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Mogwai, Special Moves

Pubblicato da: Fran il 27 agosto 2010 | Categoria: Post Rock | 0 Commenti »

Post-rocker della prima ora ci siamo, siamo porssimi alla fine del tunnel, l’estate sta diventando post-summer e l’intravedersi dell’autunno in riviera, coincide con il rispolvero dei solchi più profondi, quelli del sad-core e del post-rock più depressi.
Ecco dunque che accolgo con esultanza da stadio Special Moves dei Mogwai.

Special Moves è uscito il 24 agosto, assieme al suo gemello Burning il film, entrambi per l’etichetta dei Mogwai, la Rock Action.
Special Moves e Burning si riferiscono alle performance alla Music Hall Of Williamsburg di Brooklyn e il DVD è stato curato dai registi francesi Vincent Moon e Nathanael Le Scouarnec, sì proprio loro, quelli de La Blogoteque.

La scaletta di Special Moves si riferisce per lo più alla recente produzione della band di Glasgow, con qualche eccezione rappresentata da Mogwai Fear Satan, Cody e Like Herod (versione che rimarrà a lungo nella mia memoria).
La scelta dei pezzi ha l’indiscutibile merito di mettere il luce le qualità tecniche della band. Gli skills principali dei Mogwai saranno sì l’epicità, il dinamismo e la drammaticità, ma il bagaglio tecnico di cui dispongolo fa in modo che nel live i Mogwai trovino la massima espressione di se stessi.

Inappropriato il paragone con le Peel Session (ad esempio quelle raccolte in Government Commissions: BBC Sessions 1996-2003) che qualcuno ha provato ad accostare a Special Moves, ok, la registrazione è sempre in presa diretta, ma sul palco c’è l’adrenalina e una certa dose d’improvvisazione dovuta al phatos del momento.

Celebrativo, trionfalistico.

Mogwai - I'm Jim Morrison, I'm Dead

Thee Silver Mit Zion Memorial Orchestra, Kollaps Tradixionales

Pubblicato da: Fran il 20 febbraio 2010 | Categoria: Post Rock | 0 Commenti »

Kollaps Tradixionales è l’ennesimo tassello di qualità nella grandiosa carriera dei Thee Silver Mit Zion (già A SIlver Mit Zion, già Tra-la-la- Band, già …). Registrato nell’estate del 2009 per la (non ci sono aggettivi per renderne la grandezza) Constellation Records.

A 10 anni di distanza dall’esordio e con 5 album + un eEp sul groppone, resta ancora difficile spiegare il genere di appartenenza di questo talentuoso ensable canadese, mai uguale nella denominzione e nella line up, sempre affidabile sul risultato del proprio lavoro.
C’è chi parla di Post-Rock, chi di Punk, io lo definirei un Punk-Jazz d’avanguardia, quasi da performance teatrale.

Tutto quello che cerco in una chitarra elettrica è qui, da provare.


Joan Of Arc, Presents Guitar Duets

Pubblicato da: Fran il 13 gennaio 2008 | Categoria: Post Rock | 9 Commenti »

Sto preparando un post dal titolo “L’insostenibile leggerezza dell’essere Indie”.

Tesi: il pubblico indie “brucia” i dischi nuovi mettendo nel dimenticatoio quelli con appena più di 12 mesi di anzianità. Verità o esagerazione? Seguirà dibattito (non ora).

Manifesto: questo blog è talmente aggiornato da presentare dischi di 3 anni fa. Alla faccia del consumismo. Fatta la dovuta premessa, mi accingo a parlare di uno fra i dischi più sottovalutati e particolari di un vero e proprio gruppo di culto, i Joan Of Arc. Per chi quel giorno lì non c’era, i Joan Of Arc sono un gruppo etichettato con gli attributi Emo e Punk.

L’equivoco nasce ai tempi dei Cap’n Jazz, fondati (e presto sciolti) dallo stesso titolare del progetto Joan Of Arc, Tim Kinsella e dal fatto che la band di Chicago militò per quasi 10 anni nella indie label Jade Tree. La Jade Tree è un punto di riferimento per l’auditorium Emo, fra i nomi di punta dell’etichetta c’è, ad esempio, Pedro The Lion.

Scrollatisi di dosso gli epiteti Emo, i Joan Of Arc, si fanno promotori di un sound decisamente sperimentale, se mai vicino al Post-Rock. La locazione geografica non poteva che portarli su quei binari. Presents Guitar Duets, che spesso e volentieri fa capolino nel mio lettore ed è forse fra i dischi meno impolverati delle mie scansie, non è mai ricordato fra i migliori della loro discografia. E’ un’errore. Postulato che How Memory Works è decisamente inarrivabile, la coraggiosa decisione di registrare un disco di soli duetti chitarristici, senz’altra interferenza che qualche beat d’elettronica, va onorata almeno con una canches.

Nessuna canzone ha un titolo, nessuna canzone è cantata. 10 chitarristi ex membri, o ancora nella line up dei Joan Of Arc, sezionano le proprie chitarre esplorando tutti gli usi in cui è possibile impiegare questo strumento in musica. Epilogo ideale per una serata in compagnia di fuoco e rum invecchiato di 23 anni. Da meditazione.


iLiKETRAiNS, Elegies to Lessons Learnt

Pubblicato da: Fran il 15 novembre 2007 | Categoria: Post Rock | 4 Commenti »

Ok, e adesso come dovrei comportarmi? Questo è un gruppo assurdo, questi 5 ragazzi di Leeds hanno appena pubblicato (a inizio ottobre) il loro secondo album, ed è di poco inferiore al loro esordio dell’anno scorso. Quello del 2006 era un capolavoro e questo poco meno. Indovinate un po’ con chi sono usciti? Esatto, proprio così, con Mr. “simpatia” Beggar Banquet Records, quelli che l’anno scorso mi hanno fatto scrivere dall’avvocato per aver pubblicato un mp3 di Thom Yorke.

Ora un blogger che si rispetti dovrebbe avere i polpastrelli avvelenati, ma io non mi sono mai rispettato come blogger! Avrei voluto scrivere un post monumentale su qusto ensamble post-rock, ma rileggendolo, mi sono reso conto che il post su Progress Reform dice già tutto della band e del loro sound. Gli ingredienti dei due dischi sono a grandi linee gli stessi. Progress Reform era una raccolta dei tanti singoli usciti in fase di gestazione pre-showbizing, Elegies to Lessons Learnt è il vero e proprio debutto.

Per dirla tutta il mio euforismo non è certo giustificato da una creatività sopra le righe. Gli iLiKETRAiNS non sono certo i Liars o i Fiery Furnaces. Anzi, diciamo pure che alla scuola d’arte questi ragazzotti lavorerebbero più di mestiere che di fantasia, ma il manierismo, da che mondo e mondo è mezzo di divulgazione artistica intergenerazionale, indispensabile per l’esistenza stessa dell’arte.

Elegies to Lessons Learnt ancora una volte riprende il topos della periferia suburbana devastata da una gioventù che si crede nuovamente sonica, e questa volta forse lo è più che in altre occasioni. I solchi degli iLiKETRAiNS, come i paesaggi di Gravenhurs< vedono i quartieri industriali inglesi dati in pasto alle fiamme, le chitarre s'alzano al cielo come lingue di fuoco, bruciando plastica e sputando fumo nero. La batteria è solenne e ama flirtare a lungo con i piatti, entrando delicatamente nelle trame del disco, ma di volta in volta s'impone nelle lunghe code che s'impennano a iperbole.

Chitarre ritmiche fanno da tappeto alla voce baritonale di Dave Martin, per risalire la china dal baratro della disperazione, sulle ali d'un assolo. Volendo generalizzare lo svolgimento dei pezzi passa da una solennità "alla Red House Paintiers" a una tracimazione (post)EMOtiva tipica degli Slint. Elegies to Lessons Learnt è un disco che avrei voluto deprecare ma che non posso far a meno di amare, così come feci con Progress Reform. Post-Rock intriso di Dark-Wave Industrial. Gruppo assolutamente da seguire: genuini.


Gravenhurst, The Western Lands

Pubblicato da: Fran il 19 ottobre 2007 | Categoria: Post Rock | 10 Commenti »

I Gravenhurst sono il progetto (quasi) personale del cantante e polistrumentista Nick Talbot. Nick, alla metà degli anni ’90, vive sulla sua pelle il movimento Dream Pop. Rimane così coinvolto da trasferirsi a Bristol, epicentro di quella corrente, e qui collabora con gruppi seminali quali Third Eye Foundation, Flying Saucer Attack e AMP.

I Gravenhurst esordiscono nel 2004 con l’intimistico Flashlight Seasons, questo The Western Lands è il terzo album di Nick (più un paio di EP) e tutti sono usciti per la Warp Records. Considero decisamente The Western Lands la summa stilistica dei lavori precedenti di Nick, un equilibrato compromesso fra i capolavori folk Flashlight Seasons e l’EP Black Holes In The Sand e il penultimo Fires In Distant Buildings.

Se i primi due dischi citati avevano un mood prevalentemente malinconico, espresso con ballate acustiche e virtuosismi di fingerpicking, Fires In Distant Buildings virò verso sonorità più post rock, spiazzando fans e critica. The Western Lands è composto da una buon mix di tutti questi ingredienti. L’impressione generale rimane quella di un disco capace di sintetizzare canoni quali il post-rock, la new-wave e lo shoegaze. Ma nei momenti opportuni la languida e austera voce di Nick è ancora in grado di riportare le orecchie dell’ascoltatore sui territori del songwriting.

Song Among The Pine, malinconica come una lugubre camminata notturna al camposanto, è uno di quei casi in cui il disco si (ri)avvicina al primo Gravenhurst. Questa solenne ballata folk appare anche nella colonna sonora del film tedesco Ein Freund Von Mir. Farwell. Farwell è decisamente uno dei pezzi migliori del disco, in pieno stile Creation Records periodo shoegaze. Stesso valore artistico per la conclusiva The Collector, che comincia con una chitarra ritmica molto post-punk, prosegue con una galoppata basso-batteria-organo, e il tutto è chiuso da un assolo di chitarra noise.

Fra gli episodi più riusciti c’è anche Hollow Man, una bordata di energia post rock tutta chitarre, batteria, voce seducente e un giro di basso che finisce col flirtare con il piano, davvero intrigante. Il senso di The Western Lands, semplicemente, è fra la malinconia che si porta dietro lo scorrere del tempo “..The past is a strange place/But I want it back..”, e i desolanti paesaggi industriali, ieri distanti e in fuoco, oggi ancora più vividi e vicini. Genio.