Pubblicato da: Fran il 15 aprile 2011 | Categoria: Appuntamenti | 1 Commento »

Domani sarà il Record Store Day, ovvero una giornata mondiale dedicata ai negozi di dischi, tipo quella dell’anno scorso. Questo post doveva uscire ieri, era pronto ieri, ma esce oggi.
Premesse.
La prima. Dovrei scrivere almeno 3 post: uno da innamorato (della musica e dei suoi supporti), uno da invidioso (di chi ha lavorato in un negozio di musica, come avrei voluto fare io) e uno da cinico disincantato (che tanto la musica andrà avanti anche senza i negozi). Invece ne scriverò 1 solo perché la cosa certa è una sola, il negozio di dischi e il suo commesso, un binomio in simbiosi dove mancando l’uno avrebbe meno senso anche l’altro, è un’esperienza che va vissuta. Fallo finché ne hai la possibilità! (io credo che domani andrò al Plastic di Pesaro)
La seconda. Il post è venuto lungo, ti ringrazio sin da ora se avrai la pazienza di arrivare in fondo e magari di raccontarmi la tua.
Si comincia
Non ho mai perso una singola occasione per chiudermi un’oretta in un qualche negozio di dischi. Dio, la mia famiglia, i miei amici e il mio conto in banca mi sono testimoni.
Accompagnavo la morosa a Bologna, lei andava in facoltà di psicologia e io l’aspettavo al negozio.
Sostenevo un esame a Ravenna? Prima l’appello, poi al negozio e quando arrivava la telefonata del “palo” via di corsa a dar l’esame col fiatone e una sporta di dischi.
La sorella si laurea a Urbino? Quale occasione migliore per una scappatella al negozio infondo alla salita.
Credo che per i negozi di Rimini (Blu Note e Good Vibration i preferiti) io sia stato l’equivalente di uno dei personaggi di Mediterraneo, la guerra era finita e nessuno mi aveva avvisato, io stavo ancora lì barricato fra le trincee di dischi.
Per non parlare del viaggio di nozze in Irlanda poi…
Non esagero se dico che la mia formazione è frutto anche di frasi sentite e mandate a memoria, da quegli eroi che erano i negozianti.
Non esagero nemmeno se dico che avrei potuto consigliarti il disco della tua vita, semplicemente da come aprivi la porta del mio negozio di dischi, quello in cui non ho mai lavorato.
The man who sold the music
In cui banalizzo degli eventi per esprimere dei concetti.
Ad un certo punto, però, l’omino della Major capì che la musica era così importante per qualcuno (come per me e per te), e che quel qualcuno era così attaccato all’idea di possederla, che si poteva cambiare il supporto e vendere altre copie del medesimo Withe Album in formato differente. Così iniziarono a girare voci che la cassetta era meglio del vinile perché si poteva portare in macchina e ascoltare camminando. Per 10 anni gli appassionati di musica furono impegnati a rinnovare la loro collezione per poi scoprire, negli anni 90, che il CD era ancora meglio e che presto le cassette sarebbero uscite di produzione (com’era già accaduto per il vinile).
All’uomo che vendette la musica per 30 denari non venne in mente però, che CD significa musica digitale, che significa a sua volta bit (0 e 1) e che i bit sono riproducibili con un ctrl+c seguito da un ctrl+v. La prima crepa nel sistema.
Ti sei mai chiesto perché nessuno si preoccupa di sostituire l’mp3 con qualcosa di più leggero e high fidelity? Semplicemente perché dietro un’operazione del genere non c’è margine di guadagno, quindi niente denaro niente impulso a rinnovare. E’ molto meglio concentrarsi sul fantastico blu ray, che è moooooooolto meglio del DVD!
Voglio il supporto! Ma non mi serve
Negli anni 80 McDonald’s lanciò un hamburgher per salutisti, ideale per quegli americani sovrappesso che avrebbero potuto continuare a mangiare hamburgher con meno pericoli per la propria salute. Serviva più o meno a tutti il Light Burger, ma nessuno lo voleva davvero. Fu un fallimento, perché gli uomini del marketing lo sanno benissimo, l’impulso che muove all’acquisto è il desiderio e non il bisogno. Ad esempio in Italia le vendite di iPhone vanno benissimo nonostante crisi e disoccupazione.
Per me con la musica avviene più meno la stessa cosa, voglio il supporto, voglio il vinile, ma di fatto la musica e il supporto su cui viene registrata (e venduta) sono due cose separate. Voglio il supporto fisico anche se non ne avrei bisogno!
Questo è un po’ il paradosso che è il fulcro della questione e, sebbene l’omino della Major voglia preservare lo stato delle cose (musica & supporto binomio inscindibile), oggi la musica se la passa benone ma il suo supporto no. Hanno intrapreso due strade divergenti, i gruppi proliferano, gli ascolti crescono e le vendite vanno male.
Questo concetto mi sta particolarmente a cuore, perché non sta scritto da nessuna parte che per comprare la musica devi comprare (e pagare!) anche il supporto. E’ un passaggio che qualcuno vorrebbe tu dessi per scontato, ma non lo è. Tu devi, se mai, desiderare il supporto come qualcosa di non necessario ma che è in grado di aggiungere valore al tuo ascolto.Ti faccio un esempio: ogni volta che prendo in mano un vinile, celebro un rito, leggo l’anno di pubblicazione, la casa discografica, leggo le note, i testi, i ringraziamenti, ripenso al negozio in cui l’ho comprato, alle battute che ho scambiato con il negoziante. Tutto questo è un valore aggiunto.
Di un file .rar scaricato da filestube.com cosa volete che mi ricordi? Che legame credete che si crei? (ovviamente questo non mi impedisce di farlo ugualmente, a volte)
Il prezzo reale e percepito della musica
Quanto costa la musica? Perché costa così?
E’ questo che ti stai chiedendo? Sbagliato, dovresti chiederti:
Quanto sono dispoto a pagare perché questo sistema rimanga in piedi? O perlomeno, quanto sono disposto a pagare perché la parte che mi piace di questo sistema rimanga in piedi?
Non me ne frega niente dell’omino della Major! Mi importa invece di chi manda avanti la baracca, ogni giorno, alla Foolica Records, alla 42 Records, alla Ghost, alla Sub Pop, alla Rough Trade …
Mi importa delle band che in direzione ostinata e contraria vendono i dischi ai concerti. Mi importa dei negozianti, e non parlo dei centri commerciali che hanno uno scaffale che non sanno nemmeno di avere, parlo dei negozianti che ci mettono del valore aggiunto a questa filiera, che consigliano e che promuovono le band con un’anima.
Quindi sii consapevole: perché un CD costa il doppio di un DVD? Credi che ci siano più spese a girare un colossal o a registrare un disco?
E’ evidente che con i 20 € di un CD o i 22 € di un vinile paghi anche lo stipendio di chi sta attaccato al sistema musica come un parassita, chi vuol mungere ancora una vacca magrissima (e internet non centra nulla).
Quello che devi chiederti è: quanto sono disposto a pagare per il valore aggiunto di cui sopra?
Questa domanda, il tuo senso etico e il tuo senso critico possono fare la differenza.
Paga per la musica.
Pubblicato da: Fran il 4 gennaio 2011 | Categoria: Appuntamenti | 0 Commenti »
E venne Alessando Baronciani a Rimini, che disegnò il mio avatar, che realizzò la copertina de Tiamottì, che fece il manifesto dei Baustelle live @ Velvet Rimini (in realtà il manifesto è la cover di un cofanetto), che dove si pala di musica indie lui c’è …. che al mercato mio padre comprò.
Ebbene sì, tutto vero (a parte che mio padre non va al mercato), Alessandro Baronciani presenterà la sua ultima graphic novel Le Ragazze nello Studio di Munari (b/n e colori, pagine 242, € 19,00 ), alla locanda I Tre Mori di Rimini domani sera (mercoledì 5 gennaio).
A metter su dischi ci penserà Davide Rastelli aka. Mr. Brace (anche lui ha un lungooo curriculum).
Non ho ancora avuto il piacere di leggere Le Ragazze nello Studio di Munari (e nemmeno di sfogliarlo), ma lo farò di sicuro e non mancherò di scrivere qualche considerazione in un post.
Comunque da quanto ho capito racconta la storia di Fabio, anzi le storie di Fabio, un libraio e collezionista di volumi antichi, appassionato di Bruno Munari. Fabio racconterà di 3 relazioni del suo passato, e della loro conclusione, con 3 donne diverse.
Appuntamento imperdibile, a domani!
Pubblicato da: Fran il 23 dicembre 2010 | Categoria: Appuntamenti | 1 Commento »
2010 Annus Mirabilis dell’indie nostrano, quello italiano, doc che forse dovrebbe essere anche un po’ più dop. Ma occhio a non “proteggerlo” troppo che se ci togliamo questa patina di DIY magari poi ci piace pure di meno.
Ovvio che di classifica di fine anno trattasi, per cui non ci sarebbe nemmeno bisogno di specificare che dei miei personalissimi gusti stiamo parlando, ma parlando di cose serie tu, che ne pensi?
Ah, un’ultima cosa, ma te ne saresti accorto comunque, è una top 20 che prende in considerazione solo dischi italiani del 2010.
20. Low Frequency Club, West Coast


Label: Foolica Records
“… la band bresciana si colloca nel listone “clubbing anni ottanta”, groove, electo-funk alla declinazione DFA e tanta elettronica danzereccia …”
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19. Fauve! Gegen a Rhino, Namegivers Avenue


Fauve! Gegen a Rhino - A bridge for the sky (to Yona)
Label: Senza contratto
“… elettronica eterea dalle sonorità vicine alla Kranky Records, hearthbeat quasi house cadenzano Work In Progress. Il disco acquista coesione e densità in un climax cinematografico crescente …”
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18. Lava Lava Love, Their First Extended Play


Label: Senza contratto
“… la singolarità di questo progetto pop, che oscilla fra il synth e il chamber, accompagnato dalla delicatezza di certe produzioni stile Morr Music …”
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17. Redroomdreamers, Roosters On The Rubbish


Redroomdreamers - The Dog
Label: Happy Mopy Records
“… è indie rock della più pregevole fattura, tutto in inglese, ottima registrazione, i ragazzi hanno fatto decisamente loro la lezione dell’indie americano degli anni 90 …”
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16. Amor Fou, I Moralisti


Amor Fou - Il Periodo Ipotetico (da La Stagione Del Cannibale)
Label: Emi
“… una scrittura molto originale, che alterna sotto l’occhio di bue personaggi protagonisti di vite proprie, le cui vicende sono sviscerate da fuori e da dentro attraverso la penna di Alessandro Raina …”
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15. Public, Oracolo


Public - Tra gli amici
Label: Lavorarestanca
“… Oracolo è un disco rock in senso classico e assoluto, quasi sixties (Canto per scongiurare), le cui buone vibrazioni lambiscono ora le sponde del blues ora i lidi della canzone italiana, perchè no, anche cantautorale (Nel 2020) …”
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14. Jules Not Jude, All apples are red, except for those wich are not red


Jules Not Jude - Chance
Label: Produzioni DADA
“… pendola fra il pop british un po’twee e l’indie rock venato di elettronica …”
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13. Edipo, Hanno ragione i topi


Edipo - Hai Hai Hai Hai
Label: Foolica Records
“… un sound che svaria dalle atmosfere di Franco Battiato a certi istrionismi “alla Bugo”. Molto indie-pop e pure tanta elettronica retrò …”
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12. A Toys Orchestra, Midnight Talks


Label: Urtovox
11. Le Luci della Centrale Elettrica, Per ora noi la chiameremo felicità


Label: La Tempesta
10. Bologna Violenta, Il Nuovissimo Mondo


Bologna Violenta - Trapianti Giapponesi
Label: Bar La Muerte
“… Bologna Violenta ha scelto il modo più brutale e diretto per sbatterci la realtà in faccia: l’hardocore, brani molto brevi, mai cantati, in piccola parte recitati …”
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9. Uoki Toki, Cuore amore errore disintegrazione


Label: La Tempesta
8. Ardecore, San Cadoco


Ardecore - Meravigliosamente
Label: Goodfellas
“… Il sound del disco è più lineare e prepotente rispetto al passato, ma anche più rock, a tratti noise e quasi post-rock negli episodi più dilatati …”
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7. Trabant, Trabant


Trabant - Mademoiselle PMD
Label: Moscow Records
“… Trabant hanno appeal, hanno carisma, danno sempre l’impressione di avere qualcosa di interessante da dire …”
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6. Virginiana Miller, Il Primo Lunedi del Mondo


Label: Zahr
5. The Charlestones, Out From The Blue


The Charlestones - Westfora Carillon
Label: Moscow Records
“… nel brit pop anni 90 ci sguazza proprio bene, è a suo agio, nel gioco “scova l’intruso” sfido chiunque a discriminare questo disco in mezzo ai capolavori di Pulp, James, Suede, Verve o Teenage Funclub …”
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4. Drink To Me, Brazil


Label: Unhip Records
“.. Costrutti circolari ossessivi, conditi da una certa nerditudine, sembrano ammiccare a tratti al Post Punk a tratti al Kraut Rock. Una discreta empatia con la scena Indie Rock canadese sporcata da narcisismi noise …”
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3. Non Voglio Che Clara, Dei Cani


Label: Sleeping Star
2. Perturbazione, Del Nostro Tempo Rubato


Perturbazione - Primo
Label: Santeria
“… canzoni dai testi cantautorali ma dalla melodica magnificamente POP …”
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1. The Record’s, De Fauna Et Flora


The Record's - Rodolfo
Label: Foolica Records
“… De Fauna Et Flora è il disco adatto alla primavera, il tassello che manca alla colonna sonora de La Mia Vita A Garden State, un compendio di tutto quello che c’è di buono fra Blur e Shins …”
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Pubblicato da: Fran il 30 ottobre 2010 | Categoria: Appuntamenti | 0 Commenti »

Los Dias de la Muerte non è il seguito di “Dal Tramonto all’Alba”, ma un festival itinerante, il primo organizzato dalla casa discografica Bar La Muerte.
L’etichetta di Bruno Dorella che pubblica i lavori di Bologna Violenta, OvO, Ronin, Bachi da Pietra… ha organizzato per questo fine ottobre tre giorni di festival itinerante, per tre diverse location: Milano, Torino e Rimini.
Le line-up sono notevoli, ma la presenza dei Talibam! anche nella serata di Rimini mi fa letteralmente gridare al miracolo:
29/10 Milano, Torchiera: Bologna Violenta, Talibam! (USA), Fuzz Orchestra, Arabrot (NOR), Estel(IRL), Realicide (USA)
30/10 Torino, Spazio 211: Bologna Violenta, Talibam!, Fuzz Orchestra, Arabrot, Estel, Zeus!
31/10 Rimini, Grottarossa: Bologna Violenta, Talibam!, Fuzz Orchestra, Arabrot, Estel
Sarà il mio primo Check-In al Centro Sociale Grottarossa di Rimini, che è LETTERALMENTE sotto casa mia (dovrò chiudere bene le finestre di casa per non disturbare i ragazzi che dormono).
Chi ci sarà dica “io!”.
Pubblicato da: Fran il 9 ottobre 2010 | Categoria: Appuntamenti | 2 Commenti »
L’altro giorno ho avuto la fortuna di essere ospite nel quartier generale europeo di Google, a Dublino. Le coincidenze aeree mi hanno regalato anche mezza giornata a Temple Bar. Speravo di trovare le stesse bettole di CD e vinili usati, scovate nel 2007 e raccolte nell’eBook “Guida Musicale all’Irlanda” (che probabilmente necessita di un’aggiornata), sono rimasto parzialmente deluso, almeno un paio di negozi hanno chiuso.

Al 17 Borderline tanti vinili ma solo “i classici” niente di troppo eccitante per me.

Fish & Chips per merenda, non ho resistito al fascino dello spuntino dopo il volo.

Passeggiata serale a Temple Bar, molto suggestiva.

Wall Of Fame, il trampolino di lancio.

Ok, qui si ferma il racconto perchè dentro non si fanno foto.

Ah, la solita eccezzione. Il Tea Party in stile “Cappellaio Matto” con Android a fare la parte del Cappellaio, merita un’eccezione.