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Islands, Arm’s Way

Pubblicato da: Fran il 29 giugno 2008 | Categoria: Indie Pop | 3 Commenti »

Quando nel 2006 Jamie Thompson lascò gli Islands, di cui era cofondatore, disse espressamente che gli Islands sarebbero rimasti comunque il miglior gruppo in circolazione. A pensarlo eravamo almeno in 2, in mezzo c’ero anche io. Nel 2005 gli Unicorns (che gruppo!!!) si sciolsero, non mi feci prendere dal panico, nel 2006 si riunirono con il nuovo nome di Islands e dopo il primo disco Thompson se ne andò, non mi feci prendere dallo sconforto.

Ma ascoltando Arm’s Way anche un inguaribile ottimista come me ha dei momenti bui. Nicholas Thorburn (aka Nick Diamonds), se la cava bene anche senza l’abilità di Jamie, ma alla seconda prova in studio mi sarei aspettato quell’inventiva che li contraddistingue sul palco. I fans della prima ora ricorderanno alcune join con alternative-rapper quali Why? e Cadence Weapon, perché dalle prove in studio dovrei accontentarmi di un dischetto tipicamente canadese col freno a mano (quasi) tirato?

Arm’s Way, non è un brutto disco per carità, rispetto a Retourn To The Sea, Nick ha pensato bene di aggiungere una vena Glam da alcuni associata a Marc Bolan, da me avvicinata alle irriverenze di Bobby Conn. Le classiche cavalcate che da Retourn To The Sea hanno preso il posto del low-fi sperimentale di cui vivevano gli Unicorns s’inerpicano in questo disco attorno a colonne di chitarra e violini, in un’invenzione che mi par di rivedere i Clash post ’77 (il paragone non c’entrerà nulla ma avverto lo stesso disagio).

Insomma, siamo decisamente allineati alla produzione canadese degli ultimi anni. Fra le altre Life in Jail è un classico pezzo alla Islands, indie rock Pavementiano e incedere incalzante alla Arcade Fire, così come In The Rushes ha la stessa ruffiana richiesta d’esser urlata in concerto, di tutti i pezzi degli Arcade. Non voglio passare ancora per il solito noioso conservatore, ma mi sento più vicino a quei nerd che ancora vivono il sogno degli Unicorns nel Secret Unicorns Forum. Up The Unicorns!!!


Spiritualized, Songs in A & E

Pubblicato da: Fran il 19 giugno 2008 | Categoria: Indie Rock | 0 Commenti »

Su qualche server in rete sono state spese parole pesanti: “Il loro più bel disco degli ultimi 10 anni”. Nel mio ufficio sono volate parole forti: “Togli quella roba, è rumore non musica!”. Più semplicemente per me è il miglior disco dei primi 6 mesi del 2008.

Canzoni in La & Mi o Canzoni da Pronto Soccorso (Accident & Emergency) è l’incarnazione della tradizione indie. Sedimentato nella mente di Jason Pierce durante una lunga degenza in ospedale, il lavoro era già quasi tutto pronto prima del ricovero. La produzione post-polmonite (l’one-man-band degli Spiritualized ha visto da vicino la morte) ha accentuato maggiormente un mood già profondamente introspettivo, vogliamo dire “spirituale”?!?

Ad esempio, Death Take Your Fiddle si porta in eredità il lento ritmo del respiratore, le cui ansimazioni sono riprodotte in un loop che fa da base alla malinconica ballata. Gli Spiritualized, che ormai ci accompagnano dal 1990, sono l’unica nota positiva della separazione fra J Spaceman e Sonic Boom, aka Spacemen 3, un gruppo seminale del post punk inglese anni ’80. Nessuno allora si sarebbe immaginato che Jason Pierce avrebbe inventato, di lì a poco, un sound del tutto originale.

Abbandonati quasi completamente i feedback, il sound degli Spiritualized è un mix fra Soul e Psichedelia, ben riassunto nei minuti finali di Baby I’m Just a Fool. In 2 coordinate Marvin Gay e Velvet Underground (ma anche molto altro) in egual dosaggio, per usare quella terminologia medica a lui tanto cara. Ladies And Gentleman We’re Floating in Space, datato 1997, è un must indie unanimamente riconosciuto, Amazing Grace e Let It Come Down, 2 aleatori (con tutto il rispetto) dischi di passaggio.

Con Songs in A & E ci avviciniamo nuovamente a Ladies And Gentleman, Soul On Fire ricorda paurosamente la title track del disco di cui sopra, la stessa ripresa nel film Vanilla Sky. La solita grafica asettica, “da medicinale”, non tragga in inganno: la convalescenza rende l’anima di Jason bruciante di vita, I Got A Fire, Soul On Fire e Sitting On Fire sono più di un indizio.

Proprio quest’inedito approccio singolo-centrico (i maligni ci vedranno una qualche strategia presa in accordo con la Universal, la prima volta di Pierce con una Major) porta a una situazione paradossale in cui, la somma degli addendi non corrisponde alla cifra finale. Harmony 1, 2, 3, 4, 5 e 6 sono degli intervalli che non distolgono più di tanto, ma sono di fatto pensate per un ost. A voler essere pignoli, c’è una lieve sensazione di scarsa coesione. In una frase: un disco che arriva come un sollievo, per spessore, idee e nerbo è il miglior disco di inizio 2008.


(Internet) Advertising Killed The Radio Star

Pubblicato da: Fran il 14 giugno 2008 | Categoria: Music Business | 8 Commenti »

Un piccolo dato affiora dall’acqua, e se fosse la punta di un grosso iceberg?

Internet a fine 2008 rappresenterà il 6,3% degli investimenti pubblicitari delle nostre aziende, contro il 5,9% della radio. Per la prima volta nella storia italiana, quest’anno gli investimenti pubblicitari su Internet saranno maggiori rispetto agli incassi del settore radiofonico. L’Internet Advertising è incrementato del 29,8%, rispetto al 2007, questo permetterà al web di assorbire 675 milioni di euro, contro i 520 milioni dell’anno precedente. La radio gode comunque di buona salute e le sue entrate passeranno da 598 a 623 milioni (+ 4,2%).

I dati parlano chiaro, ma dicono tutto e nulla, voglio accodarci qualche considerazione in termini di contenuti. Sono un amante della radio, tremendamente affascinato dalla figura dello speaker preparato, quello che sa mettere su buona musica e che sa motivare le sue scelte (adoro tutte le Radio Rai, Dispenser, Radio 24, Sergio Mancinelli, Nick The Night Fly, John Peel [r.i.p.]… ect etc). Tuttavia, da diverso tempo la mia ricerca si svolge prevalentemente sul web, la programmazione musicale radiofonica mi ha profondamente deluso ormai. I brani musicali sono praticamente gli stessi in tutte le stazioni, Virgin Radio è un’eccezione, ma quanto durerà?

Nel 2004 una ricerca del Berklee College of Music ha evidenziato che tutte le maggiorni radio statunitensi trasmettono al 58% la stessa musica e quando le emittenti hanno la stessa proprietà il tasso di sincro sarriva a toccare il 73%. A cosa si deve ciò? Forse che tutti i Dj delle principali radio si copiano fra loro? No, se fossero i Dj a scegliere le playlist ci sarebbero meno problemi. In realtà le radio sono programmate al fine di ottenere i massimi profitti dalle inserzioni pubblicitarie e chi fa “la scaletta” ha bene a mente questo problema.

Il Dj spesso è relegato alla presentazione dei brani, che sono trasmessi in seguito a forti incentivi economici e comunque a loro è dedicato uno spazio limitato. Nessuna persona dai gusti vagamente particolari troverà mai una radio musicalmente soddisfacente. E’ un caso che nell’epoca delle nicchie, di internet e della Long Tail i media di massa perdano ascoltatori (o visitatori), e quindi soldi, ogni giorno che passa? Forse forse no.


Electric President, Sleep Well

Pubblicato da: Fran il 1 giugno 2008 | Categoria: Indietronica | 1 Commento »

2° prova senza affanni per Alex Kane e Ben Cooper, nel bene e nel male. Impossibile bissare il successo dell’esordio Self Titled datato 2006 e così ecco il seguito senza troppe pretese.

Per chi si fosse perso l’episodio pilota, gli Electric President sono un gruppo synth-pop sulla scia dei Postal Service, con una pronunciato senso del romanticismo Slowdive-iano. In un immagine gli Electric President sono un concentrato degli ideali sintetici sorti a Bristol nei novanta e tramontati senza aver trovato l’onor del vero.

Sleep Well non può più contare sull’effetto sorpresa, e anzi, dovrà fare i conti con le alte aspettative dei fans (me compreso). Il sound di Sleep Well è notturno e ovattato, gli umori del disco sono quelli crepuscolari e caldi delle nottate in Florida. Alex e Ben tritano il catchy pop dei Beach Boys sputando fuori da apparecchi analogici vintage puzzle d’indietronica passiti.

Se dovessi scegliere fra il Self Titled e Sleep Well non avrei dubbi, nettamente meglio il primo, c’è poc’altro da aggiungere. Forse We Will Walk Through Walls è uno dei pochi episodi degni dell’album del 2006. Tuttavia se siete a digiuno e dell’uno e dell’altro, ponete rimedio a questa “vergogna” in qualsiasi modo.