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Jonathan Franzen, Libertà

Pubblicato da: Noemi il 11 maggio 2011 | Categoria: Libri | 0 Commenti »

Richard Katz“cool per natura, rude e sicuro di sé, concentrato sui propri obiettivi, indifferente alla morale, intrepido con le ragazze”. Ma soprattutto: leader dei Traumatics.

Da Greetings from the Bottom of the Mine Shaft in poi, la carriera di Katz – alto, imponente, dai “lineamenti gheddafiani” – è stata un’unica salita incontrollabile. Malgrado la sua stessa tendenza a nascondersi, a rifugiarsi in un altro mestiere, nel lavoro manuale, il successo gli è proprio cascato in testa, e non ha avuto più strumenti per difendersi, se non accettarlo.

Richard è inequivocabilmente cool, dicevamo, ma non manca del suo lato oscuro, è giusto dirlo:

“aveva letto molti libri di sociobiologia divulgativa, e la sua opinione sulla personalità depressiva e sulla sua caparbia persistenza nel patrimonio genetico umano era che la depressione rappresentava un adattamento riuscito al dolore e alla fatica incessanti. Pessimismo, sensazione di inutilità e mancanza di valore, incapacità di trarre soddisfazione dal piacere, tormentosa consapevolezza del generale lerciume del mondo: per gli antenati di Katz, ebrei scacciati da uno shtetl all’altro da implacabili antisemiti, come per i vecchi angli e sassoni di parte materna, che faticavano per coltivare segale e orzo sui terreni poveri e nelle estati brevi dell’Europa settentrionale, sentirsi perennemente male e aspettarsi il peggio erano metodi naturali per mantenersi in equilibrio con la propria condizione abietta”.

Ed è vero che con il sopraggiungere della fama Richard “non era mai stato così libero dai tempi della pubertà, e neppure così vicino al suicidio”. Eppure, con lo stupefacente Nameless Lake e la nuova formazione dei Walnut Surprise il nostro raggiunge davvero la sua vetta. Da cui nasce il culto di Richard Katz.

Micheal Stipe e Jeff Tweedy furono tra le personalità che si fecero avanti per appoggiare i Walnut Surprise e confessare di essere sempre stati ammiratori segreti dei Traumatics”.

Nameless Lake è un album che non si può definire altrimenti: ispirato. Ispirato da una casa e da un amore impossibile. La casa è quella sul Lago Senza Nome di proprietà della cara mamma, Dorothy, del suo migliore amico. E l’amore è quello con la cara moglie, Patty, di quello stesso amico, che poveretto ha anche un nome, si chiama Walter Berglund ed è il suo alter ego nonché tra i protagonisti di un romanzo-che-dovete-leggere.

Si tratta di Libertà, di Jonathan Franzen, editore Einaudi.
Ma perché leggerlo, dall’inizio alla fine?

Per 10 ragionevoli motivi al di là delle evoluzioni di una rockstar.

1) Perché Franzen crea virtualmente un mondo così reale in cui sprofondi dentro. E non è più la realtà a influenzare il libro, ma il libro a incidere sulla realtà, tanto che poi i Traumatics si sono formati davvero, e suonano davvero e sono pure su You Tube. Tra il serio e il faceto, però intanto…

2) Perché è cool. E vorrei essere un bot, per scoprire l’occorrenza di questa parola nel romanzo: ritorna spesso, dev’essere stato molto cool anche scriverla tutte quelle volte.

3) Perché Franzen è un pilastro della contemporaneità e la scruta prima come un orefice, e poi come un astronauta.

4) Per l’indagine psicologica sui personaggi: non si guarisce dall’endemica depressione che ci affligge, ma la si comprende e la si spartisce con altri.

5) Perché è un librone, già un classico, un’opera dell’ingegno che merita la nostra attenzione.

6) Perché ci si sente parte di una ricerca infinita di qualcosa che forse arriva solo alla fine.

7) Per la copertina con la dendroica cerulea che spunta con il suo becco affilato.

8) Perché è un libro che prende la libertà e la seziona, la studia, la cerca, la offre.

9) Perché c’è un tipo diverso di libertà per ciascun lettore.

10) Per iniziare un viaggio senza sapere dove andrà a finire.


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