• Enthusiastic about digital music, sound surfer, loves vinyl.
  • Art, like knowledge, should be free to the world.
  • How music changes through the years.
  • Cause none of them can stop the time.
  • Pop culture addict.
  • Listen, mate, life has surface noise.

Glen Duncan, L’ultimo lupo mannaro

Pubblicato da: Noemi il 29 giugno 2011 | Categoria: Libri | 0 Commenti »

La prima cosa da sapere è che “Jake Marlowe è un mostro, questo è il fatto”. E pertanto tutti vi identificherete in lui. La seconda cosa è che lui “uccide e divora la gente“. Ma non per questo solidarizzerete con le sue vittime. Continuerete a sentirvi sempre più vicini a lui. E poco più in là della metà del libro, tipo pagina 260-261, anche a lei. Anzi Lei.

A quel punto vi sarà chiaro che c’è almeno un mostro dentro ciascuno di noi. E che la storia è molto semplice: Jacob, l’ultracentenario lupo mannaro inglese, nato nel 1808, che attraversa da secoli – “All’improvviso mi sembrava che duecento anni fossero volati in un attimo” – la sua maledetta vita sulla terra è rimasto l’ultimo della sua specie.

E Granier, uno cui anni prima Wulf, il lupo, aveva ucciso il padre, vuole vendicarsi e non ha nessuna intenzione di fallire.

Jake ormai è consapevole: non ne vuole più sapere della vita. E intanto passa il pochissimo tempo che gli resta a schivare colpi, a fare sesso, e poi ancora sesso e a trasformarsi per mangiare nei giorni della Maledizione. Ma non aspettatevi particolari scabrosi. Anzi aspettateveli tutti, ma aggiungete molto, molto di più. Quel di più consiste nel fatto che Jacob è un lupo che scrive tutto e questo è il suo diario.

L’ultimo lupo mannaro, Isbn Edizioni, autore: Glen Duncan, tra l’altro: uno scrittore che, giuro, a un lupo ci assomiglia sul serio, è la cronaca dei suoi pensieri, di come ci si sente a mangiare gli uomini, a desiderare con l’istinto degli animali, a innamorarsi sotto gli influssi più nefasti. Questo è un romanzo pop, zeppo di citazioni e riferimenti (si va da Kant a Dickens a Obama agli algidi vampiri all’11 settembre e ad American Idol senza soluzione di continuità), parla di lupi per dire di un uomo in pericolo di vita e di quanto l’amore, non c’è niente da fare, ci fa sentire meno soli.

Ed è un libro di sorprese. Ovviamente non ve ne svelo neanche una. Ma arrivate all’ultima pagina, e versate una piccola lacrima sotto la più bianca delle luci lunari.

Post Scriptum: nella pagina dei ringraziamenti c’è un consiglio di colonna sonora da ascoltare leggendo. Ed è disponibile sul sito Antique Beat, gruppo: The Real Tuesday.


Editech – editoria, innovazione, tecnologie

Pubblicato da: Noemi il 15 giugno 2011 | Categoria: Libri | 0 Commenti »

Editech è un convegno internazionale sull’evoluzione digitale dell’editoria libraria e si è tenuto a Milano il 9 e 10 giugno.

Ero lì a prendere appunti su un datatissimo taccuino di carta, ben consapevole di ritrovarmi nel bel mezzo di qualcosa di interessante, o per lo meno di grandi cambiamenti. Provo dunque a trasmettere un po’ di dati, sperando di non annoiarvi.

Il cambiamento numero uno è che le persone oggi scelgono cosa leggere anche molto tramite web (da un 11% nel 2007 si è passati a un 15% nel 2009) e la tendenza cresce nelle fasce d’età più giovani. Tutto, si sa, è iniziato con la musica, poi l’editoria tecnico-professionale, poi le news: ora pare proprio il momento del libro per definizione, del romanzo, della narrativa. La lettura su schermi digitali è già importante – 2,3 milioni di persone nel 2010 – e il mercato degli eBook (in formato prevalentemente ePub) sta iniziando a incidere sull’editoria cartacea, anche se i confini di questa trasformazione sono ancora abbastanza incerti.

Gli editori italiani stanno comunque ascoltando il vento di novità e molti creano già un catalogo-eBook, compresi i piccoli editori, con crescita esponenziale, anche se il fatturato resta un grosso punto interrogativo. Il dato interessante è che è cresciuta anche l’incidenza sul catalogo di libri di carta in commercio. Dall’1,1% di dicembre 2010 all’attuale 2,1% (fonte IE). E sempre a dicembre 2010 il prezzo medio di un eBook era di 10,95 Euro. Il prezzo anche è uno dei temi caldi: va regolamentato.

Si stima quindi che entro la fine dell’anno verranno venduti circa 330 milioni di smartphone e 42 milioni di tablet: e verranno scaricate circa 25 miliardi di App – che nell’ambito eBook permettono la lettura di libri elettronici proprio su un dispositivo mobile. Il concetto che si delinea a questo punto è che la lettura non è più qualcosa di “lineare” e lo stesso vale per la scrittura.

Alcuni esempi degli ultimi anni lo dimostrano: nascono modalità come il livewriting (scrittura in tempo reale: cercate in rete questo esperimento!), il self-publishing (in Italia c’è ad esempio questo), le keitai novels giapponesi. Sorgono qua e là nuove forme di scrittura pensate, nate e create solo per supporti digitali. E sembra divertente.

Ciò poi favorisce e confluisce nel concetto di social reading: aNobii, Library Thing, Goodreads, shelfari , Lecteurs, book glutton, Bookliners, Copia, e altri.

Questo del libro digitale, del social reading e del self-publishing è quindi un tema aperto e caldo: fonte di dibattiti, discussioni, diffidenze, sopracciglia alzate, perplessità o entusiasmo. Un’unica verità è che tanti smottamenti e sussulti e assestamenti nel modo di leggere e di esprimersi stanno realmente succedendo e la cosa migliore da fare (opinione personale) è capirli e averne rispetto, poi si vedrà cosa ha valore – e per chi – e cosa no.

E poi spuntano idee come il Progetto Lia, che mi ha colpita. Ed è qualcosa che può far percepire quanto le nuove tecnologie digitali possano supportare ogni tipo di lettore. LIA – Libri Italiani Accessibili (promosso da AIE) vuole realizzare un servizio per aumentare la disponibilità sul mercato di prodotti editoriali per persone non vedenti o ipovedenti, per fornire loro lo stesso numero di novità di un lettore vedente. Mi pare un proposito di notevole valore sociale.

Ora non ci resta che scaricarci i nostri simpatici eBook, da tenere sul comodino insieme agli amati libri di carta. Ma dove si trovano, precisamente? Ecco alcune librerie: qui, qui, qui, qui, qui, qui, etc. etc.


Viola Di Grado, Settanta acrilico trenta lana

Pubblicato da: Noemi il 8 giugno 2011 | Categoria: Libri | 0 Commenti »

Camelia Mega è una ragazza normale, (per dire: io ce l’ho amica su facebook) che non ha mai fatto del male a nessuno e vuole solo vivere la sua vita. Ed è la protagonistia di Settanta acrilico trenta lana, Edizioni E/O. Il suo problema è un altro.

Il problema è un incidente mortale che si porta via il padre (e l’amante, del padre): il problema è una madre, Livia, bellissima, ex musicista, una star che non si riprende più e smette di parlare con le parole, finendo per usare solo gli sguardi in una lingua che capisce solo Camelia e quel che capisce non è sempre così rassicurante. Oltre al fatto che Livia inizia a fotografare buchi appena ne ha l’occasione e contemporaneamente abdica al suo ruolo di mamma e cede alla depressione più nera.

Il problema è la traduzione dei manuali di istruzioni delle lavatrici: superba metafora della vita.
Il problema sono i vestiti, e più di un personaggio non ne può più e si mette a stracciarli per poi ricomporli in forme nuove, talvolta nuovissime. Il problema è l’inverno che non finisce mai, nemmeno in primavera. Il problema sono le coppie di innamorati di ogni tipo, che rinfacciano a Camelia la sua sovrappopolata solitudine.

Il problema è Wen. Che di lingua gliene insegna una nuova, il cinese, con le sue chiavi dai molteplici, lirici, affascinanti significati, ma che poi non riesce ad amare nel modo più normale, quello di cui Camelia avrebbe semplicemente più bisogno.

E infine questo libro va oltre. La storia, che si svolge sotto i cieli grigi di Leeds, Inghilterra, con tutta la sua violenza, perché non dovete aspettarvi né rose né tanto meno fiori, è però solo un pretesto per raccontare un mondo nuovo. L’autrice, Viola Di Grado, astro nascente della nostra letteratura, ha già vinto con questo romanzo il Premio Campiello – Opera Prima e potrebbe concorrere anche per lo Strega. Secondo me, a ragione.

Perché il suo pregio è il coraggio. Si vede in questo esordio una forza rinnovatrice che non può che evolversi nel futuro, uno sguardo incantato sulle cose, come se le vedesse per la prima volta, ma con l’esperienza di una scrittura che sembra invece già ben consolidata. E sembra anche che ci sia tanto lavoro dietro questo libro, ma anche l’immediatezza di quelle cose naturali che semplicemente avvengono lasciando tutti sorpresi, come quei paesaggi che senza preavviso si scoprono negli svincoli di montagna o nei fondali marini.

A me piacciono le cose di questo tipo, le esperienze e i romanzi così: che si impongono senza preavviso per la loro inequivocabile potenza e grazia insieme. Questo romanzo è una di quelle, da leggere con lenti graduate e sottotitoli in cinese.


In un batter d’occhi, di Walter Munch

Pubblicato da: Lara Vedovato il 3 giugno 2011 | Categoria: Libri | 0 Commenti »

Cinefili, avete mai pensato al montatore?

Fino a poco tempo fa, quando guardavo un film credevo che la storia, i dialoghi, le inquadrature, la fotografia e la colonna sonora, fossero i punti chiave su cui ragionare per capire se un film m’era piaciuto o meno.
Poi ho iniziato ad appassionarmi ai videomakers e mi si è aperto un mondo sul montatore cinematografico che fino a quel momento avevo sottovalutato, per non dire ignorato. Diciamo che credevo che il regista fosse l’unico soggetto importante per la riuscita di un film.
Ciò che mi ha fatto più riflettere sull’attività di montaggio, è stata la lettura del saggio In un batter d’occhi – Una prospettiva sul montaggio cinematografico nell’era digitale di Walter Munch (montatore di Il paziente inglese, Apocalipse now e altri film di George Lucas, Francis Ford Coppola) edito da Lindau. Vi riporto alcuni spunti importanti che mi hanno avvicinato a questo mondo con lo scopo di fornirvi un altro punto di vista per valutare un film.

Innanzitutto, vorrei che pensaste al regista che gira il suo progetto cinematografico producendo metri (ora non più, visto che si gira in digitale, ma scrivo metri perchè è più romantico) e metri di pellicola.
Tutto questo materiale passa poi al montatore che, seguendo le istruzioni del regista dovrà montare le scene usando le varie inquadrature.

Il montatore

Queste le riflessioni di Walter Munch dopo che un suo amico gli disse che per lui il montatore era solo quello che “taglia le cose che non vanno“.
“Il montaggio è struttura, colore, movimento, manipolazione del tempo, tutto questo e molto altro ancora. [...] Nei film narrativi la struttura del tempo è frammentaria e bisogna esprimere anche gli stati d’animo, perciò diventa più complicato identificare ‘le cose che non vanno’. E quello che non funziona in un film può andare bene in un altro. [...] Due montatori diversi, con esattamente lo stesso materiale, faranno due film diversi. Ognuno farà scelte diverse su come strutturalo, cioè su quando e in che ordine fornire le varie informazioni. [...] Per esempio, che quella pistola è carica, lo sappiamo prima che un certo personaggio salga in macchina o lo scopriamo solo dopo? Scegliere una o l’altra possibilità da un significato diverso alla scena.
[...] La responsabilità fondamentale del montatore è costruire un ritmo interessante e coerente di emozioni e di pensieri, su piccola e grande scala, per consentire al pubblico di lasciarsi andare, di darsi al film”.

Gli stacchi e il ritmo

Uno degli elementi a disposizione del montatore per “comunicare” con lo spettatore sono gli stacchi.
Munch ha una lista di sei criteri da seguire per fare un bello stacco e in cima ci mette l’Emozione.
“Che emozione vogliamo far provare al pubblico? Se loro provano durante tutto il film quello che noi vogliamo, abbiamo fatto più o meno tutto quello che si poteva fare. Quello che loro ricorderanno alla fine non è il montaggio o le belle inquadrature o la recitazione e nemmeno la storia: è l’emozione che hanno provato.”
Sono gli stacchi a dare il ritmo al film ed è il ritmo che riesce a trasmettere certe emozioni allo spettatore.
Pensate alle diverse emozioni che vi può dare la scena di una sparatoria composta da tanti brevissimi stacchi ripresi da diverse angolature e la stessa scena invece priva di stacchi, ma lineare.

Gli stacchi e l’inquadratura

Alcune riflessioni come questa invece “Un’inquadratura ha diversi punti buoni per lo stacco, come un albero ha diversi rami, e una volta identificati, ne scegliamo uno in base a quello che lo spettatore ha pensato finora e quello che vogliamo fargli pensare in seguito. Per esempio, se stacchiamo da un certo personaggio prima che finisca di parlare, incoraggiamo lo spettatore a credere che sia sincero. Se al contrario ci soffermiamo sul personaggio dopo che ha finito di parlare, permettiamo allo spettatore di vedere, attraverso l’espressione nei suoi occhi, che probabilmente sta mantendo.” m’hanno fatto riflettere sulla complessità del decidere quando staccare su un’inquadratura.

Il battito d’occhi

Munch scrive che nella vita reale non siamo abituati agli stacchi. Quello che vediamo, la realtà è sempre lineare, se non fosse che sbattiamo gli occhi, e solo nel momento in cui li sbattiamo e li teniamo chiusi spostando la testa, la scena può cambiare. C’è anche un altro momento nella nostra vita in cui assistiamo a dei veri e propri stacchi ed è quando sognamo: saltiamo da una situazione all’altra come nei film.
“Quando abbiamo un’idea o una sequenza di idee collegate, battiamo gli occhi per puntualizzare e separare quell’idea dal resto. Analogalmente nel film, un’inquadratura ci presenta un’idea, o una sequenza di idee, e lo stacco è un ‘batter d’occhi’ che le separa e puntalizza. Quando decidiamo di fare uno stacco, stiamo in effetti dicendo: ‘Facciamo finire questa idea e cominciamo qualcosa d’altro’.”
A Munch piacerebbe poter riprendere il pubblico in sala durante una proiezione per vedere quando la gente batte gli occhi. “La mia idea è che se gli spettatori sono veramento presi, pensano (e dunque battono gli occhi) al ritmo del film“.

Semplificando, il montatore deve usare il materiale del regista per realizzare un film, lavorando soltanto sugli stacchi per trasmettere emozioni/idee allo spettatore.
Pensate anche voi come me ora che il montatore andrebbe segnalato nella locandina con la stessa grandezza di caratteri del regista? :)


Dal libro all’ebook, passando per il Salone di Torino

Pubblicato da: Noemi il 19 maggio 2011 | Categoria: Libri | 0 Commenti »

Il trasloco al digitale per la musica è un fatto ormai consolidato. Ma cosa sta succedendo invece nel mondo dell’editoria? E soprattutto, che cos’è un ebook?

Da un po’ se ne parla, ma in Italia la diffusione dell’editoria elettronica e dei suoi supporti va un po’ al rallentatore (a differenza, ad esempio, degli Usa dove è già una realtà o in Gran Bretagna dove il fenomeno ebook è cresciuto negli ultimi anni dell’800%). Però ultimamente qualcosa si sta movendo e al Salone del Libro di Torino da poco concluso, se n’è parlato parecchio. In particolare alle iniziative proposte dalla sua sezione dedicata alle produzioni culturali contemporanee (musica, fumetti, nuovi media), Invasioni Mediatiche.

Cos’è dunque un ebook? Paradossalmente, per me il modo più semplice per scoprirlo è stato leggerlo su un libricino di carta che si intitola, ancor più paradossalmente Questo non è un ebook (5+1 lezioni semiserie sui libri digitali). Un libricino agile, chiaro e preciso che si poteva trovare allo stand di Bookrepublic (una delle maggiori librerie online dove si possono acquistare gli ebook ma anche trovare informazioni sui titoli e sulle varie iniziative legate ai libri).

Autori del manualetto sono Letizia Sechi, che lavora in Bookrepublic e “aiuta gli editori a riorganizzare il lavoro perché diventino indipendenti anche nella produzione degli ebook” e il mitico Alessandro Bonino che “vive tra Cuneo e Internet” e ha fondato una casa editrice indie digitale, Sugaman e Spinoza.

Il libretto è suddiviso in cinque parti che si rifanno alle celebri Lezioni Americane di Calvino (che probabilmente si sarebbe interessato non poco al digitale, da sperimentatore quale era). Leggerezza, Rapidità, Esattezza (dove si spiega che in realtà il formato più diffuso di ebook si chiama epub), Visibilità e Molteplicità (più la Consistenza), alla fine delle quali ci si chiarisce le idee su molte cose.

Tra letture e conferenze, ho così potuto intuire e raccogliere alcuni elementi sull’editoria digitale e il suo mondo:

1) L’ebook è un libro che si può scaricare dalle librerie online e leggere su più supporti, dall’ereader che è un semplice lettore per ebook, ai tablet, gli smartphone o un semplice computer (scaricando un’applicazione).

2) Il prezzo. C’è questo equivoco sul fatto che l’editoria digitale sia costosa. Ma è da sfatare. Si è tenuta anche una conferenza al Salone sul tema delle potenzialità dell’editoria digitale con lo stesso Bonino e Paolo Nori di Sugaman, che ha siegato: “Il mercato dell’editoria è ancora dipendente dalle vendite del cartaceo, che continua a rappresentare il 99,5% delle entrate per gli editori, ma il libro in formato elettronico porta con sé dei vantaggi che non possono lasciare indifferenti gli operatori del settore e i lettori. Vantaggi che possono diventare una leva di vendita importante”. Tra questi, l’abbattimento dei costi di stampa. Tanto che il prezzo di un ebook può essere inferiore anche del 50% – 60% circa rispetto ai libri tradizionali

3) I social network. La rete è molto sensibile alla lettura, e ci si riversano parecchi lettori forti. I social network letterari e libreschi si stanno evolvendo. E si è parlato anche di questo a Torino; come ha spiegato Marco Ghezzi di Bookrepublic: “Sarebbe interessante che gli editori contribuissero a realizzare comunità di confronto e di scambio di opinioni sui libri”. Intanto da un bel po’ gli amanti della lettura si riuniscono su aNobii dove possono condividere libri e opinioni e riempire il proprio scaffale all’infinito. Di recente poi è nato anche Bookliners che è un nuovo metodo di lavoro sul libro particolarmente eclettico. A breve partirà Zazie.it che progetta una forma di catalogazione anche emotiva dei libri. O ancora Goodreads che sembra funzionare piuttosto bene. E chissà quanti altri ne nasceranno.

4) Ma il profumo della carta? Ammetto di essere tra quelli che di un libro fanno un’esperienza totale. Sottolineo, metto i post it, ci scrivo sopra, ci bevo anche il caffè, appoggiando la tazzina sulla quarta di copertina per lasciare – apposta – gli aloni rotondi. Molti di noi in effetti appartengono a una generazione cresciuta sui libri, abbiamo studiato così, la nostra formazione anche umana spesso è passata dalle pagine scritte. Tempo fa circolava addirittura un video molto divertente sulle qualità tecnologicamente perfette dell’oggetto-libro. E Bookrepublic proprio al Salone proponeva delle ironiche boccette trasparenti etichettate come “profumo di carta”. E allora: che destino avrà il libro? Da quanto ho capito io, è più vivo che mai, e nessuno desidera la sua fine. Semplicemente, stanno nascendo nuovi supporti che offrono modalità diverse di lettura, intersecabili e integrabili al libro classico.

5) Un po’ di link spero utili:
Ebookizzati, un altro portale di vendita di ebook.
Barabba: “Una casa editrice tanto carina, senza soffitto e senza cucina”.
Quintadicopertina: una casa editrice digitale molto interessante.
Il cacciatore di aquiloni: la graphic novel di Tommaso Valsecchi su iPad: un esperimento da osservare.

Poi ci sarebbero tante cose da aggiungere (magari nei commenti), per completare il discorso. Per il momento questa voleva essere una piccola e parziale panoramica sul tema. La curiosità c’è, per il resto: wait and see.