Segnalazione accorata questa, visto che Del Nostro Tempo Rubato è davvero un bel disco. Band da sempre in contraddizione con la bella stagione, vuoi per la “ragione sociale” o per gli umori dei poetici versi; ma poco importa a noi formichine musicali, che ci piace stipare nel disco rigido i pezzi per l’autunno. Noi disprezziamo i cicaleggianti tormnentoni estivi!
Dei Perturbazione mi ha sempre colpito una cosa, non assomigliano a nessuno se non a se stessi. Detta papale papale, se volete leggere la stessa cosa detta meglio (molto meglio), vi segnalo l’ottima recensione di Veronse su Blow Up di Giugno. Scusate il provincialismo, ma sono stato contento di sentirlo dire anche da Enrico, quello che sempre ho pensato. Pazienza se ammetterlo mi costa fare la figura dello studentello scapestrato, davanti al primo della classe: “questa volta la sapevo pure io”.
Del Nostro Tempo Rubato è un disco lungo, parecchio lungo, ben 24 tracce, ma c’è una spiegazione e la vediamo dopo.
Nei ben 70 minuti di musica nuova, il più grande merito dei Perturbazione è sicuramente quello di proporre canzoni dai testi cantautorali ma dalla melodica magnificamente POP. Temi personali, introspezioni nelle “perturbazioni” dell’animo, senza sdegnare tematiche sociali trattate nel modo leggero della rima baciata (Buongiorno Buonafortuna), con sarcasmo (La Fuga Dei Cervelli) o con il fioretto di chi sa come pungere per far male (L’Italia Ritagliata). C’è il solito impegno di chi ti sbatte in faccia rivelazioni scomode (Del Nostro Tempo Rubato) o qualche Vomito! punk.
Tanta roba insomma!
Perchè 24 canzoni? C’è di mezzo una provocazione che sottoscrivo in pieno:
…è l’epoca dell’i-pod, dello skip, degli ascolti distratti e della disattenzione, del tutto-e-subito, del mi-fa-cagare, della bulimia da accumulo di informazioni. Poi, nella vita di tutti capita prima o poi un trasloco. Ed è allora che scopriamo il peso delle cose di cui siamo circondati. Del loro effettivo valore e di quanto questo conti o meno nelle nostre vite.
Proprio perchè è l’epoca della “bulimia dell’accumulo di informazionI” e di mp3, i Perturbazione piuttosto che combatterla la assecondano invitando alla riflessione. Ecco 24 brani, tanti, volutamente troppi, ma nel packaging trovate pure un cd-r, decidete voi cosa vale la pena tenere e cosa no, e “traslocate” i pezzi sul cd vergine do it yourself!
Gli ultimi dati su Twitter parlano di un social network in forte crescita, il chief operating office di Twitter, Dick Costolo, ha parlato di recente di 190 milioni di utenti che pubblicano più di 65 milioni di post al giorno. Il 60% sono fuori dagli Stati Uniti e in Europa l’Italia gioca un ruolo da protagonista.
A proposito di questo, durante l’ultimo anno, in alcuni eventi a cui ho partecipato, i tweets dei presenti in sala venivano proiettati di fianco al tavolo dei relatori. Gli organizzatori si sono solo dovuti preoccupare di far sapere in giro l’hashtag ufficiale dell’evento e il resto è venuto spontaneo. (l’hashtag è il codice deciso arbitrariamente dagli organizzatori, che permette poi di ritrovare tutti i commenti su Twitter, ad esempio l’hashtag dei mondiali dell’Italia era #ita)
Durante gli speech, nel video proiettore scorrevano feedback, domande, idee, complimenti e critiche.
Negli eventi in cui non c’era la proiezione dei tweets si è tweettato comunque, ma fra il pubblico si è sentita la mancanza del videoproiettore.
Visto che ho quest’incurabile malattia verso la musica, la trasposizione di quest’idea nel campo musicale, è stata per me un’associazione ovvia, fin dal primo minuto.
Per cui ecco l’idea: perchè al tuo prossimo concerto non inviti i presenti a tweetare con la band o a parlare in rete del concerto in tempo reale?
Non ti sto suggerendo di mettere un video proiettore dietro al palco, capisco che sia difficile creare il giusto feeling con il tuo pubblico. Soprattutto mentre suoni, preoccuparti dei tweets potrebbe distoglierti dal tuo primo obbiettivo: fare un buon concerto. Ciò non toglie che puoi incentivare il tweeting dei presenti, comunicando l’account Twitter (a proposito, questo è il mio account Twitter) della tua band e l’hashtag del concerto e leggere i tweet in un momento di pausa o prima del bis.
Incentivare questo ti garantirà almeno 2 cose, una maggiore partecipazione e coinvolgimento del pubblico (potrebbero arrivare complimenti, critiche, battute, dediche, bis …) e un discreto buzz sul web, ovvero pubblicità gratuita in real time.
Se quest’idea ti piace ho un regalo per te, puoi scaricare l’immagine che vedi qui sopra, in pdf ad alta definizione, personalizzarla con i dati che ti servono e distribuirla in sala prima del concerto. I pdf in alta definizione (dell’immagine del post + altre 2 versioni), li potrai trovare nella nuova sezione Tools di Indie Riviera, saranno disponibili gratuitamente a partire dai prossimi giorni (magari metti l’url fra i preferiti).
In futuro vedrò di mettere lì altri strumenti a disposizione di tutti.
Che ne pensi?
Se questo fosse un test a risposta multipla (visto che è periodo di esami e di terza prova), potresti rientrare benissimo in uno di questi casi:
a) Conosci bene questo disco, sei un fan di Mike Patton
b) Hai assistito ad uno dei live da cui è scaturito questo Mondo Cane, perchè sei un fan di Mike Patton
c) Sei uno di quegli sfigati (in senso gentile, eh!) che ancora non conoscono Mike Patton
d) Odi Mike Patton
Risposte
a) b) e d) ciao, potete andare a casa.
c) , ora ci siamo solo noi sfigati, possiamo continuare (anche se io sono un po’ meno sfigato di voi, perchè conosco Mike Patton).
Mike Patton è un musicista (e cantante) californiano, classe 1968 e genio puro. Genialità di cui non è mai stato succube, è noto infatti per essere un lavoratore assiduo, pare si svegli tutte le mattine alle 8 per inseguire la perfezione in tutto quello che fa.
I più lo conoscono per la militanza nei Faith No More (dall’88 al 98) e in altre band di culto come Mr. Bungle, Fantômas e Tomahawk. Spesso produce progetti di altri musicisti, come ad esempio è capitato nella collaborazione con gli Zu.
Nel 1999, mai domo, ha fondato la indie label Ipecac Recordings.
In mezzo a tutto ciò ha trovato il tempo di maritarsi pure e, fortuna vuole, che sua moglia sia proprio italiana. Un’antica infatuazione per l’italica canzone sanremese e i mesi passati a Bologna, hanno scatenato in Patton l’dea di reinterpretare alcuni Nosti classici (con patriottico orgoglio metto la N maiuscola).
Ha preso piede così, nel 2007, il tour che lo ha visto alle prese con un repertorio di musica leggera italiana degli anni 50/60/70, accompagnato in alcuni casi dall’Orchestra Arturo Toscanini e dall’onnipresente Roy Paci. Di quell’esperienza è figlio l’album di cover Mondo Cane.
Anche nel titolo, rubato a “Mondo Cane” lo snuff-movie di Cavara, del 1962, Mike omaggia la nostra cultura POPolare.
Dei tanti pezzi eseguiti dal vivo, sono stati pubblicati 11 brani in una scaletta che non fa una piega.
Alcuni pezzi coinvolgenti a dir poco, con quella cadenza americana che ti trovi a parlare “alla Dan Peterson” per l’intero pomeriggio, altri un po’ più movimentati come ad esempio Che Notte di Buscaglione o 20 Km Al Giorno di Arigliano. In alcuni momenti emerge addirittura qualche rigurgito stoner (Urlo Negro) o un conato noise. Alcuni pezzi sono delle (ri)scoperte, è il caso di Deep Down (chi l’aveva mai sentita? certo non io) del maestro Ennio Morricone.
In altri casi semplicemente ha reinterpretato, con gusto, pezzi indimenticabili come Il Cielo In Una Stanza.
Ascoltalo fischiettando, ascoltalo cantarellando o facendo pulizie ancheggianti fra i vasi ming del salotto, ma ascoltalo da solo; perchè il rompicoglioni che vi dirà che “tanto vale ascoltare gli originali che sono meglio” è sempre in agguato.
Stai pensando ad un’App Mobile per la tua band? Ottima idea, presto potrai farlo anche da solo e con grande facilità, grazie a Sound Around. Sound Around (per ora è in beta e accessibile solo su invito) ha messo in atto un servizio che permette ai propri utenti di creare applicazioni iPhone per band e musicisti, senza conoscere nessun linguaggio di programmazione!
Le Apps di Sound Around integrano iTunes, l’ascolto in streaming, la biografia, il calendario con le date dei live, statistiche sull’utilizzo dell’App e la possibilità di aggiornare l’applicazione in qualsiasi momento. Tutto a 14$ al mese.
Non rimane che registrarsi qui per non perdere i prossimi sviluppi.
Gli Stars sono uno di quei gruppi che gli indie bloggers attendono al varco ad ogni nuova uscita, ci scaldiamo l’indice per 3 anni e poi appena scatta l’ora X siamo tutti pronti a puntare il dito, reclamando chissà quale promessa non mantenuta.
Succede solo a chi ha preso la mira per qualche anno e poi ha avuto l’ardire di sparare un disco nell’olimpo dei Dischi Indie Di Sempre, è questo il caso di Set Yourself On Fire del 2005.
Per chi si fosse perso il disco clamoroso di cui sopra, o In Our Bedroom After The War il suo seguito del 2007, ecco due note biografiche sul gruppo canadese (anche se dubito che ce ne sia davvero bisogno).
Gli Stars sono una creatura nata dalla mente di Torquil Campbell (cantante) e Chris Seligman (tastierista) che condividevano, oltre al domicilio in Toronto, anche una smodata passione per Smiths e Marvin Gay. Il successo planetario che poi seppero conquistare gli permette oggi di pubblicare The Five Ghost, il quinto album del gruppo, per la propria personale etichetta discografica. Il disco, la cui uscita è prevista per il 22 Giugno, sarà pubblicato in Canada dalla Soft Revolution, mentre nel resto del mondo uscirà per la Vargant Records.
Ognuno dei 5 membri del gruppo ha partecipato attivamente alla scrittura dell’album tanto che, Amy Millan, la magnifica voce femminile, ha definito The Five Ghosts come “il disco più coeso e rappresentativo … la quintessenza degli Stars“. La produzione ha visto il ritorno di Tom McFall, che si occupò già del loro masterpice Set Yourself on Fire.
Un filo rosso lega The Five Ghosts a In Our Bedroom After The War, visto che ancora una volta agli sterrati elettroacustici Pop-edelici di Set Yourself on Fire, si sono preferiti i tappeti carichi di tensioni elettriche sciolte dalla meravigliosa voce di Amy Millan.
Ne esce un Pop melodico (penso soprattutto al primo singolo Fixed) a metà fra il wall of sound a tinte tenui dei Radio Dept. e la carica epica dei Broken Social Scene (How Much More, il pezzo migliore?!?). Non manca qualche ammiccamento ai sintetismi anni ’80 (We Don’t Want Your Body). Changes sospinta verso brezze notturne è di sicuro uno uno dei pezzi migliori, così come tanto delicate ma allo stesso tempo struggenti sono Dead Hearts e Winter Bones, inizio e chiusura dell’album.
Disco di tutto rispetto davvero, torno a scaldare l’indice inquisitore per il prossimo album del 2012, vegliate Stars, vegliate, gli “indie moralizzatori” vi aspettano al varco, come sempre!