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Okkervil River, The Stage Names

Pubblicato da: Fran il 19 settembre 2007 | Categoria: Indie Rock | 6 Commenti »

Gli Okkervil River sono un quintetto di Austin in Texas. Nascono come una formazione folk dai risvolti indie rock, ma ben presto la loro attitudine sgraziata ma allo stesso tempo malinconica li porta ad assimilare talune venature emo.

Gli Okkervil River si formano ufficialmente nel 1998 e i loro primi album sono Stars Too Small To Use del 2001 e Don’t Fall in Love With Everyone You See del 2002. Il reale potenziale degli Okkervil River si palesa però solo dua anni dopo, con Down The River Of Golden Dreams, uno dei dischi migliori di quell’anno. Personalmente sono rimasto deluso da Black Sheep Boy (2005, JagJaguwar), a cui va concessa, tuttavia, l’attenuante di ereditare un pesante fardello.

Avevo forti perplessità anche per questo disco, ma non posso far orecchie da mercante, The Stage Names ha tante buone carta da giocarsi, molte delle quali ben scoperte sul tavolo. In The Stage Names sono amalgamate in una le diverse esperienze degli ultimi Okkervil River. L’iniziale Our Life Is Not a Movie Or Maybe è una perfetta sintesi fra il Bowie giovanile (non ancora annebbiato dalla fumosa Berlino e dall’elettronica di Eno), gli Arcade Fire più carismatici e la freschezza del Costello esordiente.

L’attacco del disco sa di nostalgico, tornano alla mente i tempi in cui cercavamo in loro gli eredi dei Neutral Milk Hotel. Alla traccia numero tre, A Hand To Take Hold Of The Scene, tra fiati, hand clapping e ritmo vivace/sbarazzino, riaffiorano fra i solchi le orme dei primi Belle & Sebastian. Savannah Smiles è una Okkervil River – ballad ormai canoica, e canonizzata, visto che stiamo parlando di un gruppo indie che è un vero e proprio culto. I Beach Boys, nelle stratificazioni archeologiche di The Stage Names, fanno capolino almeno un paio di volte.

In You Can’t Hold The Hand Of A Rock And Roll Man i ragazzi di Austin mutuano dai “nonnetti” californiani i caratteristici coretti. In John Allyn Smith Sails, Will Sheff (cantante, chitarrista e compositore di tutti i brani), gioca a crare un ibrido fra cover e sequel di Sloop John B, la canzone che i Beach Boys tributarono alla memoria del poeta John Berryman. The Stage Names è stato registrato ad Austin, è stato mixato da Jim Eno, il batterista degli Spoon, è distribuito in Italia dalla Wide e all’uscita si è piazzato 62° nella classifica Billboard dei dischi più venduti.


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6 Commenti a “Okkervil River, The Stage Names”

  1. 1 Sachiel
    ha commentato alle 10:41 del 19 settembre 2007:

    Pensa che per me fino ad oggi è il mi disco preferito del 2007

  2. 2 Fran
    ha commentato alle 11:00 del 19 settembre 2007:

    In effetti vale la pena considerarlo nelle due diverse contestualizzazioni.A tutto il 2007 è sicuramente nella top ten, ma relativamente alla discografia del gruppo (di gran spessore), per me e il 3° su un totale di 4.Però parliamo sempre di un gruppo che deve essere un riferimento per i giovani della nostra nazione ; )

  3. 3 Sara
    ha commentato alle 15:02 del 19 settembre 2007:

    :)

  4. 4 Fran
    ha commentato alle 15:32 del 19 settembre 2007:

    Un sorriso… non so che rispondere, ma mi fa molto molto piacere. Ricambio :)

  5. 5 joses
    ha commentato alle 00:07 del 20 settembre 2007:

    si, concordo col sachiello: numero 1 in assoluto per quest’anno…sarà anche dietro alle due pietre miliari degli okkervil,ma questo si becca, per me almeno, 4 stelle e mezzo, o, come piace a certi disturbati mentali, 9.8…considerando che gli altri due sono da 10… :) ecco, anch’io ho messo la faccina

  6. 6 Fran
    ha commentato alle 08:10 del 20 settembre 2007:

    Azzo, numero 1 in assoluto nel 2007?!?Non sono così entusiasta per questo album, sicuramente nella topo 10, ma ne ho almeno altri 3 o 4 prima, e se mi ci metto ne trovo anche altri.Indie Riviera è a favore del buon umore :))


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