• Enthusiastic about digital music, sound surfer, loves vinyl.
  • Art, like knowledge, should be free to the world.
  • How music changes through the years.
  • Cause none of them can stop the time.
  • Pop culture addict.
  • Listen, mate, life has surface noise.

Cloud Music = Cloud Computing + Music

Pubblicato da: Fran il 10 gennaio 2010 | Categoria: Music Business | 9 Commenti »

Alla base della Cloud Music c’è il concetto di Cloud Computing. A grandi linee: il Cloud Computing (“computer nella nuvola”) consiste in risorse informatiche locate su computer in remoto, cioè su pc fisicamente lontani. Il tuo pc è in grado di sfruttare e utilizzare le risorse che vengono messe a disposizione o condivise sulla nuvola, attraverso internet. Questi vengono definiti servizi di Cloud Computing.

In informatica, con il termine cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse hardware (storage, CPU) o software distribuite in remoto. (cit. Wikipedia)

Se può esserti d’aiuto, pensa ai servizi che offre Google: mail, calendario, suite office e tantissimi altri programmi che fino a qualche tempo fa eri abituato ad avere installati sul pc. Oggi invece girano sui computer di Google, raggiungibili dalla rete. Questi servizi, che sono accessibili tramite qualsiasi macchina, richiedono solo l’esistenza di un account Google.
Proprio la possibilità di sfruttare dei file in qualsiasi momento/posto a prescindere dal device tramite cui ti colleghi è alla base del Cloud Computing.

Quando sono i file mp3 o la musica in generale a trovarsi su un server remoto, accessibile da differenti device, con un unico account, allora si può parlare di Cloud Music.

Business Model.Il concetto di Cloud Music è universale, ma può essere applicato a differenti modelli di business. Ci sono servizi molto simili all’hosting, che ti forniscono lo spazio per caricare i tuoi file e, tramite account + player che gira online (sulla nuvola), puoi accedere e ascoltare i tuoi file praticamente ovunque ci sia una connessione internet. In questo caso più paghi, maggiore spazio hai a disposizione.

Ci sono servizi di streaming on demand che ti permettono di ascoltare i brani che desideri con una forma di pagamento “pay per play” illimitata o di acquistare direttamente l’mp3 (LaLa). Ci sono poi servizi di streaming che ti permettono di ascoltare musica vicina ai tuoi gusti ma non brani on demand, sostenendo un canone mensile (Pandora e Last.fm).

Spotify, ancora, permette di ascoltare musica gratuitamente, inserendo una pubblicità fra alcuni brani, oppure pagando un abbonamento mensile di 10 euro.

E’ un business sostenibile?
Parrebbe proprio di . Last.fm prevede un canone mensile di 3 euro e come startup, ha già ricevuto complessivamente cinque milioni di euro. Pandora, pur essendo accessibile soltanto dagli Stati Uniti, a ottobre ha ottenuto 35 milioni di dollari tramite venture capitalist. Apple ha acquistato Lala a dicembre 2009, per 17 milioni di dollari, e avremo presto una piattaforma per lo streaming targata Apple.
Insomma, girano cifre interessanti per ora.

Conoscere sarà più importante che possedere

Secondo molti, ed io sono uno di questi, i servizi di Cloud Music cambieranno il nostro modo di vedere la musica, soprattutto per ciò che riguarda il possesso.
Il focus si sposterà dal possedere musica al conoscere e rimanere aggiornati circa le nuove proposte. Sarà più importante venire a conoscenza di buona musica, piuttosto che possederne il supporto fisico o digitale.
Che ne dici?