Facebook ha bloccato gli annunci a pagamento del film di prossima uscita The Social Network, su tutto il sito. La motivazione ufficiale è che il social network di Mark Zuckerberg non approva inserzioni a pagamento se Facebook ha ‘collaborato con l’oggetto stesso promosso dall’annuncio’. Motivazione non meno singolare di altre stranezze a proposito delle normative che regolano gli annunci pubblicitari.
La realtà, molto più semplicemente, è che a Mark Zuckerberg il film The Social Network piace sempre meno man mano che si avvicina la data di uscita (Ottobre 2010).
Da quanto si legge in questo articolo pubblicato sul Telegraph, i rapporti fra Sony e Zuckeberg si sono raffreddati ulteriormente e la casa produttrice del film The Social Network ha pubblicato i propri annunci su MySpace che è un sito concorrente a Fecebook: paradossale quantomeno. Come dire, gli affari creano strani compagni di letto.
I rapporti sono destinati a deteriorarsi ancora, prima Mark Zuckerburg ha preso le distanze dall’immagine che il film da di se stesso: un animale da party socialmente disadattato; e ora questo.
Le solite voci di corridoio parlano di una somma a sette cifre versata nelle casse di Myspace, saranno reinvestiti nel Futura Project? Speriamo!
Non è che io sia poi così filo-anglofono, è solo che di recente mi capitano sottomano parecchi dischi carini, di gruppi italiani, che cantano in inglese. Girls Who Must Be Loved di Ten Dogs è solo l’ultimo in ordine di tempo.
Ten Dogs è rodie, merchandiser e forse anche groupie dei My Awesome Mixtape (vebbè, quest’ultima nota di colore me la sono inventa, spero non si offenda nessuno). Dietro lo pseudonimo si cela il giovanissimo Roberto Grosso Sategna (con chitarra e ukulele come componenti del gruppo).
Ten Dogs ha vera indole da indie rockers navigato, con tanto di cappellino come marca da bollo. Girls Who Must Be Loved dondola fra Elliott Smith e Sufjan Stevens, come l’ultima foglia del ramo ai cancelli dell’autunno.
Qualche nerdismo musicale mi rimanda con la mente agli indimenticati Grandaddy (New Wave Blues) e il mondo mi sorride e io gli sorrido.
L’EP (quattro pezzi in tutto) è prodotto dallo stesso Roberto e da Andrea Suriani (dei My Awesome Mixtape), fa parte della collana 24 “un EP al mese, tutti i mesi”, la fantasiosa iniziativa della 42 Records. Girls Who Must Be Loved, secondo la nuova politica di bandcamp (che non permette più il download up to you a partire da zero), sarà downloadabile gratuitamente da qui, ma solo per questo mese.
Negli ultimi anni l’informazione musicale è cambiata parecchio, questo è più o meno davanti agli occhi di tutti. La cosa meno immediata è che tale cambiamento è legato a doppio filo, in un rapporto causa/effetto, con i cambiamenti avvenuti nell’economia e in particolare nell’industria musicale.
Alla globalizzazione (tutti ascoltano la stessa musica) si è affiancata la coda lunga, prima come modello culturale e poi, in parte, come modello economico (nessuno ascolta la stessa musica).
Tutto si è velocizzato, i costi di produzione si sono abbassati grazie alla tecnologia, le uscite mensili sono decuplicate, gli store online permettono di tenere un cataologo infinito, il buzz online ha creato e bruciato fenomeni in poche ore. Le riviste mensili non bastavano più, nemmeno quelle settimanali.
Come il Web ha Cambiato la Critica Musicale
Ben presto i blog, seguiti dagli user generated content (ugc) e infine dai social network, grazie alla loro immediatezza si sono aggiudicati un’importanza centrale nel mondo dell’informazione musicale; cambiando parecchio le regole del gioco.
Certo i blog non sono più la sensazione che erano 10 anni fa, li conosciamo, abbiamo preso le misure, ma fanno ancora la parte del leone e Corey Crossfield, nel suo recente Bloggalo: Come il Web ha Cambiato la Critica Musicale, sembra aver centrato il bersaglio.
I blog, parte della strategia
Non voglio entrare nel merito della qualità, sarebbe troppo facile cadere in sterili generalizzazioni. Del resto ho già banalizzato e semplificato parecchio, per dare un quadro complesso in poche righe.
Invece quello su cui mi voglio soffermare è: ok, i blog hanno 10 anni e non sono più “la moda”, ma i blog musicali possono ancora rappresentare una canale promozionale?
A dispetto dei detrattori la blogosfera nel 2010 ha i numeri di un vero e proprio old media, secondo i dati rilasciati da eMarketer quest’anno più della metà degli utenti del web leggerà i blog. E’ quello che si può leggere da questa ricerca pubblicate il 23 di settembre.
Anche se è interessante notare che nell’annuale report di Technorati The State Of Blogosphere 2010 i primi dieci blog nella classifica sono Mashable, TechCrunch & Co. blog multiautore molto simili a testate editoriali.
(InfographicLabs ha realizzato un eloquente immagine sul report di Technorati, ho selezionato i passaggi più interessanti nell’immagine a fine post)
L’affidabilità dei blog
Ma i blog, sono davvero affidabili? Sì, secondo il campione preso in considerazione da quest’altra analisi di eMarkter. Gli utenti reputano i post sul blog di un amico come la fonte più affidabile, mentre per le opinioni degli sconosciuti Facebook è privilegiato. Occhio però, su Facebook gli sconosciuti sono gli amici dei nostri amici, quindi non estranei totalmente.
Sondaggio
Quale occasione meglio di questa per inaugurare il nuovo box poll di Indie Riviera. Quali sono le tue fonti musicali attendibili? Facci sapere la tua!
Mettete un appassionato di musica nella soffitta della Creation Records ed avrete un uomo felice.
Fategli scartabellare fra gli scatoloni impolverati e troverà “roba” come questo Out From The Blue.
Teorema empirico che spiega benissimo l’impatto “di pancia” con l’esordio degli italianissimi The Charlestones.
I quattro Charlestones non fanno nulla per nascondere, o perlomeno mascherare, certi riferimenti al brit pop che emergono dominanti nel proprio modo d’essere, a cominciare dal look fino all’ultimo secondo dei 37 (quasi 38) minuti di Out From The Blue.
Ci sono molti modi in cui un disco come questo, disponibile dal 24 di settembre per la Moscow Records, può essere rapportato ai fasti brit pop che furono. Ad esempio: Out From The Blue assomiglia a; Out From The Blue si ispira a; Out From The Blue cita; Out From The Blue è dedicato a; Out From The Blue è una cover di…
La verità è che Out From The Bluenel brit pop anni 90 ci sguazza proprio bene, è a suo agio, nel gioco “scova l’intruso” sfido chiunque a discriminare questo disco in mezzo ai capolavori di Pulp, James, Suede, Verve o Teenage Funclub.
Ovvio, la cosa assume toni meno lusinghieri se si ribalta la frittata e si pensa all’innovazione. Non la troverete qui l’innovazione. Forse perchè i Charlestones non l’hanno nemmeno cercata, qui c’è tanto divertimento, movimento, fantasia e creatività. Niente da inventare, tanto da riscoprire.
Out From The Blue, a dispetto del titolo, non è uscito dal nulla ma segue l’EP Don’t Believe In the Man With Braces and Belt del 2009. Poi nel 2010 il gruppo ritorna negli studi dell’etichetta Moscow dove Davide Croatto e Davide Massussi (già produttore dei Trabant) registrano e mixano questo che il loro primo Full Length. Out From The Blue, scritto tra l’Italia e Parigi (città natale del cantante Mattia Bonanni), è fatto di pezzi pop tanto catchy quanto solo quello Brit può essere. Brani costruiti come da tradizione sul binomio strofa/ritornello, chitarre fra ritmo e fingerpicking, piano quanto richiede la ricetta.
L’Inesatto è il disco d’esordio dei Vanderlei ed uscirà il 19 Ottobre, sotto l’egidia artistica di Paolo Benvegnù, alla produzione. Un connubio artistico maturato nel corso del 2009.
L’album sarà pubblicato dall’etichetta indipendente di Roma CinicoDisincanto e seguirà, a due anni di distanza, l’EP 1234 debutto assoluto per la band emiliana.
I Vanderlei nascono a Bologna, dalle ceneri dei Kybbutz, gruppo underground con un discreto seguito nel bolognese. Nel 2005 i Kybbutz diventano Vanderlei e quasi subito vengono riconosciuti come una delle migliori dieci band dell’Emilia Romagna, al MEI di Faenza.
Oggi i Vanderlei sono Cristian Volpi (voce e chitarra), Massimo Gandolfi (chitarra), Stefano Franchi (chitarra), Piero Gualandi (basso) e Vincenzo Matozza (batteria).
L’Inesatto è rock scuro ed intenso, sia nel sound che nei testi introspettivi ed esistenziali. 9 pezzi che viaggiano in meraviglioso equilibrio fra melodia e discese abissali nel post-rock più profondo. Un sound a tratti lucido e riflessivo a tratti torbido ed elettrificato. C’erto non è il momento del post-rock, ma la direzione presa rispecchia la volontà del gruppo, di slegarsi da mode e tendenze musicali.
Visioni poetiche ma realisticamente attuali (forse ciniche “…Scopami la mente metti un seme fra i miei lobi…”) rimandano alla penna graffiante degli Afterhours. Le tematiche riguardano l’amore sentimentale e carnale (Pittori), il fallimento (L’inesatto), la rinascita nel cambiamento positivo (Il fascino dell’attimo) e l’accettazione di sé.
Temi che i Vanderlei si portano impresse nel dna, fina dalla scenta del nome, omaggio all’atleta vincitore morale della maratona maschile alle Olimpiadi di Atene 2004 (Vanderlei, spinto accidentalmente da un tifoso, perse il primato in favore dell’italiano Baldini, ma esultò comunque sebbene relegato al 3° posto, dando grande esempio di sportività).
La lunga maratona dei Vanderlei è cominciata con il piede giusto, di sicuro.