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American Music Club, Love Songs For Patriots

Pubblicato da: Fran il 2 settembre 2004 | Categoria: Indie Rock | 0 Commenti »

Tornano a dieci anni esatti dalla loro ultima uscita discografica e dal loro scioglimento gli American Music Club. Lo fanno per riaprire un libro conclusosi male e per riscriverne degnamente il finale. Cosa ne esce? Un lieto fine aperto, che lascia spazio a un eventuale proseguo. Love Songs For Patriots, nei negozi da poche settimane per la Cooking Vinyl Records, segue il predecessore San Francisco a una decade di distanza.

Quest’ultimo, dedicato alla loro città, aveva lasciato i fans del Music Club più famoso d’America (anche se probabilmente hanno più seguito in Europa), non del tutto soddisfatti. La separazione del gruppo nato nell”83 fu invece accolta come una vera e propria sciagura. Dal ’94 Mark Eitzel, mente del gruppo, dotato di ottima verve penna alla mano, quanto di un ottimo tocco con in pugno la chitarra, intraprese una valida carriera da solista. Poi a un certo punto, qualche mese fa, si concretizzò l’opportunità di concludere alcune sue idee e session con i vecchi ragazzi del Music Club.

Superata un’iniziale diffidenza, tutto si concluse in scioltezza e la reunion portò ottimi ad risultati. Love Songs For Patriot presenta 13 tracce di pregevolissima fattura, coronate da liriche ispirate e toccanti, insomma Mark non si smentisce. Intervistato di recente, ha inoltre confermato la velata ironia del titolo, che si riferisce a chi ama il proprio paese ma non il proprio presidente e ribadito l’affinità propagandistica della sua opera con quella del discusso film di Micheal Moore.

Rinnovato nello spirito e nella creatività dopo il decennio sabbatico, il suo piglio entusiastico è evidente fin dalle prime note di Ladies And Gentlemen, voce intensa e vibrante senza musica (solo per qualche secondo) “Ladies and Gentlemen, it’s time for all the good that’s in you to shine…”. Gli A.M.C. richiamano il oro pubblico all’attenzione e ci esortano: tutto ciò che è di buono in noi deve splendere. Questo sembra essere l’intento del disco, una sorta di album di formazione. Musicalmente è accostabile all’ultima fatica dei Black Heart Procession, stessa densità, stessa torbida liquidità; ma con un pizzico di aggressività in più. Non mancano chitarre elettriche che s’inerpicano per alte guglie barocche, dove solo la voce di Mark può accompagnarle.

Da sottolineare l’iniziale Ladies And Gentlemen, le romantiche Love Is e Another Morning accompagnata da un morbido arpeggio, ma anche la dolce ballata pianistica Mantovani The Mind Reader e la più southern soul The Horseshoe Wreath In Bloom. Organico e privo di cali di tensione. Un grande ritorno!


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