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Animal Collective, Sung Tongs

Pubblicato da: Fran il 1 giugno 2004 | Categoria: Indie Pop | 0 Commenti »

Pur essendo nei negozi già da qualche mese, e pur avendone già trattato in altra sede, forse è il caso di tornare su questo disco, per diversi motivi. In primis perchè l’uscita di altri dischi assimilabili a questo hanno delineato una nuova scena nell’Indie Americano e inoltre perché questo stesso disco è stato forse un po’ sottovalutato.

Gli Animal Collective sono un trio americano di nicchia, creatori di una musica sbilenca e sconnessa, dominata da chitarre acustiche e da molta elettronica (soprattutto nei primi due dischi). L’ultimo capitolo della loro discografia ha visto l’allontanamento temporaneo di The Geologist, l’uomo del sintetizzatore. Questo cambiamento ha segnato una sensibile diminuzione dell’elemento elettronico a favore di sonorità più acustiche e convenzionali. Il risultato è l’avvicinamento del Collettivo a una nuova e innovativa (sicuramente hype) scena folk: la “Pre-War Folk”.

Accostati immediatamente a Devendra Banhart, portabandiera del genere, o ai Cocorosie, sono andati a collocarsi tra le schiere dei musicisti che riprendono le fila direttamente dal folk Americano dell’anteguerra. Questa attitudine Folk fino a ora era rimasta celata sotto cospicui strati di elettronica. Song Tung è uscito solo poche settimane fa per la Fat Cat e parla gli accordi basilari della musica Folk (quella con la “F” maiuscola), usa quindi un alfabeto universalmente conosciuto, ma sovente assembleto in costrutti di non facile interpretazione. Gli epiteti fissi del pop vengono letti e riscritti in chiavi diverse, scomposti e rimontati nella loro posizione inversa.

Spesso accelerati o rallentati come nel caso della palpitante We Tiger. Da contorno fanno un incredibile mix di strumenti etnici da un lato e minimi impreziosimenti elettronici dall’altro. L’elemento etnico non risulta relegato solo allo strumentario, ma sale prepotentemente all’attenzione anche grazie a certi cori e coretti molto vicini alla tradizione afro.

Appare evidente questo nella allegra e scanzonata Who Could Win A Rabbit o in College. Un disco estremamente bello e affascinante che propone in chiave molto attuale e innovativa i nobilissimi e antichissimi (pre-war) temi del Folk e della Psichedelia, affrontati con semplicità infantile e pura genialità.


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