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Brian Eno, Drums Between The Bells

Pubblicato da: Fran il 19 luglio 2011 | Categoria: Elettronica | 0 Commenti »

Ci sono quelli che comprano tutti i dischi di Brian Eno, probabilmente c’hanno ragione loro.
E mi piacerebbe finire il post così, lasciano sospesa nell’aria la mia sana invidia per quel rilegatore di Rimini che nel retro bottega c’aveva mille dischi, tutti di Brian Eno, e per questo guardava me, imberbe laureando curiosone, dall’alto in basso.

Con l’intera discografia di Brian Eno non sono così a mio agio, anche se ovviamente conosco i suoi classici, le grandi cose che ha fatto con i Roxy Music e gli ultimi due dischi usciti per (l’amata) Warp Records.
Drums Between The Bells è uscito il 4 luglio per la Warp Records, appunto, e da seguito a Small Craft on a Milk Sea, la cui uscita nel 2010 è ricordata più che altro per la clamorosa firma di Eno con la Warp.
Passata la novità era giunto il momento per un progetto rischioso, ecco la genesi di Drums Between The Bells.

I testi di Drums Between The Bells sono cantati in una sorta di spoken-poetry (dicasi letti) da voci maschili e femminili in alternanza, per un totale di nove voci diverse di cui una è quella dell’autore delle liriche: Rick Holland. Delle altre voci, in maggioranza femminili, per quanto reperibile sul web non è dato sapere di chi siano, forse le troverete sul libretto, bisognerebbe chiedere al mio amico rilegatore (leggi sopra).

Drums Between The Bells è un disco ambient prevalentemente, colorito da piano, arpeggi e tanta elettronica, fra cui spiccano infine i 57 secondi di silenzio in Silence.

A proposito dell’autore delle liriche, il poeta scozzese Rick Holland e Brian Eno, si sono incrociati artisticamente già a fine anni 90 in progetti non solo musicali (installazioni etc), ma collaborano di persona solo dal 2003. Da quanto ho capito, la “poesia impressionista” di Holland spazia fra momenti di vita urbana e i pericolosi intrecci fra scienza, filosofia e biologia.

Il disco è disponibile su classico supporto cd e in un cofanetto speciale con due dischi, uno dei quali contiene la versione solo strumentale dei brani e un libro di quarantaquattro pagine con immagini inedite. Le copie in vinile contengono il codice per scaricare le tracce anche in versione mp3.

Ed è già uno dei classici di Brian Eno.

Brian Eno – bless this space (taken from Drums Between The Bells) by Warp Records

Brian Eno – pour it out (taken from Drums Between The Bells) by Warp Records


Grouper, A I A: Dream Loss / A I A: Alien Observer

Pubblicato da: Fran il 9 giugno 2011 | Categoria: Elettronica | 0 Commenti »

A I A dei Grouper è uscito da quasi due mesi ma ve lo propongo ai cancelli dell’estate, potrebbe sembrare una scelta inopportuna, invece se siete di quella promiscua specie che ancora ama limonare schiacciata fra un prato agreste e un cielo stellato, questo è il disco che fa per voi.

Liz Harris è la titolare unica del progetto name-code Grouper, con quartier generale a Portland in Oregon. La giovane chitarrista (ma deduco anche poli strumentista, visto che ne suoi dischi troviamo anche piano, synths e droni) si fa notare con il CD-R self titled e autoprodotto nel 2005, nello stesso anno si accasa presso la Free Porcupine, ma viene principalmente ricordata per Way Their Crept acclamato dalla critica e per le collaborazioni con Xiu Xiu, con il genio neozelandese Roy Montgomery e la più recente con gli Animal Collective.

Liz Harris si ripresenta 3 anni dopo con un doppio album monolitico intitolato A I A. A differenza del precedente Dead Deer Up a Hill, un disco principalmente psichedelico-rurale, che girava attorno alla chitarra acustica e alla voce di Liz, qui ci troviamo difronte ad un post-rock in slow motion che spazia sornione (ma inesorabile) fra dilatazioni ambient a tinte dark e improvvise intensità shoegaze, prevale la sensazione dell’improvvisazione.

A I A è suddiviso nei due capitoli Dream Loss e Alien Observer. Dream Loss è sicuramente più pesante e carico di feedback, scritto almeno 2 anni prima rispetto all’altro, quell’Alien Observer più accessibile e forse anche per questo più coinvolgente.

Roba forte, da maneggiare con cautela.

Grouper - Alien Observer

Xmas Rush un nuovo singolo per Nathan Fake

Pubblicato da: Fran il 9 dicembre 2010 | Categoria: Elettronica | 0 Commenti »

Sin dai tempi di Drowning in a Sea of Love, il suo esordio full length per la Border Community, Nathan Fake è uno dei miei musicisti “elettronici” e produttori favoriti. Il suo sound così intenso, organico e particolare, per certi versi vicino alle sonorità dei Boards Of Canada, potrebbe essere il rovescio della medaglia di Kieran Hebden.
La bella notizia, per chi come me si domanda ciclicamente che fine abbia fatto l’ex enfant prodige del Norfolk (U.K.) dopo l’esordio del 2005 e l’album del 2009, è che il 6 dicembre è uscito un split in 12″ con Dj Koze per l’etichetta tedesca Pampa Records.

Il brano di Nathan Fake s’intitola Xmas Rush ed è evidentemente una traccia “natalizia”, il termine è da prendere con le pinze. Su SoundCloud la traccia è presente da circa 20 giorni assieme ad una versione dub più lunga, più dilatata e profondamente diversa.

A quando un nuovo album?

XMAS RUSH by nathan fake •official•


The Third Eye Foundation, The Dark

Pubblicato da: Fran il 12 novembre 2010 | Categoria: Elettronica | 0 Commenti »

The Third Eye Foundation è il lato dark elettonico di Matt Elliott.
Matt Elliott è il lato dark folk di The Third Eye Foundation.
Da qualsiasi angolazione la si guardi, questa è una storia con tanti punti oscuri, non c’è che dire.

L’idea di fare musica a Matt Elliott viene per caso sull’autobus, una notte di ritorno da un concerto; i suoi compagni Kate (dei Movietone) e Rachel (nei Flying Saucer Attack e nei Movietone), forse più ubriachi di lui quella sera, lo assecondano e i tre fondano i Linda’s Strange Vacation. Il sound di riferimento è la Briston neo-psichedelica, l’elettronica e il suono denso e spigoloso dei My Bloody Valentine.
Dopo questa esperienza Matt comincia a produrre musica per conto suo, con il nome di The Third Eye Foundation. Le nuove registrazioni poco si discostano dagli esperimenti fin lì portati avanti e i Third Eye Foundation esordiscono nel 1996 per la Domino, poi passano alla Merge dove pubblicano altri album, in totale fanno 5 dal 1996 al 2000. Seguono dieci anni di silenzio da parte dei Third Eye Foundation e tanti capolavori folk firmati Matt Elliott.

The Dark è il nuovo disco dei Third Eye Foundation, è uscito l’8 novembre per la Ici d’ailleurs con distribuzione Audioglobe.
The Dark sovraincide ad immagini malinconiche, un cantato proveniente dal passato (quasi da opera lirica), i loop concentrici che ne escono a volte sussurrando a volte gridando.
Sotto la puntina girano strati di rumore che mettono in scena intricate atmosfere dark e liberano un romanticismo straziato.
I solchi principali sono ancora quelli della neo-psichedelia elettronica, dub-step e drum and bass, perchè no, senza soluzione di continuità.
Le tematiche affrontate in The Dark spaziano fra perdita e gioia, fra peccato e redenzione, fra disperazione e ottimismo.

Da segnalare il talentuoso apporto di Louis Warynski (Chapelier Fou) e Chris Cole (Manyfingers) multi-strumentisti con un ruolo fondamentale nella registrazione della strumentazione “classica” del disco.

Un grande ritorno!

The Third Eye Foundation - If you treat us all like terrorists we will become terrorists

Seefeels, Faults

Pubblicato da: Fran il 26 ottobre 2010 | Categoria: Elettronica | 0 Commenti »

I Seefeel sono quello che in gergo viene definito un gruppo seminale, anche se forse sarebbe più appropiata la definizione di gruppo anello-di-congiunzione.
La band di Mark Clifford e Sarah Peacock nacque a Londra nei primi anni 90, perfettamente inserita in un contesto musicale che vedeva i giovani inglesi divisi fra rave party, produzioni indie e la ribalta dello shoegaze. In questo scenario i Seefeel furono fra i primi ad azzardare una contaminazione fra rock, ambient, shoegaze, techno, intelligent dance music (IDM) e certe sonorità eteree tipiche di Eno e dei My Bloody Valentine. Queste sono anche le coordinate di Faults.
Questa obliquità stilistica gli valse nel 1994 un contratto con la Warp Records, che segnò anche un mutamento nel sound dei Seefeel, verso territori più astratti e oscuri. Alla Warp sono ricordati come il primo gruppo non puramente dance/elettronico nel roster della label di Sheffield.

Faults (Warp Records, 20 settembre 2010) arriva a 14 anni di distanza dall’ultimo full length, probabilmente non ci sarebbe nemmeno stato se Mark Clifford e Sarah Peacock non si fossero ricongiunti in occasione del ventennale della Warp, con seguente performance live a Parigi.

Faults è un disco ciclico e simmetrico, sintetico ma naturale allo stesso tempo, le sue forme elettroniche crescono e si evolvono in modo organico. Anche la tracklist visivamente sembra suggerire questo:
Faults
Crowded
Folds
Clouded

Crowded è un ipnotico loop elettronico fra l’angoscia notturna dei paesaggi lynchiani e l’alienante labirinto senza fine di Windows 95. Cloudedd, dall’incedere costante e incalzante, è la colonna sonora ideale per un documentario sulla “Vita, evoluzione, morte delle creature vegetali su Alfa Centauri”.

Anche se appaiono lontani gli anni dell’innovazione, l’ascolto è doveroso e il rispetto meritato sul campo.

Seefeel – Faults by Warp Records