Stars, In Our Bedroom After The War
Pubblicato da: Fran il 9 gennaio 2008 | Categoria: Indie Pop | 1 Commento »
Premetto, gli Stars sono vergognosi.
Vergognosi come il pudore per una sconfitta.
Ma, chi ha mai imparato qualcosa dalle vittorie? Il problema con le sconfitte, grosso, è “solo” quello di non prenderci l’abitudine.
In Our Bedroom After The War è un disco per Perdenti, quelli con la “P” maiuscola.
Il disco precedente degli Stars mi aveva deluso inizialmente, inficiando negativamente anche il giudizio complessivo che mi ero fatto della label Arts & Crafts. Poi In Our Bedroom After The War mi ha spinto a riconsiderare Set Yourself In Fire e devo dire che è un gran disco.
Riscoprire gli Stars dopo aver sottovalutato Set Yourself On Fire è come riscoprire gli edifici del centro semplicemente alzando l’angolatura del proprio sguardo.
Proprio quando credevi che il corso fosse solo una bella vetrina commerciale, ti accorgi che a 2 metri da terra, edifici 800eschi accompagnano la fuga dell’occhio, dai negozi verso il cielo. 45 gradi di angolazione per una prospettiva magnificamente inaspettata: è anche il bello della musica.
In Our Bedroom After The War sembra aver acquisito la lezione dei Radio Dept. (perdonate il volo, ma rende l’idea). Il nuovo sound mi pare poggiare maggiormente su tappeti sintetici, wall of sound (poco spesso, ma comunque presente), cavalcate di batteria, piano e parsimoniose chitarre ritmiche stile new wave.
Per gli estimatori del primo Stars-sound, invece, quello che tanti applausi riscosse, c’è ancora la possibilità di ascoltare romantiche ballate in punta di piano e archi; si ascolti ad esempio la magnifica The Night Starts Here.
Degna di nota è soprattutto Barricade (forse il pezzo migliore dell’album), in cui la forza cantautorale di Springsteen e la solennità vocale di Buckley si fondono in una ballata per piano e voce, che si conclude tra fisarmonica e cori urlati da barricate in sommossa. Bitches in Tokyo è un piacevole divertissment noise, l’eccezione che conferma un mood generalmente improntato sul romanticismo.
Ascolto propedeutico per un pronto avviamento al mondo indie, piacevole distrazione disimpegnata per le orecchie più affinate.


Ash Gray Sunday 

ha commentato alle 07:54 del 21 giugno 2010:
[...] chi si fosse perso il disco clamoroso di cui sopra, o In Our Bedroom After The War il suo seguito del 2007, ecco due note biografiche sul gruppo canadese (anche se dubito che ce ne [...]