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Video “view count” , quando le dimensioni non contano

Pubblicato da: Fran il 22 settembre 2011 | Categoria: Music Business | 0 Commenti »

Magari ti hanno raccontato che l’equazione video visto migliaia di volte = vendite sicure è sempre vera! Bè, pare che non sia proprio così, o almeno non sempre. A dirlo è un white paper del solito affidabilissimo Nielsen//NetRatings Group che (per intercessione di MIDEM) ha analizzato le views di diversi video musicali ufficiali correlandole alle vendite in formato download digitale dello stesso pezzo.

Si è tentato quindi di focalizzare l’attenzione quel sottile passaggio che va dal video in streaming all’acquisto digitale, praticamente 2 click di distanza l’uno dall’altro, l’impulso che il video dovrebbe trasmettere all’utente verso l’acquisto è massimo in questi minuti.

Il withe paper, dal titolo Image Conscious: Music Video Streaming Online, prende in considerazione le views dei video musicali ufficiali in 8 paesi tra cui Brasile, Spagna, Stati Uniti, Francia, Italia, Regno Unito, Australia e Germania. Senza tralasciare considerazioni sui vari segmenti di età. Sapevi ad esempio che il segmento fra i 2 e i 17 anni di età è il maggior “consumatore” di video in Francia? O che il 40% degli utenti di YouTube guarda video musicali?

Il risultato finale pere essere che il video visto più volte non sempre corrisponde ad un alto numero di vendite. E’ invece l’engagement a fare la differenza, ovvero i vari “Mi Piace” e “Non mi Piace”, i condivisi, i commenti e i marcati come favoriti, sono i video che suscitano più reazioni a ottenere un numero più alto di vendite.

Occhio al misunderstanding. I video che suscitano reazioni non “vendono” di più perché fanno parlare, perché sono trasgressivi o scioccanti, è il potere persuasivo dell’interazione di altri utenti a fornire un feedback positivo, più di un alto numero di views. Riflettete gente, riflettete!

Da qui puoi scaricare il pdf con i risultati della ricerca.


Francesco Bianconi, Il regno animale

Pubblicato da: Noemi il 21 settembre 2011 | Categoria: Libri | 2 Commenti »

Francesco Bianconi, il cantante dei Baustelle, ha scritto un romanzo, pubblicato a maggio da Mondadori.

Francesco Bianconi non è un romanziere, ma Il regno animale invece è un romanzo vero: con tutti i pregi e i difetti che un esordio del genere comporta. L’esordio di un cantante famoso che però prende sul serio la faccenda di scrivere un libro, non ne sottovaluta le insidie e rispetta i suoi presumibilmente numerosi lettori.

E tutto questo con una prerogativa in più. Il regno animale, oltre a essere un libro, è anche un generoso regalo – niente di più niente di meno – di Bianconi ai suoi fan. Perché se è vero che ci sono misteri che devono rimanere tali, è altrettanto vero che qualche volta è appassionante saperne di più.

E dunque leggendo si svela proprio, come da una visione aerea, il mondo, il territorio fecondo che sta dietro ai proverbiali testi dei Baustelle, in particolare a I Mistici dell’Occidente.

E la cartina geografica che si compone fa proprio l’effetto di un mappamondo: “Ah ecco qui la pesca delle rane!”: dove tra l’altro la storia commuove fino alle lacrime. Oppure “Ah, guarda un po’: San Francesco tra i maiali…”.

Gli animali – rane, maiali ma anche serpenti, cani, gatti, anaconde, galline etc. etc. – popolano l’affollato regno del romanzo dall’inizio alla fine e agiscono e si comportano esattamente come bestie: salvo poi scoprire che di quel regno noi tutti facciamo parte per primi e siamo di certo i più Spietati.

L’altro tragitto da seguire nel libro, il più importante, è la storia di Alberto, trentenne di buona famiglia che da un piccolo paesino della Toscana fugge per trasferirsi a Milano in cerca di nuove possibilità di lavoro. La città dei sogni però lo sovrasta di valanghe di piccoli disagi, persone e personaggi crudelmente sofferenti, donne, tremila disparate e disperate difficoltà da superare e in questo dolore lui dovrà farsi strada e continuare a vivere.

Aggrappandosi a tutte le sue forze fragili di precario con attacchi di Panico, Alberto “prova l’orrore” ma poi ce la fa.

E questa è più o meno la trama che però si espande in diverse direzioni – ad esempio in lunghissime note tipo David Foster Wallace – tra le quali un incontro ravvicinato di Alberto con Bianconi in persona (leggete leggete!) che diventa bizzarro protagonista di scene memorabili, con finale, per così dire, a sorpresa. Chiaramente l’autoironia qui regna sovrana: aspettatevi il peggio.

Ci sono altre due cose poi che mi hanno colpita: il singhiozzante punto di vista, ovvero la voce narrante che proustianamente cambia spesso fino a confondere le acque e non capire più chi stia raccontando che cosa: all’inizio può infastidire, poi si capisce che la cosa rende più profondo e variegato il romanzo, anziché solo complicarlo.

L’altra è la già nota capacità di Bianconi di guardare da vicino certi esseri umani, creature, che in pochi hanno voglia di affrontare: lui in questo fa proprio sul serio e va fino in fondo, non si compiace, si vede che è una cosa inevitabile. Ad esempio Robertino o altri. E la sua facoltà di farlo con la grazia e la dignità di chi conosce le proprie fortune più ancora dei propri meriti ma non si sottrae alla potenza della curiosità, dell’essere umani, parte dello stesso destino.

Comunque una bella prova, un bel banchetto di cui cibarsi, con cui affastellare conoscenze sui Baustelle ma anche su un mondo interiore (ed esteriore) che si mostra senza risparmiarsi, con sincero impegno, a volte con sarcasmo, altre con tenerezza.


News For Lulu, They Know

Pubblicato da: Fran il 20 settembre 2011 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »

Tornano il 10 di ottobre i News For Lulu con They Know, il loro secondo disco, il primo sotto l’etichetta Urtovox. They Know segue a 5 anni di distanza l’esordio Ten Little White Monsters datato 2006 e licenziato dalla Zahr Records.

Nelle 12 tracce del disco troverete un indie rock morbido e ancheggiante, caratterizzato da un sound che si destreggia con grande equilibrio fra chitarre tipicamente indie rock decisamente catchy (Cathedrals) e melodie killer degne del miglior brit pop (Like a Rat e Some Refused su tutte).
Nel tentativo possibile di unire melodie e armonie vocali con scelte ritmiche e di arrangiamento spesso insolite (cito testualmente dalle note di accompagnamento), se ne escono con un disco preciso ed essenziale, privo di certe velleità post (si può dire?) che in qualche modo li avevano caratterizzati agli esordi.
Non mancano momenti esaltanti.

Fra le “guest star” spiccano senz’altro Simone Fratti degli Emily Plays (al contrabbasso) e Alessandro Scagliarini dei My Awesome Mixtape alla tromba, ben inserita all’interno di una sezione di fiati che è un’altro elemento caratterizzante del disco.
They Know è stato registrato e mixato da Bruno Germano (Settlefish, My Awesome Mixtape, Disco Drive) ed impreziosito dalla masterizzazione di Carl Saff (a Chicago).

Nella playlist “indie de Noantri” sono idealmente da collocare fra The Record’s e Redroomdreamers. Grande ritorno.

News For Lulu - Some Refused

Omega lo sconosciuto, di Jonathan Lethem e Farel Dalrymple

Pubblicato da: Fran il 7 settembre 2011 | Categoria: Fumetti | 0 Commenti »

Finalmente disponibile anche in Italia la miniserie-debutto di Jonathan Lethem come sceneggiatore di fumetti. La serie Omega lo sconosciuto, originariamente pubblicata negli States fra il 2007 e il 2008 in 10 volumi, è ora riproposta dalla Panini Comics nell’ambito della collana 100% Marvel. Il primo volume è uscito ad agosto e il secondo e conclusivo sarà disponibile da ottobre.

Omega lo sconosciuto, è un personaggio Marvel (nome originale Omega the unknow) degli anni 70, ideato da Steve Gerber, Mary Skrenes e Jim Mooney. La stravaganza del plot (un supereroe extraterrestre muto e schivo, un ragazzo terrestre e robots e nanovirus mandati per eliminarli) e la particolarità dei protagonisti lo rese allora un grande incompreso, tanto che venne chiuso dopo solo 10 numeri, lasciando la trama irrisolta. La saga di Omega trovò poi conclusione nel 1979 sulla testata The Defenders ed è stata poi tributata da questa nuova rilettura del personaggio.

Fra i pochi fans di allora c’era però Jonathan Lethem, uno dei mie scrittori statunitensi preferiti, uscito di recente con Chronic City. E’ proprio Lethem ad occuparsi della sceneggiatura di questa nuova versione, affiancato ai disegni da Farel Dalrymple autore di culto del fumetto indipendente americano.

Omega lo sconosciuto è stato nominato in due categorie dei prestigiosi Premi Eisner del 2009: “Migliore miniserie” e “Migliore Lettering”. Un estratto finì inoltre nell’antologia The Best American Comics 2010.

Da non perdere.


Goldaline, My Dear, How We Say Goodbye and Leave

Pubblicato da: Fran il 6 settembre 2011 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »

E in pratica ho incontrato Davide circa un mese fa, per motivi altri, ci conoscevamo già da molto prima degli Shelly Johnson Broke My Heart di cui è il bassista. Accadde invece che aveva appena finito di masterizzare How We Say Goodbye and Leave un suo progetto quasi personale, condiviso con Tommaso Gavioli dei Girless & the Orphan, entrambi uniti dallo pseudonimo Goldaline, My Dear. Ovviamente ho preso su tutto con gaudio, ma la mancanza di tag (“Artista Sconosciuto” “Album Sconosciuto” ARGHHH!!!!) non ha favorito un ascolto immediato.

Con il solito ritardo scopro invece un EP prezioso, un esordio in 5 tracce di folk ritmato e intimistico. Accorato come i primi Neutral Milk Hotel, folk ma a tratti pure pop come riesce spesso agli Elf Power, sufficientemente indie e nerdy per piacere un po’ a tutti. E poi c’è qualche altro nome che mi gira in testa fra un orecchio e l’altro ma di cui fatico a recuperare l’associazione, buon segno.

Di sicuro il miglior consiglio che posso darvi è: scaricatelo!

Goldaline, My Dear - Wreckage