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Flying Lotus, Pattern + Grid World

Pubblicato da: Fran il 4 ottobre 2010 | Categoria: Elettronica | 0 Commenti »

Razionalmente sembrerebbe più logico il contrario, eppure quando siamo giù tendiamo a guardare film tristi, facendoci del male da soli. Per lo stesso motivo, se i lunedì sono notoriamente duri, perchè gli ascolti del lunedì dovrebbero essere degli easy-listening?
Indi(e) per cui, se a tutte le disgrazie di questo sventurato lunedì mattina lavorativo, tu volessi aggiungerci anche un beat ossessivo da emicrania garantita, eccoti il nuovo EP di Flyig Lotus.
Viceversa se mi leggi in differita, magari sei pure sul divano e l’ora è quella degli amanti, allora ok, il disco potrebbe essere quello giusto!

Flying Lotus è lo pseudonimo di Steven Ellison, il producer elettronico americano che la scorsa primavera è salito alla ribalta con Cosmogramma, a cui contribuì anche Thom Yorke. Dopo gli ottimi riscontri di critica e pubblico Flying Lotus poteva godersi il meritato riposo, oppure anche no. Proprio così è andata a finire, con un EP nuovo di zecca in tutti i migliori negozi (digitali e non) a partire dal 21 settembre, e tante grazie alla Warp Records.

Pattern + Grid World è disponibile in formato digitale o su CD e vinile (accompagnato da uno splendido poster realizzato da Theo Ellsworth). Sono in totale poco più di un quarto d’ora di musica nuova, completamente synth oriented. Rispetto all’acclamato Cosmogramma, l’EP si fa notare per arrangiamenti meno complessi e poche orchestrazioni. Spesso siamo al limite del divertissement 8 bit, ad esempio con il ping-ponging di Kill Your Co-Worker (tanto per rimanere focalizzati sul lunedì mattina lavorativo e sulle pulsioni omicide che questo infonde). In altri casi sono i paesaggi vintage a prendere il sopravvento, come in Time Vampires o le esplorazioni drum & bass, come in Jurassic Notion/M Theory ad esempio.

Non solo un compendio di Cosmogramma, ma un piccolo passo verso un’altra direzione, non necessariamente in avanti, ma neanche in dietro.

Flying Lotus - Kill Your Co-Workers

Gonjasufi, A Sufi And A Killer

Pubblicato da: Fran il 7 giugno 2010 | Categoria: Elettronica | 4 Commenti »

Il ritardo con cui arrivo a comprendere davvero A Sufi And A Killer è imbarazzante, almeno quanto l’espressione nel tuo volto, mentre cerchi di difendere la creatività di Gonjasufi di fronte ai colleghi che, ovviamente, non riescono a scorgere la benchè minima orecchiabilità da ciò che esce dallo stereo. Eppure…

Eppure stiamo parlando di un mezzo capolavoro, sebbene A Sufi And A Killer sia un disco cervellotico e tutto il contrario che immediato, talmente complesso e stratificato da essere quasi “troppo” anche per la Warp, forse troppo lungo (19 tracce).

Dietro il nome di Gonjasufi si nasconde Sumach Ecks, che nel suo esordio c’ha messo di proprio le corde vocali e le campionature, uscendosene con un disco degno della Warp (che nove volte su dieci è un punto d’arrivo più che di partenza).
Su Sumach girano anche parecchie storielline, di quelle che ti aiutano a scrivere comunicati di presentazione più lunghi e che fanno subito presa sui blogger. Che sia davvero un predicatore, o un filosofo, un rapper, o uno sciamano del Nevada, non è dato sapere. Quello che emerge dalle note di A Sufi And A Killer è una cosa di cui tutti possono constatare la veridicità, senza nessun comunicato a mediare. La mente di questo tizio vede la musica in codice binario, come Neo in Matrix. Gonjasufi prende la musica, la smonta, la ricompone, la mischia, la mangia, la mastica, la sputa e il risultato è comunque differente dalla somma degli addendi.

In A Sufi And A Killer convivono Pop (She Gone), Garage Rock (SuzieQ), Alt. Rap, Hip-Hop (Advice), Elettronica, Psichedelia (DedNd) e canti indiani. I mush up di Gonjasufi sono così accattivanti e tanto dissimili da una scena che vede per lo più Madlib come punto di riferimento, che sono stati capaci di richiamare l’interesse di Gaslamp Killer, Flying Lotus e Mainframe, tutti coinvolti in fase di produzione (chi più chi meno).

E’ un esordio, ma se tutti i pezzi toccassero le stesse elevatissime vette sarebbe una pietra miliare. Quasi capolavoro.
[Ordinato, in vinile, ovviamente]

Gonjasufi - Sheep

No Seduction, S.P.U.P.P.A.

Pubblicato da: Fran il 26 marzo 2010 | Categoria: Elettronica | 0 Commenti »

Ammetto di non essere nella fase più ricettiva della mia vita per quanto rigurada certe sonorità elettroniche, ad alta velocità, con una gradazione ritmica piuttosto elevata e danzereccia.
Certo ho avuto anche io il mio pericoloso momento DFA, Rapture, !!!, LCD Soundsystem … etc ma per fortuna dopo pochi mesi tutto sembra essere rientrato nella normalità.
Questo se prendiamo il genere Indie Rock Dancefloor in senso assoluto, ma se devo pensare all’Italia, ascoltando i No Seduction la prima cosa che mi viene in mente è: “Era ora!”

Non per togliere qualcosa a chi da anni si cimenta con l’elettronica in Italia, ma la scena electro italiana ha conosciuto la maturità solo di recente e con un po’ di ritardo. Questo è vero per lo meno rispetto ad altri paesi nord europei.

S.P.U.P.P.A. conta cinque tracce, che poi sono i singoli pubblicati nel 2009 dai No Seduction. Dai brani ne sono usciti altrettanti remix, realizzati da alcune delle più belle realtà della scena elettronica italiana: Frost Djsexx, 3 is a Crowd, Homealone, 2 Guys in Venice, Funkabit.
La produzione va agli stessi No Seduction, che confermano così la loro prerogativa a un’indipendenza totale.

Quello che esce dallo stereo è un progetto che ha caratteristiche e qualità che prescindono la mera collocazione spazio/temporale. L’idea che sta dietro S.P.U.P.P.A., e la stessa realizzazione di questo, mi sembrano cosa interessante e dotata di una certa consistenza.

Con C.I.A. i No Seduction si presentano con una voce quasi afro, continuano con l’elettro-snob Spend Money, Stay Cool, pezzo tutto ritmo dal messaggio irriverente, ideale per la deliranza. I No Seduction, ammiccando alla mia ormai nota componente ossessivo-compulsiva, sono in grado di farmi oscillare la testa in ufficio, anche ben oltre la durata del disco.

S.P.U.P.P.A. è un progetto originale, con tanta qualità, che merita una menzione speciale fra i migliori dischi nostrani di fine 2009.

No Seduction - Spend Money, Stay Cool

Jaga Jazzist, One Armed Bandit

Pubblicato da: Fran il 15 marzo 2010 | Categoria: Elettronica | 3 Commenti »

All’inizio la macchinetta del caffè non faceva dei gran caffè. Saranno i primi, mi dicevo. Poi ultimamente ha cominciato a fare una deliziosa cremina che innalza i miei caffè al rango di quelli del bar. Negli ultimissimi giorni di cremina ne fa anche troppa e ho capito che la macchina fa sempre lo stesso caffè, solo che è ora di pulire il filtro.

Vedila così One Armed Bandit, il nuovo disco dei Jaga Jazzist è come il mio caffè. Per prima cosa aspettare 5 anni un caffè presuppone che sia un gran buon caffè, ma nessun caffè può essere all’altezza di 5 anni di aspettative. E questa è la prima cosa.
La secondo cosa è che o sono loro a essere cambiati o sono io che devo ripulirmi il filtro.

Nonostante la produzione di John McEntire, il disco più progressive in assoluto della loro discografia, si avvicina più a Mars Volta che ai Tortoise!
Apprezzo dei loro precedenti dischi la ponderazione con cui venivano profusi Jazz ed Elettronica. Capacità che, con una discreta dose di ruffianaggine, gli ha permesso di convincere negli anni critica e pubblico.
One Armed Bandit non mi convince. Volenti o nolenti, il calibrato dosaggio che rendeva la miscela esplosiva è sbrodolato fuori, forse è dilagato nell’autocompiacimento.
O forse il mio filtro non tiene più il progressive.

Jaga Jazzist - One Armed Bandit

Burial, Untrue

Pubblicato da: Fran il 27 novembre 2007 | Categoria: Elettronica | 6 Commenti »

Burial è, come qualcuno prima di me lo ha già ribattezzato, lo stato dell’arte dell’Ambient Dub londinese. Il suo esordio, come musicista (era già un affermato produttore), è di soli due anni fà e gli valse la citazione in numerose classifiche dei migliori dischi del 2006. Se l’omonimo Burial aveva necessitato di 6 anni di gestazione, Untrue arriva nei negozi un po’ meno elaborato, meno celebrale, più genuino e con un pizzico di malizia markettara in più.

Solo 5 persone all’infuori dei familiari sanno che Burial è un musicista. Un’altra differenza fre i due capitoli della discografia di Burial sono le atmosfere, decisamente più nottornue, spaziali e ipnotiche in questo Untrue. I bassi pesanti di Burial dipingono paesaggi di una Londra industriale, dove gli scarponi si sporcano di fango, il genere di posto dove nessuno vorrebbe passare proprio prima di rimettere piede sul parquet di casa.

Voci deformate come plastica vinilica sciolta, artificiosità estetiche al rallentatore, nebulose primordiali sottoforma di elettronica ambient, scricchioli della puntina sui solchi rovinati di un vecchio vinile. Tutto questo, sulla punta delle dita di un compositore dell’era elettronica. Avete mai visto Ghost In The Shell? Ricordate la scena in cui la protagonista robot, Motoko Kusanagi, s’immerge tuffandosi all’indietro dal bordo della baraca, di notte, nell’oceano?

Ecco, questa è la sua colonna sonora ideale. Attualmente, assieme a Kieran Hebden, Burial è il leader indiscusso della scena elettronica londinese. Freccetta verde verso l’alto per lui!

Burial – Unite