Pubblicato da: Fran il 31 maggio 2010 | Categoria: Indie Rock | 1 Commento »

Ascoltando Expo 86, il nuovo disco dei Wolf Parade in uscita il 29 Giugno, si ha subito l’impressione che la vita del gruppo sia arrivata ad un punto significativo, un intermedio di cui è bene annotare la performance sul taccuino.
Alfieri dell’Indie Rock targato Sub Pop, assieme a Band Of Horses e Shins, i Wolf Parade vedono la luce nel 2003, il loro primo EP segue a ruota nel 2004.
Nascono quando a Spencer Krug (dei Frog Eyes ) viene data la possibilità di aprire i concerti degli Arcade Fire, improvvisamente diventati un nome caldo della scena di Montreal. Era quasi impossibile mettere insieme una line up decente, ma Spencer in sole tre settimane riuscì a formare una mini band, era appunto il 2003.
Di lì a pubblicare il primo incredibile disco Apologies To The Queen Mary, il passo fu breve.
Expo 86 sostituisce alle chitarre segmentate degli esordi, trame più delineate e discorsi chitarrisitci elaborati. Il nuovo disco mette in evidenza una band meno frenetica, al furore giovanile subentra una melodica più compiuta, che insegue e spesso ottiene coerenza. Non sarà certo contento chi cercava gli scatti sgraziati e compulsivi dell’esordio, anzi i puristi parleranno di una manierata maturità.
Alle mai negate influenze di mostri sacri quali Pixies e Pavement, e alla vcinanza (non solo anagrafica) con band contemporanee quali Modest Mouse (What Did My Lover Says) e Arcade Fire (Pobody’s Nerfect), i nostri aggiungono la polverina dei magici ’80, in un’amalgama sapiente e mai fine a se stessa (un mix che qualche anno fa era riuscito così bene anche agli Art Brut).
Dunque ancora New Wave, tasierine vintage (Ghost Pressure, Oh You, Old Thing) e chitarre spleen.
Expo 86 è più potente e meno dispersivo del precedente, forse addirittura superiore a Apologies To The Queen Mary, ma questo lo dirà meglio il tempo. Di sicuro il miglior College Indie Rock sponda New Wave dell’anno.
Eccoli lì, diventati finalmente una band e non più “solo” un progettino rimediato in 3 settimane: istituzione.
Wolf Parade - What Did My Lover Say (It Always Had to Go This Way)
Pubblicato da: Fran il 28 maggio 2010 | Categoria: Indie Italia | 1 Commento »

E’ uscito da quasi due mesi The Fall Of 1960, il nuovo disco dei Canadians. Ho avuto il piacere di ospitare un pre-listening in streaming su questo blog, ma ho preferito acquistarlo comunque per la validità della proposta. Mi lascio andare a qualche considerazione.
The Fall Of 1960 è il seguito di A Sky With No Stars, uscito nel 2007 sempre su Ghost Records e appare differente dal precedente già in fase di realizzazione. La stesura e la registrazione dei pezzi di The Fall Of 1960, hanno indotto il gruppo ad una pausa dai tour di quasi un anno, tradendo probabilmente un approccio più meditativo.
Il risultato è un disco concettualmente legato ai temi musicali di A Sky With No Stars, ma a mio modo di vedere meno beachboysiano e ancora più chitarristico se possibile.
Difficile piazzare i Canadians dentro coordinate precise, vista l’obliqua posizione con cui si presentano al pubblico indipendente, abituato ad avere dei riferimenti eterogenei fra di loro e diffidente nei confronti di chi ammicca ai canali main.
Eppure ai Canadians il miracolo era quasi riuscito nel 2007, ma è al secondo tentativo che il cerchio si chiude compiutamente.
Così ai muri di chitarre (Dinosaur Jr., Built To Spill), già abbondanti in A Sky With No Stars, alle piacevoli melodie (Beach Boys) e agli orpelli d’elettronica (Grandaddy, Girls In Hawaii); si aggiungono arrangiamenti più sofisticati (parti a cappella, brani semiacustici, intro pianistiche) e una compattezza e un dinamismo “quasi live” (Foo Fighters, Weezer).
The Fall Of 1960 c’è chi l’ha chiamato disco della maturità, io lo vedo come un disco che spiazza. Perchè nel fitto background di riferimenti ben delineati ma così variegati (di quelli che ci piacciono a noi), emerge una proposta originale e soprattutto una realtà italiana ad alta esportabilità.
Piacevole: stringiamoci a corte!
Canadians - The Richest Dumbass In the World
Pubblicato da: Fran il 27 maggio 2010 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »

Segnalo con vero piacere quest’iniziativa, perchè è proprio in sintonia con lo spirito di questo blog. I Low Frequency Club escono su Foolica Records per la prima volta, e fin qui tutto regolare. La cosa carina è che il loro primo singolo sarà acquistabile a “offerta libera”. Potete scaricare Johnny Come Home, anche ora, anche gratis da qui. Per ascoltarlo invece puoi utilizzare lo stesso link, oppure approfittare del player che trovi sulla colonna di destra del mio blog.
Ora, non ho ancora avuto modo di approfondire l’ascolto, per questo ho messo il player sotto l’etichetta “advertising” come una sorta di spot, anche se nessuna segnalazione su questo blog è acquistabile.
Cercherò invece di dare un mio personale giudizio più avanti. Premesso questo non mi rimane che “rubare” qualche riga dal sito della Foolica Records.
Johnny Come Home, cover dei Fine Young Cannibals che i LFC rivisitano e stravolgono con il loro french touch e suoni dance di matrice DFA. Lato B virtuale è Pools, brano inedito che rivela la matrice più electro e che è stato affiancato da 2 versioni remix di :kinema:, indie band inglese rivelazione dell’ultimo anno e L.A.S.E.R. duo electro anglo-italiano. Il singolo è stato prodotto da Mario Conte, registrato da Mario Conte e Marco Caldera tra il TUP studio (BS) e Orange Studio (Collegno TO), mixato da Mario Conte e Marco Caldera al Kitchen Studio di Missaglia (LC) e masterizzato da Jens Dreesen allo Skyline Tonfabrik di Dusseldorf.
Dell’iniziativa apprezzo tutto, non c’è che dire. La scelta del pezzo non è assolutamente banale, anzi, l’idea di proporre anche un lato B, anche se virtuale, e ovviamente la decisione coraggiosa di adottare la free mp3 strategy (perdonate l’anglofona ampollosità, ma con 3 parole ho detto tutto).
Buon ascolto!
Pubblicato da: Fran il 26 maggio 2010 | Categoria: Promuovere una Band | 0 Commenti »

Hai una demo, e ora?
Esistono molti servizi che fanno un buon lavoro di diffusione mp3 sulle varie piattaforme, alcuni sono italiani, come Zimbalam o UploadOltranza. Tuttavia è necessario presentarsi anche alle persone che effettivamente possono darti una marcia in più, in quello che fai e nella diffusione di ciò che fai. Mi riferisco a: case discografiche, produttori, direttori ed editori.
Potrebbe sembrare ovvio, ma penso che saresti stupito di sapere quante demo di qualità esistono al mondo, di cui l’industria musicale, suo malgrado, non saprà mai nulla.
Creare musica è una cosa che sai fare bene, ma promuovere la tua musica, richiede una serie di competenze completamente diverse.
Ascolta/Leggi/Raccogli
Come accade nella vita di tutti i giorni, prima di inserirti in una conversazione, è opportuno capire di cosa sta parlando il tuo potenziale interlocutore. Devi metterti in fase di ascolto e leggere cosa c’è scritto nelle policy dei siti delle varie etichette, a cui stai pesando di inviare i tuoi pezzi. C’è chi preferisce un cd, chi i file mp3, alcuni li vogliono in allegato, altri uploadati da qualche parte.
Il mio consigio è di metterti all’ascolto, capire chi fa al caso tuo sul web, cosa chiede e solo successivamente raccoglere contatti.
Chiedi
Qual’ora sul sito di un’etichetta mancasse una sezione dedicata alle modalità di invio materiale, non esitare e chiedi eventuali preferenze del destinatario. Le etichette ricevono materiale ogni giorno e averli già nel formato più congeniale per l’ascolto o per l’archiviazione, è un buon modo per aiutarli. Contemporaneamente è anche un buon modo per avere la possibilità di essere ascoltato senza troppi passaggi di mano.
Sii professionale
Soprattutto nel caso in cui decidessi di consegnare il tuo materiale a mano o di pianificare un incontro, ricordati di chiamare o di spedire una email di preavviso. Se si tratta solo di concordare un appuntamento, fa che questo primo contatto sia breve. Sarà necessario che tu ti presenti o che presenti il gruppo di cui fai (eventualmente) parte. Se sei stato indirizzato da qualche conoscenza comune, ricordati di menzionare il tramite, farai piacere a chi ti ha passato il contatto e spiegherai all’interlocutore dove hai avuto numero/mail personale.
Se qualcuno non si aspetta il tuo materiale, c’è anche la possibilità che venga ignorato. Sii professionale: preavvisa sempre.
Impacchetta bene
Se non hai mai visto lo studio di un discografo o di un produttore, sappi che hanno le pareti rivestite di cd, per lo più con le costine anonime. Stiamo parlando di centinaia e centinaia di case. Assicurarsi che il CD sia chiaramente etichettato, con pochi e semplici elementi: il tuo nome o quello della band, i contatti (telefono ed email) e i nomi delle canzoni.
Assicurati che ogni parte del pacchetto sia etichettata, devi mettere i tuoi dati sul CD, sulla custodia del CD e sulla costina; ricordati di taggare anche i file digitali ovviamente.
Meglio accompagnare tutto con un buon comunicato stampa.
Racconta La storia
A proposito di comunicati stampa, voglio darti un suggerimento valido per tutte le votle che scrivi una presentazione, di te o della tua band.
Ci sono tanti piccoli aneddoti che tutti conosciamo, che insieme fanno la storia del rock. Sono piccole storielline, di per se insignificanti, a ben pensarci, eppure ce le ricordiamo sempre. Capita anche nello studio, scordiamo la data di una battaglia ma ci ricordiamo la curiosità (appartentemente) insignificante.
Allega alla tua musica un piccolo aneddoto, aiuterai a farti ricordare meglio. Tipo: “Ho scritto questo pezzo su una mattonella del bagno dell’Estragon, poi sono dovuto tornare e staccare la mattonella perchè avevo dimenticato tutto”.
A patto che sia vero, questo dice molto di te e della tua musica; inoltre rimarrà indelebile nella mente di chi legge, perchè lo avrai colpito e incuriosito.
Ti Googleranno
Sembra una stronzata, ma è la cosa più banale che ti può succedere. Una volta che avrai pizzicato la curiosità di un produttore, il tuo nome o il nome del tuo gruppo verrà googlato. Cerca di occupare le prime posizoni di Google (ci sono almento 10 buoni motivi per far trovare siti ufficiali piuttosto che commenti scritti da altri), per le parole chiave “nome del tuo gruppo”. Generalmente basta avere un account Twitter e Facebook (e ovviamente un sito ufficiale). Hai mai provato a googlare “indie riviera”? I primi risultati sono il mio sito, il mio twitter e il mio facebook, proprio come ti ho detto poco fà.
A proposito, mi hai già aggiunto fra i tuoi contatti?
Pazienta
Dato che ci sono tante band, cantautori e canzoni là fuori, tutti in corsa per un numero limitato di posti, tutto si riduce alla pazienza. Dovrai avere pazienza con te stesso nel migliorare le tue abilità musicali e pazienza con “le persone del settore” che stai sollecitando.
Una volta inviato il tuo materiale, ecco cosa devi aspettarti: niente. Ovvero, è abbastanza difficile che tu riceva una risposta immediatamente dopo l’invio. Dovresti mettere in calendario di (ri)chiedere notizie del materiale inviato alla label, dopo due o tre settimane. Fai in modo che questo follow-up sia ancora più breve del primo contatto, la posta elettronica è probabilmente il mezzo migliore per questo.
Persevera
Lo ammetto, capita a me per primo (nel mio piccolo) di lasciar passare giorni prima di rispondere ad un invio di materiale. Se invece mi si chiede un parere da pubblicare sul blog, possono passare anche mesi (shame!). Questi ritardi possono avere 2 motivazioni. Nel mio caso, è ovviamente mancanza di tempo. Il lavoro, la famiglia e la volontà di ascoltare/scrivere, non mi lasciano altro tempo. Nel caso delle grandi realtà, potrebbe essere effettivamente l’alto numero di spedizioni che ricevono. Perseverare con educazione è una buona strategia per far colpo: sii il primo a credere in te stesso!
Ho dimenticato qualcosa? Sono pronto ad integrare questa piccola to-do-list con le tue idee/esperienze!
Pubblicato da: Fran il 24 maggio 2010 | Categoria: Indie Rock | 0 Commenti »

Ho l’impressione che i fans della prima ora non ameranno fino in fondo questo 5° disco dei National. Oppure diranno di apprezzarlo ma nella realtà gli anteporranno sempre The Boxer e Alligator.
E’ vero, non ho la sfera di cristallo e non posso averne la certezza, ma essendo uno che li segue appena dal 2007 (praticamente uno niubbi), ho l’impressione che High Violet si discosti molto dalla discografica che a suo tempo ebbi cura di recuperare.
Partendo da un pericoloso parallelo enologico, The Boxer e Alligator hanno il pregio di essere fruttati a tal punto, da poter essere nitidamente ricordati, facilmente raccontati o consigliati ad un amico. In poche parole, di fatto si trattava di canzoni tenute in piedi soprattutto da orecchiabili melodie.
High Violet (4AD Records), mi pare qualitativamente superiore, e mi sento di dire ciò con il distacco di uno che non è mai stato innamorato dei National a prescindere. High Violet non è troppo fruttato, non ha peculiarità che saltano subito all’orecchio. Parlando di vini, High Violet è un rosso denso in cui estrapolare i richiami e le persistenze è davvero cosa ardua. Il piacere di High Violet, così complesso e stratificato, è legato agli abbinamenti e all’unicità del momento, nell’ebrezza dell’ascolto presente.
Per questo credo che High Violet sia il migliore del gruppo fin’ora, maturo, affatto derivativo, vario.
Questo disco porta il gruppo sulla rampa di lancio per l’olimpo musicale, in quella ristretta nuvoletta riservata ai pochi gruppetti Indie; forse proprio al fianco dei Wilco.
High Violet propone ancora un new wave simile a quella di Interpol o Editors, ma molto più matura, non c’è che dire. Il sound della band di Brooklyn questa volta pare sposare la causa sadcore più che in altre occasioni, con alcune sfaccettature alt.-country e qualche coda psichedelica (Afaid Of Anyone). Tutto il disco è sorretto da robuste chitarre, la differenza fra l’apertura di The Boxer (Fake Empire costruita attorno al piano) e Terrible Love (adagiata su una ruvida chitarra) non è che il primo monito.
A chiudere il cerchio ci pensa ancora una volta la voce baritonale di Matt Berninger, marchio di fabbrica dell’ensamble, prestata a liriche malinconiche “as usual”.
Nel booklet trovano anche spazio i nomi di Sufjan Stevens e Justin Vernon, che hanno collaborato a qualche traccia.
High Violet è un disco complesso, ricco di ballate dense e coinvolgenti, a partire dalla doppietta iniziale Terrible Love e Sorrow fino ad arrivare al singolo di lancio Bloodbuzz Ohio.
Inebriante come un rosso che offusca i pensieri e scioglie le lingue.
UPDATE
“Rubo” una twittata (longer) di A_Ginger che spiga meglio di quanto potrei fare io Runway, uno dei pezzi più belli e particolari di High Violet:
Credo che la bellezza di Runaway, stia nell’ossimoro tra la melodia a punta di piedi, leggera, e la profondità del testo. ti devia. Runaway,è la tipica canzone che ascolti con piacere o con dolore. riesce a farti dimenticare anche il significato del testo, invece, le altre si danno subito, si regalano nella loro totalità. l’album è comunque strepitoso. Loop! :)
The National - Bloodbuzz Ohio