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Shelly Johnson Broke My Heart, Brighter

Pubblicato da: Fran il 22 febbraio 2011 | Categoria: Indie Italia | 1 Commento »

Io gli anni 80 me li ricordo.
Negli anni 80 se eri una gazzella dovevi correre, a prescindere che avessi un leone dietro o meno. Se eri un leone invece, dovevi correre lo stesso, anche senza gazzella davanti. Contavano solo la 24 ore, le spalline imbottite e il bomber da paninaro. Ah e si doveva correre, ma forse l’ho già detto.
L’emblema degli anni 80 è stato il sofficino.
Il sofficino, te lo diceva il numerino in alto a destra del teleschermo durante la pubblicità, si cuoceva in 4 minuti nel forno o in 2 minuti sulla padella. Una simpatica ciambellina di ciccia ci ricorda che i sofficini contengono 278kCal in 100 grammi di sorriso deforme al formaggio (clamoroso caso di pubblicità fraudolenta), ma è lo stesso, le nostre mamme dovevano correre.

Ivan, Andrea e Davide, classe 1987, degli anni 80 hanno un pallido ricordo (forse), ma artisticamente il loro gruppo, gli Shelly Johnson Broke My Heart, è debitore verso quell’anomalo decennio. Senza contare che il loro tabellino di marcia sembra quello di uno yuppie di Milano: il self titled autoprodotto ad inizio 2010, il singolo The Boy And The Pokey Town ad inizio 2011 e Brighter che esce oggi in free download; gli ultimi due prodotti dalla Stop!Records.
Per tutto il resto gli Shelly Johnson Broke My Heart (il nome è un tributo ad uno dei personaggi di Twin Peaks) hanno quell’ approccio tipicamente late 90, di chi c’ha il bollino “Bio” tatuato addosso e ha una certa consapevolezza sul fatto che le cose buone hanno bisogno di tempo.

Tutto questo per dire che Brighter è molto shoegaze, chitarre sporcate e diverse buone idee.
Dategli una canche se vi piacciono Teenage Fanclub (quelli ad inizio carriera), Built To Spill (Petrinne Sonne è un pezzo costruito su chitarre veloci e sufficientemente catchy da rimanere impresso a lungo), Slowdive (Red Sun/Black Sun è una coda post-dreamy-rock che suona come un déjà vu), Jesus & Mary Chains e Yo La Tengo che sono due presenze incombenti ed ispiratrici.
Qualche passaggio un po’ più confuso (A Lulluby) rientra nei collaudi di routine.

Se The Boy And The Pokey Town è stato un’occhiello esistenziale sulle domande “chi sono?” e “da dove vengono?”, Brighter apre uno squarcio più ampio sulla band di Rimini, mostrando sì l’evidente cammino ancora da percorrere, ma rispondendo in modo deciso all’unica domanda che davvero conta, ovvero “dove arriveranno?” : lontano.

Shelly Johnson Broke My Heart - The Boy And The Pokey Town

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1 Commento a “Shelly Johnson Broke My Heart, Brighter”

  1. 1 Goldaline, My Dear, How We Say Goodbye and Leave | Indie Riviera
    ha commentato alle 10:36 del 6 settembre 2011:

    [...] ho incontrato Davide circa un mese fa, per motivi altri, ci conoscevamo già da molto prima degli Shelly Johnson Broke My Heart di cui è il bassista. Accadde invece che aveva appena finito di masterizzare How We Say Goodbye [...]


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