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	<title>Indie Riviera &#187; Indietronica</title>
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	<description>new adventures in modern music</description>
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		<title>The Books, The Way Out</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 06:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indietronica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Temporary Residence]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse non vi ho mai parlato dell&#8217;importanza del chiedere spiegazioni. Eppure è una cosa che ho imparato da tempo, anche se sono il primo a metterla in pratica davvero di rado, lo ammetto. E&#8217; una cosa che risale alle esercitazioni scolastiche di epoca triassica, quando c&#8217;erano ancora i temi per intenderci (ci sono ancora?), a [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/the-books-the-way-out/">The Books, The Way Out</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/thebooksthewayout.jpg"></p>
<p>Forse non vi ho mai parlato <strong>dell&#8217;importanza del chiedere spiegazioni</strong>. Eppure è una cosa che ho imparato da tempo, anche se sono il primo a metterla in pratica davvero di rado, lo ammetto. E&#8217; una cosa che risale alle esercitazioni scolastiche di epoca triassica, quando c&#8217;erano ancora i temi per intenderci (ci sono ancora?), a quei tempi mi ingegnavo con le idee più che con lo stile. Era poi sempre sconcertante scoprire che chi andava meglio lo doveva alla forma e alla &#8220;pulizia&#8221;, sebbene si mettessero su carta cose anche banali.<br />
Stupido io che non l&#8217;ho capito allora, oggi mi appare perfino ovvio; ancor più idiota che ho preferito arrivarci da solo, decenni dopo, piuttosto che chiedere lumi. Quante ore concentrato su come far quadrare un ragionamento, o a far della filosofia spicciola, a discapito di una prosa che non mi assecondava!</p>
<p>-per inciso, oggi credo di aver abbandonato l&#8217;una e l&#8217;altra via-</p>
<p>Perchè vi dico questo?<br />
Bè, perchè l&#8217;ultimo dei <a href="http://www.thebooksmusic.com/" target="_blank">Books</a>, il primo da cinque anni a questa parte, mi pare fare la parte della coperta strattonata qua e là (e sempre troppo corta), <strong>fra il significato e il modo in cui viene rappresentato</strong>. Parlare di manierismo sarebbe svilente, il concetto va approfondito.</p>
<p>Per gli enciclopedici <strong>i Books</strong> sono Nick Zammuto e Paul de Jongun, un <strong>duo di New York</strong> attivo dal 1999.<br />
I due sono unanimamente riconosciuti come capostipiti della <em>collage music</em>: non saprei come potrebbe essere altrimenti, visto che la definizione è stata partorita dallo stesso Nick Zammuto.<br />
<strong>Folktronica</strong> è probabilmente l&#8217;etichetta più calzante, vista la predilezione per la combo di musica elettronica e folk, spesso stesa su tappeti di samples campionati da fonti oscure.</p>
<p><em>The Way Out</em> esce per la <a href="http://temporaryresidence.com/" target="_blank">Temporary Residence Records</a>, al contrario delle prime tre uscite, tutte sotto etichetta Tomlab.<br />
La cosa che maggiormente rompe con il passato è la <strong>campionatura di intere parti vocali</strong>, rispetto al &#8220;sampled and looped&#8221; più frammentato degli album precedenti. Le parti vocali, in alcuni casi bambini (ma il ragazzo di <em>A Cold Freezin&#8217; Night</em> è lo stesso di <em>The Queen Is Dead</em>?!?!), in altre registrazioni cliniche da sessioni di ipnoterapia, costituiscono l&#8217;ossatura di questo disco ancora una volta <strong>sperimentale</strong>.</p>
<p>A tratti sembra di ascoltare un fake, o un rivisitazione di Madvillian in chiave &#8220;suonare con lentezza&#8221;, prova a non sorridere ascoltando <em>The Story Of Hip-Hop</em>.<br />
In altri momenti spunta la verve degli Animal Collective ai tempi di Sung Tongs (<em>Thirty Incoming</em>). <em>We Bought The Flood</em> e <em>Free Translator</em> invece, sono due dei pezzi più toccanti: pura <strong>folktronica soffusa</strong> <em>made of</em> voce e chitarra (e poc&#8217;altro).</p>
<p>The Way Out è un discreto pezzo di puzzle-music, ampiamente <strong>promosso per quanto mi riguarda</strong>. Tuttavia 5 anni dopo il grande <em>Lost And Safe</em>, si presenta la domanda se la voglia di stupire abbia preso il sopravvento sulla voglia sperimentare e se il tutto non presti un po&#8217; il fianco all&#8217;edonismo.<br />
Io mi gioco la carta &#8220;<strong>Beneficio del dubbio</strong>&#8220;. </p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/the-books-the-way-out/">The Books, The Way Out</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>Lali Puna, Our Inventions</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 05:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indietronica]]></category>
		<category><![CDATA[Morr Music]]></category>

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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/lali-puna-our-inventions/">Lali Puna, Our Inventions</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/lalipuna.jpg"></p>
<p>Quand&#8217;è uscito <em>Faking The Books</em> (5 anni fa credo) la freccettina dell&#8217;<strong>indietronica</strong> era molto verde e decisamente rivolta verso l&#8217;alto, l&#8217;attenzione verso gli &#8217;80 era già esplosa ma non ancora nei canali mainstream. Un&#8217;eternità fa!<br />
Logico che la nuova uscita dei <a href="http://www.lalipuna.de/" target="_blank">Lali Puna</a>, <strong>uno dei gruppi più emblematici</strong> e rappresentativi di quella scena, sia una variabile ricorsiva di tutto il movimento.</p>
<p>Per la cronaca i Lali Puna nascono da un&#8217;idea di <strong>Valerie Trebeljahr cantante coreana</strong>, con residenza a Monaco, che concepisce i Lali Puna dalle ceneri degli L.B. Page. A lei si uniscono Christian Hei, Markus Acher (già presenti anche nella line-up dei Notwist) e il batterista Christoph Brandner. A proposito di Notwist, nelle ultime uscite hanno arrancato, e francamente per ciò che mi riguarda anche il catalogo <a href="http://www.morrmusic.com/" target="_blank">Morr Music</a> non ha più la stessa attrattiva (ma qui vorrei conoscere anche <strong>il tuo parere</strong>). Eppure appena 5 anni fa era una delle migliori label europee.<br />
Forse non è un caso che gli <a href="http://www.indieriviera.it/tag/electric-president/">Electric President</a> abbiano cambiato etichetta proprio ora, con il loro sound parzialmente shoegaze venato di dreamy pop e una produzione meno allineata al &#8220;modello&#8221; Morr.</p>
<p>Per un attimo mi sembra che le lancette siano tornate indietro, che l&#8217;indietronica sia una &#8220;Loro Invenzione&#8221;, ma la bugia dura poco. Il disco è <strong>piacevole, ma manca del tempismo</strong> e dell&#8217;attualità che le stesse note avrebbero avuto 5 anni fa. Può un&#8217;opera d&#8217;arte essere oggettivamente bella a prescindere dal contesto sociale, culturale e storico in cui è inserita? In teoria sì, ma non sempre è così.<br />
Come sarebbe <em>Our inventions</em> nel 2005, come accoglieremmo <em>Scary World Theory</em> (il loro album più bello) oggi?</p>
<p><em>Our Inventions</em> è un <strong>disco notturno</strong>, nella febbricitante <em>That Day</em> sembra persino di essere di fronte a <em>And Then Nothing Turned Itself Inside Out</em> degli Yo La Tengo (forse il disco &#8220;notturno&#8221; per eccellenza). Il resto è <strong>glitch pop e pura indietronica</strong>, con il contributo di strumenti suonati sempre più esiguo. <em>Out There</em>, in collaborazione con il batterista degli Yellow Magic Orchestra Yukihiro Takahashi, è decisamente il momento più alto del disco.</p>
<p><strong>Rimane il rammarico</strong> di dover per forza declinare temporalmente questo disco, così da poterlo cogliere appieno. La comprensione di <em>Our Inventions</em> non avviene in chiave estetica, ma storica. Di solito con le opere d&#8217;arte non c&#8217;è questa necessità, qualcosa vorrà pur dire.</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/lali-puna-our-inventions/">Lali Puna, Our Inventions</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>Electric President, The Violent Blue</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 07:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Electric President]]></category>
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/electric-president-the-violent-blue/">Electric President, The Violent Blue</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/electricpresidentviolentblue.jpg" class="alignleft">Al primo impatto sembrerebbe che <strong>Ben Cooper e Alex Kane</strong>, entrambi nati e cresciuti in Florida, non siano tanto differenti dai loro coetanei connazionali. Ben è carino e Alex è un &#8220;pezzo di merda&#8221;, ma siccome è bravo al basso, Ben se lo porta dietro comunque. Entrambi amano la pizza (solo che lo stomaco di Ben è 2 volte quello di Alex) e bevono Coca Cola. Insomma, niente di troppo originale, se non fosse&#8230;</p>
<p>Se non fosse che <strong>insieme sono gli Electric President</strong> uno dei gruppi di Indietronica DIY (<em>Do It by Yourself</em>) più interessanti degli ultimi 5 anni. Sono partiti dalla cameretta di Alex, pare che la cosa abbia portato bene anche ad altri musicisti. Hanno registrato 2 dischi editi dalla Morr Music e ora se ne escono con questo <em>The Violent Blue</em> per la Fake Four Inc (Connecticut).</p>
<p>Ben oltre a essere stronzo e ciccione è pure iperproduttivo, a suo nome va il side project <a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/radical-face-ghost/">Radical Face</a> e l&#8217;iniziativa Patients (ma questa cosa esula un po&#8217; e magari ne riparliamo). L&#8217;esordio <a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/electric-president-st/">Self Titled</a> degli Electric President è stato <strong>folgorante</strong>, forse anche questo ha contribuito a far crescere le aspettative e a sottolineare l&#8217;inadeguatezza del successivo <a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/electric-president-sleep-well/">Sleep Weel</a>. Mi sono detto: &#8220;maledetti, a esser dispersivi ne risente la qualità, per forza!&#8221;</p>
<p>- Non so se rendo l&#8217;idea, ma questo disco è di fine Febbraio e il 10 di Marzo Ben ha finito di registrare (e mandato al mix) il nuovo disco dei Radical Face. -</p>
<p>Invece <em>The Violent Blue</em> riprende quelle <strong>atmosfere shoegaze</strong> crepuscolari, un po&#8217; elettro-glitch che avevano fatto gridare al miracolo nel 2005. <em>The Ocean Floor</em> e <em>Mr.  Gone</em> sono il segnale acustico di un faro che dice &#8220;sono tornati&#8221;. Tutto il disco è da pelle d&#8217;oca per intensità, un ritorno a casa stralunato e sognante, con l&#8217;autostrada davanti e la luna nello specchietto.</p>
<p>Ancora una volta quando questi due si mettono in disparte, per i cazzi loro, sfoderano le cose migliori. Un appello alla pur valida Morr Music, stracciategli il contratto e lasciateli autoprodursi e autoriprodursi, per il bene dell&#8217;umanità. (non ho capito se gli accordi con la Fake Four siano estemporanei o meno)<br />
Non crescete più e moltipicateli i dischi come questo!</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/electric-president-the-violent-blue/">Electric President, The Violent Blue</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>Four Tet, There is Love in You</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 06:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indietronica]]></category>
		<category><![CDATA[Domino Record]]></category>
		<category><![CDATA[Kieran Hebden]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Anticonformista per natura, me ne vergognerò forse un po&#8217;, ma mi allineo pecorosamente al coro di voci entusiaste che dalla rete sta innalzando There is Love in You, il nuovo album di Four Tet. Kieran Hebden (aka Four Tet) torna con un disco in studio a cinque anni di distanza da Everything Ecstatic. Fra l&#8217;uno [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/four-tet-there-is-love-in-you/">Four Tet, There is Love in You</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/fourtetthereisloveinyou.jpg"></p>
<p>Anticonformista per natura, me ne vergognerò forse un po&#8217;, ma mi allineo pecorosamente al coro di voci entusiaste che dalla rete sta innalzando <em>There is Love in You</em>, il nuovo album di <strong>Four Tet</strong>.</p>
<p><strong>Kieran Hebden</strong> (aka Four Tet) torna con <strong>un disco in studio</strong> a cinque anni di distanza da <em>Everything Ecstatic</em>. Fra l&#8217;uno e l&#8217;altro, tante collaborazioni, con Radiohead, Madvillain, Burial e non ultimo Steve Reid, il leggendario batterista newyorkese con cui ha registrato quattro album di jazz dal vivo. </p>
<p>Nato artisticamente fra i sobborghi del post-rock a inizio anni &#8217;90, le linee di fuga disegnate da quest&#8217;<strong>architetto del suono</strong> minimalista, concorrono tutte verso una bellezza nichilista: presente e concretizzata nei suoi solchi. Nessun karma, nessuna ricompensa, nessuna resurrezione nei beat di Four Tet. L&#8217;estetica va celebrata oggi e i dischi di Keiran sono un ottimo punto di partenza.</p>
<p>Mi piace pensare che ci sia un po&#8217; di IDM in più (<em>Love Cry</em>) e che a ben sentire si riconosca <strong>un suono meno sporco</strong> e pulviscolarizzato. Il disco spazia dalla techno ambient (<em>Circling</em>) per arrivare al pop (<em>Sing</em>). I samplers vocali in <em>Angel Echoes</em>, sono forse uno degli incipit più sexy di sempre.</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/four-tet-there-is-love-in-you/">Four Tet, There is Love in You</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>Electric President, Sleep Well</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 18:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indietronica]]></category>
		<category><![CDATA[Electric President]]></category>
		<category><![CDATA[Morr Music]]></category>

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		<description><![CDATA[2° prova senza affanni per Alex Kane e Ben Cooper, nel bene e nel male. Impossibile bissare il successo dell&#8217;esordio Self Titled datato 2006 e così ecco il seguito senza troppe pretese. Per chi si fosse perso l&#8217;episodio pilota, gli Electric President sono un gruppo synth-pop sulla scia dei Postal Service, con una pronunciato senso [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/electric-president-sleep-well/">Electric President, Sleep Well</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/electricpresidentsleepwell.jpg" class="alignleft">2° prova senza affanni per <strong>Alex Kane e Ben Cooper</strong>, nel bene e nel male. <strong>Impossibile bissare il successo dell&#8217;esordio</strong> <em>Self Titled </em>datato 2006 e così ecco il seguito senza troppe pretese.</p>
<p>Per chi si fosse perso l&#8217;episodio pilota, gli <strong>Electric President</strong> sono un gruppo <strong>synth-pop sulla scia dei Postal Service</strong>, con una pronunciato senso del romanticismo Slowdive-iano. In un immagine gli Electric President sono un concentrato degli ideali sintetici sorti a Bristol nei novanta e tramontati senza aver trovato l&#8217;onor del vero.</p>
<p><em>Sleep Well</em> non può più contare sull&#8217;effetto sorpresa, e anzi, dovrà fare i conti con le <strong>alte aspettative dei fans</strong> (me compreso). Il sound di <em>Sleep Well</em> è notturno e ovattato, gli umori del disco sono quelli crepuscolari e caldi delle nottate in Florida. Alex e Ben tritano il catchy pop dei Beach Boys sputando fuori da apparecchi analogici vintage puzzle d&#8217;indietronica passiti.</p>
<p>Se dovessi scegliere fra il <em>Self Titled</em> e <em>Sleep Well</em> non avrei dubbi, nettamente meglio il primo, c&#8217;è poc&#8217;altro da aggiungere. Forse <em>We Will Walk Through Walls</em> è uno dei pochi episodi degni dell&#8217;album del 2006. Tuttavia se siete a digiuno e dell&#8217;uno e dell&#8217;altro, ponete rimedio a questa &#8220;vergogna&#8221; in qualsiasi modo.</p>
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		<title>Death Cab For Cutie, Narrow Stairs</title>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2008 06:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indietronica]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantics]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Con Plans il mondo aveva accolto i Death Cab For Cutie come la novità, in realtà Gibbard &#038; Co. in cuor loro sapevano di aver già passato il valico della perfezione con Transatlanticism. Transatlanticism con le 225.000 e passa copie vendute, decisamente un buon numero per il mercato indie, rimane il disco più acclamato dei [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/deathcabforcutienarrowstairs.jpg" class="alignright">Con <em>Plans </em>il mondo aveva accolto i <strong>Death Cab For Cutie</strong> come la novità, in realtà Gibbard &#038; Co. in cuor loro sapevano di aver già passato <strong>il valico della perfezione con Transatlanticism</strong>. </p>
<p><em>Transatlanticism </em>con le <strong>225.000 e passa copie vendute</strong>, decisamente un buon numero per il mercato indie, rimane il disco più acclamato dei DCFC. Grazie ad alcun pezzi del disco ripresi dalle ost di <em>Due Single a Nozze</em> e della celebre serie <em>The O.C</em>. i Death Cab For Cutie arrivarono alla fama. Il successo di Plans, il contratto con la Atlantics e il Grammy Award per il <strong>miglior disco alternativo del 2005</strong>, sono delle conseguenze di questa repentina ascesa. </p>
<p><em>Narrow Stairs</em> (Atlantic, 2008) supera con piglio baldanzoso la disgraziata possibilità di inciampare e ruzzolare nella banalità. I Death Cab For Cuite, con questo disco pieno di sorprese, si reimposessano del ruolo di <strong>eredi dei grandi gruppi indie pop degli anni &#8217;80</strong>. Il disco si apre con <em>I Will Possess Your Heart</em>, un raffinato intreccio di melodie prog-sadcore su emotività post rock, con una jam quasi completamente strumentale che arriva a toccare i 9 minuti e, qui non vorrei dire eresie, ma ci risento pure i Wilco di <em>Yankee Foxtrot Hotel</em>. </p>
<p>Il livello del disco rimane sempre alto grazie a episodi fortunati quali <em>You Can Do Better Than Me</em>, così vicina alle melodie perfect-pop di Transatlanticism; <em>Cath</em>, una classica college rock ballad da girare alla festa di fine anno e <em>Talking Bird</em> che tocca addirittura gli impegnativi confini fra il wall of sound e il noise. <em>Narrow Stairs</em> è per quanto possibile ancora più Gibbard-centrico, le liriche profondamente introspettive si ripercuotono su un sound più ruvido di Plans e più blues. </p>
<p>Se credete ancora che Pop sia una parolaccia dovreste concedergli (ancora) una canches. Ne vale la pena. </p>
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		<title>B. Fleischmann, Melancholie/SendestraBe</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2007 20:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indietronica]]></category>
		<category><![CDATA[Morr Music]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel Febbraio 2006 la rivista tedesca de:bug invitò la label Morr Music a occuparsi della colonna sonora di una di 4 serate alla Nuova National Gallery di Berlino. L&#8217;esposizione da accompagnare era Melancholie &#8211; Genie und Wahnsinn in de Kunst. La Morr Music pensò subito a Bernard Fleischmann, già con i The Year Of. Fleischmann [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/bfeischmannmelancholiesendestrabe.jpg" class="alignleft">Nel Febbraio 2006 la rivista tedesca <em>de:bug</em> invitò la label Morr Music a occuparsi della colonna sonora di una di 4 serate alla Nuova National Gallery di Berlino. L&#8217;esposizione da accompagnare era <em>Melancholie &#8211; Genie und Wahnsinn in de Kunst</em>. La Morr Music pensò subito a <strong>Bernard Fleischmann</strong>, già con i <strong>The Year Of</strong>.</p>
<p>Fleischmann compose per l&#8217;occasione <em>Melancholie </em>poi registrata live durante la performance al museo, la sera del 27 Aprile 2006. Con i suoi 49 incessanti minuti, la recensione di Melancholie, avrebbe potuto essere una telecronaca compilativa: esercizio di meccanica. Più o meno, mi era passato per la testa di impostarla così: lunga introduzione di loop gracchianti a 3 minuti fa la sua comparsata il cello, seguono la drum machines e la presentazione di una sexy hostess krauta a 10 minuti qualche fingerpicking di contrabbasso a 14 minuti, il ritmo si fa più sostenuto&#8230; </p>
<p>In realtà proporre un elenco dei singoli addendi non mi avrebbe aiutato a restituirvi lo spettro della sommatoria finale. Melancholie (omen nomen)  è un l<strong>ungo dipinto marino di blu profondo</strong>, tempera spessa sciolta sulla tela. Le singole forme sonore sono indistinguibili, il flusso contiunuo è perpetuato da affluenti sonori, la visone d&#8217;insieme è affascinante. Venti malinconici d&#8217;elettronica cigolante si stendono sulla tela come un sudario a pelo d&#8217;acqua. </p>
<p>A rompere una superfice uniforme di <strong>suoni ondulati e tenui</strong>, lunghe scogliere di fisarmoniche a tratti campionate e distorte. Fleischmann entra alla National Gallery di Berlino come uno tsunami garbato, dopo pochi minuti, siete già con l&#8217;elettronica alla gola. Anche i 50 minuti di <em>SendestraBe </em>(letteralmente &#8220;palinsesto radiofonico&#8221;) sono stati registrati dal vivo, il 29 Giugno a Vienna sulla torre OFR, il luogo più alto della citta. </p>
<p>Poi il brano è stato ritrasmesso da 01 Kunstradio che precedentemente aveva invitato i sui ascoltatori a un pic nic sotto la torre. SendestraBe, sul secondo cd, è <strong>elettronica sperimentale</strong>, e quindi, paradossalmente, convenzionale per chi è già avvezzo al suono di casa Morr Music. Un piano sbiadito cerca sprazzi di luce fra malinconiche nubi di vinili gracchianti. Nel complesso, due dischi imperdibili. </p>
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		<title>Kieran Hebden/Steve Reid, Tongues</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2007 21:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indietronica]]></category>
		<category><![CDATA[Domino Record]]></category>
		<category><![CDATA[Kieran Hebden]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Se nel 2006 l&#8217;acquisto di dischi è sceso del 10,5% mentre il mio personale è aumentato, seppure dello 1,5%, un motivo deve pur esserci. A prescindere dalle elucubrazioni sullo stato globale del ciddì come supporto in fase di abbandono (sigh! io riesumerei persino il vinile), una motivo potrebbe esere l&#8217;inclusione nel mio &#8220;basket shop&#8221; dei [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/kieranhebdenstevereidtongues.jpg" class="alignleft">Se nel 2006 l&#8217;acquisto di dischi è sceso del 10,5% mentre il mio personale è aumentato, seppure dello 1,5%, un motivo deve pur esserci. A prescindere dalle elucubrazioni sullo stato globale del ciddì come supporto in fase di abbandono (sigh! io riesumerei persino il vinile), una motivo potrebbe esere l&#8217;inclusione nel mio &#8220;basket shop&#8221; dei generi &#8220;elettronica&#8221; e &#8220;jazz&#8221;. </p>
<p><strong>Kieran Hebden</strong>, lo ricorderanno in pochi alla guida del gruppo post-rock Fridge, è molto più conosciuto con lo <strong>pseudonimo di Four Tet</strong>. Kieran ha scelto di usare il nome di battesimo in firma a questa nuova esperienza discografica una e trina, al fianco del navigato batterista Jazz <strong>Steve Reid</strong>. <em>Tongues</em> è il terzo terzo parto di una serie di accese performace live, che hanno visto il variegato duo condividere i medesimi palchi infuocati.  </p>
<p>Tongues, tuttavia, è quanto più lontano possiamo immaginare dai suoi fratelloni maggiori: The Exchange Session Vol. 1 e 2. Chi si aspettava qualcosa di simile è rimasto deluso, se i capitoli precedenti presentavano non più di 3 lunghe tracce a testa, Tongues raccoglie gli episodi più &#8220;pop&#8221; (entro i limiti del contesto in cui ci troviamo) e accessibili. Si comincia con <strong>atmosfere albeggianti in slow motion</strong>, quasi ripescate dai migliori Roxy Music (un tributo a Eno?). Poi il consueto stravolgimento &#8220;Kieraniano&#8221;: Hebden palesa ancora una volta la sua vera natura di distruttore di musica, e costruttore di rumori. </p>
<p>Il suo synth-pop ora è un singhiozzo di elettronica, ora un rutto sintetico e poi una lenta digestione. Tongues è la rivincita showbiz di R2-D2 (si proprio lui, il robottino di guerre stellari, dei due quello intelligente che manometteva le serrature), tutto il disco non è nient&#8217;altro che una registrazione in lingua robotronica (ascoltare Rhythm Dance per credere). </p>
<p>I più convenzionali potrebbero rabbrividire, gli affezzionati parleranno di un disco annacquato, ma per me è semplicemente il migliore dei tre. Gli ossessivo compulsivi (e mi metto in prima fila) hanno finalmente una <strong>colonna sonora per le abitudinarie apnee celebrali </strong>fissando il nulla. E forse Kieran ha finalmente trovato quello che cercava in campionatori, samples e drum machines: un batterista jazz. Potevate dirlo subito! </p>
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		<title>Radical Face, Ghost</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2007 18:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indietronica]]></category>
		<category><![CDATA[Electric President]]></category>
		<category><![CDATA[Morr Music]]></category>

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		<description><![CDATA[Avverto vibrante tensione attorno a questo disco. Palpitante attesa e grandi aspettative s&#8217;intrecciano trovando sfogo nelle scariche sulla puntina del mio stereo. Elettronica minimalista o forse minima e basta, con il consueto garbo e il giusto dosaggio cui Ben Cooper ci aveva già abituato. Niente pathos o intro pseudo-shoegazing che avevano decretato il successo di [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/radical-face-ghost/">Radical Face, Ghost</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/radicalfaceghost.jpg" class="alignleft">Avverto vibrante tensione attorno a questo disco. Palpitante attesa e <strong>grandi aspettative</strong> s&#8217;intrecciano trovando sfogo nelle scariche sulla puntina del mio stereo.</p>
<p>Elettronica minimalista o forse minima e basta, con il consueto garbo e il giusto dosaggio cui Ben Cooper ci aveva già abituato. Niente pathos o intro <strong>pseudo-shoegazing</strong> che avevano decretato il successo di pezzi quali <em>Ten Thousand Lines</em>, <em>Hum</em> o <em>Some Crap About the Future</em>. In questo senso nel passaggio da <em>Electric President</em> a <strong>Radical Face</strong> assistiamo a una maturazione del suono, da un profilo pop frivolo ma appassionante, in stile Death Cab For Cutie, a un suono un po&#8217; più impegnato, soprattutto dal punto di vista dei riferimenti. Una svolta &#8220;radical&#8221;.</p>
<p><em>Ghost</em> fa nuovamente leva sul binomio acusticità/elettricità, ma questa volta l&#8217;ago della bilancia gioca decisamente a favore dell&#8217;apparato acustico, non è difficile scorgere l&#8217;ombra dei Neutral Milk Hotel nel susseguirsi delle tracce. Un&#8217;elettricità minima, come dicevamo, rilegata per lo più a flussi d&#8217;energia abbozzati in sottofondo o a giocosi orpelli con cui Ben agghinda le sue marcette.</p>
<p>Tra le novità anche la decisione di apportare sonorità lievemente esotiche, affidate a fischi, fisarmoniche e mandolini, che, a ben sentire, ti farebbero venir voglia di archiviarlo lì, di fianco a Beirut e A Hawk and a Hacksaw.</p>
<p>Inutile dire che mi aspettavo di più, prendo nota di una <strong>svolta &#8220;impegnata&#8221;</strong> anche dal punto di vista delle liriche (i fantasmi sono un po&#8217; il filo conduttore del disco), ma mi <strong>manca l&#8217;originalità ingenua</strong> del &#8220;Presidente elettrico&#8221;.</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/radical-face-ghost/">Radical Face, Ghost</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>The Submarines, Declare a New State</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jan 2007 13:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indietronica]]></category>
		<category><![CDATA[Nettwerk]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[I Submarines suonano elettronica nelle dichiarazioni ufficiali, ma in sala registrazione tirano fuori il manuale del perfetto &#8220;poppettaro&#8221; e sfoderano hits britanniche fino al midollo; forse non è un caso che siano sotto la Nettwerk. Emuli degli Electric President, con quello sguardo vispo di chi è furbetto e sa di esserlo, i Submarines interpretano l&#8217;elettronica [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/indietronica/the-submarines-declare-a-new-state/">The Submarines, Declare a New State</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/thesubmarinesdeclareanewstate.jpg" class="alignright">I <strong>Submarines </strong>suonano elettronica nelle dichiarazioni ufficiali, ma in sala registrazione tirano fuori il manuale del perfetto &#8220;poppettaro&#8221; e sfoderano hits britanniche fino al midollo; forse non è un caso che siano sotto la Nettwerk. </p>
<p>Emuli degli Electric President, con quello <strong>sguardo vispo di chi è furbetto e sa di esserlo</strong>, i Submarines interpretano l&#8217;elettronica home-made con un attitudine meno casereccia e più tendente al <strong>&#8220;fare le cose per bene&#8221;</strong>. Forse Blake Hazard (lei) e John Dragonette (lui) giocano a fare le pop-star o forse sono il sunto finale di un inizio decennio (quasi fine) votato all&#8217;indietronica. Queste sono conclusioni che non si posso estrapolare da un esordio.</p>
<p>Dal punto di vista tecnico il suono è pulito, in questo senso rimangono lontane le &#8220;sporcizie&#8221; elettroniche dei già citati E.P., ma similmente a questi ultimi <strong>la melodia è unicamente affidata a poche linee guida</strong>. Una chitarra acustica e una serpeggiante elettrica si alternano di volta in volta accompagnate da un basso, una tastierina, una drum machine e dal solito synth. </p>
<p><strong>Niente muri, niente complessità</strong>. Il disco è tanto immediato e sincero, da catturare nonostante un&#8217;evidente ingenuità di fondo, riflessivo e intimistico tanto da riuscire a dir qualcosa su dei binari in cui è già stato detto molto (tutto!?!). Melodie Beachboysiane in chiave romantico/riflessiva, la voce della bellissima Blake Hazard, novella Jewel, vi porterà in un purgatorio elettrificato di Amore non convenzionale.</p>
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