Tutta la musica digitale del mondo in un’infografica
Pubblicato da: Fran il 4 gennaio 2012 | Categoria: Music Business | 0 Commenti »Come si diceva una volta, un’infografica vale più di mille parole.
(via allindstrom)
Come si diceva una volta, un’infografica vale più di mille parole.
(via allindstrom)
La coda lunga della creatività non esiste, ma …
Una volta, quando facevo le medie, ho conosciuto una ragazza che pensava che le parole non fossero infinite. Si chiama C. e pensava che ognuno avesse un tot di parole a disposizione e, a bonus esaurito, sarebbe seguito il silenzio. C. non era molto loquace, come potrete ben immaginare.
Ho parlato spesso della coda lunga, di come questo modello (anche) economico (che ha superato la globalizzazione) abbia messo in crisi (fra gli altri) i negozi di dischi a favore degli e-stores. Perché, banalizzando, se negli anni ’90 tutti ascoltavamo o i Blur o gli Oasis, oggi tutti “ascoltiamo band che ancora non esistono” [cit.], e le band che ancora nessuno conosce non possono stare nei negozi che hanno piccoli magazzini, ma stanno solo su Bandacamp o al limite su iTunes.
Questo è più o meno noto e più o meno condiviso.
La mia domanda è: e se la coda lunga (: pochi dischi vendono milioni di copie e milioni di dischi vendono pochissime copie) oltre ad aver diluito le vendite discografiche su milioni di unità, avesse diluito anche la qualità di quello che viene prodotto?
Per dirla un po’ come me la spiegava angosciata C., e se la creatività non fosse infinita?
Ovvero: e se la creatività che possono esprimere quest’anno 6.840.507.000 di terrestri, andasse matematicamente divisa per il numero di produzioni musicali che escono/sono uscite/usciranno quest’anno? Non è possibile farlo matematicamente, ma …
Siamo sicuri che il DIY (che infatti ha portato alla ribalta le label oltre che i singoli gruppi) e i “bassi” costi di produzione/distribuzione di un disco (che hanno aumentato la quantità), giovino all’ascoltatore?
E ancora, se uscisse un solo disco di Indie Rock (ok non è un genere, ma facciamo finta di sì) nel 2012, sarebbe il migliore di tutti i tempi? Probabilmente no, ma…
Quanti sono i produttori davvero bravi e quanti gruppi possono produrre davvero bene?
Se I Cani fossero il mio gruppo preferito, quante possibilità avrebbe Niccolò di replicare il successo del suo straordinario album d’esordio? Per esperienza dico poche, e allora, più che avere un gruppo preferito (la mia ossessione alle medie), non mi converrebbe avere un genere preferito, un movimento di gruppi che interagiscono, re-mixano e si influenzano fra loro? In parte è già così, ma se questo fosse riconosciuto come stato di fatto, che cazzo di fine farebbe il fan-system, l’unico vero barlume di salvezza del music-system?
Il web è l’archivio della musica, ok, ma deve avere anche un cestino! In questo concordo totalmente con Simon Reynolds.
Esistono più blog musicali o gruppi musicali?
I blog che fanno talent scouting, sono al servizio della musica o la musica è al servizio dei blog?
Ve ne vengono in mente altre più stupide?
[C. adesso è sposata e ha 2 figli, parla con parsimonia, ma parla, sta bene. Ora.]

Magari ti hanno raccontato che l’equazione video visto migliaia di volte = vendite sicure è sempre vera! Bè, pare che non sia proprio così, o almeno non sempre. A dirlo è un white paper del solito affidabilissimo Nielsen//NetRatings Group che (per intercessione di MIDEM) ha analizzato le views di diversi video musicali ufficiali correlandole alle vendite in formato download digitale dello stesso pezzo.
Si è tentato quindi di focalizzare l’attenzione quel sottile passaggio che va dal video in streaming all’acquisto digitale, praticamente 2 click di distanza l’uno dall’altro, l’impulso che il video dovrebbe trasmettere all’utente verso l’acquisto è massimo in questi minuti.
Il withe paper, dal titolo Image Conscious: Music Video Streaming Online, prende in considerazione le views dei video musicali ufficiali in 8 paesi tra cui Brasile, Spagna, Stati Uniti, Francia, Italia, Regno Unito, Australia e Germania. Senza tralasciare considerazioni sui vari segmenti di età. Sapevi ad esempio che il segmento fra i 2 e i 17 anni di età è il maggior “consumatore” di video in Francia? O che il 40% degli utenti di YouTube guarda video musicali?
Il risultato finale pere essere che il video visto più volte non sempre corrisponde ad un alto numero di vendite. E’ invece l’engagement a fare la differenza, ovvero i vari “Mi Piace” e “Non mi Piace”, i condivisi, i commenti e i marcati come favoriti, sono i video che suscitano più reazioni a ottenere un numero più alto di vendite.
Occhio al misunderstanding. I video che suscitano reazioni non “vendono” di più perché fanno parlare, perché sono trasgressivi o scioccanti, è il potere persuasivo dell’interazione di altri utenti a fornire un feedback positivo, più di un alto numero di views. Riflettete gente, riflettete!
Da qui puoi scaricare il pdf con i risultati della ricerca.

Google Music è il servizio gratuito di Cloud Music che Google mette a disposizione degli utenti. Accedendo a Google Music è possibile scaricare il Music Manager che farà una copia della propria libreria di file musicali sui server di Google. Fatto ciò, scaricando l’App Music dall’Android Store, troveremo tutti i file anche nella libreria dello smartphone Android. In pratica Google Music ti permette di accedere (e di ascoltare) tutti i tuoi Mp3 da qualsiasi device in grado di collegarsi ad internet, una bella comodità, tanto che anche iTunes offrirà un servizio analogo questo autunno: iCloud.
Per ora Google Music è attivo solo negli States, ma la provenienza degli IP che richiedono l’invito al servizio è controllata solo la prima volta. Questo significa che se utilizzate un proxy server gratuito, che vi “presta” momentaneamente un IP americano potete richiedere e ottenere l’invito senza poi dovervi più preoccupare della nazione in cui risiedete. Inutile dire che probabilmente questo è un bug “voluto”, per dare garanzie di sicurezza e prendere comunque più iscrizioni possibili.
Premetto che diversi blog hanno riportato la notizia nei mesi scorsi, me ne accorgo solo ora. A me il possibile hack è venuto in mente l’altro giorno, ecco come fare. Prima di tutto bisognerebbe procurarsi un IP statunitense, per fare questo basta andare su NewIpNow.com digitare nel campo dell’indirizzo http://music.google.com, in questo modo vi troverete davanti la maschera di login di Google Music, la pagina che normalmente vi verrebbe interdetta. Una volta fatta la richiesta, l’invito dovrebbe arrivare dopo poche ore.

Interrompo la mia protesta silenziosa contro il caldo inebetente per postare quest’immagine che vale più di mille parole (come solo a volte accade). Non c’è molto altro da aggiungere, l’effetto PAC-MAN dell’ingresso sul mercato delle cassette prima e del CD successivamente, è già abbastanza sorprendente. Non è da escludere che Mobile e Download (singolo & full album) conoscano un’andamento analogo nei prossimi anni.
[Via Audioporn Central]