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The Hold Steady, Boys and Girls in America

Pubblicato da: Fran il 29 marzo 2007 | Categoria: Indie Rock | 0 Commenti »

“…The Times They Are A-Changin’… ” probabilmente direbbe Bob Dylan, io molto meno cantautorale dico che un critico di Rolling Stones, che di Indie conosce solo i ragazzi dell’omonimo bagnoschiuma, ha preso l’ennesima cantonata.

Ma forse sì, il vecchio Bob non aveva poi sbagliato, a dir che i tmpi stan cambiando. Se un tempo bastava una copertina rubata, per far di un gruppo un’icona, oggi gli “ascoltatori” (perdonate la pessima definizione) dimostrano evidentemente molto più senso critico di un tempo. Ma non solo, lo palesano ferocemente in una blogosfera veramente selettiva.

Pitchforkmedia considera il quintetto di New York come i nuovi eroi del famoso quarto d’ora Warholiano, incassano in casa Pitch un pesante 9.4, in casa Billboard si piazzano 124°, ma di fatto il popolo dei blog non sembra affezionarsi alla loro causa. Incuriosito mi procuro il dischetto e rimango piuttosto freddino di fronte a tanto spocchioso classicismo: ma è solo così che si scioglie un critico di Rolling Stones?

Uno scialbo mix tra The Replacementes e Bruce Springsteen, ma con la E Street Band lontana anni luce. La cosa più indie che si sente è una parvenza di Guided By Voices. Il tutto è apprezzabile, ma poco più, originali solo gli assoli di organo vagamente psichedelici in odor di vintage sixty. Ma a guardar l’orologio alla fine di questa recensione, m’accorgo che il quarto d’ora di celebrità è già finito, e come vorrebbe Andy:avanti i prossimi!


Bobby Conn, King For A Day

Pubblicato da: Fran il 24 marzo 2007 | Categoria: Glam | 0 Commenti »

Per chi fosse su questo sito solo per caso, o di passaggio: Bobby è il Bowie che dell’epiteto INDIE ne abbiamo fatto una bandiera. Bobby è personaggio anacronistico per eccellenza, rimasto fra i pochissimi (il solo a quanto mi ricordi in ambito alternative) a vestire i panni del glam rocker.

Mica un Mika qualsiasi, se mi passate il gioco di parole. Un tale dinosauro rock, ma con phard e paillettes, che pare che i punk di bristol usino una sua foto come bersaglio per le freccette. Ma i cori e le magniloquenze glam non sono fini a se stesse nei dischi di Bobby. Conn è un maestro di satira e autoironia, dove al centro dello sberleffo finiscono spesso le assurdità e le contraddizioni del suo paese, gli Stati Uniti.

Bobby è tutto lì, nelle 2 immagini in prima e seconda di copertina, sul fronte Bobby “re per un giorno” sul suo trono, nel retro il Nostro seduto sul cesso. Per chiunque ami, come me, questa sorta di mix fra Woody Allen, Frank Zappa e David Bowie, il ritorno nei negozi sarà cosa lieta. Per i neofiti o i curiosi, King For A Day non è sicuramente un buon start up. Lontana la perfezione di Rise Up e altrettanto distanti sono le tematiche politiche e sociali di Homeland.

King For A Day è sicuramente un buon disco, ma i toni glam da “Rocky Horror Picture Show” sono leggermente affievoliti rispetto ai suoi standard. Pregevoli le orchestrazioni ma in un suo disco suonano un po’ fiacche. Un disco interlocutorio paragonabile all’ultimo sbiadito Morrissey.