Pubblicato da: Fran il 20 maggio 2010 | Categoria: Folk | Tags: Glitterhouse Records | 0 Commenti »

The Threshingfloor non è esattamente un disco all’altezza di Ten Stones, ma non è possibile che un’uscita discografica di Wovenhand passi così in sordina. Se ne parla poco, forse troppo poco, ma il dark gothic folk di David Eugene Edwards non tradisce mai.
Sono passati “appena” due anni dall’uscita dell’acclamato Ten Stones, eppure il suono di The Threshingfloor è così diverso. Glitterhouse e Wovenhand (questa volta senza Emil Nikolaisen, il chitarrista del gruppo shoegazer Serena Maneesh ha dato forfait) hanno licenziato il 10 Maggio, l’ennesimo disco denso e oscuro. Questa volta però il disco è attraversato da brezze nord africane e insoliti temi musicali arabeggianti, da suk marocchina. Nel dire ciò penso soprattutto alla title track o ad alcune cadenze ritmiche nel cantato.
Il mistero diventa un sorriso compiaciuto di chi “ha capito”, leggendo le date dell’ultimo tour dei Wovenhand, che ha toccato Serbia, Croazia, Turchia e Macedonia.
Da segnalare anche Truth, cover dei New Order, Denver City e una packaging fine ed esotico, con un drago argentato in basso rielievo su copertina blu scuro: fantastico!
Il Rock-A-Billy della conclusiva Denver City, così ritmato e quasi estrano al resto del disco, è un deciso “arrivederci” a chi lo segue dai tempi degli indimenticati e grandissimi 16 Horsepower (vabbè, qui mi ci metto pure io! il solito indie snob, tzè).
Il sole sorge la mattina, nessuna onda è uguale all’altra e David Eugene Edwards non sbaglia un colpo: il 2010 ha già le sue certezze.
Wovenhand - Sicking Hands
Pubblicato da: Fran il 8 marzo 2010 | Categoria: Folk | Tags: We Were Neve Being Bored | 0 Commenti »

Non sono un esperto di Scandinavia, anzi sono anche un tipo che mal sopporta il freddo, però ho sempre considerato questo paese come una terra piena di opposti e anche per questo ricca di fascino. 6 mesi di buio o 6 mesi di sole, miti di gnomi o miti di vichinghi. E le mezze stagioni dove sono finite?
Dalla Scandinavia vengono pure le My Bubba & Mi e oggi esce il loro How It’s Done In Italy.
Mi fa davvero piacere parlarvi oggi di questo disco, anche perchè stimo i ragazzi che “ci stanno dietro”. Ho avuto il piacere di averlo in pre-ascolto da qualche settimana e mi sono fatto un’idea precisa delle My Bubba & Mi. Per un po’ ho cercato le parole giuste per raccontarvelo, ma non nascondo che ne sarebbero venuti fuori dei paragoni con altra genete. Più per un mia mania di trovar paragoni ad ogni costo che per altro.
Poi mi è capitato un post di Fabio Benni che inquadrava perfettamente la situazione e piuttosto che dirvi le stesse cose con un vestito nuovo, vi cito testualmente le sue parole:
A chi ama infilare la musica nei cassetti, suggeriremmo di cercare in quello del pre-folk, o in quello dell’old-blues, oppure, più semplicemente, di trovare un cassetto nuovo e scriverci sopra My Bubba and Mi.
How It’s Done In Italy è un disco semplice ed entusiasmante, se ancora ti stai chiedendo dove sia finita la prima Laura Veirs, lascia perdere la ricerca: con My Bubba & Mi, non avrai certo tempo d’annoiarti. Fingerpicking, orgaetto e grandi doti di songwriting ti trasporteranno in un viaggio da clandestino sul vagone merci di una locomotiva a vapore.
Parlavo di miti vichinghi e di gnomi? Bè, la bellezza di questo disco, rurale ed intimistico è da ricercarsi nel magico sottobosco abitao da fate e folletti, di sicuro!
My Bubba & Mi - Steamengeene
Pubblicato da: Fran il 22 febbraio 2010 | Categoria: Folk | Tags: Drag City | 1 Commento »

Esce domani (23 Febbraio 2010), sotto etichetta Drag City, Il terzo album di Joanna Newsom si intitola Have One On Me ed è un triplo (!!!).
La bella Joanna produce intenso e vibrante psych folk, che dalla punta delle dita prende forma attraverso la sua arpa, strumento che ormai la contraddistingue. Lo stile di Joanna Newsom è tutt’altro che convenzionale, tanto da meritarsi nel 2006 la copertina di The Wire.
La Drag City già da qualche mese ha messo online alcune canzoni, fra cui 81 e Good Intentions Paving Company, quest’ultima in particolare riverbera i fasti dell’album che la rese celebre: Ys.
Nei 4 anni di assenza a Joanna è stao (pure) dedicato un libro, Visions of Joanna Newsom. Una raccolta di scritti e di poesie personali della bella songwriter.
Joanna Newsom – Jackrabbits