Pubblicato da: Fran il 18 dicembre 2010 | Categoria: Fumetti | 0 Commenti »
I fumetti sono una roba seria, lo so io, lo sapete voi e forse pochi altri amici.
I fumetti possono fare male, lo so bene io che mi sono beccato una tendinite all’avambraccio sinistro per tenere in mano il voluminoso tomo, a copertina rigida, de Le Straordinarie avventure di Pentothal di Andrea Pazienza.
I fumetti possono istruire, come questa riedizione voluta dalla Fandango delle prime frammentate tavole di Andrea Pazienza, che si muovono fra le manifestazioni del ’77, i cortei, l’università occupata e gli spaccati di vita universitaria fuori sede.
I fumetti possono distrarre.
I fumetti possono far “viaggiare” come Pentothal che intraprende un viaggio vero, fra visioni oniriche, paesaggi allucinati, dialoghi allucinogeni pieni di citazioni.
I fumetti possono rievocare, gli anni dell’università, gli anni del DAMS a Bologna frequentato (fino a due esami dalla fine) e raccontato da Andrea Pazienza, tavola dopo tavola.
I fumetti stimolano l’immaginazione, come le fantastiche tavole di questo fumetto, ognuna delle quali contiene tanti e tali spunti da poter essere considerata l’episodio pilota di una nuova serie.
I fumetti sono una roba seria, lo so io, lo sapete voi e forse pochi altri amici che magari sarebbero pure contenti di ricevere Le Straordinarie avventure di Pentothal come regalo di Natale!
Pubblicato da: Fran il 17 dicembre 2010 | Categoria: Indie Pop | 0 Commenti »

Pensare che dovrei stilare classifiche e liste di dischi, come fossi un qualsiasi Omero 2.0 alla presa con il catalogo delle navi! Invece eccomi qui, recidivo come sempre nell’additare next big thing del 2011, addirittura! Sì perchè di Anna Calvi si conosce appena la data di uscita del suo album d’esordio, che sarà pubblicato dalla Domino Records il 17 gennaio 2011, ma poco altro.
Manca ancora un mese al “ballo delle debuttanti” eppure secondo la BBC Sound of Anna sarà uno dei 15 artisti più importanti del 2011.
Anna Calvi è cantante, compositrice e chitarrista, Brian Eno l’ha definita come come “la cosa migliore dopo Patti Smith”, Nick Cave l’adora e l’ha voluta come apertura nell’ultimo tour europeo. Lei si disimpegna bene, cimentandosi senza troppo imbarazzo con Jezebel, brano portato alla ribalta prima di lei da Edit Piaf e rispondendo ai complimenti senza il minimo rossore.
Un intensità vicina alla Beth Gibbons che abbiamo amato in Out Of Season, il fantastico disco con Rustin Man, una sensualità (quasi) degna di Nico e un sound sontuoso e barocco, jazzato quanto basta. Emozionante.
Anna Calvi - Moulinette (Live at The Luminaire)
Pubblicato da: Noemi il 16 dicembre 2010 | Categoria: Libri | 0 Commenti »
Strade bianche, innevate, su cui viaggiano tre amici: il violoncellista Vittorio e la veterinaria Francesca (che sono una coppia dall’incerto destino) più Manu, ballerina (ex cubista), che lavora nell’autoscuola del papà. Questi tre non più ragazzi non ancora del tutto adulti si ritrovano a bordo della Baronessa (una macchina con i doppi comandi da scuola guida) a percorrere l’Italia. Da Torino a Bari, secondo un tragitto che si definisce man mano e che una cartina all’inizio del romanzo illustra bene. E sembra infatti di aprire un vero libro di avventure: io non so perché ho pensato all’Isola del Tesoro di Stevenson.
Così i tre compiono un viaggio di imprevisti ed emergenze, euforia, passione e dolore, leggerezza più bianca della neve e fatica a capire i propri stessi desideri.
Le voci dei personaggi si alternano, e sappiamo che quando il titolo in corsivo dice ad esempio Vittorio, sarà lui a parlare. Ma la prima cosa incredibile che si nota è che questo espediente narrativo a un certo punto non si sente più, perché il viaggio da lettori è definitivamente iniziato, e siamo davvero lì con loro e con i loro pensieri e progetti e vuoti, sotto la neve più candida che riusciamo a immaginare.
Quello che colpisce poi è il passaggio repentino eppure senza strappi da uno stato d’animo all’altro e da un disastro a una incredibile vittoria. Non vi dico niente a proposito di una certa tela di Keith Haring o di una rissa casalinga. Ma c’è un velo (sempre bianco) di sottilissima ironia continua, e c’è una discesa nella mente di Vittorio, fino alle radici più profonde del suo panico, della sua agitazione:
“Viaggiare, come praticamente tutte le cose della vita, mi agita”. E infatti questo viaggio è come un agitarsi silenzioso, una scoperta di cosa i personaggi vogliono, cosa sperano: forse le strade del titolo (editore Marsilio) sono anche quelle meno letterali delle scelte, del futuro.
E per ultimo, ma è co-protagonista insieme ai tre, alla Baronessa e al violoncello di Vittorio, c’è l’amore. Un mistero fatto per essere svelato lungo il tragitto. Questo di Enrico Remmert è un libro che sembra scritto in stato di grazia, con la lucidità del freddo invernale. Costruito come gli ingranaggi perfetti di un orologio, che però segna le ore diverse per ciascun personaggio, probabilmente anche per ciascun lettore.
Un libro su una generazione di bambini non ancora cresciuti, bevitori di birra e sognatori e strattonati da ogni parte dal bisogno totale di spensieratezza e di ridere, che si scaglia contro una realtà, anche interiore, spietata e fatta di ricordi e decisioni da prendere in fretta. Un libro scarno ed essenziale, punteggiato di piccole nascoste perle scolpite – si vede – da una mente abituata a pensare, fatta di intuizioni e di parole giuste per spiegarle:
“Io credo in una specie di karma. Sono convinto che tutto ciò che ci capita sia calibrato con la nostra capacità di sopportarlo”.
Pubblicato da: Fran il 15 dicembre 2010 | Categoria: Film | 3 Commenti »

Ovvero: quello che tutti ci siamo chiesti appena finito il film The Social Network.
Da una ricerca fatta da me, con livelli di attendibilità rasenti lo 0 assoluto, da fonti quali wikipedia, The Facebook Effect (che è un po’ il controaltare di Accidental Billionaires), Google e le mie conoscenze personali, ecco alcune chicche a proposito di com’è andata a finire.
Mark Zuckerberg ed Eduardo si sono riappacificati?
Saverin, dal processo messo in scena nel film, ha ottenuto una quota del 5 per cento della nuova società Facebook Inc. ed è stato ufficialmente reintegrato tra i cofondatori nel sito ufficiale della compagnia.
Che fine ha fatto Sean Parker?
Nel 2004 Sean Parker, uno degli artefici di Napster, cominciò a consigliare in via informale Mark Zuckerberg ed Eduardo e scalò la società fino a diventarne il presidente con il 7% delle azioni di Facebook. Venne obbligato dai membri del consiglio a lasciare Facebook dopo essere stato arrestato con l’accusa di possesso di cocaina, anche se il processo non si concluse mai con una condanna.
Mark Zuckerberg, dopo quell’estate in California è tornato all’università?
Nel giugno 2004, dopo aver completato l’anno accademico, Mark si trasferì a Palo Alto, in California e non è mai tornato ad Harvard da studente.
Davvero Mark ha distribuito un software gratuitamente invece di venderlo alla Microsoft?
Mark prima di iscriversi all’università, come progetto finale alla Phillips Exeter Academy, ha programmato Synapse, un plug-in per lettori di MP3 come Winamp. Il software era in grado di decifrare i gusti degli utenti in base ai loro ascolti. Nonostante le offerte fossero arrivate a 2 milioni di dollari in seguito ad un’asta fra Microsoft, AOL e Winamp, Synapse fu distribuito su internet gratuitamente.
Il blog di Mark Zuckerberg su Livejournal esiste davvero?
Se anche esistesse non l’ho trovato. Ma in giro circolano i post che Mark “dedicò” alla sua ex ragazza, vedi i punti seguenti.
Erica Albright esiste davvero?
Il personaggio di Erica Albright è costruito attorno ad una ragazza realmente esistita: Jessica Alona, citata (in modo poco cavalleresco) da Mark Zuckerberg, sul suo blog, durante i primi giorni di incubazione del progetto Facebook.
Che cosa scrisse realmente Mark Zuckerberg sul suo blog a proposito della sua ex?
In giro per il web si trova un po’ di tutto, questo lo sappiamo, ma a proposito di quest’argomento, le fonti sono in accordo su queste parole:
“Jessica Alona is a bitch. I need to think of something to make to take my mind off her. I need to think of something to occupy my mind. Easy enough I just need an idea…”
Zuckerberg ha dei biglietti da visita con scritto: “io sono amministratore delegato … puttana”?
Sì secondo il libro The Facebook Effect, Mark aveva due tipi di biglietti da visita in uno dei quali c’era scritto “I’m CEO…bitch!”.
Chi canta la canzone nel trailer del film The Social Network?
Si tratta di una cover del brano Creep dei Radiohead, eseguita da Scala & Kolacny Brothers.
Mentre la fantastica colonna sonora del film The Social Network è stata composta da Trent Reznor dei NIN.
Come posso creare un social network?
Se non sei un programmatore e un genio (entrambi i requisiti sono preferenziali e propedeutici) puoi utilizzare alcune piattaforme gratuite, come Ning, BuddyPress o Mu WordPress.
Come posso diventare il più giovane miliardario del mondo?
Purtroppo in Italia siamo messi male in quanto a “capitalisti avventurieri” che avanzano di qualche milione da reinvestire a favore di giovani di belle speranze con buone idee. O meglio, i capitalisti li abbiamo, solo che non sono avventurieri e nemmeno avventurosi, ovvio che questa non può e non deve essere una scusa o un deterrente, ma tant’è.
Pubblicato da: Fran il 14 dicembre 2010 | Categoria: Indie Italia | 4 Commenti »

Esistono recensioni straordinarie per descrivere dischi ordinari, non ci vuole certo un Premio Pulitzer per spiegare la bellezza di Oracolo, è un disco straordinario che supera di gran lunga questo post ordinario.
Bel colpo messo a segno della label indipendente Lavorarestanca che inaugura il catalogo con uno dei gruppi più interessanti degli ultimi due anni: i Public.
Emergenti nel 2008, quando si fecero notare con il loro Lunario in free download; una raccolta di idee ed intuizioni di Paolo Beraldo (voce e chitarra) e Guido Berton (chitarra), diventate canzoni anche grazie all’arrivo di Diego Dal Bon (batteria) e Paolo Carraro (basso). Quello fu solo l’inizio, poi poche uscite live e un ricordo che man mano è diventato attesa.
Oracolo è il nuovo disco dei Public, prodotto da Fabio De Min (Non Voglio Che Clara), é uscito 27 novembre 2010 su label LavorareStanca/Fosbury Records con distribuzione Audioglobe.
Sin da subito si presenta con degli arrangiamenti più complessi e ricercati, si distingue dal precedente anche grazie ad una inedita sessione di fiati e di tastiere.
La line-up del 2008 viene completata con l’arrivo di Alberto Montesarchio alle tastiere, di Martino Cuman al basso e Luca Lago alla chitarra e dalla defezione di Paolo Carraro (che comunque ancora collabora con la band).
Oracolo è un disco rock in senso classico e assoluto, quasi sixties (Canto per scongiurare), le cui buone vibrazioni lambiscono ora le sponde del blues ora i lidi della canzone italiana, perchè no, anche cantautorale (Nel 2020).
Tutto il disco trasmette un mood di romantico disincanto penso a Le Luci della Centrale Elettrica (Massacrarsi fino a perdere i sensi), con un sound a volte vicino a certi pezzi di Afterhours, Marlene Kuntz e Cristina Donà (Il lato magico della strada). Tra gli amici e Vedi Parigi (il ritornello va a chitarre alterne Post Rock e Noise) sono due dei pezzi migliori di undici tracce tutte sopra la media.
Ai Public va inoltre il merito di un disco tutt’altro che rassegnato o remissivo, dal piglio combattivo anzi, che si farà ricordare in certi giorni di pioggia amara.
Public - Tra gli amici