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	<title>Indie Riviera &#187; Folk</title>
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	<description>new adventures in modern music</description>
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		<title>Bon Iver, Bon Iver</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 10:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
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		<category><![CDATA[4AD Records]]></category>
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		<description><![CDATA[I Bon Iver (parlo al plurale perché sebbene Justin Vernon sia il deus ex machina del gruppo del Wisconsin, lui preferisce rendere giustizia ai tre tizi che suonano con lui continuando a parlare di band) usciranno con un nuovo album il 21 giugno per la 4AD. Trattasi del self titled Bon Iver, anticipato dal singolo [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/bon-iver-bon-iver/">Bon Iver, Bon Iver</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/boniver-boniver.jpg"></p>
<p>I <a href="http://www.myspace.com/boniver" target="_blank">Bon Iver</a> (parlo al plurale perché sebbene Justin Vernon sia il deus ex machina del gruppo del Wisconsin, lui preferisce rendere giustizia ai tre tizi che suonano con lui continuando a parlare di band) usciranno con un nuovo album il 21 giugno per la <a href="http://www.4ad.com/" target="_blank">4AD</a>. Trattasi del self titled <em>Bon Iver</em>, anticipato dal singolo <em>Calgary</em>.<br />
Oltre ai membri fissi Sean Carey, Mike Noyce e Matt McCaughan, in questa uscita compaiono diversi <strong>ospiti d&#8217;eccezione</strong>: il chitarrista Greg Leisz (Lucinda Williams, Bill Frisell), il <strike>bassista</strike> sassofonista Colin Stetson (Tom Waits, Arcade Fire), Mike Lewis (Happy Apple, Andrew Bird), CJ Camerieri (Rufus Wainwright, Sufjan Stevens), più Rob Moose (Antony and the Johnsons, The National) che ha contribuito agli arrangiamenti e alla sezione archi.</p>
<p>Per chi si fosse perso le <strong>puntate precedenti</strong>, Justin Vernon ha fondato i Bon Iver (<em>sounds like</em> &#8220;buon inverno&#8221; in francese, ma ovviamente non è grammaticalmente corretto) dopo aver smantellato la sua prima creatura, i DeYarmond Edison, un gruppo tipicamente inde folk intimistico e introspettivo, accostato usualmente a Iron &#038; Wine e Bonnie &#8220;Prince&#8221; Billy.<br />
Bon Iver, con una vena di psichedelia in più, conosce la ribalta nel 2007 con l&#8217;acclamato <em>For Emma, Forever Ago</em>, un home tape registrato alla buona pubblicato da Jagjaguwar negli States e dalla 4AD in Europa.</p>
<p>Il self titled di prossima uscita è stato scritto negli ultimi tre anni e registrato all&#8217;April Base Studios, un&#8217;ex clinica veterinaria trasformata in uno studio di registrazione da Vernon e suo fratello. <em>Bon Iver</em> è un <strong>innocuo follow up</strong>, niente di nuovo niente o di troppo coraggioso, ma se avete amato <em>For Emma, Forever Ago</em> avrete la possibilità di bissare senza troppi affanni.<br />
Troverete in <em>Bon Iver</em>, sotto la voce stratificata e volutamente opaca di Justin Vernon, un inde <strong>folk</strong> (<em>Holocene</em>) che vaga etereo, sospeso fra sogno e realtà, che certe volte sembrano i Roxy Music convertiti all&#8217;<strong>hypnagogic pop</strong> (o pop ipnagogico). Pezzi più sinfonici e sottili sezioni d&#8217;archi (<em>Towers</em>, <em>Perth</em>), non poteva essere altrimenti, visti gli ospiti di cui sopra e mi riferisco anche e soprattutto a Rob Moose. Un paio di pezzi strappa lacrime, penso ad esempio alla conclusiva <em>Beth / Rest</em>, tutta tastiere, anni 80 e poesia. Qualche chitarrina <strong>sadcore</strong> oltre all&#8217;usuale fingerpicking.</p>
<p><strong>La sensazione</strong> è che cambiando l&#8217;ordine di usicta, fra l&#8217;esordio e questo, oggi Justin Vernon avrebbe un po&#8217; meno appeal.</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/bon-iver-bon-iver/">Bon Iver, Bon Iver</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>A Hawk And A Hacksaw, Cervantine</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 11:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[L.M. Duplication Records]]></category>
		<category><![CDATA[Neutral Milk Hotel]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli A Hawk And A Hacksaw sono una gran bella cosa e se non ci fossero bisognerebbe inventarli, di sicuro Jeremy Barnes penserà qualcosa del genere. Io invece penso che se non ci fossero gli A Hawk And A Hacksaw, magari ci sarebbero ancora i Neutral Milk Hotel e questo mi fa incazzare tantissimo. O [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/a-hawk-and-a-hacksaw-cervantine/">A Hawk And A Hacksaw, Cervantine</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/ahawkandahacksawcervantine.jpg"></p>
<p>Gli <a href="http://www.myspace.com/ahawkandahacksaw" target="_blank">A Hawk And A Hacksaw</a> sono una gran bella cosa e se non ci fossero bisognerebbe inventarli, di sicuro Jeremy Barnes penserà qualcosa del genere. Io invece penso che se non ci fossero gli A Hawk And A Hacksaw, magari ci sarebbero ancora i <a href="http://www.indieriviera.it/indie-rock/neutral-milk-hotel-in-the-airplane-over-the-sea/">Neutral Milk Hotel</a> e questo <strong>mi fa incazzare tantissimo</strong>. O forse i Neutral Milk Hotel non ci sarebbero ugualmente, ma certe volte è meglio prendersela con un signor Malaussène qualsiasi piuttosto che rassegnarsi.</p>
<p>Per il resto non c&#8217;è che dire, <em>Cervantine</em>, registrato durante il 2010 nello studio di proprietà dell&#8217;ex batterista dei NMH ad Albuquerque (in Nuovo Messico), è ancora una volta un gran bel disco. Casomai voleste parlarne in pubblico, senza la tentazione di cedere allo sproloquio dettato dal vivido ricordo dello scioglimento dei Neutral Milk Hotel, ecco <strong>un breviario di affermazioni sicuramente vere</strong> su <em>Cervantine</em> da mandare a memoria:</p>
<p>- <em>Cervantine</em> prosegue il cammino di esplorazione e contaminazione intrapreso da qualche anno a questa parte dalla band.<br />
- La scelta di abbandonare la Leaf Records per aprirne una label tutta loro, la L.M. Duplication, è davvero coraggiosa.<br />
- Il quinto album in studio è un tributo al gypsy-folk dell&#8217;est Europa, che interessa principalmente: Yugoslavia, Grecia, Ungheria e Romania.<br />
- E&#8217; un disco che di sicuro piacerà ai fans di Fools Gold, Beirut e Calexico.</p>
<p>Per tornare alle <strong>cose essenziali</strong>, come dire importanti, gli A Hawk And A Hacksaw sono Jeremy Barnes e la splendida violinista Heather Trost (vi innamorerete di lei ascoltando il suo requiem <em>Lazslo Lassù</em>), per l&#8217;occasione coadiuvati dai fratelli Hladowski: Stephanie (vocals) e Chris (bouzouki).<br />
<em>Cervantine</em> conta appena 8 tracce per poco più di 40 minuti di musica, ma <strong>non c&#8217;è un solo giro a vuoto</strong>, dalla marcetta folkloristica <em>Mana Thelo Enan Andra</em> a <em>At The Vulturul Negru</em>, con un breve ma significativo tentativo di contaminazione fra musica popolare ed elettronica; dal classico del repertorio turco <em>Uskudar</em> a <em>Espanola Kolo</em> che ben rappresenta le infuenze spagnole e messicane della band.</p>
<p><strong>Affidabili</strong> come sempre.</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/a-hawk-and-a-hacksaw-cervantine/">A Hawk And A Hacksaw, Cervantine</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>The Decemberists, The King is Dead</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 13:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Rough Trade Records]]></category>
		<category><![CDATA[The Decemberists]]></category>

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		<description><![CDATA[La splendida voce di Colin Meloy (ricordi Colin Meloy sings, live?) e un songwriting tipicamente british-folk anni 60, sono i tratti che meglio di qualsiasi altra cosa caratterizzano i Decemberists. Questo non a caso, visto che Colin ha un convinto background tipicamente folk, giustificato dalla militanza in diverse formazioni alternative country, prima di tornare alla [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/the-decemberists-the-king-is-dead/">The Decemberists, The King is Dead</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/thedecemberiststhekingisdead.jpg"></p>
<p>La splendida voce di Colin Meloy (ricordi  <a href="http://www.indieriviera.it/folk/colin-meloy-colin-meloy-sings-live/">Colin Meloy sings, live</a>?) e un songwriting tipicamente british-folk anni 60, sono i tratti che meglio di qualsiasi altra cosa caratterizzano i <a href="http://www.decemberists.com/" target="_blank">Decemberists</a>. Questo non a caso, visto che Colin ha un convinto background tipicamente folk, giustificato dalla militanza in diverse formazioni alternative country, prima di tornare alla Portland natale e fondare il suo gruppo più famoso.<br />
<em>The King is Dead</em> è il sesto album dei Decemberists (più una discreta serie di EP) ed esce ufficialmente oggi per la <a href="http://www.roughtrade.com" target="_blank">Rough Trade</a>. E&#8217; un buon disco, soprattutto <strong>migliore dei due precedenti</strong>; ma va detto sin da subito, appartiene alla metà che stà dall&#8217;altra parte dello zenith artistico del gruppo, i dischi più eccitanti sono senza dubbio i primi tre.<br />
Dal sorprendente esordio del 2002 (<em>Castaways and Cutouts</em>) sino al meraviglioso <em>Picaresque</em> del 2005, i Decemberists hanno attraversato una fase creativa notevole che li ha portati a sfornare pezzi indie pop di incredibile delicatezza, brani folk tremendamente intimistici quasi &#8220;pastorali&#8221; e pezzi più spinti graffiati da riff in pieno Rough Trade style.</p>
<p>Nel 2006, con <em>The Crane Wife</em>, arriva la firma con la major Capital Records che coincide fatalmente con l&#8217;<strong>inizio di una fase meno brillante</strong> per quanto mi riguarda, dove i <em>Nostri</em> si concedono qualche istrionismo di troppo, ammiccamenti al prog. (o perlomeno, una sorta di) e pomposità che trovano compiacimento nel formato concept che diventa un vezzo della band.</p>
<p>A loro va il merito di essere costantemente mutevoli, <strong>alla ricerca di un passo avanti</strong> o semplicemente un passo in una qualsiasi direzione, purché non sia un accontentarsi.<br />
Di sicuro <em>The King Is Dead</em> risente della presenza di Peter Buck (non solo a livello mediatico), in diversi pezzi rivive quella velocità di certo <strong>college rock degli anni 80</strong> statunitensi, esempio ne sono <em>Down By The River</em> e <em>Calamity Song</em>.<br />
Il cangiamento che il gruppo sembra essersi autoimposto è parimenti evidente in pezzi come <em>Rox In The Box</em> o <em>All Arise!</em> dove <strong>il country più classico</strong> è il mood predominante e gli archi le rendono praticamente &#8220;saloon ballad&#8221;.</p>
<p>Per cui non ho nessun problema con questo disco dei Decemberists, che anzi giudico in modo decisamente positivo, il punto è che io li vorrei immobili ai tempi di <em>Picaresque</em>. Chiedo troppo?</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/the-decemberists-the-king-is-dead/">The Decemberists, The King is Dead</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>Elf Power, Elf Power</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 08:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[Orange Twin]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nossignore, ricomincio da&#8230; cioè, tre cose me so&#8217; riuscite ind&#8217;a vita, pecchè aggià perdere pure cheste?! Aggià ricominciare da zero?! Da tre!&#8230; Me ne vac, nun ce la faccio cchiù&#8230; (Ricomincio da Tre di (e con) Massimo Troisi) Spesso un nuovo inizio è sinonimo di &#8220;ripartire da zero&#8221;. Che si possa invece ripartire da quanto [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/elf-power-elf-power/">Elf Power, Elf Power</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/elfpowerelfpower.jpg"></p>
<blockquote><p>Nossignore, ricomincio da&#8230; cioè, tre cose me so&#8217; riuscite ind&#8217;a vita, pecchè aggià perdere pure cheste?! Aggià ricominciare da zero?! Da tre!&#8230; Me ne vac, nun ce la faccio cchiù&#8230;</p>
<p>(<em>Ricomincio da Tre</em> di (e con) Massimo Troisi)</p></blockquote>
<p>Spesso <strong>un nuovo inizio</strong> è sinonimo di &#8220;ripartire da zero&#8221;. Che si possa invece ripartire da quanto fatto di buono è un&#8217;idea tutto sommato semplice, ma coraggiosa allo stesso tempo, ci costringe a prendere in considerazione anche le cose che <em><strong>nun</strong> so&#8217; riuscite ind&#8217;a vita</em>.<br />
Questo <em>Self Titled</em> degli Elf Power, uscito il 14 di settembre per la <a href="http://www.orangetwin.com/" target="_blank">Orange Twin Records</a> dopo la parentesi alla semi-major Rykodisc (un rapporto vissuto sempre senza accettare compromessi), segna un nuovo inizio, ma senza dimenticare quanto fatto fin&#8217;ora dalla band di Athens (Georgia).</p>
<p>Gli <a href="http://www.elfpower.com/" target="_blank">Elf Power</a> fanno parte della seconda ondata di band emerse dal collettivo <strong>Elephant 6</strong> Recording Company, assieme ad Apples (In Stereo), Neutral Milk Hotel e Olivia Tremor Control; sono in buona compagnia dunque. Il debutto della band fondata dal cantante e multi-strumentista Andrew Rieger e Laura Carter, avviene nel 1995, da allora sono seguiti 10 album, 2 EP e una manciata di singoli.<br />
Fra tutte queste uscite, gli Elf Power <strong>tre cose sopra la media</strong> le hanno fatte di sicuro e sono: <em>A Dream In Sound</em>, <em>Walking With The Beggar Boys</em> e <em>Dark Developments</em> con Vic Chesnutt (1964 &#8211; 2009). Proprio alla memoria di Vic Chesnutt è dedicato questo disco.</p>
<p>A queste 3 ciambelle col buco ora va aggiunto <em>Elf Power</em>, un&#8217;opera contemplativa che si addentra nei &#8220;luoghi più oscuri&#8221; e che probabilmente rappresenta <strong>il loro album più maturo</strong> e completo. Anche se per il coinvolgimento di alcuni pezzi, di pancia, continuo a preferirgli <em>Walking With The Beggar Boys</em>.<br />
Tutto il disco suona semplice in superficie e scorre via liscio, ma c&#8217;è un senso profondo che corrode la scorza, ascolto dopo ascolto, fino ad arrivarti dentro.<br />
Le canzoni sono principalmente <strong>folk venato di psichedelia e ballate stile anni 60</strong>. Fra i temi trattati l&#8217;amore, la solitudine, la rivelazione (<em>Stranger In The Window</em> potrebbe essere il seguito di <em>The Stranger</em> meravigliosa la canzone di <em>Walking With The Beggar Boys</em>) e un senso di libertà &#8220;selvaggia&#8221; che da sempre contraddistingue la band.</p>
<p>Uno dei <strong>best kept secret</strong> dell&#8217;indie statunitense, 37 minuti di occhi gonfi che resteranno arrossati a lungo.</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/elf-power-elf-power/">Elf Power, Elf Power</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>Wovenhand, The Threshingfloor</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 06:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[Glitterhouse Records]]></category>

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		<description><![CDATA[The Threshingfloor non è esattamente un disco all&#8217;altezza di Ten Stones, ma non è possibile che un&#8217;uscita discografica di Wovenhand passi così in sordina. Se ne parla poco, forse troppo poco, ma il dark gothic folk di David Eugene Edwards non tradisce mai. Sono passati &#8220;appena&#8221; due anni dall&#8217;uscita dell&#8217;acclamato Ten Stones, eppure il suono [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/wovenhand-the-threshingfloor/">Wovenhand, The Threshingfloor</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/wovenhand.jpg"></p>
<p><em>The Threshingfloor</em> non è esattamente un disco all&#8217;altezza di <em>Ten Stones</em>, ma non è possibile che un&#8217;uscita discografica di <a href="http://www.wovenhand.com/" target="_blank">Wovenhand</a> passi così in sordina. Se ne parla poco, forse troppo poco, ma il <strong>dark gothic folk</strong> di David Eugene Edwards non tradisce mai.</p>
<p>Sono passati &#8220;appena&#8221; due anni dall&#8217;uscita dell&#8217;acclamato <em>Ten Stones</em>, eppure il suono di <em>The Threshingfloor</em> è così diverso. <a href="http://www.glitterhouse.com/" target="_blank">Glitterhouse</a> e Wovenhand (questa volta senza Emil Nikolaisen, il chitarrista  del gruppo shoegazer Serena Maneesh ha dato forfait) hanno licenziato il 10 Maggio, l&#8217;ennesimo <strong>disco denso e oscuro</strong>. Questa volta però il disco è attraversato da brezze nord africane e <strong>insoliti temi musicali arabeggianti</strong>, da suk marocchina. Nel dire ciò penso soprattutto alla title track o ad alcune cadenze ritmiche nel cantato.<br />
Il mistero diventa un sorriso compiaciuto di chi &#8220;ha capito&#8221;, leggendo le date dell&#8217;ultimo tour dei Wovenhand, che ha toccato Serbia, Croazia, Turchia e Macedonia.</p>
<p>Da segnalare anche <em>Truth</em>, cover dei New Order, <em>Denver City</em> e una <strong>packaging fine ed esotico</strong>, con un drago argentato in basso rielievo su copertina blu scuro: fantastico!<br />
Il Rock-A-Billy della conclusiva <em>Denver City</em>, così ritmato e quasi estrano al resto del disco, è un deciso &#8220;arrivederci&#8221; a chi lo segue dai tempi degli indimenticati e grandissimi 16 Horsepower (vabbè, qui mi ci metto pure io! il solito indie snob, tzè). </p>
<p>Il sole sorge la mattina, nessuna onda è uguale all&#8217;altra e David Eugene Edwards non sbaglia un colpo: <strong>il 2010 ha già le sue certezze</strong>.</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/wovenhand-the-threshingfloor/">Wovenhand, The Threshingfloor</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>My Bubba &amp; Mi, How It&#8217;s Done In Italy</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 06:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[We Were Never Being Boring]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono un esperto di Scandinavia, anzi sono anche un tipo che mal sopporta il freddo, però ho sempre considerato questo paese come una terra piena di opposti e anche per questo ricca di fascino. 6 mesi di buio o 6 mesi di sole, miti di gnomi o miti di vichinghi. E le mezze stagioni [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/my-bubba-mi-how-its-done-in-italy/">My Bubba &#038; Mi, How It&#8217;s Done In Italy</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/mybubbaandmecover.jpg" class="alignleft">Non sono un esperto di <strong>Scandinavia</strong>, anzi sono anche un tipo che mal sopporta il freddo, però ho sempre considerato questo paese come una terra piena di opposti e anche per questo ricca di fascino. 6 mesi di buio o 6 mesi di sole, miti di gnomi o miti di vichinghi. E le mezze stagioni dove sono finite?<br />
Dalla Scandinavia vengono pure le <strong>My Bubba &#038; Mi</strong> e oggi esce il loro <em>How It&#8217;s Done In Italy</em>.</p>
<p>Mi fa davvero piacere parlarvi oggi di questo disco, anche perché stimo We Were Neve Neing Bored, i ragazzi che &#8220;ci stanno dietro&#8221;. Ho avuto il piacere di averlo in pre-ascolto da qualche settimana e mi sono fatto un&#8217;idea precisa delle My Bubba &#038; Mi. Per un po&#8217; <strong>ho cercato le parole giuste</strong> per raccontarvelo, ma non nascondo che ne sarebbero venuti fuori dei paragoni con altra gente. Più per un mia mania di trovar paragoni a ogni costo che per altro.</p>
<p>Poi mi è capitato un <strong>post di Fabio Benni</strong> che inquadrava perfettamente la situazione e piuttosto che dirvi le stesse cose con un vestito nuovo, vi cito testualmente le sue parole:</p>
<blockquote><p>A chi ama infilare la musica nei cassetti, suggeriremmo di cercare in quello del <strong>pre-folk</strong>, o in quello dell&#8217;old-blues, oppure, più semplicemente, di trovare un cassetto nuovo e scriverci sopra My Bubba and Mi.</p></blockquote>
<p><em>How It&#8217;s Done In Italy</em> è un disco semplice ed entusiasmante, se ancora ti stai chiedendo dove sia finita la prima Laura Veirs, lascia perdere la ricerca: con My Bubba &#038; Mi, non avrai certo tempo d&#8217;annoiarti. Fingerpicking, orgaetto e <strong>grandi doti di songwriting</strong> ti trasporteranno in un viaggio da clandestino sul vagone merci di una locomotiva a vapore.</p>
<p>Parlavo di miti vichinghi e di gnomi? Bè, la bellezza di questo disco, <strong>rurale e intimistico</strong> è da ricercarsi nel magico sottobosco abitato da fate e folletti, di sicuro!</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/my-bubba-mi-how-its-done-in-italy/">My Bubba &#038; Mi, How It&#8217;s Done In Italy</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>Have One On Me di Joanna Newsom, anticipazioni</title>
		<link>http://www.indieriviera.it/folk/have-one-on-me-di-joanna-newsom-anticipazioni-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 09:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[anticipazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Drag City]]></category>

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		<description><![CDATA[Esce domani (23 Febbraio 2010), sotto etichetta Drag City, Il terzo album di Joanna Newsom si intitola Have One On Me ed è un triplo (!!!). La bella Joanna produce intenso e vibrante psych folk, che dalla punta delle dita prende forma attraverso la sua arpa, strumento che ormai la contraddistingue. Lo stile di Joanna [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/joanna.jpg"></p>
<p>Esce domani (23 Febbraio 2010), sotto etichetta Drag City, Il terzo album di <strong>Joanna Newsom</strong> si intitola <em>Have One On Me</em> ed è un triplo (!!!).</p>
<p>La bella Joanna produce intenso e vibrante psych folk, che dalla punta delle dita prende forma attraverso la sua arpa, strumento che ormai la contraddistingue. <strong>Lo stile di Joanna Newsom</strong> è tutt&#8217;altro che convenzionale, tanto da meritarsi nel 2006 la copertina di <em>The Wire</em>.</p>
<p>La Drag City già da qualche mese ha messo online alcune canzoni, fra cui <em>81</em> e <em>Good Intentions Paving Company</em>, quest&#8217;ultima in particolare riverbera i fasti dell&#8217;album che la rese celebre: <em>Ys</em>.</p>
<p>Nei 4 anni di assenza a Joanna è stato (pure) dedicato un libro, <em>Visions of Joanna Newsom</em>. Una raccolta di scritti e di poesie personali della bella songwriter.</p>
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		<title>Colin Meloy, Colin Meloy Sings Live!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 May 2008 13:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[Kill Rock Stars]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordate quella volta che, alla festa delle medie, la vostra vicina di banco &#8220;acqua e sapone&#8221; passò sotto le mani di un&#8217;esperta truccatrice e d&#8217;un tratto piaceva a tutti e non più solo a voi? Bè, è grosso modo la stessa sensazione di artificiosità che ebbi ascoltando The Crane Wife (2006 Capitol Records) dei Decemberists, [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/colin-meloy-colin-meloy-sings-live/">Colin Meloy, Colin Meloy Sings Live!</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/colinmeloycolinmeloysingslive.jpg" class="alignleft">Ricordate quella volta che, <strong>alla festa delle medie</strong>, la vostra vicina di banco &#8220;acqua e sapone&#8221; passò sotto le mani di un&#8217;esperta truccatrice e d&#8217;un tratto piaceva a tutti e non più solo a voi? Bè, è grosso modo la stessa <strong>sensazione di artificiosità</strong> che ebbi ascoltando <em>The Crane Wife</em> (2006 Capitol Records) dei <strong>Decemberists</strong>, d&#8217;improvviso non li riconoscevo più. </p>
<p>Ora questo <em>Colin Meloy Sings Live!</em> non è certo Woodstock o The Concert in Central Park di Simon &#038; Garfunkel, anzi tutt&#8217;altro. E&#8217; l&#8217;istantanea del modesto 2006 solo tour di <strong>Colin Meloy</strong>, qualche settimana <strong>in giro per gli States accompagnato dalla sola chitarra</strong>. Chi frequenta <strong>bettole indie</strong> avrà sicuramente capito che genere di registrazioni contiene il disco. Alla fine Colin Meloy Sings Live!, che, tranquillizzatevi, <strong>contiene comunque le canzoni dei Decemberists</strong>, è poco più che un regalino per i fans. </p>
<p>Se <strong>il tour del 2005</strong> aveva partorito l&#8217;<strong>EP Colin Meloy Sings Morrissey</strong>, il tour del 2006 questo live, l&#8217;attuale solo tour iniziato ad aprile, in compagnia della brava Laura Gibson, vede la distribuzione durante la performance dell&#8217;ennesimo EP: <em>Colin Meloy Sings Sam Cooke</em>. Chi ne avesse notizia, faccia sapere. Per la cronaca, Sam Cooke è un cantante americano della prima metà del &#8217;900, avvezzo a sonorità gospel, R&#038;B, soul e pop. </p>
<p><strong>Dopo Morrissey e Shirley Collins</strong> continua la riscoperta da parte di Meloy delle grandi voci del pop. </p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/colin-meloy-colin-meloy-sings-live/">Colin Meloy, Colin Meloy Sings Live!</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>Laura Veirs, Phantom Mountain</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Sep 2007 10:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei dischi che abbiamo ascoltato di più durante i 10 giorni di camper &#8220;all around Ireland&#8221; è stato l&#8217;ultimo di Laura Veirs: Saltbreakers (Nonesuch, 2007). Ora, chi mi conosce meglio sà che una delle frasi che pronuncio più spesso è: &#8220;io non amo le cantanti femmine, ma quest&#8217;artista rappresenta un&#8217;eccezione&#8221;. Pronuncio questa frase abbastanza [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/laura-veirs-phantom-mountain/">Laura Veirs, Phantom Mountain</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/lauraveirsphantommountain.jpg" class="alignright"> Uno dei dischi che abbiamo ascoltato di più durante i 10 giorni di camper &#8220;all around Ireland&#8221; è stato l&#8217;ultimo di <strong>Laura Veirs</strong>: <em>Saltbreakers </em>(Nonesuch, 2007). Ora, chi mi conosce meglio sà che una delle frasi che pronuncio più spesso è: &#8220;io non amo le cantanti femmine, ma quest&#8217;artista rappresenta un&#8217;eccezione&#8221;. Pronuncio questa frase abbastanza spesso, e così a conti fatti ammiro e ascolto diverse cantanti donna (<strong>Bjork, Joni Mitchell, Patty Smith, Laura Veris</strong> appunto&#8230;etc. etc.), con il risultato di apparire davvero poco credibile.  </p>
<p>Il perché di questa devianza musical sessista è che sono cresciuto a pane e Glam Rock e il mio ragionamento da bambino era: &#8220;ma se Jimmy Page, Marc Bolan, David Bowie, Freddie Mercury&#8230;etc. possono interpretare sia la voce femminile che quella maschile, le donne: che cantano a fare?!?!?&#8221;. Ora capisco l&#8217;assurdità di quest&#8217;assioma, ma la taratura mentale permane. </p>
<p>Tornando al <strong>video di Laura</strong>, questo è stato realizzato da <strong>Dug</strong>, un fan di Laura, con la tecnica dello stop-motion. Dug ha vinto il <strong>concorso </strong>del <strong>miglior video &#8220;fatto in casa&#8221;</strong> di una canzone di Laura Veirs. Qui il suo sito dove potrete ammirare altre avventure del pollo protagonista del video.</p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/laura-veirs-phantom-mountain/">Laura Veirs, Phantom Mountain</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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		<title>Vic Chesnutt, North Star Deserter</title>
		<link>http://www.indieriviera.it/folk/vic-chesnutt-north-star-deserter/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 06:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk]]></category>
		<category><![CDATA[Constellation]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tristi canzoni di Vic Chesnutt hanno un valore propedeutico per le persone depresse: &#8220;se lui sta così, io posso ancora farcela!&#8221;. Vic, nato in Florida nel &#8217;65, attualmente vive ad Athens, in Georgia. La città vi sarà sicuramente nota perché è la stessa in cui risiedono i R.E.M. Proprio Stipe ha prodotto 2 dei [...]<p><a href="http://www.kqzyfj.com/click-4189161-10494547" target="_top">
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/vic-chesnutt-north-star-deserter/">Vic Chesnutt, North Star Deserter</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.indieriviera.it/img/vicchesnuttnorthstardeserter.jpg" class="alignleft">Le tristi canzoni di <strong>Vic Chesnutt</strong> hanno un <strong>valore propedeutico per le persone depresse</strong>: &#8220;se lui sta così, io posso ancora farcela!&#8221;. Vic, nato in Florida nel &#8217;65, attualmente vive ad Athens, in Georgia. La città vi sarà sicuramente nota perché è la stessa in cui risiedono i R.E.M. </p>
<p>Proprio <strong>Stipe ha prodotto 2 dei primi dischi di Chesnutt</strong>, e, a metà dei &#8217;90, raccolse una manciata di Star (tra gli altri Madonna, Smashing Pumpkins e Garbage) per un album di cover delle canzoni di dell&#8217;amico, dal titolo <em>Sweet Relief II</em>. La causale: raccogliere fondi per gli artisti malati. Ah, per chi non lo spaesse, Chesnutt è paralitico dall&#8217;età di 18 anni, a causa di un incidente in macchina. I sogni di gloria di Vic s&#8217;infrangono definitivamente con <em>Silver Lake</em>, nel 2003, in quell&#8217;anno il nostro abbandona la New West Records per accasarsi alla canadese Constellation Records (esatto proprio la label famosa per realizzare a mano i package dei propri dischi). </p>
<p>Un <strong>disco della Constelletion</strong> è un <strong>buon motivo</strong> per passare <strong>una serata nel sottotetto</strong>, con birra in mano e lucernaio aperto a gustare <strong>l&#8217;ultima brezza settembrina</strong>. Un disco della Constelletion firmato Vic Chusnatt sono due buoni motivi affinché quella serata cominci il prima possibile e termini solo al calar delle palpebre. Sul suono di Chesnutt non c&#8217;è molto da dire, o meglio ci sarebbe così tanto che qualsiasi cosa detta risulta insufficiente. </p>
<p>Lo spessore del personaggio è paragonabile, un po&#8217; per ragioni stilistiche, un po&#8217; per motivi intrinsechi, a quello di Will Oldman, di Warren Zevon e <strong>soprattutto Elliott Smith</strong>. Il disco comincia riflessivo, e forse sono troppo eufemistico, ma già <em>Everything I Say</em> pone un feedback impenetrabile di chitarre e organo, fra il &#8220;qui e ora&#8221; e quello che fino ad allora mi era sembrato &#8220;solo&#8221; un disco folk. </p>
<p>Chesnutt spiazza e toglie i punti di riferimento e <em>You Are Never Alone</em>, bellissima e commovente, è una canzone baciata dall&#8217;alito di Elliott Smith e unta da Brian Wilson. Particolare non da poco, alla realizzazione del disco hanno contribuito anche Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra, Guy Picciotto (dei Fugazi), Bruce Cawdron (dei Godspeed! You Black Emperor) e altri. </p>
<p>Vic Chesnutt è disco del mese per Blow Up, per una volta siamo daccordo. </p>
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<a href="http://www.indieriviera.it/folk/vic-chesnutt-north-star-deserter/">Vic Chesnutt, North Star Deserter</a> pubblicato su <a href="http://www.indieriviera.it">Indie Riviera</a></p>
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