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My Bubba & Mi, How It’s Done In Italy

Pubblicato da: Fran il 8 marzo 2010 | Categoria: Folk | 0 Commenti »

Non sono un esperto di Scandinavia, anzi sono anche un tipo che mal sopporta il freddo, però ho sempre considerato questo paese come una terra piena di opposti e anche per questo ricca di fascino. 6 mesi di buio o 6 mesi di sole, miti di gnomi o miti di vichinghi. E le mezze stagioni dove sono finite?
Dalla Scandinavia vengono pure le My Bubba & Mi e oggi esce il loro How It’s Done In Italy.

Mi fa davvero piacere parlarvi oggi di questo disco, anche perché stimo We Were Neve Neing Bored, i ragazzi che “ci stanno dietro”. Ho avuto il piacere di averlo in pre-ascolto da qualche settimana e mi sono fatto un’idea precisa delle My Bubba & Mi. Per un po’ ho cercato le parole giuste per raccontarvelo, ma non nascondo che ne sarebbero venuti fuori dei paragoni con altra gente. Più per un mia mania di trovar paragoni a ogni costo che per altro.

Poi mi è capitato un post di Fabio Benni che inquadrava perfettamente la situazione e piuttosto che dirvi le stesse cose con un vestito nuovo, vi cito testualmente le sue parole:

A chi ama infilare la musica nei cassetti, suggeriremmo di cercare in quello del pre-folk, o in quello dell’old-blues, oppure, più semplicemente, di trovare un cassetto nuovo e scriverci sopra My Bubba and Mi.

How It’s Done In Italy è un disco semplice ed entusiasmante, se ancora ti stai chiedendo dove sia finita la prima Laura Veirs, lascia perdere la ricerca: con My Bubba & Mi, non avrai certo tempo d’annoiarti. Fingerpicking, orgaetto e grandi doti di songwriting ti trasporteranno in un viaggio da clandestino sul vagone merci di una locomotiva a vapore.

Parlavo di miti vichinghi e di gnomi? Bè, la bellezza di questo disco, rurale e intimistico è da ricercarsi nel magico sottobosco abitato da fate e folletti, di sicuro!


Have One On Me di Joanna Newsom, anticipazioni

Pubblicato da: Fran il 22 febbraio 2010 | Categoria: Folk | 1 Commento »

Esce domani (23 Febbraio 2010), sotto etichetta Drag City, Il terzo album di Joanna Newsom si intitola Have One On Me ed è un triplo (!!!).

La bella Joanna produce intenso e vibrante psych folk, che dalla punta delle dita prende forma attraverso la sua arpa, strumento che ormai la contraddistingue. Lo stile di Joanna Newsom è tutt’altro che convenzionale, tanto da meritarsi nel 2006 la copertina di The Wire.

La Drag City già da qualche mese ha messo online alcune canzoni, fra cui 81 e Good Intentions Paving Company, quest’ultima in particolare riverbera i fasti dell’album che la rese celebre: Ys.

Nei 4 anni di assenza a Joanna è stato (pure) dedicato un libro, Visions of Joanna Newsom. Una raccolta di scritti e di poesie personali della bella songwriter.


Colin Meloy, Colin Meloy Sings Live!

Pubblicato da: Fran il 25 maggio 2008 | Categoria: Folk | 5 Commenti »

Ricordate quella volta che, alla festa delle medie, la vostra vicina di banco “acqua e sapone” passò sotto le mani di un’esperta truccatrice e d’un tratto piaceva a tutti e non più solo a voi? Bè, è grosso modo la stessa sensazione di artificiosità che ebbi ascoltando The Crane Wife (2006 Capitol Records) dei Decemberists, d’improvviso non li riconoscevo più.

Ora questo Colin Meloy Sings Live! non è certo Woodstock o The Concert in Central Park di Simon & Garfunkel, anzi tutt’altro. E’ l’istantanea del modesto 2006 solo tour di Colin Meloy, qualche settimana in giro per gli States accompagnato dalla sola chitarra. Chi frequenta bettole indie avrà sicuramente capito che genere di registrazioni contiene il disco. Alla fine Colin Meloy Sings Live!, che, tranquillizzatevi, contiene comunque le canzoni dei Decemberists, è poco più che un regalino per i fans.

Se il tour del 2005 aveva partorito l’EP Colin Meloy Sings Morrissey, il tour del 2006 questo live, l’attuale solo tour iniziato ad aprile, in compagnia della brava Laura Gibson, vede la distribuzione durante la performance dell’ennesimo EP: Colin Meloy Sings Sam Cooke. Chi ne avesse notizia, faccia sapere. Per la cronaca, Sam Cooke è un cantante americano della prima metà del ’900, avvezzo a sonorità gospel, R&B, soul e pop.

Dopo Morrissey e Shirley Collins continua la riscoperta da parte di Meloy delle grandi voci del pop.


Laura Veirs, Phantom Mountain

Pubblicato da: Fran il 28 settembre 2007 | Categoria: Folk | 2 Commenti »

Uno dei dischi che abbiamo ascoltato di più durante i 10 giorni di camper “all around Ireland” è stato l’ultimo di Laura Veirs: Saltbreakers (Nonesuch, 2007). Ora, chi mi conosce meglio sà che una delle frasi che pronuncio più spesso è: “io non amo le cantanti femmine, ma quest’artista rappresenta un’eccezione”. Pronuncio questa frase abbastanza spesso, e così a conti fatti ammiro e ascolto diverse cantanti donna (Bjork, Joni Mitchell, Patty Smith, Laura Veris appunto…etc. etc.), con il risultato di apparire davvero poco credibile.

Il perché di questa devianza musical sessista è che sono cresciuto a pane e Glam Rock e il mio ragionamento da bambino era: “ma se Jimmy Page, Marc Bolan, David Bowie, Freddie Mercury…etc. possono interpretare sia la voce femminile che quella maschile, le donne: che cantano a fare?!?!?”. Ora capisco l’assurdità di quest’assioma, ma la taratura mentale permane.

Tornando al video di Laura, questo è stato realizzato da Dug, un fan di Laura, con la tecnica dello stop-motion. Dug ha vinto il concorso del miglior video “fatto in casa” di una canzone di Laura Veirs. Qui il suo sito dove potrete ammirare altre avventure del pollo protagonista del video.


Vic Chesnutt, North Star Deserter

Pubblicato da: Fran il 21 settembre 2007 | Categoria: Folk | 3 Commenti »

Le tristi canzoni di Vic Chesnutt hanno un valore propedeutico per le persone depresse: “se lui sta così, io posso ancora farcela!”. Vic, nato in Florida nel ’65, attualmente vive ad Athens, in Georgia. La città vi sarà sicuramente nota perché è la stessa in cui risiedono i R.E.M.

Proprio Stipe ha prodotto 2 dei primi dischi di Chesnutt, e, a metà dei ’90, raccolse una manciata di Star (tra gli altri Madonna, Smashing Pumpkins e Garbage) per un album di cover delle canzoni di dell’amico, dal titolo Sweet Relief II. La causale: raccogliere fondi per gli artisti malati. Ah, per chi non lo spaesse, Chesnutt è paralitico dall’età di 18 anni, a causa di un incidente in macchina. I sogni di gloria di Vic s’infrangono definitivamente con Silver Lake, nel 2003, in quell’anno il nostro abbandona la New West Records per accasarsi alla canadese Constellation Records (esatto proprio la label famosa per realizzare a mano i package dei propri dischi).

Un disco della Constelletion è un buon motivo per passare una serata nel sottotetto, con birra in mano e lucernaio aperto a gustare l’ultima brezza settembrina. Un disco della Constelletion firmato Vic Chusnatt sono due buoni motivi affinché quella serata cominci il prima possibile e termini solo al calar delle palpebre. Sul suono di Chesnutt non c’è molto da dire, o meglio ci sarebbe così tanto che qualsiasi cosa detta risulta insufficiente.

Lo spessore del personaggio è paragonabile, un po’ per ragioni stilistiche, un po’ per motivi intrinsechi, a quello di Will Oldman, di Warren Zevon e soprattutto Elliott Smith. Il disco comincia riflessivo, e forse sono troppo eufemistico, ma già Everything I Say pone un feedback impenetrabile di chitarre e organo, fra il “qui e ora” e quello che fino ad allora mi era sembrato “solo” un disco folk.

Chesnutt spiazza e toglie i punti di riferimento e You Are Never Alone, bellissima e commovente, è una canzone baciata dall’alito di Elliott Smith e unta da Brian Wilson. Particolare non da poco, alla realizzazione del disco hanno contribuito anche Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, Guy Picciotto (dei Fugazi), Bruce Cawdron (dei Godspeed! You Black Emperor) e altri.

Vic Chesnutt è disco del mese per Blow Up, per una volta siamo daccordo.