Pubblicato da: Fran il 23 agosto 2005 | Categoria: Indie Pop | 0 Commenti »
La “Piccola Bottega degli Orrori”, ovvero come cantare della miseria umana lasciandosi sopraffare da essa. Ho pensato a lungo circa il titolo che avrebbe dovuto avere questo pezzo, ho riflettuto sul senso della musica e delle parole nelle canzoni di Jamie Stewart e ne ho ricavato chiare e scomode conclusioni.
Ma cominciamo dal principio: di tutta la schiera di artisti intenti a rievocare le tetre atmosfere degli anni ottanta, gli Xiu Xiu sono quelli che meglio reincarnano le onde oscure di Cure e Joy Division. Tuttavia, nel caso dei californiani non è giusto parlare di semplice revivalismo. Infatti la struttura di questi brani è del tutto originale, anzi la de-struttura per meglio dire, visto che non si parla di semplici canzoncine pop, ma di superbe miscele di elettronica, shogaze, emo, e pseudo lo-fi i cui sviluppi trovano sempre soluzioni inaspettate.
La Foret sembra il naturale proseguimento dell’acclamato Fabolous Muscles, ma quest’ultimo, più denso e meno “rumoroso” appare ancora un gradino più in alto. Potrebbe essere tutto ma c’è un però, infatti nonostante io ami le influenze sopraccitate, c’era qualcosa che m’infastidiva nel flusso di coscienza artistica emanata dalla sorprendente vena di Jamie. Proprio dalle riflessioni di cui parlavo in principio, ho con fatica capito che quel dolorino allo stomaco, non era una semplice indisposizione, ma una fitta crescente.
Com’anche la copertina di A Promise (un ragazzo-oggetto vietnamita nudo), i testi degli Xiu Xiu, sono spesso scomodi, forti e destabilizzanti. Ora so che non è la sua sessualità (argomento ridondante nelle strofe) a essere deviata, o la sua visione del mondo a essere pessimistica. La realtà è che le parole cantate da Jamie hanno il dono della veridicità, la scrittura emotiva e profondamente sensibile è il mezzo principe della sua visione così realistica, spiazzante e perciò dolente.
Questa non è la storia comune di un gruppo e del suo cantante, ma l’epopea di un giovane imprigionato nei dolori del mondo.
Pubblicato da: Fran il 12 agosto 2005 | Categoria: Indie Rock | 2 Commenti »
Tra i gruppi del momento e dell’ estate è impossibile ignorare il rock impertinente dei Sons And Daughters. Gli Scozzesi, vedendosi precluse le strade del pop-folk, dell’indietronica e del brit-pop, già intraprese da concittadini più illustri: Belle&Sebastian, Arab Strap, Snow Patrol…; hanno deciso di battere sentieri più ricercati.
E così, dopo il pieno di consensi dell’Ep d’esordio Love The Cup, ecco la loro miscela personale di rock acido, melodie e ventate garage: Repulsion Box. Credenziali di questo genere, unite alla formula del binomio uomo/donna (questa volta raddoppiato, sono in 4 infatti), già collaudato e reso celebre dai consimili (per certi versi) Withe Stripes, Fiery Furnaces, Kills etc. etc., hanno subito fatto scomodare la Domino, label d’oltreoceano.
E così, ecco il cavallo su cui puntare 2 cents per il futuro!
Pubblicato da: Fran il 10 agosto 2005 | Categoria: Indietronica | 1 Commento »
Vale la pena parlare ancora di Khonnor perché la wide ha finalmente reso reperibile il suo esordio, Handwriting, anche in Italia. E così, nell’ estate della noia ecco quello che non ti aspetti, il disco dell’anno, quell’unica perla che vale la pena acquistare nel mare della mediocrità.
I suoi feedback e muri di chitarre rimandano direttamente a Jesus And Mary Chains, My Bloody Valentine e a qualche lavoro dei Piano Magic. Il ragazzo è un carillon ambulante, alla tenera età di 17 anni sforna melodie dream-pop perfette, tuttavia la pulizia e l’ordine non sembrano rientrare nel suo patrimonio genetico, con buona pace di sua madre o di chi gli ripulisce la cameretta.
Ogni canzone, infatti, è sporcata da strati di elettronica con effetto pseudo-lo-fi (in realtà hi-fi). Allineabile, oggi, alla rada schiera di coloro che “si fanno la musica che gli piace da soli”, vedi Xiu Xiu e Ariel Pink. Da segnare, scaricare, acquistare…. (per chi non lo avesse già fatto tempo fa).
Pubblicato da: Fran il 5 agosto 2005 | Categoria: Indie Rock | 4 Commenti »
A distanza di 2 anni dal loro ultimo album, Electric Version, ecco il ritorno sulla scena indie del “supergruppo” più power-pop del Canada: I New Pornographers.
I precedenti 2 dischi, del collettivo di Carl Newman, sembravano 2 cloni perfetti dall’identico patrimonio genetico: una miscela esplosiva di energia e potenza. Quest’ultimo Twin Cinema, licenziato ancora una volta dalla Matador, pare livemente più sottotono. Twin Cinema parla sì lo stesso linguaggio stilistico, ma sembra, almeno dai primi preliminari ascolti (il disco in Italia deve ancora uscire), segnare una flessione discendente di questa, finora, splendida parabola. Eccone qualche assaggio.
Pubblicato da: Fran il 1 maggio 2005 | Categoria: Indie Italia | 0 Commenti »
Santo Niente è un gruppo italiano della seconda metà degli anni ‘90. Dopo aver inciso un album per il Consorzio Produttori Indipendenti, l’etichetta ora scomparsa dei CSI, il gruppo s’abbandonò ad un lungo periodo di silenzio. Oggi il Santo Niente torna nei negozi di dischi grazie ad una nuova, proficua da quanto posso sentire, collaborazione con la label fiorentina Black Candy.
“Dio li fa e poi li accoppia”, mi verrebbe da dire fin dalle prime tracce. Chi poteva pubblicare un disco così “anni ’80″, come Il Fiore Dell’Agave, se non la Black Candy, che già dal nome rimanda al decennio dei Beat Happening (Black Candy è un disco/canzone dei Beat Happening)?
Avrete già capito di che anni ’80 sto parlando, Il Fiore Dell’Agave è ricco di riverberi new wave, densità noise e atmosfere anche dark. Toglietevi dunque dalla testa, con un sospiro di sollievo, le boy band anni ’80, e gioite o voi amanti dell’indie Americano, finalmente abbiamo un degno esponente italico del Television sound e delle eternità pesanti made Slint.
Tra gli episodi migliori, da segnalare il vertiginoso volo de Prima Della Caduta, la densa e scura Luna Viola al sapor di Joy Division, il power-punk di Faccia Di Nylon e le atmosfere dark surreali di Santuario. Qualità dunque e per di più italica, scusate se è poco, e pazienza se hanno aperto un concerto di Vasco, tanto poi, subito dopo, si sono fatti perdonare incidendo Le Superscimmie, tanto l’esperienza li aveva toccati.
Un grande ritorno dunque, promossi!