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Yo La Tengo, Prisoners Of Love

Pubblicato da: Fran il 5 novembre 2007 | Categoria: Indie Rock | 2 Commenti »

Dopo tutto il parlare di negozi di dischi che chiudono e di vendite di CD, venerdì sono andato a trovare Beppe, l’ex proprietario del New Note, uno dei primi e storici negozi di Musica di Rimini (notare la M maiuscola).

Non solo oggi il New Note non esiste più (da circa 15 anni ormai), ma Beppe ha, ahimé, deciso di rivendere qualche vinile personale, esponendoli nel negozio in cui lavora adesso. Non entro nel merito della legittima decisione, ma l’ho aiutato ad alleggerire la sua sconfinata collezione di vinili, con non poco imbarazzo. Beppe ha dischi di ogni periodo, ma la sua sezione anni ’80 non ha paragoini, e avrete ben capito di quali anni ’80 sto parlando.

In particolare, io non ho resistito al richiamo dei primi due dischi degli Yo La Tengo, un gruppo che adoro, letteralmente. Oggi Ride The Tiger (Matador, 1986) e New Wave Hot Dog (Coyote, 1987) fanno parte della mia modesta discografia vinilica. Tutto quest’excursus per spiegare dove mi è nata questa voglia odierna di parlare degli Yo La Tengo. E quale modo migliore se non consigliando (caldamente) questo Prisoners Of Love, una raccolta con cui il gruppo di Ira e Georgia festeggiava la ventennale carriera, appena due anni fa?

Il trio nato nel 1985 e composto dai coniugi Ira Kaplan e Georgia Hubley e da James McNew, ha attraversato le due decadi producendo album a ripetizione, senza mai sbagliare un colpo. Negli anni, gli Yo La Tengo hanno conosciuto una sensibile, ma coerente, variazione stilistica. Se agli esordi la loro densità noise aveva colpito la scena indie americana come uno schiaffo, nei novanta la stessa mano è tornata sulla stessa guancia per accarezzarla con suoni più dolci, pur provocando ancora qualche turbamento.

Il doppio greatest hits Prisoners Of Love e l’allegata raccolta di rarità A Smattering Of Outtakes And Rarities fissano sulla tela il quadro di una carriera completa e vissuta ai massimi livelli. In quest’affresco convivono elementi estremamente variegati e a volte antitetici. Solo gli Yo La Tengo, maestri di equilibrismo, riescono a integrare noise impetuoso ma mai scomposto, folk delicatamente ricamato, college pop ragionato, eleganti sonorità free-jazz, chitarre psichedeliche e ruscelli gentle rock.

Tanti gli album presenti, unico assente (o quasi) l’illustre Ride The Tiger, rappresentato in scaletta dalla sola The River Of Water ed escluso, in toto, dal booklet. Prisoner Of Love è una granitica pietra miliare, stilata con criterio e amore da un gruppo che, cosa non facile, ha sempre messo d’accordo critica e fans. Da avere.


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2 Commenti a “Yo La Tengo, Prisoners Of Love”

  1. 1 camillomiller.altervista.org
    ha commentato alle 10:14 del 5 novembre 2007:

    Purtroppo ci sono anche situazioni come questa, anche se leggevo tempo fa su repubblica che i negozi di collezionismo musicale se la passano molto meglio. Credo che naturalmente ciò sia possibile solo per le grandi città dove un mercato minore come quello del collezionismo del vinile può riuscire a tenere in piedi un negozio.Ottima scelta, comunque. A ulteriore dimostrazione che da un punto di vista musicale negli anni ottanta c’è molto da salvare.

  2. 2 Fran
    ha commentato alle 10:57 del 5 novembre 2007:

    Sì, anche io ho notato che funzionano di più i negozi che presentano un assortimento molto nicchiato e specializzato, magari con musica + merchandising. Il vinile, è risaputo, in prospettiva ha più chanches di sopravvivere rispetto al CD.Tra l’altro mi sembra di aver letto che anche il celebre “Galleria del Disco” a Firenze, si è spostato in centro aprendo il proprio catalogo anche all’oggettistica, pur rimanendo sempre, rigorosamente, in ambiti musicali.Per gli anni ’80 “altri” con me sfondi un portone aperto. Adoro il post-punk, il twee-pop, il c86 e molto indie rock del periodo.Ciao ciao


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