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News For Lulu, They Know

Pubblicato da: Fran il 20 settembre 2011 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »

Tornano il 10 di ottobre i News For Lulu con They Know, il loro secondo disco, il primo sotto l’etichetta Urtovox. They Know segue a 5 anni di distanza l’esordio Ten Little White Monsters datato 2006 e licenziato dalla Zahr Records.

Nelle 12 tracce del disco troverete un indie rock morbido e ancheggiante, caratterizzato da un sound che si destreggia con grande equilibrio fra chitarre tipicamente indie rock decisamente catchy (Cathedrals) e melodie killer degne del miglior brit pop (Like a Rat e Some Refused su tutte).
Nel tentativo possibile di unire melodie e armonie vocali con scelte ritmiche e di arrangiamento spesso insolite (cito testualmente dalle note di accompagnamento), se ne escono con un disco preciso ed essenziale, privo di certe velleità post (si può dire?) che in qualche modo li avevano caratterizzati agli esordi.
Non mancano momenti esaltanti.

Fra le “guest star” spiccano senz’altro Simone Fratti degli Emily Plays (al contrabbasso) e Alessandro Scagliarini dei My Awesome Mixtape alla tromba, ben inserita all’interno di una sezione di fiati che è un’altro elemento caratterizzante del disco.
They Know è stato registrato e mixato da Bruno Germano (Settlefish, My Awesome Mixtape, Disco Drive) ed impreziosito dalla masterizzazione di Carl Saff (a Chicago).

Nella playlist “indie de Noantri” sono idealmente da collocare fra The Record’s e Redroomdreamers. Grande ritorno.

News For Lulu - Some Refused

Goldaline, My Dear, How We Say Goodbye and Leave

Pubblicato da: Fran il 6 settembre 2011 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »

E in pratica ho incontrato Davide circa un mese fa, per motivi altri, ci conoscevamo già da molto prima degli Shelly Johnson Broke My Heart di cui è il bassista. Accadde invece che aveva appena finito di masterizzare How We Say Goodbye and Leave un suo progetto quasi personale, condiviso con Tommaso Gavioli dei Girless & the Orphan, entrambi uniti dallo pseudonimo Goldaline, My Dear. Ovviamente ho preso su tutto con gaudio, ma la mancanza di tag (“Artista Sconosciuto” “Album Sconosciuto” ARGHHH!!!!) non ha favorito un ascolto immediato.

Con il solito ritardo scopro invece un EP prezioso, un esordio in 5 tracce di folk ritmato e intimistico. Accorato come i primi Neutral Milk Hotel, folk ma a tratti pure pop come riesce spesso agli Elf Power, sufficientemente indie e nerdy per piacere un po’ a tutti. E poi c’è qualche altro nome che mi gira in testa fra un orecchio e l’altro ma di cui fatico a recuperare l’associazione, buon segno.

Di sicuro il miglior consiglio che posso darvi è: scaricatelo!

Goldaline, My Dear - Wreckage

La Colazione Dei Campioni #4

Pubblicato da: Fran il 2 agosto 2011 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »

È domenica e quindi mi sveglio con calma, penso al da farsi. Subito ingoio una paio di zerinol che, dicano quel che dicano, è la vera colazione dei campioni. Il dente del Jujitzu oggi non dà tregua e sto nella penombra, persiane abbassate. Una giornata da cominciare lentamente. I 16 Lovers Lane hanno quel che mi serve, la musica adatta. Questo fantastico trio di Verona è composto da Michele Segàla, Giorgia Quaggiotto e Federico Di Fonte e il dodici giugno scorso è stato pubblicato su Clinical Archives (attivissima netlabel di musica ambient, sperimentale e quan’altro) il loro primo Ep, Don’t Try To Push Me. Quattro canzoni toccanti, piene. Malinconiche ma rigeneranti come la brezza del lungofiume o la frescura della pioggia d’estate. Resterete fulminati dalle due voci che si intrecciano prima del temporale, sul finire di Inside Outside, ne sono certo.

16 Lovers Lane - Inside Outside

Esterina è il secondo gruppo della giornata viene da Massarosa, in provincia di Lucca. È un quintetto di tutto rispetto composto dalla ruvida voce di Fabio Angeli, da fisarmonica e piano di Massimiliano Grasso, dalla batteria di Giovanni Bianchini, da fiati e glockenspiel Michele Vannucchi e dal basso di Lorenzo Del Grande. All’attivo hanno già due ottimi dischi e Come satura è il loro ultimo lavoro uscito il mese scorso. Dieci tracce, dieci storie che incendiano come paglia. Protagonisti sono una campagna amara e terrosa, il mare all’orizzonte e il costante strizzar di cuori in amori estivi. Neppure vengono scordate le ferite della storia e di quella terra. La bellissima 12 Agosto, va ricordare la follia e la crudeltà insensata della strage nazista di Sant’Anna di Stazzema. “Dicono che ormai il paese in piazza brucia il sangue crepa sulla soglia di ogni giorno anche quel giorno venne notte.”

Esterina - Oceano

Il culminare dei consigli di oggi è questo grande ritorno dei Diane and the Shell, progetto che sembrava defunto dopo l’ultimo disco del duemilasei e che in vece è vivo e vegeto e più intrigante che mai. La forumla del gruppo catanese composto da Alex Munzone, Giuseppe Schillaci, Luca Siracusa ed Emanuele Venezia è un math-rock labirintico ed ipnotico. Il quartetto è capace però di sperimentare e sfociare in sonorità differenti, vedi il pezzo a cappella Last-call, in una sorta di crescendo disomogeneo non diverso dal trip da paracetamolo che sto avendo in questo momento. Il culmine è la fantastica title-track, Barabolero, che è posta a chiudere il disco e ricorda (Ma anche Tendo-nin non scherza) la colonna sonora in midi di un qualche RPG ben incastonato nella mia come nella vostra memoria. Posto che siate dei nerd stagionati anche voi.

Diane and the Shell - Dancefloor on a Loveboat

Inaspettati e freschissimi come un acquazzone estivo tornano gli Aldrin con un nuovo lavoro uscito il venti luglio. Hendrick, Marco, Massimiliano e Roberto sono quattro giovanotti romani matti da legare che fanno post-rock da dio. Dopo avermi fatto innamorare con i primi due dischi, The outstanding tale of Buzz Aldrin e La Roque, arriva il colpo di grazia con Bene. Quattro tracce potenti e succose. Monologhi e altri inspiegabili campionamenti fanno da cornice. Un fantastica mezz’ora di viaggi sonori interstellari, pestaggio di batterie e riffoni. Neppure i cori mancano. E il cuore si lacera davanti a cotanta grazia. Summa di tutto il disco è la traccia finale che vi si ripropone qui sotto, La drogue.

Aldrin - La Drogue

Infine ci tengo a lasciarvi con l’anticipazione di un disco in uscita a settembre. Tornerete dalle vacanze e ad aspettarvi ci sarà il primo full-lenght dei Big Charlie. Too Little Too Late in uscita per la Snowy Peach Records, giovane netlabel che con questo disco metterà a segno un colpo memorabile. Il singolo che anticipa questo fantastico album è Here Comes The Mobster accompagnato da un video avvincente con una criptica storyline.


La colazione dei campioni #3

Pubblicato da: Dvd il 28 giugno 2011 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »

Buongiorno e ben svegliati, siamo di nuovo a far colazione assieme. È mia opinione che, mentre imburrate la fetta di mortadella e vi preparate il pranzo infilando una fetta biscottata nel panino, potete coadiuvare il risveglio con il disco nuovo di Casa del Mirto. 1979 è un discone balearic chillout di dodici tracce. Per mezz’oretta di pura gioia e di soft head-banging ad occhi socchiusi. Si parte da History, registrata da sotto il mare e, mentre finite di stiracchiarvi, senza alcuna fretta arriva The Haste, ed è tutto un altro vivere. Pain in my hands è un altro paio di maniche. Bellissima e malinconica, ma con un certo scarto dal genere. Inutile continuare a sproloquiare traccia per traccia. L’unica cosa, non vi venga in mente di dire ci andrò un’altra volta se vi capitano a suonare vicino a casa. Al MIAMI sono rimasto basito perché dal vivo non mi aspettavo… non so. Non sapevo cosa aspettarmi. E sono stati meravigliosi.

Proseguiamo nella giornata. Belli vispi e arzilli come solo si può essere alle sette mezza, prendete il vostro mezzo pubblico preferito. Per me è la bicicletta. Pubblico nel senso che me l’hanno rubata così tante volte che tanto vale considerarla mezzo pubblico. Ebbene nel traffico del mattino mentre si è alla mercè della frustrazione del guidatore mattiniero, il peggiore di tutti, è bene prendersela con calma. Per questo sull’ipod ci sono i Manetti! Redivivi, a quattro anni dal disco di debutto escono con un selftitled di tutto rispetto per l’epica etichetta Sangue Disken (Altro, Minnie’s, Cristio). Il mood malinconico e feroce anni novanta che attraversa il disco è il migliore per affrontare autobus che cercano di ucciderti. O arrotarti, come si suole dire da queste parti.

Manetti - Trainspotting

Mentre sale il sole, si alza il volume. Per mezzogiorno vi vedo pronti per il nuovo disco di inediti dei Raein. Pronti ad urlare, anche perché vi rendete conto del panino fatto con la fetta biscottata. Già il mese scorso avevamo parlato di loro per via della raccolta di brani Ah, as if… che per l’appunto anticipava questo signor disco. Sulla linea d’orizzonte tra questa mia vita e quella di tutti. Ancora prima di ascoltarlo, già solo per il titolo li amo e li vorrei sposare. Uscito a metà giugno a celebrare il decennale della carriera del gruppo, il disco è totalmente autoprodotto ed è in download gratuito sul loro sito. Sono in procinto di stampare cinquecento copie di vinile. Sono davvero poche considerando che, dopo il primo giorno, mediafire quasi fondeva per le migliaia di download del disco. Ora siamo a diecimila novecento trentanove. Fatevi due conti. Il disco è meglio prenotarlo.

Raein - Costellazione secondo le leggi del caso

Il giorno all’incirca scorre come gli altri, lento e rapido. Per fortuna non ci sono molti orologi in giro. Infine il sollievo dell’uscire fuori al caldo dopo essere stati in una sorta di ghiacciaia dato che l’aria condizionata spinge per arrivare allo zero assoluto. E il mio ipod senziente, che sa sempre cosa voglio ascoltare, propone i Nadiè. Non un disco nuovo ma un ottimo disco ri-pubblicato recentemente dalla Seahorse Recordings del buon Paolo Messere. Da Catania con amore un’endovena di rabbia e magone adatta per svenire meritatamente sul letto.
Viola è il tuo cuore malato che sa piangere da un lato solo…

Nadiè - Viola

Mi congedo, finalmente. Non prima, però, di avervi tartassato su quanto è figo il pezzo nuovo dei What Contemporary Means, formidabile quartetto bolognese con due ep all’attivo, Like Swimming e Deceive. Sensation of Fall è una bellissima traccia dolcina e solare e, se questo fosse un mondo perfetto, passerebbe in tutte le radio e la gente la canterebbe la mattina andando al mare con il supertele ottobraccio. Io non vado al mare, prendo ferie per dormire. Voi che scusa avete?

What Contemporary Means - Sensation of Fall

City Final, How We Danced

Pubblicato da: Fran il 17 giugno 2011 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »

La proposta dei City Final è tanto onesta quanto accattivante, con me sfondano un portone aperto.

Trattasi di un gruppetto italiano al primo disco ufficiale, pubblicato dalla neonata Five To Midnight Records e distribuito da Audiglobe/Unhip Records. Forse vi ricorderete di loro per (cit.) Research EP (accolto con calore da pubblico e critica nel 2009) e per quel tour diviso fra Italia e UK, al termine del quale abbandonarono il nome d’allora (prima del 2009 erano i Passione Nera in riferimento ad una canzone dei Nerorgasmo) in favore di City Final.

How We Danced, disponibile dal 6 giugno, è stato masterizzato da Duncan Cowell (già al lavoro con Richard Hawley, Billy Bragg) al Sound Mastering di Londra e annovera fra i collaboratori Liam McKahey (Cousteau) e Nicola Manzan (Bologna Violenta, Il Teatro Degli Orrori, Baustelle).

Il quartetto romano familiarizza con un certo guitar indie pop intimistico e romantico, impreziosito da passaggi di piano piuttosto cinematic e morriconiani perché no. Dieci brani eleganti per quaranta minuti di musica che passano che è un piacere, tra batteria leggera ma incalzante, chitarre sognanti e tastiere anni 80 (mi ricordano i Felt e i The Sound: che The Lion’s Tears sia citazione?).

La voce profonda fa molto new wave, allineata in modo forse anche furbo alle tendenze degli ultimi anni, penso a Matt Berninger dei The National, ma anche a Editors e Interpol e agli anni di riferimento della new wave, gli 80. A proposito di quegli anni, anche la bellissima copertina mi riporta indietro di 3 decenni.
Il risultato è un disco un po’ ruffiano e forse anche derivativo, ma che sa davvero come farsi amare.

Nome da appuntare senza meno, ecco ora io sono pieno di aspettative per il futuro di questa band!

City Final - The Lion's Tears