Pubblicato da: Fran il 3 settembre 2010 | Categoria: Indie Pop | Tags: Matador Records, Recensione | 0 Commenti »

Memphis è l’album di debutto dei Magic Kids da Memphis.
(volevo partire con un palindromo e per poco non ce la facevo!)
Di Memphis mi ha colpito la copertina in primo luogo, mi ricordava quella di Expo 86 dei Wolf Parade, in secondo luogo null’altro.
Ovviamente i Wolf Parade non centrano niente, se dovessi fare dei nomi attuali direi Apples In Stereo, Hidden Cameras e Vampire Weekend. Tuttavia le assonanze più calzanti si trovano ngli anni 60 e mi riferisco più precisamente ai Beach Boys.
La band di Bennett Foster (cantante e chitarrista) e Will McElroy (tastierista) è una delle sensazioni di questa fine estate. Con all’attivo un singolo per l’etichetta locale Goner nel 2009 (Hey Boy/Good to Be entrambe contenute nel disco), uno split con Smith Westerns per la Fat Possum nei primi mesi del 2010 e con una serie di esibizioni live “gioiose” e variopinte; hanno creato una certa aspettativa.
Memphis, registrato al Doug Easley studio da Shane Stonebeck (Vampire Weekend appunto e Sleigh Bells), è uscito il 24 agosto per la Matador.
Come accennato sopra tutto il disco è decisamente influenzato da Beach Boys, Brian Wilson, Phil Spector & Co. e comunque in generale dal surf-sound anni 60. La cosa più positiva che vi si può scorgere raschiando il fondo dei solchi, è che tutto ha una patina vagamente glam (ma vagamente eh!), resa sbrilluccicante dall’esecuzione orchestrale (con tanto di violini, ottoni, organetto vintage e synths); come dire una sorta di chamber-surf-pop.
Disco piacevole, ma abbastanza innocuo. Fra i pezzi più apprezzabili Hey Boy ( ricorda molto il primo dei Polyphonic Spree), Good To Be in grado di regalare qualche ancheggio “alla Pipettes”, Skateland un pezzo indie rock venato di quella leggerezza glam che ci avevano regalato gli Evangelicals (quanto potenziale inesploso) e Little Red Radio che sà un po’ di Mass Romantic (New Pornographers).
In attesa di tempi migliori, ma visto che 2 sole canzoni superano i 3 minuti (sprecherete davvero pochi Megabyte) è un ascolto che ci può anche stare.
Magic Kids - Summer
Pubblicato da: Fran il 2 settembre 2010 | Categoria: Promuovere una Band | Tags: DIY, Web Reputation | 0 Commenti »

Monitorate la propria reputazione online è diventato un’obbligo per chiunque. Quale datore di lavoro, prima di affrontare un colloquio non “googla” il nome della persona che sta per incontrare? Lo fanno tutti, e se stai cercando lavoro, più che cercare una raccomandazione, dovresti preoccuparti che Google non sia il primo a parlare male di te.
Vale lo stesso per i prodotti e per le aziende che vendono servizi o prestazioni, gli acquirenti prima di comprare cercano dei feedback sulla rete. Ecco perchè sapere cosa dice la rete di te o della tua attività, ti permette di essere consapevole della credibilità che hai da spendere.
Questo è soprattutto vero per i gruppi musicali indie, che hanno una promozione basata quasi esclusivamente su internet e riviste (per le minor le radio sono inaccessibili). Non solo, spesso e volentieri i dischi finiscono per essere recensiti anche da bloggers appassionati o dai forum, senza che siano stati necessariamente invitati a farlo dalla label o dal gruppo stesso. Queste dinamiche a noi tutti ben note, delineano uno scenario e una mole di contenuti, su un singolo album, difficile da monitorare.
Come se non bastasse, negli ultimi anni, le piattaforme 2.0 hanno reso il web ancora più complesso e stratificato; oggi non basta più googlare la key “canadians the fall of 1960” per avere listate tutte le recensioni sull’ultimo disco dei Canadians. E i commenti su Facebook e le Twittate, che magari non finiscono su Google?
Questo comporta che se hai una band dovresti fare ricerche su Google e su tutti i principali social network ogni giorno, per sapere cosa dice la blogosfera dell’ultimo lavoro in studio o dell’ultima performance live.
Per fortuna esistono dei tools gratuiti che notificano ogni qual volta viene pubblicato un contenuto sul web con attinenza ad alcune parole chiave selezionate da te (ad esempio “nome band” o “titolo ultimo album”).
I Tools gratis per monitorare la Web Reputation
Ecco un elenco di tools per monitorare la web reputations della tua band (ah, tutti gratis, qui si parla di DIY).
Google Alerts è sicuramente il più semplice e il più facile da utilizzare. Google Alert ti avvisa tramite posta elettronica quando online compaiono degli articoli che corrispondono agli argomenti che hai specificato.
Monitter è un tool gratuito web based, che tiene sotto controllo le twittate circa una parola chiave da te scelta. E’ possibile abbonarsi al feed di uno specifico stream. In alternativa per Twitter è possibile utilizzare la pagina di ricerca ufficiale.
Per Facebook, forse la soluzione migliore è quella già insita nel social network di Zuckerberg, Facebook Lexicon infatti trova le ricorrenze di una singola key nelle bacheche di Facebook, in tempo reale.
SocialMention è un motore diricerca focalizzato sui social network. La cosa interessante è che come Google Alert permette di creare alert su una key o addirittura un Buzz Widget da pubblicare online.
Keotag è un’alternativa a SocialMention, funzionamento analogo, ma rimane preferibile il primo.
Metacritic è un interessante aggregatore di recensioni e feedback provenienti dalla rete. Aggrega i contenuti e cerca di assegnare un punteggio di rilevanza in base agli “umori” del web, scarsa la presenza di gruppi italiani.
Per quanto riguarda le discussioni, è buona cosa avere degli allert ogni qual volta qualcuno risponde ai tui commenti su blog o forum (è bene rispondere sempre, soprattutto alle critiche). Era quello che faceva l’indimenticato, ma oggi non più funzionante a quanto sappia, Cocomment, una cosa vagamente simile la fa Disqus.
E tu come tieni sotto controllo la popolarità della tua band online?
Pubblicato da: Fran il 1 settembre 2010 | Categoria: Music Business | Tags: Documentari, The Pirate Bay | 0 Commenti »
Poi dice che i digital natives vogliono tutto gratis…
Il documentario su The Pirate Bay dal titolo AFK TPB, è stato interamente finanziato in 3 giorni grazie al crowdfunding.
E di esempi come questo ce ne sono a centinaia, ricordate In Rainbows dei Radiohead? Nel primo mese di vendite solo online, a offerta libera, fu scaricato oltre 1,2 milioni di volte, per un totale (pare) di 2,3 milioni di dollari di fatturato. Su questo dato in realtà circolano tantissime voci e altrettante versioni diverse, proprio perchè uscì senza casa discografica e senza intermediari e i Radiohead vogliono tenere riservati, giustamente, i dati sugli incassi.
The Pirate Bay Documentary, il trailer from Indie Riviera on Vimeo.
Il regista e produttore svedese Simon Klose sta realizzando un documentario sui fondatori di The Pirate Bay, il film si intitolerà TPB-AFK.
Secondo quanto dichiarato da Klose “AFK TPB non sarà un film fan-oriented, non sarà nemmeno un pezzo giornalistico sulla battaglia al copyright. Sarà un film per lo più incentrato sulle 3 personalità dei ragazzi il cui hobby si trasformò in un movimento sociale mondiale prima e politico poi.”
Crowdfunding
Il film è in una fase di raccolta finanziamenti attraverso il crowdfunding, ovvero attraverso la donazione di fondi da parte degli utenti che credono nell’opera e vogliono contribuire economicamente anche nel loro interesse culturale.
Durante i primi giorni il crowdfounding ha beneficiato di un link ben visibile sulla homepage del sito ThePirateBay.org (presente fino a ieri, al posto del classico galeone); questo in parte spiega il successo della campagna: l’obbiettivo minimo di 25.000 dollari, fissato dalla produzione, è stato raggiunto in soli tre giorni.
Oggi a poco meno di un mese dalla fine siamo a quota 32.000 dollari circa, ma la cifra aumenta di ora in ora e se volete contribuire potete farlo su Kickstarter, la piattaforma di crowdfunding che hanno scelto.
Grazie a tutto questo sarà possibile noleggiare un editor professionale e uno studio per completare il making of del film in modo professionale.
Quando uscirà AFK TPB?
La data di uscita del documentario dipende da diversi fattori, il più importante dei quali è sicuramente la tempistica di disimpegno dal processo legale in corso contro The Pirate Bay.
“A meno che il processo in corso al tribunale svedese non accelleri miracolosamente, siamo almeno ad un anno di distanza dalla serata inaugurale di TPB AFK” commenta Klose in un post del blog, in pratica si parla di anni.
Pubblicato da: Fran il 31 agosto 2010 | Categoria: Indie Rock | Tags: !!!, Recensione, Warp Records | 0 Commenti »

Se state cercando la colonna sonora più adatta per pavoneggiarvi alla Tony Manero, il pomeriggio in centro, regalando qualche spallata a chi viene dalla direzione opposta, fermatevi 5 minuti su questo post.
Se siete quelli che sentono 2 note di sax e cominciano a chiudere le porte e le portiere a culate, non andate oltre, qui c’è pane per i vostri denti.
Se avete amato Louden Up Now, ma siete rimasti indifferenti a Myth Takes, ecco la pillola più dolce per digerire la fine dell’estate: Strange Weaher, Isn’t it nuovo album dei californiani !!! (si pronuncia Chk Chk Chk).
Strange Weaher, Isn’t it è uscito il 23 agosto per la Warp Records, a tre anni di distanza da Myth Takes, che non sono mai riuscito ad amare e forse nemmeno a capire appieno. E’ il primo lavoro realizzato dopo la morte del batterista Jerry Fuchs, caduto nel pozzo di un ascensore nel 2009. A questa si sono aggiunte anche altre defezioni e conseguenti cambi nella line up (ma nessuna per motivi così gravi), la band oggi è composta da Nic Offer, Mario Andreoni, Daniel Gorman e Allan Wilson.
Il disco è ancora una volta un concentrato esplosivo di punk-funk fra Gang of Four e Talking Heads, è stato registrato a Berlino e il lavoro in studio, secondo quanto dichiarato dal gruppo, è stato influenzato dalle esperienze berlinesi di Brian Eno (devo ancora capire dove).
A differenza di Myth Takes qui non c’è nessuna venatura glam rock o la minima traccia di una qualche ballata. Tutto suona come un DJ set da dancfloor, dal singolo apripista di qualche mese fa Am/Fm alle splendide Jamie, My Intentions Are Bass (la adoro) e The Hammer.
I !!! assieme a LCD Soundsystem, appaiono una delle realtà più credibili dello scenario indie-rock-funk venuto alla ribalta ormai quasi dieci anni fa. Consigliato.
!!! - Am/Fm
Pubblicato da: Fran il 30 agosto 2010 | Categoria: Libri | Tags: Nick Hornby, Porno | 0 Commenti »
Libricciolo di mezza estate per Nick Hornby, così, fra un best seller e l’altro.
E’ nata una star? (Guanda, 73 pagine) ha poche pagine, una breve storia e un big deal (come direbbero gli inglesi con non poco humor). Il grosso affare è quello di Mark il protagonista 18enne, che decide di far fruttare il suo dono nel cinema muto (direbbero gli Elio, cinema porno direi io, ma mi piace fare del citazionismo colto).
Tutto bene finchè ai suoi genitori non capita fra le mani il DVD de “La leggenda del re trombatore”, in cui Mark fa la parte del re ovviamente (ha tutti i numeri per ricoprire questo ruolo). La cosa allora prenderà una piega tragica all’interno della famiglia ma piuttosto divertente se vista dall’esterno.
La mamma vedrà sotto una luce nuova certi aspetti del figlio (sapete benissimo a cosa mi riferisco), farà una riflessione sulla propria educazione e avrà modo di ripensare ai suoi ex facendo pure qualche paragone col marito.
Il babbo avrà paura che la moglie ripensi ai suoi ex facendo magari qualche paragone con lui.
Solita ironia, un po’ di leggerenzza e uno squarcio sulla quotidianità familiare in chiave molto POPular.
*SEGUE SPOILER*
Tutto si conclude decidendo che c’è di peggio nella vita.
Una povera ragazza era stata beccata col seno scoperto, ma per fortuna c’era Mark a coprire le sue vergogne… Sapete com’è quando si hanno dei figli. Di loro si pensa il peggio solo quando non c’è scelta.