Della Leva Cantautorale degli Anni Zero, nella mia personalissima classifica, Brunori detiene saldamente il terzo posto, a poca distanza dal suo amico/collega Dente (medaglia d’argento) e con un buon margine sul 4° in classifica. Un vantaggio che questo disco contribuisce ad acuire, consacrando Brunori uno dei migliori cantautori italiani di ultima generazione. Della “mia” medaglia d’oro vi parlerò invece nelle prossime settimane.
Vol.2 – Poveri Cristi uscirà per la Picicca Dischi venerdì 17 giugno, a 2 anni di distanza dal pluripremiato Vol.1: Premio Ciampi 2009 come miglior esordio e Targa Tenco 2010 come miglior esordiente. Il disco, che ricorrerà di sicuro in parecchie classifiche di fine anno, è stato quasi interamente realizzato dallo stesso Brunori, nel suo studio sulle colline fuori Cosenza e prodotto sempre dal suddetto, coadiuvato da Matteo Zanobini.
Vol.2 è l’altra faccia di Vol.1, in una parola triste e non poteva essere altrimenti. Per capirci nel volgere di poche strofe si passa dal tentativo di suicidio all’addio sull’altare ad altre tragedie del vivere quotidiano. Passatemi la mera e fredda enunciazione dei tragici avvenimenti, che ovviamente non rende giustizia alla poetica del Brunori, che si dimostra più che mai partecipativa ai sentimenti dei suoi personaggi. Dario Brunori, rima dopo rima, dimostra la sua personale capacità di affrescare le vite degli altri, le persone di ogni giorno, quei poveri cristi descritti con pietà e simpatia (nel senso greco di “soffrire insieme”), con cui l’autore finisce con l’immedesimarsi fino a riconoscersi tale. Un disco che si farà ricordare per la vividezza e l’onestà dei sentimenti più che per certe arguzie tutto sommato abusate di questi tempi.
Il Brunori del Vol.2 si presenta con una voce che sembra più adulta, matura e roca. Dall’altra parte il folk di Dario si fa più curato e “ricco”, anche grazie agli arrangiamenti di Mirko Onofrio. Quando ascolto Brunori penso soprattutto al De Gregori più prosaico (Il Giovane Mario), ad un Battisti d’altri tempi richiamato spesso anche da sottili citazioni, reali o mie presunte tali (Il Suo Sorriso, Rosa), a Dalla, Bennato e a Rino Gaetano.
Non un pezzo sotto tono, ma mi piace segnalare il romanticismo malinconico a La Belle Époque di Lui, lei, Firenze, il duetto con Dente ne Il Suo Sorriso, la commovente Bruno Mio Dove Sei, dedica al padre scomparso cantata nei panni della madre e Animali Colletti con Antonio Di Martino.
Il risultato finale è un disco cantautorale di grande spessore, di un autore destinato presto o tardi a sdoganare il ristretto ambito indie. Che sia ormai solo questione di tempo?
In cui si ammetterà che Il sorprendente album d’esordio de I Cani è davvero un disco sorprendente.
Per essere fighi, prima del 3 giugno (data di uscita del disco), bastava scrivere un post su Il sorprendente album d’esordio de I Cani.
Per essere fighi fra il 3 giugno e il 12 (esibizione Live de I Cani al MiAmi con conseguente palesamento della segreta identità) basterebbe scrivere un post sullo stesso disco, con cognizione di causa su chi cazzo siano sti Cani.
Per essere fighi dopo il 12 giugno basterà scrivere un post su Il sorprendente album d’esordio de I Cani criticandone alacremente l’eccessiva popolarità, ben oltre quanto si addice ad un gruppo indie, del resto We Hate It When Our Friends Become Successful.
Fortunatamente non ho Velleità da blogger figo, non ho mai avuto anticipazioni, mai esclusive, nemmeno le conoscenze giuste o quant’altro. Questo mi consente di poter scrivere un post su quest’esordio senza minimamente sapere chi sia il titolare del progetto (pare che sia una sola persona, maschio, europeo), ignorandone l’hype crescente che da un anno accompagna i primi pezzi caricati sul SoundCloud della band e senza l’obbligo di dover gettar merda semplicemente perché tutti (o quasi) ne parlano bene.
L’opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers [errata corrige] Il sorprendente album d’esordio de I Cani pubblicato dalla 42 Records è disponibile su iTunes dal 3 giugno e lo troverete nei negozi dal 10 dello stesso mese. L’album che per uniformità sembra quasi un’unica canzone è stato prodotto da Giacomo Fiorenza.
Trattasi di 11 tracce di musica parecchio omogenea, quasi monotono, in cui i testi segnano di sicuro un punto a favore della band romana. Un’analisi cinica e azzeccata della società, inoppugnabili verità dal sapore (a volte) adolescenziale, che tanto fanno male alle nostre generazioni nate o solo cresciute con il web in fondo alle dita. 32 minuti di sacrosante sentenze, a cui nemmeno l’autore, con astuta arguzia e ostentato coraggio, decide di esentarsi.
Il tutto che sembra cantato dal primo Gazzè, scritto dagli Offlaga Disco Pax in acido e con qualche scazzo a la Bologna Violenta (Perdona e Dimentica).
Tappeti di synth, tastierone anni 80, batteria elettronica e basso post-punk per un risultato finale mascherato da electro-pop, ma che invece si legge indie-rock e si è scritto, evidentemente, senza strumenti rock.
La maggior parte dei pezzi sono già noti, I pariolini di 18 anni e Wes Anderson dall’estate scorsa, Il pranzo di Santo Stefano se non ricordo male era l’inedito uscito con la compilation natalizia di Polaroid e Velleità era uscita ad aprile. A questi grandi pezzi si aggiungono ora le incredibili Hipsteria, Le Coppie e Post Punk il miglior pezzo ascoltato questa primavera.
Proprio quando non sembrava più possibile, Vasco Brondi ha un rivale.
Velleità
I critici musicali ora hanno il blog. Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti. I falsi nerd con gli occhiali da nerd. I radical chic senza radical. Nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi, che appoggiato sul muro parla con la ragazza di qualcuno. Anoressiche alla moda, anoressiche fuori moda, bulimiche si occupano di moda. Mentre aspiranti DJ aspirano coca aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip. I falliti, i delusi, i depressi, i frustrati. Gli emo riciclati. I gruppi hipster, indie, hardcore, punk, electro-pop.
Il pranzo di Santo Stefano
Più tardi in camera tua la porta era senza la chiave, entrò tua nonna e la sua faccia era di scusa più che imbarazzo. La stessa che feci io quattro anni dopo, quando ti vidi insieme al tuo primo nuovo ragazzo.
I pariolini di 18 anni
I pariolini di diciott’anni comprano e vendono cocaina, fanno le aperte coi motorini, odiano tutte le guardie infami. Animati da un generico quanto autentico fascismo, testimoniato ad esempio dagli adesivi sui caschi.
Wes Anderson
Vorrei vivere in un film di Wes Anderson, vederti in rallenty quando scendi dal treno.
Forecasts EP è il nuovo lavoro dei Planet Brain, uscirà per la label inglese Function Records a giugno in Italia e a luglio in UK, è decisamente un’uscita da non perdere. Trattasi di 6 inediti, i primi dai tempi dello split Lebatol/Planet Brain (uscito per la Function Records nel 2009), l’EP precedente invece era No One Cares About Your Blog (un autoprodotto del 2008), mentre Compromises & Carnivals (sempre Function Records 2007) attualmente è il loro ultimo official full length.
I bellunesi Marcello Batelli (voce e chitarra, da qualche mese anche con i Non voglio che Clara), Nicola Zangrando (basso), Claudio Larese Casanova (batteria), hanno alle spalle una carriera costellata da palchi importanti e prestigiosi premi. Forecsts EP è la dimostrazione che il meglio deve ancora venire.
I Planet Brain sono brit rock fin dentro al midollo, ma niente mod, niente football, niente birra, niente fratelli Gallagher. Il sound che ha tanto impressionato la Function Records, che poi li ha fortemente voluti in Inghilterra, è caratterizzato da chitarre paranoiche, barocchismi rock, cavalcate glam, incalzanti ossessioni psichedeliche e un ineccepibile bagaglio tecnico dominato da una voce potente e melodiosa.
Le similitudini più marcate, alle orecchie di chi scrive, sono sicuramente i Radiohead pre Kid A, i Muse e forse i Placebo.
Per quanti li seguono dagli esordi, la novità è rappresentata da quest’inedito vigore, esaltato anche dal lavoro in sede di registrazione e mixaggio ad opera di Fabio de Min (Non voglio che Clara) e Giulio Ragno Favero (Il teatro degli Orrori, One Dimensional Man).
Grazie a Forecsts EP dei Planet Brain la settimana si chiude col botto, eccheccazzo!
Ci sono mattine che non ti svegli perché non sei mai andato realmente a dormire, hai chiuso gli occhi e li hai riaperti. In un battito di ciglia è passata qualche ora di sonno che non ti riposa e la tua colazione è un guanto da motociclista che ti ritrovi in bocca che dà il sapore giusto alla giornata. Non c’è periodo migliore di questi per svegliarsi così. Con la voglia di prendere a pugni in faccia la vita.
Son due anni intensi per la musica violenta e incazzata, era il duemilanove quando il primo ep di sei tracce dei Distanti arrivò veloce e inarrestabile come un macigno in una frana. Inevitabilmente catturò l’attenzione e la giovane etichetta Triste di lì a poco decise di produrre il loro primo disco Enciclopedia popolare della vita quotidiana. Neanche venti minuti di testi sconnessi e lapidari in italiano da cantare e urlare mentre pedali o corri o ti fai il bidè o dove ti pare. Queste dieci tracce potrebbero tranquillamente essere una raffica unica che ti lascia tramortito, ma una menzione d’onore va a Illuminismo che ha un qualcosa che mi rimescola dentro con un piacere oltre ogni dire. Frasi epiche e voci che grattano. Tra l’insofferenza e lo stile e un ritardo politico, sempre.
Inoltre è anche il momento dei grandi ritorni. Di quelli che ti sboccia il finalmente dal cuore. Fine Before You Came e Death of Anna Karina, entrambi fermi dal duemilasei rispettivamente con Fine Before You Came e New liberalistic Pleasure, tornano all’attacco più potenti che mai. Di S F O R T U N A si rotti un po’ tutti il gatto di parlarne ma Lacrima / Pantera è ben più fresco e ugualmente succoso. Il viraggio all’italiano nei testi è stata una sorpresa folgorante anche se accolta con opinioni discordanti, causa probabilmente il duro confronto col disco precedente che era qualcosa di davvero spettacolare. In fondo è sempre problematico sopravvivere all’aspettativa e al confronto. Ma sono cazzi loro, di quelli a cui non è piaciuto. Personalmente trovo che quel disco contenga una chicca dietro l’altra.
Parlando di questo panorama musicale è impossibile non menzionare i La Quiete, lo storico gruppo hardcore forlivese, che centellina le sue uscite in decine di split. I La Quiete vanno nominati anche perché parte della line-up, assieme ad elementi dei Neil on impression, dei Raein di cui è appena uscito il nuovo disco. Ecco, volevo parlare solo di dischi in italiano ma non ce l’ho fatta. In ogni caso Ah, as if… raccoglie canzoni disperse nei vari loro sette pollici del primo periodo, folgorante e coinvolgenti allora come adesso.
Mentre una menzione d’onore va ad Alessandro Baronciani (tanto per non lasciare fuori gli Altro) che ha curato la bellissima copertina, nel suo inconfondibile stile il maestro dispone una serie di oggetti nel preciso delirio di quando si fa ordine nei cassetti, il tutto su di una cover veramente di lusso che si sviluppa su tre pannelli.
Infine, porco giuda, volevo parlare del discone fresco fresco dei Gazebo Penguins ma ci ha fatto l’articolone Fran. Maledizione a me che faccio sempre tutto all’ultimo. Ma non posso resistere. LEGNA è davvero una mina. Anche in questo caso testi tutti in italiano da gridare a più non posso. E già vi immagino alla fermata che urlate alla vecchia accanto HO PERSO IL TRAM DELLE SEEEI. La quale chiaramente pensa: “Drogato!” Inoltre se non siete fessi col preorder alla To Lose La Track il cd lo pagate due euro in meno. Che sono comunque otto euro in più di quelli che dovete spendere per sentirlo. Diviso le volte che hai fatto la lavatrice questo mese. Il risultato è sempre lo stesso: tante LEGNATE.
Per concludere in bellezza vi lancio una chicca da farvi sciogliere il cervello, ammesso che questo caldo fotonico non abbia già fatto il suo dovere.
Da Bari arrivano gli Ecole Du Ciel, potentissimo trio screamo che ha dato alla luce un primo ep di quattro tracce per poco meno di sette minuti di puro delirio.
Ora avete di che urlare per un bel po’ quindi buon divertimento e alla prossima colazione!
L’altro giorno stavo ascoltando Radio 2 e sono incappato in una discussione fra presentatrice e ospite di turno (ne dell’uno, ne dell’altro, ne dell’ora che fosse ricordo nulla, ero in auto, senza delicious e impossibilitato a fare uno screenshot). In pratica i due, discutendo della musica mainstream e dei talent, convenivano rammaricati di come non esistano altri canali per produrre musica “e per farla ascoltare, che è la cosa più importante” al di fuori dei circuiti “ufficiali” e dello star system. Un vero peccato che esista solo la roba che passano alla radio, sembrava essere l’inevitabile conclusione.
Mentre prendevo a morsi il frontalino dell’autoradio dal nervoso, i due, placidi come Didi e Gogo, parlavano di cose senza senso. Per un attimo mi si è gonfiato il petto d’orgoglio pensando alla militanza e all’attivismo di un ambiente indie italiano in fermento, oggi come non mai. Questi 10 minuti d’agonia, m’hanno segnato il week end, ovvio. Ecco perché la settimana non poteva non aprirsi con una menzione speciale, che dedico alla To Lose La Track, al lavoro di Luca Benni e al nuovo album dei Gazebo Penguins: LEGNA.
LEGNA lo potete scaricare dall’11 maggio in frì daunlò sul sito dei Gazebo Penguins e, se poi vi piace, ve lo potete pure comprare a partire dal 27 dello stesso mese. Scelta coraggiosa, messa lì quasi con nonchalance, che sottende una grande lucidità e un’infinita sicurezza su quello che si sta facendo.
Con LEGNA Capra, Sollo e Piter optano per un cantato completamente in italiano, un ripensamento, visto che il trio di Correggio (Emilia) fin’ora aveva sempre utilizzato l’inglese. Cambiamento benedetto pure da Jacopo Lietti (che aveva fatto lo stesso percorso solo pochi mesi prima con i suoi Fine Before You Came), ospite in Senza di te e artefice dell’intero concept grafico dell’album.
Il disco propone un ottimo power punk tirato, un po’ hardcore, un po’ screamo, un po’ stoner, un po’ metal, e qualche spigolo noise da ammaccarsi la testa. Davvero difficile tracciarne le corrette coordinate, in effetti. Il risultato sono otto tracce che sputano il cuore in faccia.
Ecco 3 modi per cominciare bene la settimana: mettere il sito della To Lose La Track fra i preferiti, seguire Luca su Twitter e scaricare LEGNA subito! Gli astri vi sorrideranno almeno fino a lunedì prossimo.