Radical Face, Ghost
Pubblicato da: Fran il 13 aprile 2007 | Categoria: Indietronica | 1 Commento »
Avverto vibrante tensione attorno a questo disco. Palpitante attesa e grandi aspettative s’intrecciano trovando sfogo nelle scariche sulla puntina del mio stereo.
Elettronica minimalista o forse minima e basta, con il consueto garbo e il giusto dosaggio cui Ben Cooper ci aveva già abituato. Niente pathos o intro pseudo-shoegazing che avevano decretato il successo di pezzi quali Ten Thousand Lines, Hum o Some Crap About the Future. In questo senso nel passaggio da Electric President a Radical Face assistiamo a una maturazione del suono, da un profilo pop frivolo ma appassionante, in stile Death Cab For Cutie, a un suono un po’ più impegnato, soprattutto dal punto di vista dei riferimenti. Una svolta “radical”.
Ghost fa nuovamente leva sul binomio acusticità/elettricità, ma questa volta l’ago della bilancia gioca decisamente a favore dell’apparato acustico, non è difficile scorgere l’ombra dei Neutral Milk Hotel nel susseguirsi delle tracce. Un’elettricità minima, come dicevamo, rilegata per lo più a flussi d’energia abbozzati in sottofondo o a giocosi orpelli con cui Ben agghinda le sue marcette.
Tra le novità anche la decisione di apportare sonorità lievemente esotiche, affidate a fischi, fisarmoniche e mandolini, che, a ben sentire, ti farebbero venir voglia di archiviarlo lì, di fianco a Beirut e A Hawk and a Hacksaw.
Inutile dire che mi aspettavo di più, prendo nota di una svolta “impegnata” anche dal punto di vista delle liriche (i fantasmi sono un po’ il filo conduttore del disco), ma mi manca l’originalità ingenua del “Presidente elettrico”.


Ash Gray Sunday 

ha commentato alle 08:13 del 22 marzo 2010:
[...] oltre ad essere stronzo e ciccione è pure iperproduttivo, a suo nome va il side project Radical Face e l’iniziativa Patients (ma questa cosa esula un po’ e magari ne riparliamo). [...]