, “i pirati tolgono soldi agli artisti”, “i pirati rubano i videogiochi”: uniamoci tutti che i pirati sono brutti (e cattivi)!
E se un giorno ci rendessimo conto che siamo tutti un po’ pirati? Retorica a parte il libro aiuta a guardare le cose da prospettiva diversa, dopo averlo letto sembrerà tutto banale, invece è solo che prima si era solo un po’ più ottusi.