Ducktails, Ducktails III: Arcade Dynamics
Pubblicato da: Fran il 31 gennaio 2011 | Categoria: Indie Pop | 0 Commenti »
Benché il nome di Matthew Mondanile sia notoriamente accostato a quello dei Real Estate, di cui è chitarrista, il ragazzo è impegnato dall’età di 22 anni nella produzione di tape album rigorosamente in formato audio cassetta. Dallo scantinato dei suoi genitori, ai riascolti nell’autoradio della macchina prima del missaggio, il processo creativo tipicamente lo-fi di Matthew ha visto dapprima pubblicato un sette pollici per la Breaking World Records e, in seguito, una serie di LP, cassette e CD sulle più svariate etichette indipendenti.
Tralasciando i Real Estate, dai quali la “carriera” di Matthew gode di una discreta indipendenza, le cose sembrano farsi serie nel 2009 quando ha rilasciato Landscapes, dietro al moniker di Ducktails. Il recentissimo Ducktails III: Arcade Dynamics, pubblicato a metà gennaio dalla Woodsist Records, sembra aver superato certe nebuolsità delle uscite precedenti, è meno “elettrico” ed è cantato (in minima parte), tutte cose che probabilmente lo renderanno più accessibile.
Ducktails III: Arcade Dynamics nel suo essere così indie-guitar-rock ricorda gli ultimi Joan Of Arc, in totale poco più di mezz’ora di psychedelic pop, a tratti bucolico (Porch Projector è un meraviglioso affresco di 10 minuti), forse “paesaggistico”, ma sempre e comunque malinconico.
Esatto, malinconico, una volta certo indie pop l’avremmo etichettato così, ma oggi fa più tendenza hypnagogic pop (o pop ipnagogico), la controversa definizione che pochi mesi fa s’inventò il critico David Keenan sulle pagine di The Wire. Il termine deriva dalle allucinazioni ipnagogiche “…esperienze intense e vivide che si verificano all’inizio di un periodo di sonno …” [cit. Wikipedia].
Il ricordo di qualcosa che non si è vissuto, attraverso suoni melensi e terribilmente indie pop, caratterizza le produzione di Ducktails. Come la colonna sonora di un momento immaginario, come il dream-pop anni 80 solo immaginato e mai vissuto; volendolo dire con una parola inventata: hypnagogic pop.
Sopra la media sono sicuramente la già citata Porch Projector, Hamilton Road, Art Vandelay e Killin’ The Vibe, con featuring di Panda Bear, il cui apporto si traduce in un approccio barrettiano della voce per un risultato ancor più psichedelico.
Un piacevole disimpegno e non molto di più in verità, ma “piacevole” è già un aggettivo profondamente positivo, o no?!


Ash Gray Sunday 

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